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Discussione: Kali e Kali Yuga

  1. #1
    Zed
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    Predefinito Kali e Kali Yuga

    Qualche anno fa, nel vecchio forum di POL ho aperto un thread dal titolo La Dea, il demone e l'equivoco del Kali Yuga; non essendo possibile recuperare le vecchie discussioni ho deciso di scriverlo da capo, per cercare nuovamente di far luce su un equivoco ancora molto diffuso.

    Secondo l'antica Tradizione "hindù", un ciclo dell'umanità terrestre che porta il nome di Manvantara è suddiviso in quattro ere, quattro epoche che susseguendosi l'un l'altra determinano un progressivo allontanamento dalla condizione di purezza e di splendore della spiritualità primordiale. L'ultima di queste quattro fasi, l'epoca più oscura, in cui viviamo oggi, è detta Kali-yuga essa è la più bassa delle quattro ma è anche quella che precede il ciclico ritorno alla prima era, il Krita Yuga (o Satya Yuga), noto anche come "età dell'oro".

    Esiste però un grande equivoco, piuttosto diffuso e non soltanto su internet, a quanto pare sono caduti in questo malinteso anche numerosi saggisti e scrittori che si sono voluti occupare dell'argomento mostrando però una conoscenza piuttosto scarna del sanscrito e di determinati testi sacri.

    Perchè questa epoca porta il nome Kali? perchè è l'era sotto il segno della dea Kālī? assolutamente no!

    Per scoprire da dove prendono nome e significato i vari Yuga, si deve far riferimento ad un semplicissimo ed antico gioco indiano in cui si adoperano quattro dadi. Il colpo più alto, quello in cui si ottengono 4 numeri uguali (l'equivalente di un poker) è detto "krta" ed è il colpo perfetto, i numeri combaciano tutti e 4 e tale condizione è raffigurata dalla Mucca del Dharma che si regge perfettamente in piedi su tutte e quattro le zampe (Krta Yuga). Il tiro più alto subito dopo il krta è il "treta" (Treta-yuga) in cui sono uguali 3 numeri su quattro (praticamente un tris); qui la Mucca del Dharma è priva di una zampa ma riesce comunque a mantenersi discretamente in piedi. Dopo il treta abbiamo il "dva" (Dvapara- yuga) che non è altro che la coppia, in questo tiro sono uguali soltanto due numeri su quattro, di conseguenza la condizione è degenerata poichè la sacra Mucca si trova mutilata di ben due arti ed ha grandi difficoltà nel reggersi in piedi. L'ultimo tiro, il più infausto, il peggiore, quello che nessun giocatore vorrebbe mai vedere per sè ma vorrebbe sempre vedere per gli avversari, è quello in cui tutti i numeri sono diversi tra loro, ed è il "kali" (कलि) che scritto in tal modo (come è scritto difatti negli scritti antichi per indicare il Kali-yuga) vuol dire "conflitto". Mentre Kālī (काली) da cui prende nome la Dea è il femminile del termine Kāla, che vuol dire "tempo".

    Secondo la Tradizione dunque, il Kali Yuga non è l'era di Kālī (काली), ma è l'era di Kali (कलि).

    Anche in sanscrito, come nella nostra lingua, l'uso di accenti, o la pronuncia di una vocale, possono stravolgere del tutto il significato di una parola, ad esempio in italiano "pesca" puo' essere uno specifico frutto, ma puo' anche essere "voce del verbo pescare"... "ancora" puo' indicare quel ferreo strumento utilizzato in navigazione ma può anche indicare la continuità di un'azione, e cosi' via per altre parole.

    Ma quando leggiamo sui testi antichi che si parla di era di Kali, riferendosi a Kali come se si trattasse di una persona, a chi ci si riferise? di chi si parla? si parla di lui...



