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    Predefinito L'onda viola invade Roma

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Presto un nostro commento!



    Il No-B Day: per gli organizzatori un milione in piazza. La Questura: 90mila

    Gli slogan: "Berlusconi mafioso, dimettiti". Durissimo discorso di Salvatore Borsellino

    L'onda viola invade Roma, "Ora i partiti si muovano"

    di MATTEO TONELLI


    ROMA - L'onda viola invade Roma. Afferra il testimone lasciato dai girotondini nel 2002. Passa dal virtuale al reale. Da internet alla strada. Si conta e si guarda in faccia. Gioisce e assicura: "Saremo le sentinelle della democrazia". Sferza i partiti: "Ora si muovano sul conflitto di interessi". Sventola le sue bandiere il popolo viola, grida i suoi slogan e parla di "rivoluzione". Viola, ovviamente.

    In una Roma baciata dal sole si ritrovano in centinaia di migliaia. "Siamo un milione" assicurano gli organizzatori. Forse saranno meno, ma sicuramente tanti. Più delle aspettative. Nel mirino c'è lui, il Cavaliere "che è un mafioso", che "si deve far processare", che "si deve dimettere". Sventolano manette di polistirolo e striscioni che raffigurano Berlusconi dietro la sbarre. Li alzano giovani, ma anche tante gente che giovane non è. In molti hanno vissuto la stagione dei girotondi, ci hanno creduto, l'hanno vista scemare e adesso ci riprovano. Sfilano con drappi viola al collo, lontani dalle bandiere dei partiti. Quelli che oggi sono in piazza e quelli che non ci sono. Severi nel criticare un'opposizione "troppo morbida". Critici verso un Pd che oggi c'è ma non c'è.

    C'è tanto rosso per le vie della Capitale. E' quello delle bandiere delle varie anime dell'universo comunista. Tornano i verdi e il loro "Cavaliere radioattivo". C'è anche qualcosa del Pd: la presidente Rosy Bindi, Ignazio Marino e qulacun altro. Sicuramente molti di più i militanti "in incognito".

    Il mare viola si prende la scena. Apre il corteo con un "Berlusconi dimissioni" che è il programma e la piattaforma del movimento. Forse limitata, ma oggi basta e avanza. Il serpentone si muove alle 14 e i numeri non sembrano oceanici. Ma con il passare dei minuti il corteo si ingrosserà fino a diventare enorme. "E' il miglior corteo degli ultimi 150 anni" recita uno striscione. Un corteo dove di "antiberlusconismo come un errore" non si vuol neanche sentir parlare. Una folla che attacca Berlusconi ma non risparmia Massimo D'Alema. E che, a sorpresa, loda Gianfranco Fini.

    L'onda viola arriva a piazza San Giovanni e la riempie. Tracima nella strade vicine. Si affolla intorno al palco. Di Pietro piazza le sua bandiere in prima fila, mentre l'ex pm e i suoi ostentano sciarpe viola: "Più opposizione e più piazza - dice il leader dell'Idv - il buon esempio della società civile serva alla politica per ritrovare l'unità". Rosy Bindi lo ascolta e chiosa: "Noi qui ci siamo ma non ci mettiamo il cappello. Sinceramente mi ha dato fastidio vedere le bandiere dei partiti". Le ruggine, anche oggi, resta.

    Dal palco il fratello del giudice Borselino è durissimo:
    "Il vero vilipendio è che persone come Schifani e Berlusconi occupino le istituzioni. Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale". Mentre Borsellino parla in molti agitano la riproduzione dell'agenda rossa del magistrato antimafia.

    La conta prosegue. "Siamo un milione", assicurano gli organizzatori. "Solo 90mila" ribatte la Questura. La piazza salta, si spella quando dal palco criticano la "timidezza" del Pd, torna a chiedere le dimissioni del premier. Ma non solo. Da San Giovanni arriva un segnale, forte, all'opposizione. "E' una festa - dice Gianfranco Mascia, che ai girotondi aveva partecipato -. Il viola è il colore che tiene insieme color che sono stufi della deriva che ha preso questo paese". Ma chi è questa gente che ha invaso Roma? "Gente che si era allontata dalla politica ma che non sono contro la politica" dice il portavoce Massimo Malerba. E da domani? "Lo decideremo insieme, ma Berlusconi stia sicuro: gli staremo col fiato sul collo".

