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  1. #1
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    Predefinito Quando l'Italia andava avanti senza immigrati.

    CORRIERE DELLA SERA Venerdì 2 settembre 2005

    L’Italia prima dell’immigrazione e la previsione di Prodi

    Molte delle critiche rivolte a Pera per il suo intervento a Rimini sulla «immigrazione incontrollata» rivelano la persistenza in molti ambienti laici ed ecclesiastici di quell'«abbaglio multiculturale» che, da studioso dell'immigrazione, ho già avuto occasione di segnalare (cfr. «L'abbaglio multiculturale», Seam, 2000). Poiché tali critiche hanno assunto in alcuni esponenti della sinistra una chiara valenza politica, vale la pena di ricordare quanto ebbe a scrivere agli inizi dell'immigrazione in Italia, in un articolo sulla prima pagina del Corriere (19 agosto 1977), il leader dell'opposto schieramento, Romano Prodi. Poiché ne aveva fatto a meno per la sua ricostruzione e il suo successivo sviluppo, scriveva Prodi, l'Italia avrebbe dovuto continuare a «mandare avanti una società senza "negri"» per non aggiungere ai suoi già gravi problemi «quelli di una difficile convivenza razziale».

    Umberto Melotti, melotti@uniroma1.it

    Caro Melotti,

    incuriosito dalla sua lettera, ho ricercato negli archivi del Corriere l’articolo a cui lei fa riferimento. S’intitola effettivamente «L’Italia è diversa e mancano i negri».
    La parola «negro» aveva allora una connotazione meno negativa, ma non indica comunque nell’articolo un uomo o una donna di pelle nera.Prodi si limitava a constatare (siamo, non dimentichiamolo, nell’agosto 1977): «L’Italia è stato l’unico Paese dell’Occidente a dover gestire il proprio sviluppo senza il determinante contributo di lavoratori stranieri». E aggiungeva: «Detto in linguaggio più semplice, l’Italia è stato l’unico Paese dell’Occidente a mandare avanti una società industriale senza "negri", che negli Stati Uniti erano negri nel senso letterale della parola. Nel Nord Europa erano invece emigranti italiani, spagnoli, turchi o nordafricani».
    Questa omogeneità italiana presentava, secondo Prodi, svantaggi e vantaggi. Aveva reso il nostro mercato del lavoro meno flessibile e più sindacalizzato di quelli di altri Paesi europei. Ma aveva evitato quei problemi di convivenza che si andavano progressivamente manifestando in altre società dell’Europa occidentale. È probabile che l’autore pensasse soprattutto a Francia e Germania, ma anche alla Gran Bretagna dove un deputato conservatore, Enoch Powell, aveva denunciato il pericolo dell’immigrazione africana e asiatica. I discorsi di Powell avevano imbarazzato il suo partito, ma erano piaciuti ai ceti popolari e ad alcune organizzazioni sindacali: una situazione «preleghista » che Prodi, evidentemente, considerava pericolosa per l’Italia.
    Anche da noi intanto le cose stavano cambiando. Gli italiani erano sempre meno inclini ad accettare lavori manuali e le industrie avevano cominciato ad assumere mano d’opera straniera. Nel suo articolo Prodi segnalava il caso di 115 lavoratori arabi già impiegati nelle fabbriche di Reggio Emilia e di altri cento pronti a partire non appena le pratiche amministrative fossero state completate. Vogliamo davvero, concludeva, fare le stesse difficili esperienze di altri Paesi? Le sue ricette erano due: in primo luogo rivalutare le professioni manuali e renderle in tal modo più attraenti per i lavoratori italiani; in secondo luogo fare una politica di investimenti nei Paesi poveri del Mediterraneo.
    Io credo che Prodi esagerasse i pericoli della convivenza fra gruppi etnici diversi e resto convinto che l’Italia sia perfettamente in grado di assorbire, con grande vantaggio, in una o due generazioni, gruppi importanti di immigrati arabi. Penso anzi, a differenza del presidente del Senato, che possa trarre da questa convivenza, se saprà parlare ai nuovi arrivati il linguaggio della tolleranza e della fermezza, grandi vantaggi umani e culturali.
    Manon posso negare che Prodi avesse chiaramente previsto l’esistenza del problema con cui avremmo dovuto misurarci negli anni seguenti.




