User Tag List

Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Registered User
    Data Registrazione
    24 Jun 2002
    Messaggi
    337
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Finalmente una sfida seria alla religione evoluzionista, di Guglielmo Piombini

    Da Il Domenicale del 3 settembre 2005

    http://www.ildomenicale.it/articolo.asp?id_articolo=412

    Finalmente una sfida seria alla religione evoluzionista

    Il "creazionismo scientifico" scuote il torpore del dogmatismo darwinista e scansa i bassifondi in cui s’incagliano i letteralisti biblici


    di Guglielmo Piombini

    La clamorosa abiura dell’ateismo da parte di uno dei suoi esponenti più famosi, il filosofo Anthony Flew, raccontata e descrita sulle pagine del Dom da Philip Larrey, ha suscitato scalpore all’interno della comunità scientifica perché a fargli cambiare idea non è stata un’improvvisa illuminazione religiosa o una nuova argomentazione filosofica, ma le sempre più convincenti prove empiriche che sembrano dimostrare, per l’estrema complessità dell’universo e dei modi in cui si è formata la vita, il coinvolgimento di un’intelligenza superiore.

    Flew ha cioè fatto proprio il “creazionismo scientifico” che il movimento dell’“Intelligent Design” (“disegno intelligente”) ha iniziato a far circolare con successo sulla scena pubblica statunitense a partire dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso. La tesi centrale del “disegno intelligente” è che il caso e la selezione naturale, le forze che per i darwinisti spingono l’evoluzione, non sono sufficienti a spiegare le caratteristiche degli esseri viventi, la cui complessità si comprende meglio postulando una causa intelligente piuttosto che un processo senza direzione.

    Questa rivolta contro le dominanti teorie evoluzioniste, nata all’interno del mondo scientifico, ha la sua data di origine nel 1985, anno di pubblicazione del libro Evolution: a Theory in Crisis di Michael Denton. Secondo questo chimico e medico australiano, la teoria evoluzionista aveva accumulato troppi problemi irrisolti che non si potevano più ignorare. Denton elencava in maniera dettagliata più di venti organi esistenti in natura, a partire dal polmone degli uccelli, che non avrebbero mai potuto formarsi a poco a poco, per numerose, successive e piccole modificazioni, perché nella forma intermedia non avrebbero funzionato.
    La conclusione del libro era perentoria: la teoria darwiniana della macroevoluzione, che dovrebbe spiegare il passaggio da una specie all’altra, «dal 1859 a oggi non è stata confermata da una sola scoperta empirica ». In queste condizioni, avvertiva Denton, il paradigma scientifico del darwinismo era destinato a entrare presto in crisi.

    Uomini e topi, e scienziati

    Denton si considerava peraltro agnostico e non proponeva una teoria alternativa al darwinismo. Il suo libro si rivelò tuttavia decisivo nella nascita dell’“Intelligent Design” perché aveva un’impostazione scientifica molto più rigorosa del tradizionale creazionismo biblico. Anche l’attuale leader del movimento del “disegno intelligente”, il docente di Diritto dell’università californiana di Berkeley Philip Johnson, ha affermato di essersi «risvegliato dal sonno dogmatico» proprio grazie alla lettura di questo libro. La storia della conversione di Johnson è singolare: nel 1987, osservando la vetrina di una libreria scientifica di Londra, nota due libri affiancati, The Blind Watchmaker di Richard Dawkins – il più famoso sostenitore del darwinismo – ed Evolution: A Theory in Crisis di Denton. Li acquista entrambi e li legge senza interruzione la sera stessa. Alla fine le argomentazioni di Dawkins l’avevano lasciato perplesso, ma la critica di Denton gli era apparsa irresistibile.

    Non essendo uno scienziato, Johnson decide che da quel momento avrebbe studiato quanto più poteva l’argomento. Negli anni successivi, terminato il periodo di preparazione, organizza dunque una serie di convegni in ambito universitario e s’impegna personalmente in decine di dibattiti pubblici con i maggiori campioni dell’evoluzionismo (come Stephen Jay Gould), mettendo le proprie notevoli capacità logiche e dialettiche, allenate in decenni di pratica giudiziaria, al servizio della critica al darwinismo.
    Nel 1991 pubblica un libro che diventa una pietra miliare del movimento, Darwin On Trial, nel quale accusa i darwinisti di fondare le proprie teorie non su prove scientifiche, che anzi le smentirebbero, ma su una filosofia metafisica a priori, il materialismo. Il darwinismo, secondo Johnson, svolge infatti il ruolo di mito fondante della cultura moderna; funziona cioè come un dogma religioso che tutti debbono accettare come vero, piuttosto che come una ipotesi scientifica da sottomettere a test rigorosi.