    ...il mostro sulla destra è un demone (maschio) di nome Kali (कलि) che nulla ha a che fare con la Dea Kālī che di demoni è invece la distruttrice per eccellenza. Del demone Kali, l' asura travestito da re, si parla in numerosi testi come il Vishnu Purana, il Kalki Purana, il Mahabarata, il Bhagavata Purana, il Markandeya Purana ecc. Sulla sinistra vi è il nobile guerriero Maharaja Pariksit intento a placare l'infimo impostore, portatore di conflitti, caos e irreligione (caratteristiche tipiche del Kali Yuga).

    Inquesta immagine in basso si può vedere il demone Kali arreso alla forza del nobile Maharaja Pariksit, come scritto nello Srimad Bhagavatam. Sotto al demone Kali si vedono le varie nefandezze tipiche della sua era, mentre alle spalle dello Kshatriya vi è la mucca del Dharma intenta a cadere.

    Ultima modifica di Zed; 10-12-09 alle 20:35
    ...

    Chi coltiva un pensiero raccoglie un'azione, chi coltiva un'azione raccoglie un'abitudine, chi coltiva un'abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Kali e Kali Yuga

    Anche Evola e Guénon, mi pare, sostenevano che il Kali Yuga sia nefasto perché in esso sarebbe "completamente desta" la divinità femminile Kali.
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Kali e Kali Yuga

    È spiegato bene nel Libro di Filoramo sull'Induismo, comunque non esclude che vi fosse un legame con la divinità di Kaalii

  4. #4
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    Predefinito Rif: Kali e Kali Yuga

    Citazione Originariamente Scritto da Zed Visualizza Messaggio
    Qualche anno fa, nel vecchio forum di POL ho aperto un thread dal titolo La Dea, il demone e l'equivoco del Kali Yuga; non essendo possibile recuperare le vecchie discussioni ho deciso di scriverlo da capo, per cercare nuovamente di far luce su un equivoco ancora molto diffuso.

    Secondo l'antica Tradizione "hindù", un ciclo dell'umanità terrestre che porta il nome di Manvantara è suddiviso in quattro ere, quattro epoche che susseguendosi l'un l'altra determinano un progressivo allontanamento dalla condizione di purezza e di splendore della spiritualità primordiale. L'ultima di queste quattro fasi, l'epoca più oscura, in cui viviamo oggi, è detta Kali-yuga essa è la più bassa delle quattro ma è anche quella che precede il ciclico ritorno alla prima era, il Krita Yuga (o Satya Yuga), noto anche come "età dell'oro".

    Esiste però un grande equivoco, piuttosto diffuso e non soltanto su internet, a quanto pare sono caduti in questo malinteso anche numerosi saggisti e scrittori che si sono voluti occupare dell'argomento mostrando però una conoscenza piuttosto scarna del sanscrito e di determinati testi sacri.

    Perchè questa epoca porta il nome Kali? perchè è l'era sotto il segno della dea Kālī? assolutamente no!

    Per scoprire da dove prendono nome e significato i vari Yuga, si deve far riferimento ad un semplicissimo ed antico gioco indiano in cui si adoperano quattro dadi. Il colpo più alto, quello in cui si ottengono 4 numeri uguali (l'equivalente di un poker) è detto "krta" ed è il colpo perfetto, i numeri combaciano tutti e 4 e tale condizione è raffigurata dalla Mucca del Dharma che si regge perfettamente in piedi su tutte e quattro le zampe (Krta Yuga). Il tiro più alto subito dopo il krta è il "treta" (Treta-yuga) in cui sono uguali 3 numeri su quattro (praticamente un tris); qui la Mucca del Dharma è priva di una zampa ma riesce comunque a mantenersi discretamente in piedi. Dopo il treta abbiamo il "dva" (Dvapara- yuga) che non è altro che la coppia, in questo tiro sono uguali soltanto due numeri su quattro, di conseguenza la condizione è degenerata poichè la sacra Mucca si trova mutilata di ben due arti ed ha grandi difficoltà nel reggersi in piedi. L'ultimo tiro, il più infausto, il peggiore, quello che nessun giocatore vorrebbe mai vedere per sè ma vorrebbe sempre vedere per gli avversari, è quello in cui tutti i numeri sono diversi tra loro, ed è il "kali" (कलि) che scritto in tal modo (come è scritto difatti negli scritti antichi per indicare il Kali-yuga) vuol dire "conflitto". Mentre Kālī (काली) da cui prende nome la Dea è il femminile del termine Kāla, che vuol dire "tempo".

