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Discussione: Il Voodoo

  1. #31
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    Predefinito Re: Il Voodoo


    Oggetti rituali a Port au Prince
    Immagine dal sito https://upload.wikimedia.org/

    Cattura antiche tradizioni culturali Yoruba (Nigeria), Fon (Benin) e Kongo (Zaire, Angola), portale lontano lontano, in corpi di schiavi, mescola bene adagio con il cattolicesimo, fa sedimentare nel monoteismo e avrai quella religione sincretica nota come Voodoo.

    La prima cosa da specificare sul Voodoo è proprio che si tratta di una religione, che dal cattolicesimo ha mutuato soprattutto l’aspetto ritualistico. Il termine si riferisce a una divinità, o a un oggetto carico di potere spirituale. Durante le cerimonie la possessione è ricercata dai fedeli attraverso il suono dei tamburi e la danza. Una persona posseduta cade in trance e diviene “cavallo” dello spirito, che usa il suo corpo per cantare, danzare, mangiare, offrendogli consigli e protezione. I credenti possono rivolgersi agli spiriti senza mediazione, ma esiste una classe sacerdotale, con uomini e donne.

    Sappiamo che il voodoo è mezzo attraverso il quale vengono controllate le schiave vittime di tratta, specialmente nigeriane. Sappiamo anche che nella vittima di tratta due mondi culturali profondamente diversi sono entrati in rotta di collisione.

    Roberto Beneduce, antropologo ed etnopsichiatra, spiega il disagio di queste donne come quello di persone che contengono rimanenze di “un corpo sociale perduto”, pronte a “scoppiare” con violenza imprevedibile se solo sfiorate.

    Chi arriva qui finendo sulla strada ha un vissuto forte di tradimento legato allo sfruttamento sessuale, associato alla nostalgia e alla mancanza delle radici.

    Mi chiedo se, quanto e come il meccanismo della possessione possa veicolare altro, ovvero come l’idea del corpo agito e cavalcato da terzi possa rivelarsi funzionale.

    Queste donne, violate nel corpo e nella mente, diventano molto aggressive. Un approccio onesto fa i conti con questo, progettando una riabilitazione, invece a me vengono in mente due donne fuoriuscite dalla tratta, entrambe nigeriane. Storie diverse ma una base comune: a entrambe sono stati sottratti i figli, perché considerate inadeguate e aggressive. In uno dei due casi, ricordo di aver letto la relazione di Anna Talliani (del centro Franz Fanon di Torino), inascoltata dalla consulente tecnica di ufficio, nonostante fosse la specialista con la quale la donna aveva svolto una serie di incontri nell’arco di due anni.

    Paradossalmente, se nel XVII la religione Voodoo fu per gli schiavi africani uno spiraglio di autodeterminazione, oggi – con la tratta delle donne – si trasforma in strumento di schiavitù. Considerato il forte legame tra cattolicesimo e voodoo, e il ruolo che questa religione ha avuto nell’assoggettamento, affidare a associazioni o enti religiosi incarichi di riabilitazione e tutela non sembrerebbe la miglior soluzione, eppure so di associazioni che si occupano del fenomeno girando con furgoni di preghiera cattolici…

    Vudù | Antropologia e sviluppo
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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  2. #32
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    Predefinito Re: Il Voodoo

    Molto interessante questa discussione sulle religione vudù o vuduismo o gli altri infiniti nomi con cui viene chiamata, è una religione che ha sofferto di una cattiva pubblicità sia cinematografica che bibliofila, religione sconosciuta ai più e che viene scambiata spesso per stregoneria di seconda categoria.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  3. #33
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    Predefinito Re: Il Voodoo

    Alfred Métraux


    MAGIA E STREGONERIA


    Molti haitiani, nel loro desiderio di lavare il vodu dalle imputazioni delle quali è stato spesso tacciato, si oppongono vigorosamente al culto dei loa e alla magia. Tale distinzione è valida solo se si attribuisce alla parola «magia» il senso restrittivo di magia nera o stregoneria. In altri termini: il voduista considera come «magico» ogni rito compiuto con intenzione malvagia, con o senza il concorso dei loa. Questo criterio, essenzialmente morale, non potrebbe essere adottato qui; noi consideriamo magica qualsiasi manipolazione di forze occulte, qualsiasi utilizzazione delle virtù o proprietà immanenti alle cose o agli esseri, qualsiasi tecnica attraverso la quale il mondo soprannaturale si lascia dominare, regolare c utilizzare a fini personali. Presa in questo senso, la magia è inestricabilmente mischiata a quello che ci si ostina a definire «religione vodu». Le pubbliche cerimonie di omaggio agli dèi comportano sempre elementi che rivelano magia che né preghiere, né offerte, né sacrifici riescono a mascherare. Reciprocamente, la magia prende in prestito dalla religione tradizionale una parte del rituale e si colloca sotto l’invocazione dei loa. Infatti numerosi loa venerati nei santuari più «puri» hanno la funzione di vigilare sull’efficacia dei riti magici. La formula «Petro è magia», cara agli hungan, significa semplicemente che le arti magiche appartengono particolarmente a questa categoria di spiriti.