    Già, il domani. E l'eredità che questa giornata lascia alle forze dell'opposizione. Con un Berlusconi in difficoltà, capire e gestire questa spinta è la vera sfida. Che tatticismo, polemiche e "cappelli" dei partiti rischiano di vanificare.

    da repubblica.it

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    Muntzer il Sopravvissuto

  2. #2
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    Predefinito Rif: L'onda viola invade Roma

    Non condivido La Grassa per la sua impostazione geopoliticista ma ritengo che veda cose che molti non vedano, sulla base della sua profonda conoscenza dei meccanismi economici capitalistici. L'articolo che propongo è scritto due giorni prima della manifestazione "viola" del 5 dicembre. Dell'articolo di La Grassa condivido pienamente la tesi che questo movimento viola sia intimamente legato alla volontà (americana) di mettere a soqquadro ancora una volta la scena politica italiana come è già avvenuto nella stagione di "Mani pulite". E, come allora, il personaggio è sempre il descamisado Di Pietro. Buona lettura.



    PANAMA, PERCHE’ NO?

    di Gianfranco La Grassa (3 dicembre 09)


    Se Berlusconi andasse a Panama, come scherzosamente dice, non sarebbe poi un gran male. Non lo affermo però con lo stesso spirito degli antiberlusconiani, che stanno organizzando una rivoluzione” (cioè un tentativo di sovversione), di cui si è finalmente trovato il “colore”: viola. Adesso è scopertamente come tutte le altre sovversioni, riuscite o tentate, ispirate dagli Usa con la scusa, sempre la stessa e monotona, di esportare la “democrazia”: cioè in realtà un regime di totale, abietta, subordinazione alla (ancora) potenza principale. In Italia, fra le prime, tale sovversione fu messa in moto dagli Stati Uniti, dopo il crollo “socialistico”, mediante l’imprenditoria italiana privata a questi ultimi subordinata (e che si è pappata gran parte di quella “pubblica”), utilizzando come strumento “mani pulite”, operazione giudiziaria già allora guidata dallo stesso agente filo-americano d’oggi. Quella manovra riuscì nel primo intento, ma fallì il suo obiettivo ultimo per errori marchiani di calcolo che non sto adesso a ripetere poiché li ho illustrati molte volte; in essa si dimostrò inoltre inadeguato il partito dei rinnegati del sedicente comunismo italiano (il reale piciismo), passati da un finto appoggio “critico” all’Urss ad uno schietto servaggio verso la Nato americana, quando naufragò l’intero campo “socialista” europeo.

    L’ormai “brodo lungo” della diatriba Fini-Berlusconi, una farsa poco divertente, dimostra a mio avviso alcune cosette interessanti. Intanto, leviamoci dalla testa che certi processi dipendano dalle caratteristiche individuali e dall’intelligenza o meno di certi personaggi; altrimenti non avremmo avuto una presidenza di Bush jr. per ben 8 anni. Il vero fatto, certo secondo la mia opinione, è che Berlusconi ha curato forse un po’ troppo i festini con belle donne, ma poco i rapporti con i “corpi speciali” che servono (dovrebbero servire) alla difesa del paese, e che la lunga permanenza dell’Italia nella Nato (organismo dominato dagli Usa quanto più non si può) ha evidentemente conformato in un certo modo. Da qui la ridicolaggine di certi paragoni, fatti a sinistra, tra il premier e Putin, il quale controlla tali corpi e, se qualcuno cercasse di organizzare ritorni all’era Gorbaciov-Eltsin (di supina acquiescenza alla superpotenza rimasta), saprebbe bene come ci si deve comportare (ancora una volta, ricordo che non si tratta di questione semplicemente individuale).

