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  1. #131
    Superpol
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    Predefinito Re: Laureandi: Perche' In Italia non ci sono posti di lavoro?

    In Origine Postato da Mr. Hyde
    Ho avuto la fortuna di studiare negli USA. Ho fatto bene, ed ho trovato lavoro in una grossa compagnia Europea (all'estero pero').

    Come mai in Italia, chi fa molto bene all'universita' e' costretto ad andare a lavorare all'estero? Tutte le persone che si laureano con 110 e robe varie che conosco (la maggioranza in finanza), vanno a lavorare a Londra. Alcuni amici che non hanno fatto cosi' bene, ma nonostante cio' si sono laureati e non male, hanno lavori del cacchio dove, all'estremo, per 2 anni non ricevono alcun stipendio e si devono pagare la benzina.

    Perche' cio'?
    Credo che ci sia, tra gli altri, un problema culturale (oltre che socio economico of course): in Italia non c'e' una cultura della mobilita', ovvero, ci si muove alla ricerca di lavoro solo quando spinti dall'estrema necessita' (vedi nel mezzogiorno) e spesso neppure in quello. No mobilita= no esperienza= stipendi da fame (tanto paga papa')

    Mi riferisco ovviamente alle fasce alte, non agli operai generici...

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  2. #132
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Laureandi: Perche' In Italia non ci sono posti di lavoro?

    In Origine Postato da vend. solitario
    Spero di aver capito male. I raccomandati che conosco io fanno i ''manager'' o, comunque, guadagnano parecchio. Se per fare un lavoro come la guardia giurata o l'operaio serve una raccomandazione ...
    Anni fa, l'unico concorso che ho fatto in vita mia, e per non sentire mia madre, serviva per assumere un geometra al comune di una piccola cittadina per la modica retribuzione di (circa attuali) 700€/mese.
    Bè, nell'ambito della prima prova scritta già si venne a sapere chi sarebbe stato assunto. A me non importò più di tanto, ma ci fu chi ci rimase molto male ..........
    Figuriamoci se anche per fare la guardia giurata ..... forse non ci vorrà un diploma ma si guadagna sicuramente di più.

  3. #133
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Laureandi: Perche' In Italia non ci sono posti di lavoro?

    In Origine Postato da Nelson
    Non è purtrppo un'indice di qualità dell'università, ma piuttosto dell'immobilità dell'impresa italiana e della rigidità del reclutamento. Quando in Italia si parla di rigidità del mercato del lavoro si trascura l'aspetto speculare, appunto i meccanismi di reclutamento. Ho amici bocconiani che il master sono andati a farlo a Bologna e probabilmente economicamente gli sarebbe convenuto restare a Milano, ma la qualità evidentemente non era la stessa. Una mia nipote è iscritta alla LUISS e c'è da mettersi le mani nei capelli. Sua sorella, vista l'esperienza sta valutando diverse università pubbliche. Nella lista delle migliori facoltà italiane stesa dal CENSIS ci sono solo facoltà appartenenti a pochi atenei pubblici.
    Aggiungo che negli ultimi anni le scelte del governo hanno premiato proprio quelle imprese meno orientate all'innovazione e al rischio (condoni, falso in bilancio, assunzioni precarie con bassi stipendi) e quindi meno portate a cercare professionalità elevate e a pagare stipendi congrui all'investimento in formazione che quelle persone avevano fatto. Quando si parla di retribuzioni questo è un aspetto da non trascurare: che convenienza ho a investire i soldi della famiglia, o i miei se già lavoro, in formazione avanzata se lo stipendio che prevedibilmente ne ricaverò non è proporzionato a quella spesa? La passione per lo studio può anche sostenere, ma alla fine rivendo le mie competenze a chi le paga, se posso all'estero.
    Sono d'accordo. Su www.econphd.net , la bocconi difatti (parlo di economia pura qua', non finanza) figura sotto di Venezia (che e' pubblica). Pero' i laureandi di venezia non hanno le opportunita' che hanno i milanesi...qui' forse un misto di immobilita' del reclutamento e forse pero' incompentenza nell'ufficio collocazioni delle scuole pubbliche?

    Ho sentito pure io la luiss e' oscena
    Mr. Hyde


  4. #134
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Laureandi: Perche' In Italia non ci sono posti di lavoro?

    In Origine Postato da Mr. Hyde
    Sono d'accordo. Su www.econphd.net , la bocconi difatti (parlo di economia pura qua', non finanza) figura sotto di Venezia (che e' pubblica). Pero' i laureandi di venezia non hanno le opportunita' che hanno i milanesi...qui' forse un misto di immobilita' del reclutamento e forse pero' incompentenza nell'ufficio collocazioni delle scuole pubbliche?
    Unito a indolenza dei laurati medesimi...

  5. #135
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Laureandi: Perche' In Italia non ci sono posti di lavoro?

    In Origine Postato da Mr. Hyde
    Sono d'accordo. Su www.econphd.net , la bocconi difatti (parlo di economia pura qua', non finanza) figura sotto di Venezia (che e' pubblica). Pero' i laureandi di venezia non hanno le opportunita' che hanno i milanesi...qui' forse un misto di immobilita' del reclutamento e forse pero' incompentenza nell'ufficio collocazioni delle scuole pubbliche?