    Fa impressione leggere che in definitiva l’immigrazione è stata un mezzo per importare gli schiavi che avrebbero superato la rigidità del lavoro, rendendolo alla fine flessibile e meno sindacalizzato il mondo del lavoro.
    Ora tutti i protagonisti, da Prodi a Trochetto, passando per Bertinotti, si lavano la bocca con le parole d’ordine, solidarietà, accoglienza, integrazione.........

  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito Re: Quando l'Italia andava avanti senza immigrati.

    Originally posted by Maxadhego
    CORRIERE DELLA SERA Venerdì 2 settembre 2005

    L’Italia prima dell’immigrazione e la previsione di Prodi

    Molte delle critiche rivolte a Pera per il suo intervento a Rimini sulla «immigrazione incontrollata» rivelano la persistenza in molti ambienti laici ed ecclesiastici di quell'«abbaglio multiculturale» che, da studioso dell'immigrazione, ho già avuto occasione di segnalare (cfr. «L'abbaglio multiculturale», Seam, 2000). Poiché tali critiche hanno assunto in alcuni esponenti della sinistra una chiara valenza politica, vale la pena di ricordare quanto ebbe a scrivere agli inizi dell'immigrazione in Italia, in un articolo sulla prima pagina del Corriere (19 agosto 1977), il leader dell'opposto schieramento, Romano Prodi. Poiché ne aveva fatto a meno per la sua ricostruzione e il suo successivo sviluppo, scriveva Prodi, l'Italia avrebbe dovuto continuare a «mandare avanti una società senza "negri"» per non aggiungere ai suoi già gravi problemi «quelli di una difficile convivenza razziale».

    Umberto Melotti, melotti@uniroma1.it

    Caro Melotti,

    incuriosito dalla sua lettera, ho ricercato negli archivi del Corriere l’articolo a cui lei fa riferimento. S’intitola effettivamente «L’Italia è diversa e mancano i negri».
    La parola «negro» aveva allora una connotazione meno negativa, ma non indica comunque nell’articolo un uomo o una donna di pelle nera.Prodi si limitava a constatare (siamo, non dimentichiamolo, nell’agosto 1977): «L’Italia è stato l’unico Paese dell’Occidente a dover gestire il proprio sviluppo senza il determinante contributo di lavoratori stranieri». E aggiungeva: «Detto in linguaggio più semplice, l’Italia è stato l’unico Paese dell’Occidente a mandare avanti una società industriale senza "negri", che negli Stati Uniti erano negri nel senso letterale della parola. Nel Nord Europa erano invece emigranti italiani, spagnoli, turchi o nordafricani».
    Questa omogeneità italiana presentava, secondo Prodi, svantaggi e vantaggi. Aveva reso il nostro mercato del lavoro meno flessibile e più sindacalizzato di quelli di altri Paesi europei. Ma aveva evitato quei problemi di convivenza che si andavano progressivamente manifestando in altre società dell’Europa occidentale. È probabile che l’autore pensasse soprattutto a Francia e Germania, ma anche alla Gran Bretagna dove un deputato conservatore, Enoch Powell, aveva denunciato il pericolo dell’immigrazione africana e asiatica. I discorsi di Powell avevano imbarazzato il suo partito, ma erano piaciuti ai ceti popolari e ad alcune organizzazioni sindacali: una situazione «preleghista » che Prodi, evidentemente, considerava pericolosa per l’Italia.
    Anche da noi intanto le cose stavano cambiando. Gli italiani erano sempre meno inclini ad accettare lavori manuali e le industrie avevano cominciato ad assumere mano d’opera straniera. Nel suo articolo Prodi segnalava il caso di 115 lavoratori arabi già impiegati nelle fabbriche di Reggio Emilia e di altri cento pronti a partire non appena le pratiche amministrative fossero state completate. Vogliamo davvero, concludeva, fare le stesse difficili esperienze di altri Paesi? Le sue ricette erano due: in primo luogo rivalutare le professioni manuali e renderle in tal modo più attraenti per i lavoratori italiani; in secondo luogo fare una politica di investimenti nei Paesi poveri del Mediterraneo.
    Io credo che Prodi esagerasse i pericoli della convivenza fra gruppi etnici diversi e resto convinto che l’Italia sia perfettamente in grado di assorbire, con grande vantaggio, in una o due generazioni, gruppi importanti di immigrati arabi. Penso anzi, a differenza del presidente del Senato, che possa trarre da questa convivenza, se saprà parlare ai nuovi arrivati il linguaggio della tolleranza e della fermezza, grandi vantaggi umani e culturali.
    Manon posso negare che Prodi avesse chiaramente previsto l’esistenza del problema con cui avremmo dovuto misurarci negli anni seguenti.