    L’attività di Johnson apre così la strada alle intuizioni di alcuni scienziati creativi che nella seconda metà degli anni Novanta sviluppano esplicitamente, in maniera costruttiva e positiva, una teoria a favore del “disegno intelligente”. Nel 1996 in un articolo pubblicato dal biochimico Michael Behe su The New York Times, intitolato (in traduzione) “Darwin al microscopio”, compare per la prima volta – tutto verrà poi sviluppato e approfondito nel libro Darwin’s Black Box. The Biochemical Challenge to Evolution – l’“eresia” secondo cui esisterebbe una teoria chiamata “disegno intelligente” in grado di spiegare meglio del darwinismo la formazione di tanti meccanismi molecolari “irriducibilmente complessi”, quali per esempio le funzioni della cellula o la coagulazione del sangue.

    Il concetto di “complessità irriducibile” viene elaborato da Behe per descrivere quei meccanismi il cui funzionamento dipende dall’interazione di molte parti. Questi sistemi non possono formarsi per lenta evoluzione, ma debbono necessariamente essere progettati e assemblati tutti in una volta, come solo l’intelligenza sa fare. Per spiegare il concetto in termini comprensibili, Behe fa l’esempio della trappola per topi, che è composta da cinque parti e che non potrebbe funzionare se anche solo una di queste venisse rimossa. La stessa cellula è infinitamente più complessa di quanto si poteva ipotizzare ai tempi di Charles Darwin.
    La credibilità di Behe come scienziato dà al suo libro un grande successo (45mila copie vendute in un anno e centinaia di recensioni) e fa di lui il personaggio più in vista del movimento. I darwinisti lo accusano però di aver mischiato le proprie convinzioni cattoliche con la scienza. Ma per quale motivo, si chiede Behe, bisogna limitare l’oggetto della scienza alle sole spiegazioni materialiste, anche quando la ricerca conduce a spiegazioni diverse?

    Se le prove empiriche rendono plausibile l’esistenza di un “progetto intelligente” nella natura, perché un ricercatore non dovrebbe accettarle? Esaminando un sistema, spiega Behe, lo scienziato può inferire l’esistenza di un “disegno intelligente”, ma non può stabilire chi sia il progettista. È possibile immaginarlo come un essere supremo, ma non spetta agli scienziati descriverlo. La scienza a questo punto deve fermarsi, lasciando il posto alla teologia.

    Il filtro di William Dembsky

    Un importante contributo alla questione del rapporto tra religione, scienza e “disegno intelligente” viene dunque sviluppato dal matematico William Dembsky nel libro Mere Creation del 1997, che raccoglie gl’interventi del convegno svoltosi nel novembre 1996 alla Biola University di Los Angeles, vero punto di svolta per l’intero movimento.
    Dembsky osserva che in altri campi l’individuazione degl’indizi di un intervento intelligente è un’attività comunissima: si pensi all’archeologia, quando occorre stabilire se un oggetto ritrovato sia o meno un manufatto; al programma SETI per intercettare eventuali segni d’intelligenza extraterrestre provenienti dal cosmo; alle investigazioni legali per stabilire se un determinato evento sia stato causato da un fatto naturale o da un’azione dolosa e intenzionale; ai brevetti, dove occorre stabilire se si è verificata un’imitazione deliberata o dovuta al caso; all’analisi della falsificazione dei dati; alla crittografia e alla decifrazione dei codici segreti.

    Nell’esperienza comune, infatti, la presenza d’informazioni viene sempre associata all’intelligenza, che si tratti di un algoritmo informatico, di un geroglifico, di un utensile o di un disegno tracciato sulle pareti di una caverna. Per Dembsky non c’è ragione per non applicare queste stesse tecniche anche alle scienze naturali, onde spiegare per esempio l’enorme quantità d’informazioni presente nel DNA come il prodotto di un “disegno intelligente”.
    Dembsky propone infatti un “filtro” capace d’identificare statisticamente in via generale se un determinato risultato è prodotto dall’intelligenza oppure dal caso. A un primo livello si verifica se l’evento è altamente probabile, e in questo caso lo si può attribuire a cause naturali escludendo fin da subito che sia stato progettato. A un secondo livello, il filtro stabilisce se l’evento è solo mediamente improbabile (per esempio, una scala reale nel poker): anche in questa ipotesi il caso è una spiegazione sufficiente.

