Umberto Bossi torna dal suo popolo. Neppure l’acquazzone che ha investito la “Berghem Fest” è riuscito a fermarlo.
«Bossi, Bossi» hanno urlato i padani al suo ingresso sotto il grande tendone sede dell’adunata del Carroccio. La voce è girata nel pomeriggio: «Forse Bossi va ad Alzano» ed ecco la gente partire subito da Brescia, Milano, Varese, Lecco.
Tutti qui per lui, per rivederlo dopo Pontida, per sentire quello che ha da dire sulla politica italiana.
Appena arrivati ci si accorge che la voce è vera, infatti, gli “angeli” della sua scorta sono in attesa in mezzo ai militanti. I leghisti sono in tanti, malgrado il maltempo abbia “cercato” di rovinare la festa del Segretario, perché questa è stata la serata alla “Berghem Fest” (proseguirà fino a domani) un incontro tra padani che hanno voluto far sentire la loro presenza, il loro calore, al capo che li vuole vicini. Persino mangiare diventa un’impresa per lui, con i militanti che continuamente vanno al suo tavolo per salutarlo e per fare una foto con il Segretario. «Lega Nord come partito in Val Seriana» dice lo speaker mentre il Segretario conversa con la sua gente, Bossi gioca in casa e lo sa bene. Il suo intervento verte sull’economia e la politica internazionale: «Noi dobbiamo stare attenti al dato della produzione, perché se manca la produzione muoiono le imprese. Berlusconi - il monito lanciato dal Senatur al leader della CdL - deve battere i pugni sul tavolo per difendere le nostre imprese dalla concorrenza cinese».
Una parte del suo discorso Bossi la dedica alle regole e al mercato: «I politici devono pretendere il rispetto delle regole, che devono essere uguali per tutti - tuona il leader del Carroccio dal palco -. Bisogna controllare che ci sia il rispetto delle regole, altrimenti le imprese sono costrette a chiudere. Il vero dato è quello della produzione, che continua a calare. Il Wto ha aperto le frontiere senza valutarne le conseguenze e oggi le conseguenze sono guerre e caos». Inevitabile una stoccata contro l’iperburocrazia europea: «L’Ue non ragiona su quello che si dovrebbe fare per evitare la concorrenza. Abbiamo consegnato all’Unione europea la nostra moneta, mentre l’Ue oggi non ci difende affatto. Noi dovevamo andare con la Svizzera, altro che Unione. La Svizzera ha bisogno di manodopera, noi di finanza. Avremmo trovato il giusto connubio». E il popolo della Lega sommerge di applausi il proprio leader, dopo averlo sentito parlare più forte e deciso che mai.




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