    Secondo la Tradizione dunque, il Kali Yuga non è l'era di Kālī (काली), ma è l'era di Kali (कलि).

    Anche in sanscrito, come nella nostra lingua, l'uso di accenti, o la pronuncia di una vocale, possono stravolgere del tutto il significato di una parola, ad esempio in italiano "pesca" puo' essere uno specifico frutto, ma puo' anche essere "voce del verbo pescare"... "ancora" puo' indicare quel ferreo strumento utilizzato in navigazione ma può anche indicare la continuità di un'azione, e cosi' via per altre parole.

    Ma quando leggiamo sui testi antichi che si parla di era di Kali, riferendosi a Kali come se si trattasse di una persona, a chi ci si riferise? di chi si parla? si parla di lui...



    ...il mostro sulla destra è un demone (maschio) di nome Kali (कलि) che nulla ha a che fare con la Dea Kālī che di demoni è invece la distruttrice per eccellenza. Del demone Kali, l' asura travestito da re, si parla in numerosi testi come il Vishnu Purana, il Kalki Purana, il Mahabarata, il Bhagavata Purana, il Markandeya Purana ecc. Sulla sinistra vi è il nobile guerriero Maharaja Pariksit intento a placare l'infimo impostore, portatore di conflitti, caos e irreligione (caratteristiche tipiche del Kali Yuga).

    Inquesta immagine in basso si può vedere il demone Kali arreso alla forza del nobile Maharaja Pariksit, come scritto nello Srimad Bhagavatam. Sotto al demone Kali si vedono le varie nefandezze tipiche della sua era, mentre alle spalle dello Kshatriya vi è la mucca del Dharma intenta a cadere.

    giusta precisazione, pneuma continuo di numerosi equivoci.

    grazie.
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  5. #5
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    Predefinito Rif: Kali e Kali Yuga

    Citazione Originariamente Scritto da acchiappaignoranti Visualizza Messaggio
    giusta precisazione, pneuma continuo di numerosi equivoci.

    grazie.
    Difatti in tutti i testi vedici, puranici e tantrici non si evince alcun nesso tra la Dea Kālī e l'asura del Kali Yuga (sarebbe un paradosso, visto che la Dea in questione è l'anti-demoni per eccellenza).

    Come hanno sottolineato anche Danielou, Eliade ed altri, l'equivoco è dovuto ad un gioco di parole.
    Ultima modifica di Zed; 11-12-09 alle 17:22
    ...

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  6. #6
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    Predefinito Rif: Kali e Kali Yuga

    dal Sanskrit Heritage Dictionary
    dizionario sanscrito -francese
    kali [√kal] sostantivo maschile. Perdere al gioco. Controversie, la discordia, oggetto cattivo tra tanti altri. Nel Mahabaratha è la personificazione di Kali la "Sfortuna", uno spirito maligno che fece perdere il regno ai dadi a Puskar facendolo vincere suo fratello Nala.
    √kal, verbo transitivo, incitare, eccitare, portare; fare, eseguire, emettere un suono, mormorare, considerare, osservare, rimarcare; calcolare, misurare; credere.
    kālī sostantivo, femminile di Kāla: "Il Nero" epiteto di Shiva - la dea della distruzione Kali "la nera”, aspetto spaventoso di Durga è rappresentata nera, sorridente, grondante sangue, con i denti e la lingua di fuori, indossa una ghirlanda di teschi [muṇḍamālā o varnamala]

    kali e kāli come termini sarbbero pure da mettere in relazione con kāla e kalā due dei 5 kamchuka, i tattva (condizioni, qualità) con cui Maya contrae l’onnipotenza di shiva permettendo la manifestazione del jiva

  7. #7
    Zed
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    Predefinito Rif: Kali e Kali Yuga