    Ho già detto, ma ripetere è utile, che resta al momento un mistero la svolta parzialmente compiuta (ribadisco: secondo me non più del 20%) ad est (Russia essenzialmente, non certo la Cina) dalla politica estera di Berlusconi (non però seguito dai “suoi” se non in minima parte). Comunque, una sorta di “rivoluzione” di fronte ai servacci della sinistra italiana, quella dei rinnegati del vecchio piciismo, oggi seguiti anche da coloro che hanno rinnegato il fascismo, non certo per profonde convinzioni e mediante radicali autocritiche che nessuno ha udito. Anche l’incontro odierno del premier italiano con il presidente russo è stato ricco di affari per Eni, Finmeccanica e perfino Alitalia; e tali affari non hanno solo significato economico. Non può che apparire patetica, se non fosse qualcosa di assai peggiore, l’insistenza con cui la stampa italiana continua a riportare articoli di quella inglese che esige ormai l’allontanamento di Berlusconi. L’entrata di Edf (azienda pubblica francese) nel Southstream (adesso 45% Eni, 45% Gazprom e 10% la suddetta Edf) rafforza quest’ultimo e quindi pure il ramo nord del gasdotto (Northstream appunto) per il quale l’azienda russa si appoggia alla Germania.

    Tutto questo “affarismo” dei principali paesi europei verso est mette in sofferenza quel 51° Stato degli Usa che è la “sopravvissuta” Inghilterra (fra l’altro, con il suo petrolio del Mare del Nord che andrà fuori mercato quando il Northstream sarà ultimato). Solo i settori (sinistri e destri) antinazionali italiani possono allearsi con questa ex grande potenza imperiale per ledere gli interessi di una maggiore autonomia europea. Gli organismi UE sono una chiara palla di piombo al piede per il loro spudorato filo-americanismo, il loro allineamento alla politica della Nato. Se un po’ di autonomia e rinascita della nostra vecchia Europa può arrivare in futuro, verrà da singoli Stati. Qualche barlume si vede in Francia e Germania (tutto però ancora incerto). Il problema è se l’Italia si allineerà – e in questo momento, sembra addirittura più coraggiosa di tali due paesi della “ostpolitik” – oppure se un nuovo “colpo di Stato”, mascherato con gli stessi abiti che vestì “mani pulite”, si abbatterà sul nostro paese; guidato dallo stesso individuo dell’altra volta. E appoggiato da un ceto intellettuale (non a caso, di “sinistra”) che mai, nella nostra storia (pur intessuta di servaggio), è stato così disgustosamente succube di (venduto a) interessi stranieri.

    Dato il modo secondo cui sono stati condotti negli ultimi anni gli assalti statunitensi all’autonomia di vari paesi, tramite esportazione della loro presunta “democrazia”, anche in Italia si sta tentando il medesimo giochetto. Selvaggi e aperti eversori gridano al fascismo che sta arrivando (da 16 anni urlano così; mai ascesa di un fascismo è stata così lunga e fallita), organizzando questo nuovo attentato all’indipendenza italiana. Al servizio di tale tradimento nazionale stanno le solite quinte colonne che il dollaro – svalutato rispetto all’euro, ma potente in ben altro senso – acquista con facilità; specialmente in un paese come il nostro abituato da secoli a vendersi ad altri. Bisogna stare attenti perché almeno una parte delle forze eversive – la più disperata perché fuori del Parlamento e smaniosa di ritrovare spazi per mantenersi in vita – potrebbe cercare di ricreare a Roma il 5 dicembre un clima “da Teheran”. Un “bel morto” sarebbe il nuovo martire della “rivoluzione viola”, da affiancare alla ragazza iraniana, ecc. Per fortuna, sembra decisamente più probabile che non si ritenga giunto ancora il momento della spallata finale; che si attenda un’ulteriore attività di logoramento da parte di Fini, ecc.

    Certo, non appare molto facile per gli eversori ricreare l’ondata giustizialista del 1992-93. Da qui il pericolo, in un non lontano futuro, di violenze e di disordini che mettano in ginocchio il paese. Compiendo un breve détour, non esprimo giudizio alcuno sulla crisi “sistemica”, che ci ha investito assieme a tutti gli altri. E’ passata la fase peggiore? Per il momento, la disoccupazione aumenta. Gli “esperti”, ben pagati per consulenze varie e soprattutto per raccontare balle al “popolo”, dicono che è normale la disoccupazione continui ad aumentare pur nel periodo d’inversione del ciclo. E’ anche vero, ma chi non lavora – o è precario, ecc. – non ragiona allo stesso modo di chi blatera in TV, in “calde pantofole”. In ogni caso, non credo faccia bene al paese, in questo momento, il caos e l’anarchia più totale con paralisi di ogni politica.

