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  1. #1
    Silvioleo
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    Predefinito Rossi: la flat-tax? Un'idea per il programma dell'Unione

    «È un errore liquidare frettolosamente la discussione sulla flat-tax, la sinistra deve sforzarsi di capire cosa è contenuto in quel dibattito». Nicola Rossi, deputato diessino, economista riformista e consulente di Massimo D’Alema sin dai tempi di Palazzo Chigi, rilancia una sfida culturale che lui stesso, insieme ad altri economisti, nel 1997 propose al governo Prodi.

    La flat-tax è, per antonomasia, l’aliquota unica «inventata» dal padre del liberismo americano Milton Friedman e recentemente entrata nel programma economico di Angela Merkel. Guardi che è già stata bocciata da tutta la sinistra, Rutelli, Bersani e Letta in prima persona...

    «Ho visto, ma ritengo che il problema non sia tanto quello di proporre o meno una flat-tax, il punto da comprendere è un altro: la progressività del sistema fiscale non è data dalla struttura delle aliquote, ma dall’insieme delle stesse aliquote oltre a detrazioni e deduzioni».

    Il centrosinistra ha combattuto una battaglia epocale contro le due aliquote di Berlusconi e ora lei ne propone una sola?

    «Non ho nessuna intenzione di proporre la flat-tax ma vorrei che la sinistra comprendesse che il principio di progressività affermato dalla Costituzione non lo si ritrova solo nelle aliquote ma nell’intero complesso delle entrate e delle uscite del bilancio dello Stato».

    Eppure la Germania e la Grecia ci stanno pensando, mentre quasi tutti i Paesi dell’Est la adottano con successo da molti anni...

    «La flat-tax può essere affascinante in quanto il suo grado di semplificazione è straordinario ma non è certo questo che deve guidarci oggi per definire una politica fiscale per l’Italia».

    Spieghiamo bene questa cosa della progressività...

    «Nella dottrina economica non c’è nessuno che, dal punto di vista teorico, collega le aliquote alla progressività. La sinistra italiana non ha mai compreso bene che la progressività deve essere una proprietà del sistema di entrate e di uscite. In altre parole si può avere, come è adesso, una imposta personale molto progressiva cui si affianca una struttura della spesa molto regressiva. Il risultato finale è che si trasferiscono soldi ai ricchi».

    Facciamo un esempio.

    «Il caso delle pensioni. Il sistema precedente la riforma Dini avvantaggiava in misura significativa le pensioni di maggiore importo. E’ stato uno spostamento subdolo di risorse verso la parte più abbiente del Paese. Altro esempio è quello dell’Università: il sistema, ieri gratuito oggi largamente sovvenzionato, favorisce chiaramente i ricchi».

    La Merkel parla di una aliquota secca del 25% e di abolire tutte le 418 deduzioni e detrazioni.. .

    «Abolirle tutte è un nonsenso. Gli effetti redistributivi sarebbero intollerabili. Se, invece, come nel mio lavoro di otto anni fa si riduce l’intero sistema di sussidi di assistenza e di trasferimenti alle famiglie a una sola detrazione mirata alle fasce più deboli, la progressività aumenta. In quel caso era un vero risultato di sinistra».

    Nel 1997 lei propose una flat-tax del 35%. Oggi che aliquota vede?

    «Con l’attuale struttura dei conti pubblici direi che sarebbe molto difficile andare sotto il 30%».

    Quanto costerebbe?

    «In teoria potrebbe anche non costare niente. Secondo il nostro studio l’operazione era stata immaginata a costo zero. Ma coinvolgeva una riallocazione delle risorse pari a 80-90 mila miliardi di lire. Una portata molto ampia. In questo momento, dopo un decennio di continui interventi sul fronte fiscale, sociale e del mercato del lavoro, non penso che il Paese debba essere sottoposto a una operazione distributiva di questa portata. Un po’ di tranquillità non farebbe male agli italiani».

    Torniamo all’Ulivo. Tutti hanno tuonato contro la flat-tax. Non teme di aprire una discussione infinita proprio in fase di preparazione del programma?

    «Come ho detto non ha nessun senso in questa fase proporre la flat-tax. Si può anche dire che è inapplicabile ma, soprattutto in una prospettiva di governo, bisogna riflettere sul fatto che oggi non pochi capitoli di spesa - in primis l’università - avvantaggino i ricchi».

    C’è un problema culturale non secondario. La flat-tax è patrimonio dei falchi del liberismo. Come la mettiamo con Bertinotti?

    «Se fossi in Bertinotti mi porrei molto seriamente l’equità del bilancio dello Stato nella sua interezza. Avere nove aliquote come nell’Italia di qualche decennio fa e la diseguaglianza più elevata in Europa non dovrebbe piacergli particolarmente».

    da Il Corriere della Sera, 2 settembre 2005

    di Roberto Bagnoli

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  2. #2
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    Predefinito

    Titolo: "Rossi: La flat-tax? un'idea per il programma dell'Unione"

    Intervista: Rossi: «Non ho nessuna intenzione di proporre la flat-tax».



    a parte questo il discorso di Rossi è condivisibilissimo.

