VINO/ COLDIRETTI: ACCORDO UE-USA DIFENDA LEADERSHIP MADE IN ITALY
10/03/2006
Roma, 10 mar. (Apcom) - "L'importante accordo con gli Stati Uniti, dove il made in Italy è leader nelle esportazioni, non deve tradursi in un via libera indiscriminato a pratiche enologiche controverse in cambio di insufficienti concessioni nella tutela delle denominazioni di origine dalle imitazioni, che devono invece trovare una più completa protezione nell'ambito del Wto". E' quanto afferma in una nota la Coldiretti che, nel commentare l'accordo bilaterale sul vino firmato a Londra tra Usa e Unione europea, sottolinea che il 2005 ha segnato un record per il made in Italy negli Stati Uniti, dove il valore delle esportazioni per vini e vermouth ha superato per la prima volta nella storia il miliardo di dollari in un anno, grazie ad un incremento boom dell'11,4%.
L'avvio di un sistema di rapporti strutturato per discutere delle problematiche del vino e l'impegno statunitense a tutelare Chianti e Marsala si scontrano - sottolinea la Coldiretti - con il rischio dell'accettazione di pratiche enologiche vietate in Europa. Peraltro - continua l'associazione - il problema dell'agropirateria dei vini italiani negli States non si esaurisce nei due prodotti salvaguardati dall'accordo e si stima che le esportazioni italiane potrebbero addirittura raddoppiare se venisse uno stop per tutti i vini di imitazione del made in Italy presenti negli Usa, dove non è difficile incontrarsi con curiose bottiglie di Refosco e Barbera anche rosé, Barolo e Super Piemontese prodotti in California, ma anche Moscato e Malvasia, con doc californiane Napa Valley o Sonoma County.
Il vino - si legge nella nota - è il prodotto agroalimentare italiano più esportato negli Stati Uniti, dove nel corso del 2005 per un valore complessivo di 1,080 miliardi di dollari sono arrivati dal Belpaese, tra vini e vermouth, ben 222,2 milioni di litri (+8,9% rispetto al 2004). Una quantità che - precisa la Coldiretti - rappresenta una quota di mercato del 31% tra i vini stranieri negli Usa e consegna all'Italia il primato nei confronti dei paesi concorrenti, tra i quali figurano nell'ordine l'Australia che copre il 28% del mercato e la Francia con il 14%.
Si tratta di un risultato che - afferma la Coldiretti - giunge a distanza di vent'anni dallo scandalo del metanolo e testimonia un percorso di successo che ha portato l'Italia a essere il primo esportatore mondiale di vino con un valore di 2,8 miliardi di euro (+250% rispetto al 1986), che ha contribuito a portare il fatturato del settore nel 2005 a 9 miliardi di euro (+260% rispetto al 1986) grazie anche al raddoppio del numero di vini certificati come doc, docg e igt che nel 2005 sono 460 rispetto ai 228 dell'86.
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