    Su questo contano gli eversori. Solo un saldo controllo – alla Putin o magari, o scandalo!, alla Ahmadinejad – dell’“ordine interno” può rimettere la situazione su binari corretti: non risolve affatto la crisi, se si sono sbagliati (o mentiti) i conti, ma almeno impedisce il totale scollamento sociale. Si può essere però sicuri che la “rivoluzione viola” punta proprio alla disgregazione, al caos, al torbido. E dietro ci sono gli americani (ma quante volte lo si è detto ultimamente? E perché non si interroga il sen. Guzzanti circa la sua visita all’Ambasciata X di cui egli stesso ha parlato nel suo blog, e che è quella Usa secondo quanto letto sui giornali? In Italia è proprio possibile dare simili notizie senza essere interrogati?). Dietro ci sono pure gli ambienti confindustriali e finanziari, che già tramarono agli inizi degli anni ’90 (per divorarsi il settore pubblico), e che continuano imperterriti la loro opera devastatrice.

    Di fronte a tale situazione, così pericolosa, cosa fa il premier? Viaggia sempre all’estero; e fin qui non ci sarebbe nulla di male. Però, è del tutto evidente che non controlla le forze dell’“ordine interno”; sembra quasi che queste rispondano ad “altri poteri”. Deve andare, da solo, in Russia; dopo un breve intervallo di tempo, va in Bielorussia dove, per “pura” coincidenza, riceve ampi scartafacci dal KGB. Intanto, ammansisce gli Usa (cioè punta a tale irraggiungibile obiettivo) inviando altri soldati in Afghanistan, dopo l’analoga decisione di Obama presa, così questi afferma con “grande coerenza”, per potersi ritirare fra pochi anni. Anche gli italiani – mentre ancora Francia e Germania nicchiano e perfino il 51° Stato dell’Unione non si esalta – invieranno altri (1000? O magari nascostamente di più) giovani a rischiare la morte; però pensando fin d’ora alla exit strategy. Vere buffonate (tragiche); lo stile è lo stesso usato parlando della crisi: siamo fuori, no ancora dentro, anzi fuori ma con davanti a noi gravi difficoltà, e via dicendo. Insomma, tutto e il contrario di tutto. Non ci si capisce un “belin da Zena”.
    E perché ciò accade? Sulla crisi, i motivi delle contraddizioni sciorinate sono altri, e adesso non ne parliamo. Sulla accondiscendenza agli Usa – come sui tira e molla con Fini – le ragioni sembrano invece relativamente chiare: il premier non controlla gli apparati dell’“ordine interno”, per cui i cospiratori “viola” (sto soprattutto parlando degli ambienti statunitensi e finanziario-industriali privati italiani, meno dei facinorosi al loro servizio) stanno sconvolgendo l’assetto sociale, politico ed economico del paese per metterlo in ginocchio e costringerlo a farsi divorare da chi intende ultimare l’operazione senza ulteriori indugi; è dal 1992-93 che tali ambienti sono all’attacco, hanno dovuto procedere a singhiozzo per troppo tempo e adesso non intendono più aspettare. Anche perché siamo ormai avviati al multipolarismo e la Russia non va aiutata nemmeno con quel 20% di politica estera, che dal 2003 l’Italia sta conducendo (a causa del “mistero” di cui ho già detto). Inoltre, i nostri parassiti finanziari e dell’industria d’antan come farebbero a sopravvivere se prendesse il sopravvento quel po’ di grande (e strategica) impresa industriale ancora non da loro divorata né ridotta a mal partito (come, ad esempio, è stato fatto con la Telecom), che darebbe respiro – nel medio periodo, se avanzasse l’autonomia internazionale italiana – ai raggruppamenti sociali realmente produttivi, sia operai che del lavoro “autonomo”?