    Al terzo livello del filtro rimangono solo i risultati altamente improbabili, ma anche in questi casi non li si può classificare subito come progettati. Debbono infatti anche essere “specifici”, ovvero debbono conformarsi a un determinato schema identificabile. Così, per esempio, se per cinque volte consecutive durante una partita di poker capita una scala reale alla stessa persona, è più razionale attribuire questi esiti non alla fortuna, ma alla deliberata azione di un baro.

    Vi sono però moltissimi sistemi del mondo naturale che gli evoluzionisti attribuiscono al caso, come l’origine e l’evoluzione della vita, che sono in verità così altamente improbabili da passare questo severo test statistico e rientrare necessariamente tra quelli progettati da un’intelligenza. Ogni persona sana di mente, osserva Dembsky, guardando i volti dei presidenti degli Stati Uniti scolpiti sul famoso monte Rushmore, li attribuirebbe a una causa intelligente e non all’erosione naturale. Ma allora, se è logico vedere l’intelligenza all’opera in una scultura, come non vederla in un corpo umano infinitamente più complesso?

    Le icone di Jonathan Wells

    Un altro duro colpo all’ortodossia evoluzionista è poi arrivato dallo scienziato “iconoclasta” Jonathan Wells, il quale, per mettere in luce l’approccio dogmatico e fideistico con cui il darwinismo viene insegnato nelle scuole, ha denunciato, nel libro The Icons of Evolution (uscito nel 2000), le inaccuratezze scientifiche, se non le vere e proprie frodi, che riempiono i più diffusi manuali di biologia.
    Le “icone” dell’evoluzione sarebbero quelle quattro immagini ormai classiche che da decenni continuano a essere riproposte nei testi degli studenti per illustrare le “conquiste scientifiche” del darwinismo: l’esperimento di Stanley Miller sull’origine della vita, l’albero della vita darwiniano, gli embrioni di Ernst Haeckel e l’archaeopterix, cioè il presunto anello di congiunzione tra i rettili e gli uccelli.

    Malgrado la scienza abbia da tempo negato ogni loro validità, queste proverbiali quattro immagini continuano a essere proposte come se nulla fosse. Non è vero infatti che nel 1953 Miller riuscì a ricreare la vita in laboratorio da una mistura chimica simile al brodo primordiale: riuscì solo a far scaturire un aminoacido, ma per arrivare da questo a una cellula vivente il salto è lunghissimo. Anche l’immagine dell’albero darwiniano della vita, con i rami che si dipartono da un capostipite comune, non ha nessuna corrispondenza con le scoperte della paleontologia, dato che non sono mai stati ritrovati gli “anelli intermedi” tra una specie e l’altra. Dai ritrovamenti fossili, al contrario, sembra che le specie viventi siano apparse più o meno simultaneamente, già perfettamente formate, nella grande esplosione di vita del Cambriano, circa 540 milioni di anni fa. E l’archaeopterix, come si è scoperto, non era affatto mezzo rettile e mezzo uccello: non era nemmeno il progenitore degli attuali uccelli, era solo il membro di un gruppo di uccelli totalmente estinto.

    La presenza nei libri di testo dei disegni degli embrioni di Haeckel (uno dei padri fondatori dell’eugenetica, morto nel 1919) è però ancora più grave, trattandosi di una frode conclamata. L’obiettivo di Haeckel, mostrando la rassomiglianza tra diverse specie nelle prime fasi di vita, era quello di dimostrare l’origine comune di tutti i viventi, come se lo sviluppo dell’embrione riproducesse il meccanismo generale dell’evoluzione da uno stadio indifferenziato verso stadi differenziati. Peccato però che Haeckel avesse alterato di proposito i disegni degli embrioni e che avesse scelto degli esempi di comodo, oltretutto non riguardanti i primi stadi di vita.