    Il gran maestro degli incantesimi e dei sortilegi è Legba- petro, invocato sotto il nome di Padron Crocicchio o semplicemente «Crocicchio». In effetti gli incroci stradali sono abituale teatro dei «lavori» dei maghi; le manciate di terra ivi prelevate entrano come ingredienti in una quantità di incantesimi, malefici o benefici. Alcuni loa, ad esempio i Simbi, favoriscono la magia bianca; altri proteggono e aiutano gli stregoni. I riti di magia, in virtù delle leggi della magia imitativa, dovrebbero agire meccanicamente. Ma sono efficaci solo se, preventivamente, ci si è accattivati Padron dei Cimiteri Barone-Sabato: il più potente stregone non potrebbe uccidere la propria vittima se Barone non ne avesse «tracciato il contorno della tomba». La medicina praticata dagli hungan partecipa di questa ambiguità. Un «trattamento» comporta generalmente interminabili preghiere, appelli agli spiriti protettori, offerte e sacrifici, tutte azioni la cui natura è eminentemente «religiosa»; mentre viceversa la cura propriamente detta, con il suo rituale simbolico, le prescrizioni complicate, i riti d’eliminazione, appartiene alla magia più banale.






    Come nessuna frontiera precisa potrebbe essere tracciata tra ciò che è religioso e ciò che è magico, così il ruolo del prete difficilmente si distingue da quello del mago, anzi persino dello stregone. Il boko, o stregone, altri non è se non un hungan che «serve con le due mani», un «negro mazi- maza» (uomo dalla doppia faccia) che in apparenza svolge le sue mansioni sacerdotali, ma che non esita, se gli conviene, a ricorrere a dei «loa comprati». Spinto dall’istinto del lucro, favorisce, con procedimenti illeciti, la cupidigia dei suoi clienti e persino le loro vendette personali. Gli hungan degni di questo nome conoscono tutte le tecniche della stregoneria, in quanto sono costantemente chiamati a sventarle, ma, per onestà, si astengono dall’impiegarle. Non si allontanano da questa linea di condotta che per proteggere un cliente minacciato da uno stregone o smascherare un criminale. L’hungan che strega un ladro o un assassino non incorre nella riprovazione che invece colpisce il collega che, con gli stessi mezzi, fa perire un innocente. In conclusione, non sono tanto le «conoscenze» e la natura delle funzioni che differenziano l'hungan dallo stregone, quanto l’uso che egli ne fa. Un hungan è «come un emporio: contiene un mucchio di mercanzie... ». [1]

    Haiti merita dunque il titolo di « isola magica » che Seabrook le ha attribuito, non a causa del suo fascino di terra tropicale, ma perché era, ai suoi occhi, il paese degli stregoni e degli spiriti? Le storie di morte e sangue raccolte da questo scrittore mal s’accordano con l’allegria e la gentilezza del contadino haitiano, col suo acuto senso del comico e il suo gusto per lo scherzo. Seabrook però non ha inventato nulla. Le scene di magia nera che ha descritto con tanta vivacità, le morti misteriose, l’inquietante mondo dei boko, dei lupi mannari e degli zombi che rievoca, sono tratti da racconti assolutamente normali, che si sentono ancora oggi, nelle campagne e nei quartieri popolari di Port-au-Prince. Seabrook ha attinto a piene mani da un folklore che, sull’argomento, è di una ricchezza sconcertante. Ma credenze e pratiche «folkloristiche» non sono sempre forme gentili di superstizione. Per innumerevoli persone sono fonte di serie inquietudini e causa di grandi spese; seminano discordia tra parenti e vicini, alimentano odi tenaci che a volte sfociano nell’omicidio. L’uomo del popolo è persuaso dell’efficacia della magia. È anche convinto che, tra la gente che frequenta, molti conducano una doppia esistenza, una normale e pacifica, l’altra criminale e demoniaca. La profonda insicurezza, che è il destino della maggior parte dei contadini e degli operai, li predispone a praticare la magia e a credersi preda di forze occulte. Sin dalla più tenera età l’haitiano ha inteso parlare di lupi mannari, di stregoni e di spiriti maligni. Ne deriva in tutta la società haitiana un certo malessere e una tendenza a dare credito alle storie più stravaganti; ci si esime dal cedervi completamente, ma ci si chiede se, dietro a tutte quelle diavolerie, non ci siano vecchi «segreti africani» che permetterebbero agli hungan e ai boko di sfidare la nostra povera scienza. Abbandonato a se stesso, privo di grandi possibilità d’istruirsi o d’allargare il proprio orizzonte, il contadino rimane confinato in un mondo dove forze mistiche intervengono a ogni istante.