    E’ in gioco il destino del paese. O maggiore autonomia (non più il solo 20% garantito da Berlusconi) o la riduzione a 52° Stato dell’Unione. Per questo, forse, l’andata a Panama del premier non sarebbe idea da scartare. Più di così, temo, non sa fare. Se tornano quei personaggi, che hanno la stessa mentalità da parassiti e maneggioni politicanti (di gente che non sa fare un lavoro purchessia) di quelli della prima Repubblica, ma dieci, cento, volte più scadenti, ignoranti, arroganti, arruffoni, ecc. di quelli d’allora, la situazione, crisi o non crisi, precipiterà in un pantano miserabile. Allora almeno si vedrà se gli italiani sono in stragrande maggioranza come i personaggi rappresentati da Alberto Sordi, o se ci sono minoranze più attive e capaci di ridarci un minimo di autorità e dignità. Non ci servono le “maggioranze silenziose”, che hanno perfino paura di organizzare a Roma il 5 una contromanifestazione di opposizione all’ormai aperta eversione “viola”. Qui, deve venire qualcuno che veramente assomigli in qualche modo ad un Putin. Altrimenti, “al popolo vengano date le brioches”; poi…..vedremo.
    Ultima modifica di Epifanio; 06-12-09 alle 12:13

  3. #3
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    Predefinito Rif: L'onda viola invade Roma

    Discorso già fatto più volte da La Grassa più o meno complottista, più o meno rivolto con lo sguardo verso l'imperialismo ad ovest e meno verso l'imperialismo ad est ma questo con motivazioni politiche chiare da parte di GLG.
    Quello che mi interessa di più in questo caso del discorso di GLG è che dentro cotanta lungimiranza autodeclamata a quanto pare anche GLG si dimentichi di come Mani Pulite sia stato portato avanti a suo tempo dallo stesso Silvio Berlusconi per cui forse la sua architettura teorico-politica-complottista ne risulterebbe falsificata.

    Per quanto riguarda il No B Day ho già espresso il mio parere a riguardo: manifestazione di basso profilo, di corto respiro che non cambierà (come si è già visto) di una virgola lo status quo (come accade per ogni manifestazione in sé), senza dimenticare che in Italia gli antiberlusconiani puri e semplici sono senza dubbio più di un milione o due milioni. Questo lo dovrebbero sapere tutti compreso GLG che forse ha più fastidio per la manifestazione in sé (che pare invece mettere sullo sfondo delle sue speculazioni) che per i poteri occulti che vi si nasconderebbero.

  4. #4
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    Predefinito Rif: L'onda viola invade Roma

    Sicuramente non è sufficiente a spiegare il "senso" della manifestazione ma discernere le intenzioni dei manifestanti da quella delle forze politiche in campo aiuta almeno alla chiarezza.
    Credere che ciò che vuole la "piazza" (quale: quella virtuale o quella reale?) coincida con la politica significa stabilire che per "politica" ci si riferisce ad un Ente non specificato.
    La piazza virtuale ha determinato la piazza reale?
    In parte è vero. La rete ha avuto una parte considerevole nella promozione della manifestazione. Ma quando parliamo di rete bisogna fare riferimento a social network specifici e non generalizzare il tutto.
    Facebook, si dice, è stato il promotore. Questo è falso e in parte vero. E' falso se si pretende di dire che un gruppo di sconosciuti su Facebook abbiano lanciato l'iniziativa che è poi cresciuta e realizzata. E' vero, invece, che un gruppo di persone ben collegate con la politica e con i social network (dietro i quali vi sono collegamenti politici ben determinati) abbiano creato il "caso" dove molti "spontaneamente" hanno aderito.
    Il virtuale e il reale si sono invertiti.
    Per molti la realtà non era la piazza di S. Giovanni, ma la piazza di S. Giovanni era il riscontro della realtà virtuale.
    Un giovane mi si è avvicinato e con fare esaltato mi ha detto: < è incredibile quello che si è creato, adesso tutti in questo momento stiamo parlando di Lui>. Pazzesco? Si e no. Tutto dipende dalla realtà di riferimento.
    La realtà virtuale non è uno strumento per veicolare il lavoro politico ma coincide con il lavoro politico. Internet non è il mezzo ma il fine.
    La rete non è la riproduzione di una Idea ma un ripetitore di opinioni.
    Tutto questo ha qualche riferimento con il filo-americanismo, con il complottismo contro Silvio Berlusconi?
    A mio modesto avviso può essere strumentalmente accolto ma non ha niente a che vedere con le supposte "rivoluzioni colorate".
    Come non ha nulla a che vedere con l'elaborazione politica comunista.
    Il comunismo con questa manifestazione non c'entra assolutamente nulla.
    Una manifestazione semplicemente di virtualità politica e non a-politica come si vuole fare intendere.
    La virtualità politica è strumentale alla politica, non è nella politica ma dalla politica.
    I libretti rossi di Borsellino che venivano agitati da esagitati manifestanti manifestavano un senso di impotenza più che un'espressione di giustizia.
    L'impotenza forse è la cifra per comprendere questa manifestazione. Impotenza di creare una realtà attraverso una piattaforma virtuale, impotenza di dirsi a-politici senza sapere che così facendo ci si consegna mani e piedi a ciò che esiste realmente.
    Per me questa manifestazione è stata l'elogio del virtuale consegnato al reale. Hegel aveva ragione: reale è ciò che è razionale e razionale èciò che è reale. O no?
    Stefano Moracchi

