Io dono il sangue e non ho mai sentito la necessità di dire al dottore che sono un etero sessuale . Questa un'altra sceneggiata della sempre più potente lobbie dei gay !
Storace non sa più di cosa parlare ! Perche la signora della pietra rosa non gli da una mano ?

SANITA': VIETANO A GAY DONARE SANGUE,STORACE APRE INCHIESTA

ROMA - Il ministro della Salute, Francesco Storace, ha disposto l'apertura di un'inchiesta per accertare responsabilità amministrative o comportamenti sanzionabili penalmente dopo il rifiuto del Policlinico di Milano di prelevare il sangue ad un omosessuale donatore. "Quanto accaduto al Policlinico di Milano - dice il ministro - é inaccettabile e potrebbe configurare l'esistenza di un reato".

Per questo Storace annuncia di aver avviato un'inchiesta "finalizzata - come spiega il ministero - ad accertare responsabilità amministrative, ovvero segnalare comportamenti sanzionabili dal punto di vista penale, alla Direzione Generale della Prevenzione del Ministero in collaborazione con la Direzione della Ricerca, a cui è demandata la vigilanza sugli Irccs". A denunciare la vicenda, dalle pagine del quotidiano 'La Repubblica', è stato lo stesso donatore il cui sangue è stato rifiutato dal Policlinico milanese. Paolo Pedone, 39 anni, collaboratore della rivista 'Pride', gay dichiarato, racconta che al centro trasfusioni dell'ospedale, nonostante la legge permetta anche agli omosessuali di donare il sangue, lo hanno respinto con la motivazione che i rapporti tra gay maschi sono sempre a rischio aids.

ARCIGAY: VERGOGNOSO DISATTENDERE LE NORME IN VIGORE
L'Arcigay riceve molto spesso segnalazioni di donazioni di sangue vietate alle persone omosessuali. La questione è però oltre che "scandalosa" anche "antiscientifica e diffamatoria". Lo afferma il presidente dell' associazione Sergio Lo Giudice in relazione al caso avvenuto al Policlinico di Milano di un gay.

"Il nostro movimento - spiega Lo Giudice - ha fatto una dura battaglia contro i protocolli del ministro De Lorenzo che appunto vietavano ai gay, sulla base di di un pregiudizio antiscientifico, di donare il proprio sangue. Fu poi il ministro Veronesi, con un decreto, ad eliminare dalla modulistica le informazioni sull'orientamento sessuale". E' infatti ormai pacifico, a livello scientifico, "che le persone omosessuali non sono una categoria a rischio, non sono untori. Ciò che invece è a rischio sono gli atteggiamenti sessuali, quelli promiscui, non l'orientamento sessuale e chiama in causa anche gli eterosessuali". Per Lo Giudice, "il decreto Veronesi è costantemente disatteso e disapplicato, un po' in tutta Italia. In queste strutture viene utilizzata ancora la vecchia modulistica in modo sconsiderato".

Lo Giudice ricorda che l'ex ministro della salute, Girolamo Sirchia, ai tempi dell'emissione del decreto Veronesi, quando era primario del centro trasfusionale del Policlinico di Milano (dove si è verificato il caso di cui si parla oggi) inviò una lettera al ministero della sanità per avere chiarimenti. "Il ministero non rispose - afferma il presidente dell'Arcigay - e, quando poco dopo, quando a capo del ministero fu messo lo stesso Sirchia, la cosa cadde nel vuoto. In assenza di una risposta formale, che neanche Sirchia inviò alla struttura ospedaliera, ancora oggi al Policlinico di Milano, ed il caso odierno lo dimostra, la nuova normativa viene disattesa".

POLICLINICO: NOSTRO DOVERE PROTEGGERE I PAZIENTI
"Di sangue c'é tanto bisogno e sarebbero illogiche, prima ancora che ingiuste, delle discriminazioni arbitrarie nei confronti di chicchessia. Il Centro Trasfusionale del Policlinico, tuttavia, ha il dovere fondamentale di proteggere i pazienti che ricevono il sangue e, dunque, da sempre, assume le sue decisioni ispirandole ad un forte criterio di prudenza". E' quanto ha dichiarato Paolo Rebulla, responsabile del Centro Trasfusionale dell'Ospedale Maggiore-Policlinico di Milano, sulla vicenda del rifiuto ad accettare la donazione di sangue di un gay.

"La definizione di rischio - ha aggiunto Rebulla - è, sì, affidata a parametri oggettivi, ma è integrata dalla valutazione discrezionale del medico. Nel caso che è attualmente oggetto di valutazione, permangono alcuni elementi relativi al rischio del partner. I test di selezione, inoltre, che si effettuano sul sangue donato presentano, seppur in misura assai ridotta, dei margini di errore. Da qui nasce il nostro atteggiamento prudenziale, che non ha nulla di discriminatorio".