    Nello Srimad Bhagavatam vi e' un capitolo intitolato Punizione e grazia per Kali

    S.B. [Canto 1, cap.17]
    verso 28

    "iti dharmaḿ mahīḿ caiva
    sāntvayitvā mahā-rathaḥ
    niśātam ādade khaḍgaḿ
    kalaye 'dharma-hetave"

    Dopo aver consolato la personificazione della religione, Maharaja Pariksit che era capace di combattere contro mille nemici sguainò la spada per uccidere Kali, che era la causa dell'irreligione.

    verso 29

    "taḿ jighāḿsum abhipretya
    vihāya nṛpa-lāñchanam
    tat-pāda-mūlaḿ śirasā
    samagād bhaya-vihvalaḥ"


    Quando Kali capì che il re voleva ucciderlo, si tolse i panni regali e colto dal timore si sottomise completamente a lui, prostrandosi ai suoi piedi.



    Come si può notare da questa illustrazione (come in quella che ho inserito in precedenza) essa rappresenta proprio il verso 29. Il demone Kali che è un asura travestito da re, ha gettato per terra i suoi panni regali e chiede pietà al nobile guerriero arrendendosi ai suoi piedi. Alle spalle del demone si possono vedere (ancor più chiaramente rispetto all'altra immagine) le tipiche nefandezze della sua era (Kali Yuga).
    Ultima modifica di Zed; 13-12-09 alle 19:04
    ...

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  8. #8
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    Predefinito Rif: Kali e Kali Yuga



    In India nel 1912 questa immagine del demone kali che vuole aggredire la Mucca del Dharma fu utilizzata per i volantini della lega per la protezione dei bovini per denunciare il consumo di carne di manzo da parte dei musulmani.



    Questo invece è Duryodhana; egli fu un avatar del demone kali, si parla di lui nel Mahabarata, era il crudele promogenito del re Dhritarashtra.
    ...

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  9. #9
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    Predefinito Rif: Kali e Kali Yuga

    Questa è la preghiera a KĀLIKĀ (un aspetto di Kālī) di ŚRÎ VIMALĀNANDA-ŚVĀMĪ,
    tratta dall’INNO A KĀLĪ di Arthur Avalon (testo inglese qui)

    AI PIEDI DI ŚRĪ ŚRĪ KĀLIKĀ iaociao:

    Mahā-Devī è chiamata Kālikā (16 parte della luna, quella che non si manifesta)
    pechè Ka è Brahma, La è Ātmā, I è Shakti, A è Ananta. (beatitudine, infinito).
    Così si dice che Mahādevī sia quel sottile, senza inizio e senza fine, Ātmā dell'universo.

    c’è chi dice che il suo Corpo è blu, perché Lei pervade il Mondo come il cielo blu.
    Chi dice che è Cidghanā Sattvaguŋamayī (coscienza essenziata del guna-qualità sattva-bianco-puro-spirituale),
    chi la immagina nera, ma Lei è senza colore, perché superiore ai coloranti Guŋa
    (pur reggendo la manifestazione Lei non si manifesta).

    I suoi capelli sono arruffati (Muktakeśī), perché sebbene sia immutabile,
    lega infiniti Jiva (esseri viventi) con i vincoli di Māyā, (simboleggiati dai Suoi capelli arruffati).
    Lei rende liberi (Mukta) Brahmā, Vişŋu e Maheśvara, che sono Keśa(lett. hanno la criniera color zafferano).
    La immaginiamo con tre occhi, Sole, Luna e Fuoco,
    Perché lei stessa è Virad (epitteto di Prajapati, il signore o padre di tutte le creature, il progenitore)
    è testimone del passato del mondo, del presente e del futuro, Lei vede tutto.

    La dipingiamo come se portasse i corpi morti di due ragazzi come ornamento per le orecchie,
    perché Le è molto caro il fanciullesco ed imperturbato (Nirvikāra) Sādhaka.
    quei Sādhaka che sono semplici come bambini hanno la vera conoscenza e Le sono cari.
    Un tale Sādhaka raggiunge tutte le forme di conoscenza e di ricchezza e può incantare il mondo intero.