  3. #3
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    Predefinito Re: Rossi: la flat-tax? Un'idea per il programma dell'Unione

    In origine postato da Silvioleo

    Spieghiamo bene questa cosa della progressività...
    «Nella dottrina economica non c’è nessuno che, dal punto di vista teorico, collega le aliquote alla progressività. La sinistra italiana non ha mai compreso bene che la progressività deve essere una proprietà del sistema di entrate e di uscite. In altre parole si può avere, come è adesso, una imposta personale molto progressiva cui si affianca una struttura della spesa molto regressiva. Il risultato finale è che si trasferiscono soldi ai ricchi».

    Facciamo un esempio.
    «Il caso delle pensioni. Il sistema precedente la riforma Dini avvantaggiava in misura significativa le pensioni di maggiore importo. E’ stato uno spostamento subdolo di risorse verso la parte più abbiente del Paese. Altro esempio è quello dell’Università: il sistema, ieri gratuito oggi largamente sovvenzionato, favorisce chiaramente i ricchi».

    [...]

    C’è un problema culturale non secondario. La flat-tax è patrimonio dei falchi del liberismo. Come la mettiamo con Bertinotti?
    «Se fossi in Bertinotti mi porrei molto seriamente l’equità del bilancio dello Stato nella sua interezza. Avere nove aliquote come nell’Italia di qualche decennio fa e la diseguaglianza più elevata in Europa non dovrebbe piacergli particolarmente».
    sarebbe una cosa utile se si smettesse con la demagogia che trasforma la politica in tifo calcistico e si cominciasse a chiarire se la linea economica del prossimo governo sarà quella di Bertinotti o quella di Rossi.....

  4. #4
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da Alberich
    Titolo: "Rossi: La flat-tax? un'idea per il programma dell'Unione"

    Intervista: Rossi: «Non ho nessuna intenzione di proporre la flat-tax».



    a parte questo il discorso di Rossi è condivisibilissimo.
    beh,il titolo in effetti è un po' fuorviante...ma partendo dalla flat tax,un'idea per il programma dell'unione mi pare la lanci davvero...resterà inascoltata,ma quello è un altro discorso.

  5. #5
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    Predefinito

    A proposito della politica economica di Rossi:

    "Fabio Mussi e Franco Giordano sono stati i due esponenti della sinistra piu solleciti a scagliarsi contro il ds Nicola Rossi, reo di aver detto che quando l’Ulivo andrà al governo non dovrebbe abrogare la riforma delle pensioni di centrodestra. La legge deve fargli un tale orrore che nella notte della fiducia, mentre Rossi conduceva disciplinatamente la battaglia ostruzionistica dell’opposizione, loro in aula non c’erano affatto. (Il Riformista)"

    da http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...29/rossi.shtml

    Nicola Rossi, economista e deputato della Quercia: se l’Ulivo tornasse al governo, anticipare al 2007 avrebbe più svantaggi che vantaggi. Meglio considerare la partita chiusa