    Oggi i biologi sanno bene come gli embrioni delle varie specie all’inizio non si somiglino affatto tra loro. Per Wells una frode di questo genere, per altro ben risaputa, rappresenta l’equivalente accademico di un omicidio ed è altamente rappresentativa dei metodi sleali che l’establishment evoluzionista è disposto ad adottare per difendere le proprie teorie. Oggi, insomma, i fautori del “disegno intelligente” si sentono dei rivoluzionari intenzionati a trasformare il modo in cui l’origine della vita viene insegnata nelle scuole, nelle università e nei programmi televisivi, e affermano di voler combattere in nome della libertà di pensiero: non cioè per cancellare l’evoluzionismo dai programmi scolastici, ma per farlo studiare di più, approfondendone anche i punti deboli e le teorie alternative.
    Per l’ortodossia darwinista sono avversari molto più pericolosi dei creazionisti biblici, perché grazie alle loro eccellenti credenziali accademiche hanno reso per la prima volta la critica antievoluzionista intellettualmente rispettabile.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Registered User
    Data Registrazione
    24 Jun 2002
    Messaggi
    337
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by antonio
    sono icerti creazionisti ad essere sulla difensiva....poiche' oggi il darwinismo fideistico basato sul supremo ruolo del caso e' visibilmente e incontestabilmente out..
    Però a me pare che la grande maggioranza dei darwinisti sposino una metafisica atea e materialista, negando ogni progetto finalistico e credendo solamente al caso. O sbaglio?

    Saluti

  3. #3
    Dal 2004 con amore
    Data Registrazione
    15 Jun 2004
    Località
    Attorno a Milano
    Messaggi
    19,247
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    A me pare che l'intelligent design possa stare anche dietro all'evoluzionismo.

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    24 Nov 2003
    Messaggi
    4,895
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ci sono diversi filoni all'interno del creazionismo(in senso stretto, scientifico, disegno intelligente) comunque, per togliersi i dubbi leggete qui:

    tratto da avvenire


    E per la teoria del «disegno intelligente» l'evoluzione non è che un piano divino


    Luigi Dell'Aglio


    La teoria dell'evoluzione non può spiegare la complessità irriducibile di molti sistemi biologici. È questo il senso delle critiche rivolte al darwinismo da scienziati che si raccolgono dietro la formula del "disegno intelligente". Mantenendosi sul piano strettamente scientifico, essi non parlano di creazione perché - rilevano - non può essere dimostrata scientificamente. (e pertanto si distinguono dai seguaci del creazionismo, e anche dal creazionismo scientifico).
    «La scienza chiama black box, "scatole nere", quei sistemi i cui intimi meccanismi risultano sconosciuti. La cellula vivente è una scatola nera: contiene sofisticate macchine molecolari», afferma Michael J. Behe, professore di biologia alla Pennsylvania's Lehigh University, il principale teorico (con William A. Dembski) del disegno intelligente.
    Il dibattito è perciò multipolare. Per il fronte darwinista, gli avversari sono tutti creazionisti mascherati, e perciò le loro posizioni contengono una contraddizione in termini, specie il creazionismo scientifico. A dare man forte ai seguaci del disegno intelligente, potrebbero arrivare quanti - da scienziati - accettano (pur con riserve) la teoria dell'evoluzione ma - da credenti - asseriscono che c'è Dio dietro i processi evolutivi. E perciò si distinguono nettamente dal darwinismo ateista per il quale l'evoluzione non nasconde alcun progetto.

  5. #5
    Dal 2004 con amore
    Data Registrazione
    15 Jun 2004
    Località
    Attorno a Milano
    Messaggi
    19,247
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by antonio
    cioe'? spiegati meglio..
    Che dietro l'evoluzione puoi vederci un disegno intelligente ordinato e finalizzato da una intelligenza.

  6. #6
    Dal 2004 con amore
    Data Registrazione
    15 Jun 2004
    Località
    Attorno a Milano
    Messaggi
    19,247
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito dall'Avvenire di oggi..