    Fa impressione leggere che in definitiva l’immigrazione è stata un mezzo per importare gli schiavi che avrebbero superato la rigidità del lavoro, rendendolo alla fine flessibile e meno sindacalizzato il mondo del lavoro.
    Ora tutti i protagonisti, da Prodi a Trochetto, passando per Bertinotti, si lavano la bocca con le parole d’ordine, solidarietà, accoglienza, integrazione.........

    Interessante...

  3. #3
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Concordo, molto interessante. Chi è l'autore della risposta al lettore?

  4. #4
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    Non lo so, so solo che è ' stato il fascismo che ha storicamente aperto le frontiere all'immigrazione.

  5. #5
    Fieramente Leghista
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    Predefinito Re: Quando l'Italia andava avanti senza immigrati.

    Originally posted by Maxadhego
    CORRIERE DELLA SERA Venerdì 2 settembre 2005

    L’Italia prima dell’immigrazione...
    ah sì, certo, l'itaglia ma soprattutto la Padania senza immigrazione extracomunitaria: sembrerà forse ad alcuni di voi che si tratti di secoli e secoli fa, ma io mi ricordo con nitidissima lucidità che ho avuto la percezione che fosse cominciata uno strano, pauroso, sospetto esodo di pericolosa gentaglia straniera, di gentaglia malvestita e maleodorante alla fine dell'anno 1988: e in quel momento ovviamente si trattava solo di poche decine di bingo-bongo e mahgrebini che cominciavano a girare per Verona. Quello era solo l'inizio della fine...

    Prima di allora, di extracomunitari invasori da altri continenti non se ne vedevano proprio, e francamente sembrava del tutto impossibile che la nostra terra dovesse subire ciò che è capitato dopo.

  6. #6
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    Intanto era già arrivato chi avrebbe fatto da anello di congiunzione.

  7. #7
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    Originally posted by Arthur I
    Concordo, molto interessante. Chi è l'autore della risposta al lettore?
    Sergio Romano..............l'ambasciatore!

  8. #8
    Fieramente Leghista
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    Originally posted by Jenainsubrica
    Intanto era già arrivato chi avrebbe fatto da anello di congiunzione.
    cioè?

  9. #9
    Fieramente Leghista
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    Originally posted by Jenainsubrica
    Non lo so, so solo che è ' stato il fascismo che ha storicamente aperto le frontiere all'immigrazione.
    interessante, avresti qualche dato in più? Quando, dove, come? domanda rivolta a chiunque ne sappia qualcosa.

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: Quando l'Italia andava avanti senza immigrati.

    Originally posted by halexandra
    ah sì, certo, l'itaglia ma soprattutto la Padania senza immigrazione extracomunitaria: sembrerà forse ad alcuni di voi che si tratti di secoli e secoli fa, ma io mi ricordo con nitidissima lucidità che ho avuto la percezione che fosse cominciata uno strano, pauroso, sospetto esodo di pericolosa gentaglia straniera, di gentaglia malvestita e maleodorante alla fine dell'anno 1988: e in quel momento ovviamente si trattava solo di poche decine di bingo-bongo e mahgrebini che cominciavano a girare per Verona. Quello era solo l'inizio della fine...

    Prima di allora, di extracomunitari invasori da altri continenti non se ne vedevano proprio, e francamente sembrava del tutto impossibile che la nostra terra dovesse subire ciò che è capitato dopo.
    stessa mia impressione, è come se all'inizio degli anni 90 si sia attuato un piano di immigrazione di massa....l'africa è povera da sempre...però nessuno si è mai sognato di emigrare in europa e soprattutto in padania, poi ad un certo punto...boom migliaia di albanesi e subito dopo migliaia di africani ed ora la terza invasione miglia di islamici.
    è un tutto un piano, è chiaro che sotto ci sono delle menti demoniache....in romagna ti assicuro che fino al 90-92 non c'era un immigrato, si vedeva solo qualche negro in spiaggia d'estate ma niente altro nelle città d'inverno.
    gli unici immigrati erano i terroni, quelli si che c'erano anche negli anni 80 purtroppo.

 

 
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