    «Una legge iniqua, ma noi Ds non dovremo cancellarla»
    Se fossimo intervenuti completando le regole della Dini quando eravamo al governo avremmo oggi un sistema più giusto
    ROMA - «No, sarebbe irragionevole che, tornati al governo, cambiassimo questa riforma delle pensioni». La legge Maroni sarà pure «brutta», ma ormai il centrosinistra farebbe bene a considerare «chiusa la partita». E quindi sarebbe «un errore» promettere in campagna elettorale la modifica o l’abrogazione del provvedimento. Del resto, è inutile che la sinistra pianga sul latte versato se, quando era al governo, non è stata capace di farla lei la «buona» riforma delle pensioni. La pensa così Nicola Rossi, economista e deputato Ds, molto vicino al presidente del partito, Massimo D’Alema, del quale è stato consigliere economico quando lo stesso D’Alema ha guidato il governo, dall’ottobre del ’98 all’aprile del 2000.
    Che giudizio dà di questa riforma?
    «Non è una buona riforma. È molto carente sotto due profili. Il primo è il profilo dell’equità, compromesso dallo "scalone"».
    Che significa?
    «Che dal primo gennaio 2008 ci saranno persone che, con 57 anni, dovranno aspettare di colpo tre anni in più per andare in pensione mentre altre si salveranno dallo "scalone" magari perché hanno maturato i requisiti qualche giorno prima, entro il 31 dicembre 2007. Sempre riguardo all’equità, nella riforma non c’è nulla per coprire i buchi contributivi e assicurare così una pensione dignitosa ai lavoratori a tempo determinato, a quelli part time e a tutti gli altri con una carriera intermittente».
    E il secondo profilo che non le piace?
    «È quello della tempistica. Avrei preferito che la riforma entrasse in vigore subito. Non si capisce perché debba essere rinviata al 2008».
    Provi a dare una spiegazione.
    «Credo che ancora una volta si siano favorite quelle generazioni di lavoratori che andranno in pensione nei prossimi 3-4 anni e che erano già state salvate dalla riforma del ’95».
    Quindi se il centrosinistra tornerà al governo dovrà modificare la legge ?
    «No. Credo che sarebbe irragionevole cambiare o, peggio ancora, cancellare questa riforma».
    Perché?
    «Perché il Paese ha bisogno di punti di riferimento certi. In questo momento la gente sta rifacendo i propri piani di pensionamento e quindi di vita. Non sarebbe giusto costringerla a cambiarli di nuovo».
    Lei però ha detto che sarebbe stato meglio anticipare l’aumento dell’età minima per la pensione d’anzianità.
    «Sì, ma se il centrosinistra vincerà le elezioni, comincerà a governare a metà del 2006 e a quel punto, anticipare al 2007, porterebbe più svantaggi che vantaggi. Meglio considerare la partita chiusa».
    Ma c’è una parte della sinistra e del sindacato che vuole che nella campagna elettorale l’Ulivo si impegni ad abrogare la riforma.
    «No, sarebbe un errore. Io credo che al centro della nostra campagna elettorale ci debba essere il problema dell’equità, ignorato dal centrodestra. E quindi dovremo proporre sì un trattamento previdenziale adeguato per i lavoratori flessibili, ma non limitarci a questo».
    Così non farete mai l’alleanza con Rifondazione comunista e vi troverete contro anche la Cgil.
    «Penso che le forze di sinistra debbano avere a cuore tutto lo Stato sociale e non solo un suo aspetto. Per questo dobbiamo immaginare un pacchetto di interventi dove accanto alla tutela previdenziale ci sia un rafforzamento di quella sanitaria, una scuola di qualità, ammortizzatori sociali efficienti. E completare quest’opera di governo su un altro fronte, altrettanto importante: quello delle liberalizzazioni e della concorrenza».
    La sinistra, secondo lei, dovrebbe digerire questa riforma, nonostante essa sia brutta. Ma perché non l’avete fatta voi la riforma delle pensioni quando eravate al governo?
    «È vero, se fossimo intervenuti completando la riforma Dini ed estendendo a tutti i lavoratori il metodo di calcolo contributivo, avremmo oggi un sistema più equo di quello che verrà fuori con questa riforma. Ma ormai è troppo tardi».
    Perché la reazione del sindacato alla riforma non è poi così forte?
    «Credo perché le generazioni di operai e impiegati che sono state salvate dallo "scalone" sono le stesse che costituiscono un punto di riferimento per le confederazioni».

  6. #6
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    Predefinito

    Altro discorso assolutamente corretto, a mio parere. Rossi ha il difetto di esprimere delle idee facili da distorcere, ma se lo si legge senza pregiudizi (magari tralasciando di leggere i titoli delle sue interviste...) secondo me si trovano idee intelligenti.

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Rossi: la flat-tax? Un'idea per il programma dell'Unione

    In origine postato da Norberto Gallo
    sarebbe una cosa utile se si smettesse con la demagogia che trasforma la politica in tifo calcistico e si cominciasse a chiarire se la linea economica del prossimo governo sarà quella di Bertinotti o quella di Rossi.....
    senti, invece di criticare sempre le proposte di sinistra ammiccando a quelle che di sinistra non sono mi piacerebbe capire quali siano le TUE priorità in un programma...

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Re: Rossi: la flat-tax? Un'idea per il programma dell'Unione

    In origine postato da danny78
    senti, invece di criticare sempre le proposte di sinistra ammiccando a quelle che di sinistra non sono mi piacerebbe capire quali siano le TUE priorità in un programma...
    potresti notare ad esempio quelle indicate da rossi: riforma delle pensioni e flat-tax...
    quelle che tu chiami proposte di sinistra sono semplicemente delle proposte conservatrici che a volte rischiano di diventare reazionarie nel senso proprio della parola.

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Rossi: la flat-tax? Un'idea per il programma dell'Unione

    In origine postato da Norberto Gallo
    potresti notare ad esempio quelle indicate da rossi: riforma delle pensioni e flat-tax...
    quelle che tu chiami proposte di sinistra sono semplicemente delle proposte conservatrici che a volte rischiano di diventare reazionarie nel senso proprio della parola.
    quali sarebbero le proposte reazionarie?
    sarei curioso di conoscerle nel dettaglio grazie.

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Rossi: la flat-tax? Un'idea per il programma dell'Unione

    In origine postato da Norberto Gallo
    potresti notare ad esempio quelle indicate da rossi: riforma delle pensioni e flat-tax...
    quelle che tu chiami proposte di sinistra sono semplicemente delle proposte conservatrici che a volte rischiano di diventare reazionarie nel senso proprio della parola.
    qua mi si dice che la sinistra è conservatrice e ha rinunciato alla sua anima progressista, ma io mi chiedo che progressismo è far retrocedere i diritti dei lavoratori a prima della statuto dei lavoratori? ed è un esempio, per me questa è una reazione non una riforma

    Paolo

 

 
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