    DIBATTITI CULTURALI


    Ma Darwin non porta all'ateismo

    Parla Francesco Scalfari, segretario della Società di biologia evoluzionistica: «Sono convinto che se si trovassero fatti e circostanze a favore dell'"intelligent design",la comunità degli scienziati non li negherebbe»


    Di Andrea Lavazza

    «Bisogna uscire dall'arroccamento, trovare occasioni per far incontrare le posizioni diverse, dialogare in modo che vi siano riscontri sul piano culturale più generale». Francesco Scalfari - segretario della neocostituita Società italiana di biologia evoluzionistica (Sibe, vedi box) - cerca di vedere oltre la sterile contrapposizione tra sintesi neo-darwiniana e intelligent design. «Si tende troppo a polarizzare, mettendo uno contro l'altro opposti estremi di un continuum di posizioni, che andrebbe invece valorizzato», spiega il direttore del Polo universitario Studi superiori di Asti.
    Partiamo allora da qualche definizione, pur provvisoria. Che cos'è la biologia evoluzionistica, oggi?
    «È lo studio della diversità degli organismi viventi nello spazio e nel tempo; dell'origine e dello sviluppo delle loro caratteristiche, della loro organizzazione e dei loro rapporti con l'ambiente. Avendo ben presente che l'evoluzione è in atto, non si è congelata. Tutto il mondo vivente è sottoposto a un cambiamento costante (oggi indotto anche dall'azione dell'uomo). Si tratta di un ambito disciplinare che ha quasi 150 anni - si può far risalire alla pubblicazione dell'Origine della specie (1859) di Charles Darwin - e che dalle scienze naturali sta esportando il suo paradigma alle scienze umane, medicina e psicologia soprattutto».
    In questa definizione si possono riconoscere quasi tutti gli studiosi. Quale evoluzionismo sostengono gli aderenti alla Sibe?
    «A Ferrara, nel Congresso di fondazione, c'erano genetisti, paleontologi, microbiologi, antropologi e zoologi, tutti di impostazione darwiniana, intesa come svolta decisiva nella scienze biologiche. In senso generale, si può dire che il primo punto fermo è il metodo: osservazione e sperimentazione; formulazione di ipotesi e loro corroborazione o falsificazione, ovvero l'approccio galileiano classico. Nello specifico, la sintesi neo-darwiniana spiega l'evoluzione attraverso il meccanismo di mutazione casuale e selezione per ada ttamento. Ciò non esclude però la ricerca e la valutazione di altri processi che operino in natura. Ricordiamo che il paradigma è nato con Darwin, ma egli non comprese bene la parte della mutazione perché la biologia molecolare non era ancora nata, né era nota l'esistenza del Dna. Oggi sappiamo, ad esempio, che non vi è soltanto la competizione tra specie o all'interno della specie come meccanismo selettivo, esiste anche la cooperazione, esemplificata dalle simbiosi. Soprattutto, oggi si sta valutando il ruolo delle trasformazioni epigenetiche, cioè cambiamenti del fenotipo (il corpo) che avvengono per l'interazione di geni e ambiente e che potrebbero inscriversi nel Dna dei discendenti».
    Che cosa divide allora l'evoluzionismo ortodosso dall'«intelligent design», dalla prospettiva cioè che nega la possibilità di spiegare la complessità di certi sistemi biologici con la mutazione casuale: l'uomo «in primis», ma anche l'occhio animale, per fare un esempio?
    «L'eredità di Darwin è il fare scienza svestendo i panni dell'uomo che ha convinzioni filosofiche e religiose. Nella prospettiva del "progetto intelligente" si dà per scontato un presupposto alla cui luce interpretare tutta la ricerca. Come è sbagliato trarre conseguenze non scientifiche dalle ricerche sull'evoluzione (è il caso dell'ateismo), a mio avviso dare per acclarato un dato controverso come il finalismo può portare alla paralisi della scienza. Personalmente, sono convinto che se si trovassero fatti e circostanze a favore dell'intelligent design la comunità dei ricercatori non li negherebbe. Oggi, tuttavia, la maggioranza degli scienziati non ritiene l'uomo il vertice dell'evoluzione, l'homo sapiens sapiens poteva anche non comparire stante le leggi fisiche conosciute dell'universo».
    Ma non parliamo di creazionismo, scientificamente insostenibile, bensì dei limiti della scienza nello spiegare la realtà...
    «La ricerca deve continuare. Già Darwin si trovò di fronte al problema dell'occhio. È necessario s tudiare senza dare nulla per scontato. La scienza onesta è aperta a novità e cambiamenti di prospettiva. La biologia evoluzionistica è una disciplina che sta maturando. Per fare un altro esempio, stiamo compiendo i primi passi, nella conoscenza del ruolo del cosiddetto Dna spazzatura. Abbiamo circa 20mila geni, ma tutte le altri basi di acido desossiribonucleico svolgono un compito che ancora ci è oscuro. Ciò che spesso avviene è la confusione dei piani, il trarre conclusioni filosofiche o teologiche da ricerche provvisorie e in progress. Lo fanno, certo, anche gli evoluzionisti. Il caso più noto è quello di Richard Dawkins, il teorico del gene egoista, della casualità assoluta, della negazione di Dio...».
    Quali rimedi, allora?
    «Va impostato un confronto che dissipi le false contrapposizioni, senza però mettere sullo stesso piano la moderna sintesi evoluzionistica e l'intelligent design, che è un paradigma ancora troppo giovane, bisognoso di ulteriori approfondimenti e di riscontri empirici».
    Uno cattolico che faccia ricerca biologica nel paradigma evoluzionistico può provare un conflitto personale?
    «Non direi. Pur avendo forti punti di riferimento personali, si può lavorare con onestà e senza imbarazzi. Ripeto: non si devono estrapolare visioni del mondo dai risultati sperimentali, né le visioni del mondo possono farci distorcere le osservazioni empiriche».