    Si dice che abbia grandi denti, e la lingua penzoloni.
    I suoi denti bianchi sono il morso di Sattva-Guŋa: mastica la nera ignoranza (Tamas) dei suoi sadhaka
    il rosso della lingua penzoloni e due rivoli di sangue agli angoli della bocca indicano il Rajas Guŋa
    (è lei che produce la qualità del rajas, perché lei è sattvagunamaka-essenziata di sattva guna).
    Tiene nella Sua mano una tazza ricavata da un cranio umano,
    Cinmayī (fatta di puro pensiero) Mahādevī, beve il vino dell'illusione che sorge dal Tamas Guŋa del Suo Sādhaka,
    coi mezzi del rajoguŋa di Sattva-pradhāna

    È la sola Creatrice, Preservatrice e Distruttrice di milioni infiniti di Mondi,
    ha sul Suo Corpo il marchio della Yoni che significa creazione;
    i seni alti e pieni, che denotano conservazione;
    il suo viso è terribile simbolo della distruzione di tutte le cose.

    La si dipinge adorna d'una ghirlanda di teste mozzate, perché Lei è lo Shabdabrahman (suono primordiale)
    quelle teste sono le cinquanta lettere(tutti i suoni e gli oggetti indicati dai nomi).

    Le sue mani destre: la superiore e la più bassa mostrano l'Abhaya ed il Vara Mudrā,
    Perché Lei distrugge i pericoli, e concede i desideri agli Sakāma-Sādhakā.
    La mano sinistra superiore è dipinta come se maneggiasse una spada,
    Perché spezza i vincoli dell'illusione per il Nikāma(senza desideri)-Sādhaka
    La sua mano sinistra più bassa, dicono, regge una testa umana,
    perché Lei accorda Tattvajñāna (conoscenza dei principi essenziali).

    È stata chiamata Digambarī (vestita di spazio), perché essendo il brahman (Brahmarūpiŋī)
    è libera dai vincoli di Māyā ed indifferente (Nirvikāra).
    La dipingono come se portasse una cintura di mani umane:
    le mani sono il principale strumento del lavoro(Karma),
    tutti i Jīva con i loro Karma sono fusi nell'Avidyā Śakti di Mahāmāyā,
    (Shakti indifferenziata,compatta in se stessa, che tiene chiuse in sé tutte le possibilità).

    Dicono che stia eretta sul petto del cadavere di Śiva,
    perché è lo Stato Supremo (Paramapada) e Svarūpāvasthā(che non guarda verso alcun luogo)
    Lei è Mahādevī (una con Śiva) ed è Nirguna (senza Qualità) ed immutabile (Nirvikāra),
    Così è vista nel Viparīta-maithuna con Mahākāla (grande Tempo).
    Perché all'inizio di un Kalpa, Lei non è mai felice (Nityānandamayī),
    ma quando si unisce a Śiva trova piacere nel lavoro della creazione,
    che realizza portando l'immutabile Paraśiva, sotto il Suo dominio (Vaśībhūta).

    Si dice che viva nell'ara crematoria,perché quando, alla fine di un Kalpa
    tutte le cose nell'universo da Brahma ad un filo di erba sono dissolte nel Mahākāla,
    Lei è cosa sola con quel Mahākāla, paragonato all'ara crematoria
    e perchè alla morte dei Jīva esiste come il Jīvātmā individuale è nella terra che arde.

    Il suo Yantra per l'adorazione è composto da un cerchio che simboleggia Māyā,
    e da un loto con otto petali che denota le otto parti di Prakŗti,
    tre Pentagoni che rappresentano le sue quindici parti
    (le quindici Nitya di Kalika) e da Bindu che esprime Śiva-Śakti

