
Originariamente Scritto da
acchiappaignoranti
- La storia come non senso -
cristianesimo e marxismo
di alain de benoist
"Nel divenire dell'Europa, due grandi concezioni della storia non hanno cessato di affiancarsi e di affrontarsi, sotto forme peraltro molteplici: la storia "lineare" e la storia "ciclica". La concezione "lineare" della storia appare nello spazio-tempo europeo con il giudeocristianesimo. Essa pone il divenire storico come una linea che collega uno stato antestorico (paradiso originale, giardino dell'Eden) a uno stato poststorico (instaurazione del regno di Dio in terra). La struttura di questo schema è stata descritta parecchie volte. Un tempo, l'uomo viveva in perfetta armonia con il Creatore. Ma un giorno, commise un errore (il peccato originale ereditario); fu espulso allora dal paradiso e entrò nella storia, in questa "valle di lacrime", dove è obbligato a "guadagnarsi il pane con il sudore della fronte". Tuttavia, grazie alla Buona Novella, che costituisce la venuta del Messia (Gesù nel sistema cristiano) sulla terra, può ormai fare la "buona scelta" e assicurare la sua salvezza (individuale) per l'eternità. Alla fine dei tempi, dopo 1'Armageddon finale, i buoni e i cattivi saranno definitivamente separati gli uni dagli altri. Lo stato post-storico restaurerà lo stato antestorico, e sarà la fine della storia: la storia si richiuderà, si riassorbirà, come una parentesi.
Strutturalmente parlando, questo schema, riportato sulla terra sostituendo l'al di qua all'al di là, si ritrova esattamente nella teoria marxista [alias]:un tempo l'uomo viveva felice nel comunismo originale, ma un giorno commise un errore. Fu la divisione del lavoro, che determinò il sorgere della proprietà privata, l'appropriazione dei mezzi di produzione, la dominazione dell'uomo sull'uomo, la nascita delle classi. L'uomo entrò nella storia, una storia caratterizzata dal conflitto, dai rapporti d'autorità, ecc., e di cui la "lotta delle classi" costituisce il motore essenziale. Però, ad un certo momento del divenire storico, la classe più sfruttata prende coscienza della sua condizione e, quindi, sì istituisce in Messia collettivo dell'umanità. L'uomo può ormai fare la "buona scelta" e operare per il più rapido compimento della lotta intrapresa. Alla fine dei tempi, dopo la "lotta finale", i buoni e i cattivi saranno definitivamente separati gli uni dagli altri. La società senza classi restituirà - con in più l'abbondanza - le condizioni felici del comunismo originale. Le istituzioni deperiranno, lo Stato diverrà inutile. Sarà la fine della Storia.
Un importante correttivo a questa teoria della storia è stato apportato da certi filosofi neomarxisti, specificatamente dai membri della scuola di Fran*coforte [alias] , e anche, in una certa misura, dall'ultimo Freud [alias] (cfr. Il disagio della civiltà). In quest'ottica, la concezione degli inizi della storia resta sensibilmente la stessa, ma un dubbio sempre più grande si fa strada sulle possibilità del suo compimento. Si pone allora come principio che il male è sempre destinato a riprodursi, che non si sfuggirà mai ai rapporti d'autorità e di dominazione. Ma non se ne conclude tuttavia che questo "male", che forma la trama di ogni realtà sociale, non è forse così cattivo come si era voluto dire. Proprio al contrario, si afferma che in queste condizioni, la sola possibilità per l'uomo di non "aggiungere male al male", è di continuare a riferirsi all'idea di una fine della storia, anche e soprattutto se si sa che questa non può mai arrivare. È questa attesa messianica che è considerata, in se stessa, come operante e feconda. L'attitudine che deriva logicamente da questa visione delle cose è un ipercriticismo di principio; si tratta di opporre un perpetuo "no" ai pericoli che racchiude ogni "sì". Ritroviamo un'attitudine similare nei "neomonoteisti" del tipo di Bernard-Henri Lévy (La barbarie dal volto umano, Il testamento di Dio).
Mentre la teoria marxista "ortodossa" riproduce, sotto una forma laica, la teoria cristiana della storia, si può dire che la teoria neomarxista o freudo-marxista riproduce più strettamente quella del giudaismo classico. Nella prospettiva del giudaismo, il peccato originale non è visto sotto l'angolazione " meccanica " della dottrina cristiana (le Scritture non esigono penitenza per un'eredità gravata di peccato, nè ci sono credenze capaci di per se stesse di procurare la salvezza). D'altra parte il Messia non è ancora venuto (Gesù è un impostore). Al limite, si dubita persino che venga mai; ma la sua attesa, di per se stessa, è operante e feconda ("Questo Messia che non viene mai", scrive Robert Aron, "ma di cui la sola attesa, sebbene eternamente delusa, è efficace e necessaria", Le judaisme, Buchet-Chastel, 1977).
Si dirà della concezione lineare della storia, per riassumere, che essa permea la storia di un carattere unidimensionale, di una necessità (ineluttabile: è impensabile che la storia non si svolga, messe da parte tutte le contingenze e gli accidenti, secondo la "Rivelazione" che l'uomo ne ha avuto - nella Bibbia o nel Capitale) e di una finalità. La storia acquista così un senso, nelle due accezioni del termine: essa ha un significato, va dunque in una certa direzione. Di conseguenza, la libertà dell'uomo è strettamente limitata: l'uomo non è libero di fare della storia ciò che vuole, non ha che la scelta di accettare la rivelazione che gli è fatta coni mezzi della più alta autorità possibile in rapporto al sistema (“Dio" nello schema giudeo-cristiano, la "scienza sociale” nello schema marxista). D'altra parte, il passato, il presente e il futuro sono percepiti come radicalmente distinti l'uno dall'altro: il passato (all'interno della storia) è ciò che non ritornerà mai più; il futuro, ciò che non è ancora mai avvenuto; il presente è un punto su di una linea, di cui si conosce l'inizio e la fine, pur ignorandone la durata. C'è unidimensionalità del tempo storico. "