    Avvenire - 6 settembre 2005

  7. #7
    VERITAS LIBERABIT VOS
    Data Registrazione
    06 Jul 2003
    Località
    San Marco
    Messaggi
    301
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Individuare un disegno nella natura

    di
    Christoph Schönborn O.P.

    Fin dal 1996, quando Papa Giovanni Paolo II aveva detto che l'evoluzione (il termine non lo aveva definito) era "più di una semplice ipotesi", i difensori del dogma neo-Darwiniano hanno spesso affermato la supposta accettazione - o per lo meno un tacito consenso - della Chiesa Cattolica Romana, nel difendere la loro teoria come in qualche modo compatibile con la fede cristiana. Ma, questo non è vero. La Chiesa Cattolica pur lasciando alla scienza molti dettagli sulla storia della vita sulla terra, proclama che grazie alla luce della ragione, l'intelletto umano può prontamente e chiaramente discernere un fine e un disegno nel mondo naturale, incluso il mondo degli esseri viventi. L'evoluzione nel senso di una comune discendenza può essere vera, ma l'evoluzione nel senso neo-darwiniano - intesa cioè come un processo di variazione casuale e selezione naturale, senza una guida e senza un piano - non lo è. "Un sistema di pensiero che neghi o tenti di confutare la palmare evidenza di un disegno biologico è ideologia, non è scienza". Si prenda in considerazione il vero insegnamento del nostro amato Giovanni Paolo II. Mentre la sua lettera del 1996 sull'evoluzione, piuttosto generica e non così importante, è sempre e ovunque citata, non c'è nessuno che discute questi argomenti a partire dall'udienza generale del 10 luglio 1985 che invece contiene il suo solido insegnamento sulla natura: "Tutte le osservazioni concernenti lo sviluppo della vita conducono a un'analoga conclusione. L'evoluzione degli esseri viventi, di cui la scienza cerca di determinare le tappe e discernere il meccanismo, presenta un interno finalismo che suscita l'ammirazione. Questa finalità che orienta gli esseri in una direzione, di cui non sono padroni né responsabili, obbliga a supporre uno Spirito che ne è l'inventore, il creatore".

    Continua: "A tutte queste "indicazioni" sull'esistenza di Dio creatore, alcuni oppongono la virtù del caso o di meccanismi propri della materia. Parlare di caso per un universo che presenta una così complessa organizzazione negli elementi e un così meraviglioso finalismo nella vita, significa rinunciare alla ricerca di una spiegazione del mondo come ci appare. In realtà, ciò equivale a voler ammettere degli effetti senza causa. Si tratta di una abdicazione dell'intelligenza umana, che rinuncerebbe così a pensare, a cercare una soluzione ai suoi problemi". È importante notare che in questa citazione la parola "finalismo" è un termine filosofico sinonimo di causa finale, scopo o disegno. Un anno dopo, in un'altra udienza generale Giovanni Paolo II conclude: "è chiaro che la verità di fede sulla creazione è radicalmente opposta alle teorie della filosofia materialista. Queste vedono il cosmo come il risultato di un evoluzione della materia riducibile al puro caso e necessità". Ovviamente, l'autorevole Catechismo della Chiesa Cattolica concorda: "Indubbiamente, l'intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile conoscere con certezza l'esistenza di Dio creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana" (286). E aggiunge: "Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso" (295).