    Ho sentito pure io la luiss e' oscena
    Più che incompetenza, assenza, almeno fino a pochi anni fa. Alma Laurea è un servizio che ha cominciato a funzionare solo dopo la riforma Zecchino, a quanto ne so e comunque vi sono rappresentate solo alcune università pubbliche, anche se sono effettivamente tra le migliori. Quindi abbiamo ancora una somma di inefficienze e immobilismo, su fronti diversi (canali di collocamento, dinamicità delle imprese, propensione al rischio e all'innovazione), che si alimentano a vicenda.
    Sicuramente lo spostamento marcato del capitale dall'impresa di produzione alle rendite è una parte del problema. Non è solo il sintomo della tendenza, ovvia, a impiegare il mio capitale dove rende di più con meno rischio e meno impegno, ma della mancanza di stimoli a rischiare quel capitale, ovviamente non a vanvera, ma attraverso l'innovazione, a cominciare dall'investimento di capitale umano che quella innovazione deve realizzare, ma prima ancora pensare.
    Compito del governo dovrebbe essere utilizzare tutti gli strumenti possibili, a cominciare dal meno invasivo, la leva fiscale, per favorie le imprese più rivolte all'innovazione.
    Un esempio che mi viene in mente ora (ed solo un esempio marginale) potrebbe essere un bonus fiscale per le imprese che applicano metodi TQM avanzati (oltre l'ISO) e superano la valutazione di consorzi di valutazione indipendenti. Oppure favorire accorpamenti tra piccole e medie imprese, sottoponendo queste operazioni a controlli in un tempo successivo per evitare operazioni di facciata. Oppure ancora bonus o contributi legati alla produzione di brevetti che si traducano in linee di prodotto.

    Tutte le imprese che scelgano di affrontare strade come queste sarebbero praticamente forzate ad assumere personale qualificato e anche a pagarlo a meglio.

    Più che un singolo provvedimento bisognerebbe pensare ad una somma di molte piccole soluzioni integrate ed interagenti.

  6. #136
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Laureandi: Perche' In Italia non ci sono posti di lavoro?

    In Origine Postato da Mr. Hyde
    Sono d'accordo. Su www.econphd.net , la bocconi difatti (parlo di economia pura qua', non finanza) figura sotto di Venezia (che e' pubblica). Pero' i laureandi di venezia non hanno le opportunita' che hanno i milanesi...qui' forse un misto di immobilita' del reclutamento e forse pero' incompentenza nell'ufficio collocazioni delle scuole pubbliche?

    Ho sentito pure io la luiss e' oscena
    Beh, insomma quelle graduatorie, a parte per i primi 5 soliti noti mi lasciano un po' perplesso però... ovviamente parlo per settore...

    P.S: (Hyde hai un pvt )

  7. #137
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Laureandi: Perche' In Italia non ci sono posti di lavoro?

    In Origine Postato da Nelson
    Più che incompetenza, assenza, almeno fino a pochi anni fa. Alma Laurea è un servizio che ha cominciato a funzionare solo dopo la riforma Zecchino, a quanto ne so e comunque vi sono rappresentate solo alcune università pubbliche, anche se sono effettivamente tra le migliori. Quindi abbiamo ancora una somma di inefficienze e immobilismo, su fronti diversi (canali di collocamento, dinamicità delle imprese, propensione al rischio e all'innovazione), che si alimentano a vicenda.
    Sicuramente lo spostamento marcato del capitale dall'impresa di produzione alle rendite è una parte del problema. Non è solo il sintomo della tendenza, ovvia, a impiegare il mio capitale dove rende di più con meno rischio e meno impegno, ma della mancanza di stimoli a rischiare quel capitale, ovviamente non a vanvera, ma attraverso l'innovazione, a cominciare dall'investimento di capitale umano che quella innovazione deve realizzare, ma prima ancora pensare.
    Compito del governo dovrebbe essere utilizzare tutti gli strumenti possibili, a cominciare dal meno invasivo, la leva fiscale, per favorie le imprese più rivolte all'innovazione.
    Un esempio che mi viene in mente ora (ed solo un esempio marginale) potrebbe essere un bonus fiscale per le imprese che applicano metodi TQM avanzati (oltre l'ISO) e superano la valutazione di consorzi di valutazione indipendenti. Oppure favorire accorpamenti tra piccole e medie imprese, sottoponendo queste operazioni a controlli in un tempo successivo per evitare operazioni di facciata. Oppure ancora bonus o contributi legati alla produzione di brevetti che si traducano in linee di prodotto.

    Tutte le imprese che scelgano di affrontare strade come queste sarebbero praticamente forzate ad assumere personale qualificato e anche a pagarlo a meglio.

    Più che un singolo provvedimento bisognerebbe pensare ad una somma di molte piccole soluzioni integrate ed interagenti.
    Tutto quello che tu auspichi può essere ottenuto senza tante politiche economiche. Occorrerebbe un po' più di concorrenza, anche internazionale.

    Lo spostamento dei capitali verso rendite finanziare non è il nocciolo del problema. E' che quelle rendite sono in primo luogo sicure e viziate dall'assenza di concorrenza (basti vedere la politica dei dividendi e della liquidità per molte imprese quotate italiane).

    In secondo luogo i capitali sono messi lì perchè d'altro lato sono improduttivi. Quanto ci vuole per aprire un'impresa in Italia? E per trovare e convogliare i capitali in un sistema bancario totalmente inefficiente che azzera la propria attività di monitoraggio e sostanzialmente non produce niente?

    In più esiste il nostro solito problema italiano: non riusciamo ad organizzarci in strutture complesse. Questo spiega la presenza di tante PMI in Italia (e i problemi che comportano).

    Se non si fa grande impresa non si fa buon lavoro, c'è poco da fare in generale.

 

 
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