  5. #5
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    Predefinito Rif: L'onda viola invade Roma

    Ormai è certo:
    Rosy Bindi, Antonio di Pietro e Giovanna Melandri è la nuova elite rivoluzionaria del Comunismo delle Comunità.

  6. #6
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: L'onda viola invade Roma

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    Ormai è certo:
    Rosy Bindi, Antonio di Pietro e Giovanna Melandri è la nuova elite rivoluzionaria del Comunismo delle Comunità.
    Che stronzata di commento.

  7. #7
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: L'onda viola invade Roma

    Citazione Originariamente Scritto da agape Visualizza Messaggio
    Sicuramente non è sufficiente a spiegare il "senso" della manifestazione ma discernere le intenzioni dei manifestanti da quella delle forze politiche in campo aiuta almeno alla chiarezza.
    Credere che ciò che vuole la "piazza" (quale: quella virtuale o quella reale?) coincida con la politica significa stabilire che per "politica" ci si riferisce ad un Ente non specificato.
    La piazza virtuale ha determinato la piazza reale?
    In parte è vero. La rete ha avuto una parte considerevole nella promozione della manifestazione. Ma quando parliamo di rete bisogna fare riferimento a social network specifici e non generalizzare il tutto.
    Facebook, si dice, è stato il promotore. Questo è falso e in parte vero. E' falso se si pretende di dire che un gruppo di sconosciuti su Facebook abbiano lanciato l'iniziativa che è poi cresciuta e realizzata. E' vero, invece, che un gruppo di persone ben collegate con la politica e con i social network (dietro i quali vi sono collegamenti politici ben determinati) abbiano creato il "caso" dove molti "spontaneamente" hanno aderito.
    Il virtuale e il reale si sono invertiti.
    Per molti la realtà non era la piazza di S. Giovanni, ma la piazza di S. Giovanni era il riscontro della realtà virtuale.
    Un giovane mi si è avvicinato e con fare esaltato mi ha detto: < è incredibile quello che si è creato, adesso tutti in questo momento stiamo parlando di Lui>. Pazzesco? Si e no. Tutto dipende dalla realtà di riferimento.
    La realtà virtuale non è uno strumento per veicolare il lavoro politico ma coincide con il lavoro politico. Internet non è il mezzo ma il fine.
    La rete non è la riproduzione di una Idea ma un ripetitore di opinioni.
    Tutto questo ha qualche riferimento con il filo-americanismo, con il complottismo contro Silvio Berlusconi?
    A mio modesto avviso può essere strumentalmente accolto ma non ha niente a che vedere con le supposte "rivoluzioni colorate".
    Come non ha nulla a che vedere con l'elaborazione politica comunista.
    Il comunismo con questa manifestazione non c'entra assolutamente nulla.
    Una manifestazione semplicemente di virtualità politica e non a-politica come si vuole fare intendere.
    La virtualità politica è strumentale alla politica, non è nella politica ma dalla politica.
    I libretti rossi di Borsellino che venivano agitati da esagitati manifestanti manifestavano un senso di impotenza più che un'espressione di giustizia.
    L'impotenza forse è la cifra per comprendere questa manifestazione. Impotenza di creare una realtà attraverso una piattaforma virtuale, impotenza di dirsi a-politici senza sapere che così facendo ci si consegna mani e piedi a ciò che esiste realmente.
    Per me questa manifestazione è stata l'elogio del virtuale consegnato al reale. Hegel aveva ragione: reale è ciò che è razionale e razionale èciò che è reale. O no?
    Stefano Moracchi
    Perfettamente d'accordo. Ottima analisi.

