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    Predefinito Lunedì vertice Udc con Casini



    Roma, 31 ago. - (Adnkronos) - Lunedi' prossimo l'Udc riunira' i vertici del partito per fare il punto della situazione politica in vista del 2006. All'incontro dovrebbe partecipare anche il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Sono stato invitati i ministri, i sottosegretari e i capigruppo. Sara' l'occasione per mettere a punto la linea da tenere sui principali temi nell'agenda politica della ripresa: dalla finanziaria alla legge elettorale, dal ddl risparmio alla riforma federalista. Sul tappeto anche la questione della premiership della Cdl per le politiche.

  2. #2
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    Convocato il partito, per la prima volta partecipa anche Casini
    Vertice "informale" per le prossime mosse dello scontro con il premier
    Udc, Follini pronto alla rottura
    "Bisogna vedere chi ci sta"
    di FRANCESCO BEI


    Marco Follini e Pier Ferdinando Casini
    ROMA - "Nessuno vive a cuor leggero i passaggi che ci attendono, ma siamo a fine legislatura e non c'è più spazio per la tattica: siamo chiamati a prendere delle decisioni". Questo lunedì di settembre i dirigenti centristi se lo dovranno segnare nell'agenda perché potrebbe essere ricordato come l'inizio del "count down" finale, la chiamata a raccolta per vedere "chi ci sta", l'ultima occasione per dirsi tutto in faccia, per capire quanti sono disponibili al grande salto.

    L'appuntamento è per mezzogiorno a via Due Macelli per una riunione "informale" del gruppo dirigente e la prova dell'eccezionalità del momento sta nella presenza annunciata di Pier Ferdinando Casini, che per la prima volta da quando è presidente della Camera torna nella sede dell'Udc per prendere parte a una riunione interna di partito. Un gesto, spiegano nell'entourage di Casini, che "serve a sancire la completa identità di vedute con quello che deciderà il partito".

    L'altra "anomalia" del caminetto centrista, oltre alla partecipazione di Casini, è il carattere stesso della riunione, concepita come un consulto fra i due leader e la squadra governativa: ministri, viceministri e sottosegretari. Saranno loro infatti la prima linea che dovrà sopportare il peso delle decisioni che saranno prese: in caso di rottura con Berlusconi, il partito per prima cosa ritirerà la delegazione al governo e i ministri saranno chiamati a dare le dimissioni. Ci staranno?

    Per evitare future fratture e ripensamenti, per arrivare all'appuntamento con il massimo di unità del partito, Follini metterà sul tavolo tutte le carte (compresa appunto l'ipotesi di andare alle elezioni con candidati propri), farà la cronistoria dei "no" ricevuti da Berlusconi e darà il via alle danze. "Chi ci sta?". Grazie a un'intensa attività diplomatica condotta da Follini e dallo stesso Casini nell'ultima settimana con i principali esponenti del partito, non dovrebbero esserci sorprese. Ma restano due incognite. La prima riguarda il ministro Carlo Giovanardi, da sempre sostenitore aperto della ricucitura con il premier.

    Secondo Giovanardi "il rapporto con Berlusconi è recuperabile e bisogna sforzarsi di trovare soluzioni in positivo come la casa comune dei moderati". Anche perché, spiega il ministro alla vigilia della riunione, "se la barca della Cdl affonda in mare ci finiamo tutti". Giovanardi dunque è deciso: "Io non metto in conto strappi, ma se ci saranno ognuno poi deciderà sulla base della responsabilità che ha nei confronti dei propri elettori". Un modo democristiano per dire che lui, Giovanardi, ha già deciso che non seguirà gli altri "amici" se dovessero deliberare la rottura con il premier.