    Bisogna guardarsi dall'immaginare tutti gli «abitanti» sul tipo del primitivo ossessionato dalla magia. Molti di essi oppongono a queste credenze se non un atteggiamento scettico almeno una sana indifferenza. Non negano l’esistenza dei sortilegi, ma non se ne preoccupano oltre misura. Disgraziatamente, la società rurale non manca di nevrotici, o semplicemente di spiriti inquieti e malinconici, sempre pronti a insinuare che una malattia non è data dal « buon Dio », che intorno a un incidente vi sono circostanze sospette e che un decesso si è prodotto in condizioni anormali. Sono costoro che, con le allusioni alla «gente cattiva», approfittano dell’inquietudine o dell’angoscia per seminare il dubbio e risvegliare i più assurdi sospetti. Chi è stato colpito dalla disgrazia presta un orecchio troppo attento a discorsi del genere. Non è forse il dolore più sopportabile quando si trasforma in odio? Nella vita quotidiana, la minaccia di incantesimi, sortilegi o fatture non è che una preoccupazione aggiunta a quelle create dalla siccità o dal prezzo delle banane e del caffè. Almeno la magia ha il vantaggio di essere un male contro il quale l’uomo non è interamente impotente. Ci se ne può proteggere con amuleti, con «droghe», con «gradi» e anche confidandosi ai loa. Questi vegliano sul servo fedele e l’avvertono se qualcuno ha fatto «una cattiveria» (un sortilegio) ai suoi danni. La magia ha proliferato ad Haiti un po’ come le erbacce in una radura tropicale.

    Sino alla riforma del codice penale (1953), la pratica della magia era punita in virtù dell’articolo 405, redatto come segue: «Chiunque faccia uangas, caprelatas, vaudux, compèdre, macandale o altri sortilegi, sarà punito con la reclusione da tre a sei mesi e con una ammenda da sessanta a centocinquanta piastre. Ogni danza o qualunque altra pratica di natura a tenere vivo nella popolazione lo spirito di feticismo e di superstizione, sarà considerata come un sortilegio e punita con le medesime pene». II secondo paragrafo di questo testo, che data dal 1864, è sovente stato invocato contro la pratica del vodu ma, nello spirito dei redattori, è evidentemente alla stregoneria che mira. Dopo l’epoca coloniale si è esagerato il numero e la potenza occulta dei maghi. Ma è fuor di dubbio che ancora oggi molta gente ad Haiti è dedita alla magia nera e vi è incoraggiata da autentici professionisti di tale arte. I sortilegi che si vedono ai quadrivi, le tracce di misteriose cerimonie che si scoprono nei cimiteri, i passaporti clandestini, gli oggetti sequestrati negli humfò durante la campagna antisuperstizione e, ogni tanto, strani e inesplicabili delitti, provano che, anche se numerose storie d’incantesimi e avvelenamenti sono prodotti di immaginazioni morbose, tuttavia la pratica della magia nera esiste.


    1. Herskovits, Life in a haitan valley pag. 222



    Alfred Métraux, Il vodu haitiano (Einaudi, pag. 267 e seguenti)

  4. #34
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    Predefinito Re: Il Voodoo

    Il Gongoro


    Versione di Carl Barks

    Nel 1949 Carl Barks fece entrare il concetto di morto-vivente nell'universo Disney, creando il personaggio di "Bombie the zombie". Apparve in Donald Duck in 'Voodoo Hoodoo' ma, per volontà dell'editore, con fattezze modificate rispetto all'idea originaria (le orbite vuote, ad esempio, risultarono sostituite da pesanti palpebre semichiuse), mentre vennero limitati anche i riferimenti linguistici e concettuali alla morte. Sempre per ragioni di opportunità socio-politica si scoraggiarono le ristampe della storia finché, nel 1986, ne fu proposta una versione scevra dagli stereotipi etnici. Solo una decina di anni dopo il disegnatore Don Rosa avrebbe recuperato la grafica primitiva.


    Versione di Don Rosa

    Sul finire del 1949 l'avventura fu pubblicata anche qui e venne coniato apposta il termine "Gongoro"... probabilmente perché, in ambito locale, lo zombie era pressoché ignoto. Il fumetto fu, dunque, uno dei primi veicoli mediatici attraverso cui tale figura apparve nel contesto italiano.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-01-17 alle 05:31
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  5. #35
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    Predefinito Re: Il Voodoo



    Moneta d’oro di Haiti (1967, 1000 gourdes) celebrativa sia del 60° compleanno del dr. François Duvalier, detto Papa Doc, ex presidente e dittatore di Haiti, che del 10° anniversario della rivoluzione che nel 1957 lo portò al potere.
    L’ex dittatore haitiano François Duvalier (Papa Doc) affermava di essere la reincarnazione Voodoo di Baron Samedi, Signore della morte e dei cimiteri.

 

 
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