da Finanza&Mercati (Ven 02 Set)
(S.D.R.)
NOZZE FRANCESI I E UN CONVERTENDO STILE FIAT
Soltanto un convertendo rimetterà in pista Alitalia
SCENARI: Nozze riparatrici con AIR France
Il fiato di Cimoli sul collo della McKinsey: propone nuovi tagli, altri esuberi e l’addio alle rotte non redditizie. L’unica soluzione resta però l’ingresso nel capitale di un socio industriale e di parte delle banche creditrici
Ultima chiamata per Alitalia. Dopo un piano industriale fatto di lacrime e sangue, ma da riscrivere prim’ancora che sia andato a regime. Dopo un via libera condizionato di Bruxelles, così sofferto che le motivazioni non sono state ancora pubblicate sul sito della Commissione Ue (un taglia e cuci certosino, per nascondere le parti del piano più riservate, visto che su Alitalia ci sono gli occhi puntati di almeno venti compagnie europee, low cost e non, che minacciano ricorsi a tutto spiano). Dopo un braccio di ferro con i sindacati durato più di anno, per allontanare 3.700 esuberi - nel frattempo cresciuti di altre 2mila unità - tuttora sul groppone della compagnia, visto che il fondo di solidarietà non riesce a decollare in attesa dei fondi. Dopo tutto questo, quando finalmente la privatizzazione era attesa in pista con l’aumento di capitale, finalizzato a rimpinguare le disastrate casse del gruppo, in Alitalia tutto è da rifare. Ma le chance potrebbero essere finite, tanto che lo stesso numero uno della Magliana, Giancarlo Cimoli, il supermanager pubblico chiamato in tutta fretta più di un anno fa dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti per rimettere in pista la compagnia, avrebbe rivolto un aut aut al governo: «O mi date pieni poteri o sono pronto a lasciare». E visto che già ora oltre a lui, presidente e amministratore delegato, non c’è nessun altro che prenda decisioni (la carica di direttore generale è scomparsa dall’organigramma e in consiglio di amministrazione siedono appena in cinque), ciò non può che significare il commissariamento della. compagnia.
Peraltro, assicurano i soliti ben informali, Cimoli non renderebbe conto a nessuno delle decisioni neppure all’interno del governo, e ciò manderebbe su tutte le furie non pochi ministri. Poi, quando decide di parlare con qualcuno, l’unico ritenuto meritevole è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta.
I più maliziosi sono arrivati a pensare che la rottura con il Sult, il sindacato più rappresentativo degli assistenti di volo, che ha indetto uno sciopero di 48 ore per il 6 e il 7settembre, faccia parte di una strategia meditata di Cimoli in caso di fallimento della compagnia. Una sorta di capro espiatorio cui addossare le colpe. Altrimenti non si spiegherebbe la mancata volontà di accettare l’ultima mediazione, con l’intervento del ministro del Welfare Roberto Maroni, proprio quando sembrava che il peggio fosse alle spalle. Ma così non è.
Il bollettino di guerra alla Magliana è infatti sempre più pesante, con un prezzo del greggio a 70 dollari al il barile e un dollaro in recupero sull’euro, i conti della compagnia sono strangolati. I maggiori costi per Alitalia da qui al 2009 sono stimati in 300 milioni, e la prospettiva di chiudere il 2005 con un risultato lordo negativo per 100 milioni e il 2006 in pareggio, è diventata un miraggio.
Cimoli ha chiamato a raccolta i consulenti di McKinsey, che a furia di aggiornare il piano industriale in Alitalia hanno messo le tende, e ha detto loro di tentare il tutto per tutto: nuova stretta dei costi, nuovo network (la gestione delle rotte con la Cina è disastrosa) e ulteriore ridimensionamento degli organici. Il tutto entro il 12 settembre, data del cda convocato per la semestrale al 30 giugno. In linea teorica tutto è ancora possibile. Del resto, di costi da tagliare in Alitalia ce ne sono ancora molti. Ma non quelli per il carburante, che Cimoli pensava di ridurre di 200 milioni nel 2005 e nel 2006. Secondo il vecchio piano, l’aumento di produttività avrebbe dato un beneficio di almeno 320 milioni. L’area commerciale avrebbe invece risparmiato 250 milioni. Per sciogliere i dubbi di Banca Intesa ad aderire al consorzio di garanzia con Deutsche Bank, occorre dunque un nuovo biglietto da visita. E se mai Corrado Passera dovesse rimuovere i dubbi, convinto più da valutazioni di opportunità politica che dai numeri, resterebbe lo scoglio della Ue.
Da Bruxelles è già rimbalzata la voce che qualsiasi modifica non passerà inosservata. Lo scoglio non è rappresentato solo dalle modifiche al budget, quanto dal sempre più probabile mancato rispetto da parte del Tesoro, azionista di maggioranza, di una data molto importante, 1’8 ottobre. L’avvio della. privatizzazione della compagnia entro quel giorno (meno 36 da oggi) è la condizione posta dalla Ue per legittimare il prestito-ponte da 400 milioni, erogata un anno fa da Dresdner. Lo schema messo in piedi da Siniscalco prevede che la privatizzazione dì Alitalia si attui contestualmente alla ricapitalizzazione, per un massimo di 1,2 miliardi. Il Tesoro, infatti, non sottoscriverebbe l’intera quota di sua competenza. Ma l’operazione è in alto mare, ed è difficile che possa partire nell’arco di un mese. Perciò fin da oggi il consiglio dei ministri, oltre alla riforma di Bankitalia, dovrà riservare un pò di attenzione alla vicenda Alitalia.
E si parla di un estremo tentativo di anticipare 1’alleanza con Air France, sollecitata dal governo ad acquisire immediatamente dal Tesoro un’altra quota di Alitalia.. Ma «la sensazione è che il governo sottovaluti la situazione – osserva Alessandro Danovi, professore di Economia e gestione delle imprese all’Università. Bocconi - mentre la strada da battere è l’ingresso nel capitale delle banche creditrici». Il monte debiti di Alitalia è oltre al miliardo e mezzo, e alle banche dovrebbe essere proposto un «convertendo», come per la Fiat . E in caso di amministrazione straordinaria? «Andrebbe sospesa la quotazione del titolo - spiega Danovi a F&M - Poi sarebbe necessario un piano con possibili soluzioni di carattere industriale, l’ipotesi di un concordato d’intesa con le Attività Produttive, e l’eventualità che i creditori entrino nel capitale di Alitalia».
@Marcogiov
vorrei un tuo parere...


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