    L'altro punto interrogativo è quello che circonda Salvatore Cuffaro. Il presidente siciliano, ammettono gli stessi uomini di Follini, "è quello più in imbarazzo perché deve farsi rieleggere dalla coalizione". E non sarà agevole essere ricandidato dalla Cdl dopo aver maturato lo strappo con Berlusconi. Uno dei punti di forza sui cui Follini potrà far leva nella riunione di oggi è invece il ritrovato rapporto con Clemente Mastella, cementato a Telese nei faccia a faccia a margine della festa dell'Udeur. "Nulla è deciso - dicono a questo proposito fonti della segretaria centrista - ma almeno Mastella, a differenza di De Mita, prende sul serio l'ipotesi che noi si possa rompere con Berlusconi. Poi se sono rose fioriranno".

    E' il sogno del polo di centro, con la riunificazione sotto lo stesso tetto dei "fratelli separati". E magari anche con il ritorno a casa del catanese Raffaele Lombardo. Un progetto a cui gli attacchi di Berlusconi ai centristi, piovuti ieri da Cernobbio, non fanno che aggiungere benzina. A quello che viene definito "il delirio" del premier, nessuno replica ufficialmente. Tranne, a titolo personale, Armando Dionisi, capo della segreteria politica dell'Udc, che bolla come "un'invenzione" la suggestione del Cavaliere di uno sbarramento al 10% nella legge elettorale.

    (Sito di Repubblica, 5 settembre 2005)

  3. #3
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    Cdl, vertice segreto per l'Udc
    sul tavolo lo scontro con Berlusconi


    ROMA - Non si vedranno nella presidiatissima sede romana di via Due Macelli, troppo vicina a piazza di Spagna. Le scelte che l'Udc ha davanti sono difficili, delicate, e possono decidere il futuro dello schieramento centrista della Casa delle libertà. Per questo i vertici del partito hanno preferito cercare di scrollarsi di dosso le curiosità dei giornalisti e cercare in un luogo segreto, tranquillo e "irraggiungibile", la serenità per chiarire l'atteggiamento da tenere nei confronti di Berlusconi e dell'alleanza di centrodestra. La scelta, forse, è ricaduta su un albergo immerso nel verde di Palo laziale, un piccolo centro vicino a Ladispoli, sul litorale romano.

    A rivelare la decisione di riunire informalmente e a porte chiuse lo stato maggiore dell'Udc lontano dalla sede ufficiale è una nota del suo ufficio stampa nella quale si precisa che l'incontro "inizierà nella tarda mattinata e proseguirà nel pomeriggio".

    Al vertice prenderanno parte il segretario Marco Follini, ministri, viceministri e sottosegretari. Ma ci sarà anche, a testimonianza della delicatezza del passaggio, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, solitamente lontano dagli impegni di partito per rimarcare il suo ruolo istituzionale. Questa volta la posta in gioco è però molto alta e il presidente di Montecitorio ha voluto mettere tutto il suo peso per appoggiare la battaglia dell'amico Follini.

    L'Udc, sempre più in polemica con il premier soprattutto sul problema della leadership, potrebbe scegliere infatti di consumare la rottura con Berlusconi, arrivando a ritirare la delegazione al governo. Un passaggio propedeutico alla scelta di correre in solitudine alle prossime elezioni politiche, ma che dovrà ottenere l'assenso della squadra governativa. Follini conta di convincere gli scettici, a partire dal ministro Giovanardi, elencando i tanti "no" ricevuti da Berlusconi. Poi sarà la volta della conta per capire "chi ci sta".

    Grazie a un'intensa attività diplomatica condotta da Follini e dallo stesso Casini nell'ultima settimana con i principali esponenti del partito, non dovrebbero esserci sorprese. Ma restano due incognite. La prima, come detto, riguarda il ministro Carlo Giovanardi, da sempre sostenitore aperto della ricucitura con il premier.

    L'altro punto interrogativo è quello che circonda Salvatore Cuffaro. Il presidente siciliano, ammettono gli stessi uomini di Follini, "è quello più in imbarazzo perché deve farsi rieleggere dalla coalizione". E non sarà agevole essere ricandidato dalla Cdl in caso di strappo. Per spronare gli incerti Follini potrà però far leva sul rinnovato feeling con Clemente Mastella, cementato a Telese nei faccia a faccia a margine della festa dell'Udeur.

    (Dal sito di Repubblica, 5 settembre 2005)

 

 

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