    Perché Lei, come Paramātmā,esiste nei corpi grossolani e sottili
    costituiti dai tre Guŋa e dai ventiquattro Tattva,
    Il suo Bīja 'Krīm', Regina di tutti i Mantra, è puro Sattva Guŋa,
    è coscienza (Caitanyamayī), e accorda Godimento e Liberazione,
    Lei è adorata come Dakşiŋā perché solo Lei accorda il pieno frutto
    di tutte le forme di Upāsanā (avvicinamento al divino) e Yajńa (sacrificio).
    Lei, questa Mahādevī che è Saccidānandarūpiŋī (essenza di essere-coscienza-beatitudine),
    è il perdono stesso che perdona tutte le offese che ho commesso nel chiarire questo il Suo Inno.
    Śaмbhu con le Sue cinque bocche non è capace di riferire le Sue qualità.
    Perdoni tutta la mia puerilità. Sia fausta e protegga la mia vita,
    protegga la mia reputazione mia moglie, i figli e la salute.
    Ed alla morte mi accordi la Liberazione. O Madre del Mondo, a te m'inchino.
    ŚRÎ VIMALĀNANDA-ŚVĀMĪ

  10. #10
    Zed
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    Predefinito Rif: Kali e Kali Yuga

    Grazie zucchetta! sono sempre preziosi i tuoi interventi

    Visto che siamo giunti a parlare della grande Madre Nera inserisco una piccola cosa che scrissi un po' di tempo fa:

    "Soltanto unito a Shakti ha Shiva il potere di creare, altrimenti il Dio, non può nemmeno tremare"
    (Shankaracharya, Saundarya Lahari, I)



    Tra le divinità femminili del pantheon hindù è probabilmente la più nota, la più "terrifica" e la più affascinante. Kālī Maa, ovvero Kālī la Madre, la Dea nera, la guerriera, l'oscura proiezione di Durga, la controparte femminile del più terrificante aspetto di Shiva. E' colei che vaga per i terreni crematori con schiere di spiriti che le fanno da scorta, è la feroce massacratrice di demoni. Simboleggia il tempo inesorabile che tutto divora, che tutto distrugge e a cui nulla sfugge. E’ tempo, rivolta e trasformazione; è guerra, morte, calamità naturali e distruzione; orrorifica e spaventosa Ella premia il vira (guerriero) che ha il coraggio di osare e di guardarLa nei Suoi spaventosi occhi iniettati di sangue, a quel punto essi diventeranno due loti splendenti ed irradianti Luce ed Amore immenso ed eterno. ("A chi osa amare la sofferenza, abbracciare la forma della morte, e danzare la danza della distruzione, a lui la Madre viene")

    E' nuda perchè è libera da ogni illusione, è nera perchè avvolta da notte eterna, è furiosa perchè è energia distruttiva. Indossa una ghirlanda di teste mozze, simbolo della relatività dell'esistenza umana, effimera ed impermanente. In alcune raffigurazioni le teste mozze sono sostituite da 50 teschi che rimandano alle 50 lettere dell'alfabeto sanscrito. Ha in vita una cintura di braccia umane, atte a rappresentare le azioni karmiche che ha estinto, tale cintura copre il sesso e l’ombelico, essendo i genitali e lo stomaco la principale causa di innumerevoli karma. Nell'iconografia classica, la sua mano sinistra in alto regge una falce insanguinata dispensatrice di morte e distruttrice delle realtà individuali mentre con la sinistra in basso mantiene la testa mozzata di un cadavere atta a simboleggiare l'annullamento dell'ego. La sua mano destra in alto è vuota e compie un mudra (gesto) con il quale invita a non avere paura, (non dobbiamo avere paura di abbandonare il nostro corpo fisico) mentre con il gesto della mano destra di sotto indica concessione di vantaggi. Kālī è quasi sempre raffigurata sul corpo del Divino Shiva rappresentando così la natura dei due principi dell’Assoluto, Shiva e Shakti, la Coscienza e la Potenza e quindi l'immobilità del primo e la mutevolezza del secondo che nelle vesti di Kālī rappresenta forza di disgregazione e trasformazione. Soltanto dopo la dissoluzione può esservi purificazione e rinascita. Nella fisiologia occulta del corpo umano Kālī risiede all’altezza del cuore ed è strettamente legata all’organo fisico ed alle sue pulsazioni oltre che al 4° Chakra (Anahata).