    In un nuovo sfortunato intreccio su questa vecchia controversia, i neo-darwinisti hanno recentemente cercato di ritrarre il nostro nuovo Papa, Benedetto XVI, come un evoluzionista soddisfatto. Hanno citato una frase sulla comune discendenza, da un documento della Commissione Teologica Internazionale del 2004, sottolineando che a quel tempo Benedetto XVI era capo della commissione, e hanno concluso che la Chiesa Cattolica non ha problemi con la nozione dell'"evoluzione" così com'è usata dai biologi più quotati - e cioè come sinonimo di neo-Darwinismo. Il documento della commissione, riafferma invece l'insegnamento perenne della Chiesa Cattolica sull'esistenza di un disegno nella natura. Commentando il diffuso fraintendimento della lettera sull'evoluzione di Giovanni Paolo II del 1996, la commissione avverte che "la lettera non può essere letta come una generale approvazione di tutte le teorie dell'evoluzione, incluse quelle di provenienza neo-Darwiniana che esplicitamente negano che la divina provvidenza possa essere vera causa dello sviluppo della vita nell'universo". Inoltre, secondo la Commissione, "un processo di evoluzione non guidato - che sia totalmente estraneo all'azione della divina provvidenza - semplicemente non può esistere". Infatti, nell'omelia pronunciata nella Messa inaugurale del Pontificato, alcune settimane fa, Benedetto XVI ha proclamato: "Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell'evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario".

    Lungo la storia, la Chiesa ha difeso le verità di fede date da Gesù Cristo. Ma nell'era moderna, la Chiesa Cattolica si trova nella difficile posizione di dover fermamente difendere anche la ragione. Nel XIX secolo, il Concilio Vaticano I ha insegnato a un mondo da poco affascinato dalla "morte di Dio" che con la sola ragione, l'uomo può arrivare a conoscere l'esistenza della Causa Incausata, il Primo Motore, il Dio dei filosofi. Ora all'inizio del XXI secolo, dovendo far fronte a pretese scientifiche come il neo-darwinismo e le diverse ipotesi di cosmologia inventate per evitare la palmare evidenza dell'esistenza di un fine e di un disegno presente nella scienza moderna, la Chiesa Cattolica deve ancora difendere la ragione umana proclamando che l'immanente disegno evidente nella natura è reale. Le teorie scientifiche che cercano di giustificare l'apparire del disegno come il risultato "del caso e della necessità" non sono affatto scientifiche, ma, così come Giovanni Paolo II ha affermato, sono un'abdicazione dell'intelligenza umana.

  8. #8
    Lefevriano in attesa
    Data Registrazione
    02 Jun 2005
    Messaggi
    619
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Finalmente una sfida seria alla religione evoluzionista, di Guglielmo Piombini

    Originally posted by Paleo
    Da Il Domenicale del 3 settembre 2005

    http://www.ildomenicale.it/articolo.asp?id_articolo=412

    Finalmente una sfida seria alla religione evoluzionista

    Il "creazionismo scientifico" scuote il torpore del dogmatismo darwinista e scansa i bassifondi in cui s’incagliano i letteralisti biblici


    di Guglielmo Piombini

    La clamorosa abiura dell’ateismo da parte di uno dei suoi esponenti più famosi, il filosofo Anthony Flew, raccontata e descrita sulle pagine del Dom da Philip Larrey, ha suscitato scalpore all’interno della comunità scientifica perché a fargli cambiare idea non è stata un’improvvisa illuminazione religiosa o una nuova argomentazione filosofica, ma le sempre più convincenti prove empiriche che sembrano dimostrare, per l’estrema complessità dell’universo e dei modi in cui si è formata la vita, il coinvolgimento di un’intelligenza superiore.

    Flew ha cioè fatto proprio il “creazionismo scientifico” che il movimento dell’“Intelligent Design” (“disegno intelligente”) ha iniziato a far circolare con successo sulla scena pubblica statunitense a partire dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso. La tesi centrale del “disegno intelligente” è che il caso e la selezione naturale, le forze che per i darwinisti spingono l’evoluzione, non sono sufficienti a spiegare le caratteristiche degli esseri viventi, la cui complessità si comprende meglio postulando una causa intelligente piuttosto che un processo senza direzione.

