dal quotidiano LIBERO di oggi, 4 settembre 2005
" Hanno solo la rabbia, non l'orgoglio
di ALESSANDRO GNOCCHI
La notizia dell'incontro tra Oriana Fallaci e Benedetto XVI è stata accolta dalla sinistra con reazioni scomposte. Si va dallo stupore fino all'insulto. Pietro Citati, firma di Repubblica, ha sostenuto che la Fallaci è una «giornalista bugiardissima e ignorantissima ». Per fortuna il Papa è buono. Riceve tutti: i miserabili, i peccatori, gli empi, i malati di mente e perfino la Fallaci. Benedetto XVI ha concesso udienza all'autrice de "La Rabbia e l'Orgoglio". Benissimo. Cosa c'è di strano? È un fatto scontato, quasi inevitabile. E allora perché proprio in questa occasione si è risvegliato l'odio per la scrittrice più amata dagli italiani? Il pensiero di Oriana Fallaci non è un segreto riservato a pochi ammiratori. I suoi libri hanno venduto milioni di copie. I suoi interventi sono stati discussi a lungo in tutto il mondo. È dall'attacco alle Torri Gemelle che la scrittrice conduce la sua battaglia in difesa della civiltà occidentale. Il suo disprezzo per l'ideologia teocratica, che il terrorismo islamico vorrebbe imporre a tutti, non potrebbe essere più esplicito. Così come il suo allarme per la crisi dell'Europa che, in nome di un malinteso pluriculturalismo, non si oppone all'espansione dell'Islam. Sono tesi che la Fallaci ribadisce con forza da anni. L'intervista concessa di recente a Padre Majewski, pubblicata da Libero pochi giorni fa, conteneva alcune novità importanti. Proprio in quell'occasione, la Fallaci ha smascherato l'attuale debolezza del pensiero laico: «I laici a parole ma non a fatti sono mancati all'appuntamento offertogli dalla Storia. Così facendo hanno aperto una voragine, creato un vuoto da riempire. Soprattutto a Sinistra i laici si sono messi dalla parte del nemico». L'atea Fallaci indicava proprio in Ratzinger l'uomo capace di riempire quella «voragine». E aggiungeva che il cristianesimo «non è soltanto una filosofia di prima qualità, un pensiero al quale ispirarmi, una radice dalla quale non posso e non devo e non voglio prescindere. È anche un alleato». E così veniamo a Ratzinger, l'altra pietra dello scandalo. Subito dopo l'elezione al soglio pontificio, la sinistra ha iniziato una martellante opera di demolizione. La possiamo riassumere così: Benedetto XVI è un Papa di transizione, poco carismatico, soprattutto se paragonato a Giovanni Paolo II. Insomma, non è destinato a lasciare traccia di sé. Noi siamo convinti dell'esatto contrario. Benedetto XVI ha iniziato il suo pontificato con parole destinate a lasciare un segno profondo anche (e forse soprattutto) nella coscienza dei non credenti. Al balbettio dei laici, il Papa oppone una proposta forte: siete atei? Non importa, vivete come se Dio ci fosse. Accettate liberamente i principi del cristianesimo che per secoli sono stati alla base della convivenza dei popoli europei. Senza questi valori, la nostra società non può sopravvivere. La vicinanza alle idee della Fallaci è lampante. Il comune invito a riscoprire le nostre radici cristiane è oggi ancora più necessario perché l'Europa è aggredita da un'ideologia (teocratica, come dice la scrittrice) che disprezza la vita e la libertà. La povertà delle repliche alla sfida di Ratzinger purtroppo è sotto gli occhi di tutti. L'incapacità di trovare una soluzione alternativa è evidente. Qualcuno liquida la questione con un confortante tuffo nel passato e lamenta l'ingerenza della Chiesa negli affari di Stato. Figuriamoci. Non ci sembra che Ruini aspiri alla presidenza del consiglio. Altri insegnano teologia al teologo Ratzinger. Possibile? Possibile. Eugenio Scalfari lo fa spesso e volentieri. E vai con le lezioni sulla vera natura del cristianesimo: non è uno scaffale di valori dal quale attingere liberamente, e così via. L'incontro fra Ratzinger e la Fallaci fa paura ai santoni del politicamente corretto. Non va proprio giù ai paladini del laicismo senza se e senza ma. A chi ha fatto del relativismo un dogma. A chi non crede che esistano valori da difendere. A chi, quando sente la parola "valori", si mette a ridere per dimostrare la sua intelligenza. L'oltraggio è tutto qui: il dialogo fra cultura laica (laica sul serio) e cultura cattolica. La Fallaci e Ratzinger rompono gli schemi. La prima è un'atea che dichiara di riconoscersi nel Cristianesimo. Il secondo è un Papa che "osa" rivolgersi a chi non crede. Per la sinistra è inammissibile. Ci vogliono rimedi drastici. La Fallaci se ne stia a New York. Se ogni tanto vuole scrivere un libro, faccia pure. Chi se ne frega. Lo leggerà soltanto qualche milione di ignoranti. Il Papa invece non parli di cose che non lo riguardano, torni a fare il Papa, si chiuda in Vaticano e butti via la chiave. In realtà, i progressisti (o presunti tali) sono spiazzati: e adesso, si chiedono, cosa rispondiamo? Un esempio illuminante è proprio il corsivo di Repubblica di cui si diceva. Citati rimprovera alla «giornalista bugiardissima» una serie di errori storici sull'Islam. Confessiamo la nostra ignoranza e quindi non entriamo nel merito. Però ridurre il messaggio della Fallaci a una questione di date ci sembra miope e scorretto. Comunque, l'articolo è una bella testimonianza di quella «voragine» di cui ha detto la scrittrice. Citati la riempie con tante chiacchiere (più o meno dotte) e nessuna capacità di affrontare i problemi con risposte concrete. A volte la cultura serve solo a nascondersi dietro a un dito. L'UDIENZA CHE HA FATTO INFURIARE LA SINISTRA L'udienza concessa da Papa Benedetto XVI alla giornalista e scrittrice Oriana Fallaci sabato 27 agosto è stata accolta, a sinistra, con reazioni scomposte, culminate nell'articolo di Pietro Citati, critico di Repubblica, il quale ha scritto che la Fallaci è una «giornalista bugiardissima e ignorantissima» (effigie e olympia) "
Shalom




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