    Un'antica storia puranica racconta che Durga, la Dea guerriera, durante una feroce battaglia contro i demoni si incollerì a tal punto che la Sua ira Le fece proiettare dall'Ajna Chakra una forma irata di se stessa, ossia la più potente furia distruttrice, Kālī, talmente furiosa e talmente distruttrice che divenne inarrestabile nel Suo massacrare chiunque incontrasse dinnanzi a sè, iniziando quindi a destare preoccupazione finanche tra gli Dei. Kālī uccideva alla cieca e senza tregua, uccideva e camminava sul cadavere delle Sue vittime, dopo averne bevuto il sangue, sterminando un gran numero di demoni in pochi istanti... ma anche dopo averli uccisi tutti la Sua furia e la Sua sete di sangue non riuscivano a placarsi in alcun modo...a quel punto Shiva decise di intervenire, sdraiandosi tra i corpi massacrati e fingendosi cadavere si distese in Shava-âsana. Quando Kālī mise piede sul corpo di Shiva, credendolo uno dei tanti cadaveri, fu subito colta da un fremito, e resasi conto di aver calpestato il corpo del Suo divino consorte, la Sua furia cessò. Adesso, questo racconto, come ogni antica storia sulle divinità, ha la sua valenza simbolica ed i suoi significati. Kālī, essendo il femminile di Kala, rappresenta il tempo che tutto distrugge, rappresenta l'impermanenza e le sue trasformazioni, il tempo che non guarda in faccia a nessuno, che colpisce chiunque come una furia cieca, come Kālī che dopo aver ucciso i demoni contina la Sua furia uccidendo anche gli uomini, senza distinzione tra "buoni e cattivi", poichè il tempo e l'impermanenza operano indiscriminatamente per chiunque.

    Emblematica è poi l'immagine di Shiva sotto i piedi della Dea, ove è disteso in "Shava-âsana" (posizione del cadavere) che è una postura yogica, apparentemente semplice ma molto importante nell'Hata Yoga, e Shiva è difatti Mahayogin, il primo e assoluto grande Maestro dello Yoga. Ad ogni modo, il significato di tale raffigurazione sta nella rappresentazione dei due principi complementari dell'Assoluto che sono alla base del Tantra: Shiva e Shakti, e Kālī è difatti uno dei principali aspetti della Shakti, essendo la prima delle dieci Mahavidya (di cui parla anche lo Shiva Purana). Shakti che in sanscrito significa "potenza", nel tantrismo hindù è il principio femminile, è l'Energia divina immanente, manifesta e mutevole, dunque il principio "attivo". Shiva è il principio maschile che invece è l'aspetto trascendente del divino, la pura Coscienza da cui è scaturita la Shakti, ed è immobile, inerte, stabile, ed è quindi l'aspetto "passivo" dell'Assoluto. Sotto i piedi della Shakti, Shiva è in Shava-âsana, e non è morto, al contrario, è vivo e vegeto, poichè non può esistere Shiva senza Shakti come non può esistere Shakti senza Shiva, che sono due principi complementari, difatti, nell'originale iconografia classica Kālī è completamente nera e Shiva è completamente bianco, come le due parti complementari del diagramma del "tai chi tu", anche se esiste pure una versione iconografica inversa, più recente, della scuola Kangra, in cui Kālī è bianca (Shveta-Kālī) in piedi su di uno Shiva nero.


    "Om, vittoriosa Kālī, benefica e di buon auspicio, tu che trasporti un teschio, sei liberazione, pace e sostegno di ogni cosa, offerta divina ed ancestrale. Omaggi a Te! Sii vittoriosa, o Dea che tutte le passioni distruggi! Sii vittoriosa tu che elimini i dolori di tutti gli esseri! Sii vittoriosa, Dea che tutto pervade. Come la buia notte del Tempo. Omaggi a te!"

    (VI Mahatmya, Argala Stotra, I, II, Markandeya Purana)

    dal sito Devibhakta che spero possa interessarvi iaociao:
    ...

    Chi coltiva un pensiero raccoglie un'azione, chi coltiva un'azione raccoglie un'abitudine, chi coltiva un'abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.

 

 
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