Prodi ha ragione: una grande riforma per i costi impropri della politica
Il tema dei costi impropri della politica è oggi una grande questione democratica, già da alcuni di noi sollevata a luglio, e che poi era passata in secondo piano nel confuso dibattito estivo sulla questione morale.
Ha fatto bene quindi Romano Prodi a rilanciarlo con determinazione.
I costi del funzionamento della democrazia è giusto che siano posti a carico della collettività, ma in modo limpido e trasparente. Vanno invece eliminati i costi impropri: il numero e l'entità delle retribuzioni degli eletti, che ormai riguarda oltre 200 mila persone; gli sprechi istituzionali, dei quali purtroppo sono protagoniste soprattutto le regioni; le consulenze e gli incarichi troppo spesso inutili e inutilmente costosi che hanno raggiunto anch'essi il numero di quasi 200 mila persone.
Non si tratta di un approccio moralistico ma di una grande questione politica, perché è in discussione la qualità e il modo di essere della democrazia e la funzione della rappresentanza, che non deve diventare una carriera retribuita. Anche per i partiti serve una nuova legge che condizioni il finanziamento a statuti democratici e pubblici e che faccia prevalere l'erogazione dei servizi rispetto al pagamento monetario. Una legge sui partiti è necessaria non contro i partiti, ma per ridare ad essi la funzione primaria assegnata loro dalla Costituzione. Altrettanto importante è la riforma dei meccanismi istituzionali che incentivano costi e sprechi: dal presidenzialismo strisciante ai sistemi elettorali, alla malintesa idea di federalismo, come assenza di controlli, finora prevalsa, che si è rivelata troppo costosa e inefficiente. La riforma della politica e dei suoi costi deve diventare un tema centrale del progetto complessivo dell'Unione.
I DS, che approvarono all'unanimità a luglio un ordine del giorno da me presentato con Fabio Mussi e Giorgio Napolitano, possono e devono essere protagonisti di una iniziativa in questo campo. Un primo esempio positivo potrà avvenire da una forte moderazione degli inevitabili costi delle imminenti primarie.
Chiunque conosca l'esperienza degli USA sa infatti che il mix tra personalizzazione della politica e elezioni primarie può diventare un luogo di moltiplicazione dei costi della politica e di riduzione delle effettive possibilità di partecipazione democratica.
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e la firma dell'articolo non ce la metto......perche' i soliti ignoranti non discuterebbero sul contenuto dell'articolo, ma sull'autore...vediamo se riusciamo a moralizzare il discorso.......![]()




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gnuno dei 17 membri della Commissione europea (di cui Prodi ha fatto parte)riceve 30 milioni (di vecchie lire )netti al mese, il vicepresidente 34 e il presidente raggiunge i 37.