    L'interesse politico che questa manifestazione ha portato con sè è la declinazione di politica di base (come percezione che questa base ha di sè stessa) come militanza virtuale che culmina in un atto reale ma che non ha una storia reale (di militanza fisica o anche solo di partecipazione fisica) nè prima nè dopo e quindi senza una visione strategica (non a caso la parola d'ordine era ed è più un sentimento di rifiuto verso una persona fisica che verso una politica). La virtualizzazione progressiva della politica partecipata è senza dubbio funzionale alla perpetrazione (per il suo carattere di ghettizzazione nel virtuale) delle strutture esistenti e anche delle sovrastrutture.

  8. #8
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: L'onda viola invade Roma

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Che stronzata di commento.
    Allo stesso livello, evidentemente, di una stronzata di manifestazione.

  9. #9
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: L'onda viola invade Roma

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    Allo stesso livello, evidentemente, di una stronzata di manifestazione.
    E allora vai a rompere l'anima a chi c'è andato e a chi la condivide e piuttosto preoccupati di chi ha una politica opposta e speculare a quella di chi era in piazza.

  10. #10
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    Predefinito Rif: L'onda viola invade Roma

    No Berlusconi Day . Successo di partecipazione ma occhio alla molte sfumature del viola

    Un corteo tutto viola - ecco il colore trendy e post-ideologico del No-B-Day - e una buona parte della piazza "di sinistra" che inneggia a Veronica Lario e a Gianfranco Fini come nuovi idoli a sorpresa («Meno male che Gianfranco c’è» e «Veronica for president»), mentre critica il Pd definito "complice" e "vile" nei cartelli. Unica rottura cromatica e in parte politica le bandiere rosse del PRC e del PdCI. La scelta di una manifestazione "colorata" ha deciso di somigliare molto (forse troppo) a quelle altre colorate di arancione, rosa, verde organizzate dalla organizzazione statale statunitense NED e dalla rete di George Soros in Ucraina, Georgia, Iran. Un segnale questo da indagare con parecchia attenzione.
    Molti giovani - ma anche anziani - diversamente che nei girotondi del 2002 di Nanni Moretti (il quale comunque alla fine era in piazza), consapevole per esempio che Di Pietro sta lì in mezzo anche a caccia di voti e che il Pd - per non smentire la sua tradizione - un po’ partecipa e un po’ s’astiene, secondo la proverbiale dottrina del sì «ma anche» no.
    L’anti-berlusconismo classico non può mancare. In centinaia di raffigurazioni, si vede Silvio dietro le sbarre («Tu vuoi fare l’incensurato ma sei un iper-pregiudicato») o sfottuto con un «Iddu pensa solo a iddu» e con «A giudizio o all’ospizio» o mostrificato affianco alla foto di una bellissima Veronica mentre lui è un «cai-nano» o un «venditore di pentole false». Però, non c’è il solito popolo di marciatori «de sinistra» che s’incontra in piazza dagli anni ’60, sempre più incanutito e spento. Ci sono le ragazze vestite di viola con striscione: «Tu veline, noi violine». E più in là, mentre un gruppo di trotzkisti canta «bandiera rossa la trionferà», una giovane «violina» lo affronta a muso duro: «E’ viola, non rossa, la nostra bandiera!». I cartelli recitano: «D’Alema, fai una cosa di sinistra: sparisci!». Un lenzuolo gronda speranza: «Grazie Napolitano, grazie Fini, le persone perbene sono con voi».
    Osannato come un leader il fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore, che ha sventolato dei fac-simile delle agende rosse diventate icone della lotta anti-mafia. Mario Monicelli, dal palco invita: «State sempre all’erta!». E per la musica dal palco (pagato dall’Italia dei Valori) Roberto Vecchioni insieme a Paola Turci. Cantano in duetto il famoso hit di Franco Battiato: «Povera patria».

    Viva la Comune

 

 
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