    Questa rivolta contro le dominanti teorie evoluzioniste, nata all’interno del mondo scientifico, ha la sua data di origine nel 1985, anno di pubblicazione del libro Evolution: a Theory in Crisis di Michael Denton. Secondo questo chimico e medico australiano, la teoria evoluzionista aveva accumulato troppi problemi irrisolti che non si potevano più ignorare. Denton elencava in maniera dettagliata più di venti organi esistenti in natura, a partire dal polmone degli uccelli, che non avrebbero mai potuto formarsi a poco a poco, per numerose, successive e piccole modificazioni, perché nella forma intermedia non avrebbero funzionato.
    La conclusione del libro era perentoria: la teoria darwiniana della macroevoluzione, che dovrebbe spiegare il passaggio da una specie all’altra, «dal 1859 a oggi non è stata confermata da una sola scoperta empirica ». In queste condizioni, avvertiva Denton, il paradigma scientifico del darwinismo era destinato a entrare presto in crisi.

    Uomini e topi, e scienziati

    Denton si considerava peraltro agnostico e non proponeva una teoria alternativa al darwinismo. Il suo libro si rivelò tuttavia decisivo nella nascita dell’“Intelligent Design” perché aveva un’impostazione scientifica molto più rigorosa del tradizionale creazionismo biblico. Anche l’attuale leader del movimento del “disegno intelligente”, il docente di Diritto dell’università californiana di Berkeley Philip Johnson, ha affermato di essersi «risvegliato dal sonno dogmatico» proprio grazie alla lettura di questo libro. La storia della conversione di Johnson è singolare: nel 1987, osservando la vetrina di una libreria scientifica di Londra, nota due libri affiancati, The Blind Watchmaker di Richard Dawkins – il più famoso sostenitore del darwinismo – ed Evolution: A Theory in Crisis di Denton. Li acquista entrambi e li legge senza interruzione la sera stessa. Alla fine le argomentazioni di Dawkins l’avevano lasciato perplesso, ma la critica di Denton gli era apparsa irresistibile.

    Non essendo uno scienziato, Johnson decide che da quel momento avrebbe studiato quanto più poteva l’argomento. Negli anni successivi, terminato il periodo di preparazione, organizza dunque una serie di convegni in ambito universitario e s’impegna personalmente in decine di dibattiti pubblici con i maggiori campioni dell’evoluzionismo (come Stephen Jay Gould), mettendo le proprie notevoli capacità logiche e dialettiche, allenate in decenni di pratica giudiziaria, al servizio della critica al darwinismo.
    Nel 1991 pubblica un libro che diventa una pietra miliare del movimento, Darwin On Trial, nel quale accusa i darwinisti di fondare le proprie teorie non su prove scientifiche, che anzi le smentirebbero, ma su una filosofia metafisica a priori, il materialismo. Il darwinismo, secondo Johnson, svolge infatti il ruolo di mito fondante della cultura moderna; funziona cioè come un dogma religioso che tutti debbono accettare come vero, piuttosto che come una ipotesi scientifica da sottomettere a test rigorosi.

    L’attività di Johnson apre così la strada alle intuizioni di alcuni scienziati creativi che nella seconda metà degli anni Novanta sviluppano esplicitamente, in maniera costruttiva e positiva, una teoria a favore del “disegno intelligente”. Nel 1996 in un articolo pubblicato dal biochimico Michael Behe su The New York Times, intitolato (in traduzione) “Darwin al microscopio”, compare per la prima volta – tutto verrà poi sviluppato e approfondito nel libro Darwin’s Black Box. The Biochemical Challenge to Evolution – l’“eresia” secondo cui esisterebbe una teoria chiamata “disegno intelligente” in grado di spiegare meglio del darwinismo la formazione di tanti meccanismi molecolari “irriducibilmente complessi”, quali per esempio le funzioni della cellula o la coagulazione del sangue.

    Il concetto di “complessità irriducibile” viene elaborato da Behe per descrivere quei meccanismi il cui funzionamento dipende dall’interazione di molte parti. Questi sistemi non possono formarsi per lenta evoluzione, ma debbono necessariamente essere progettati e assemblati tutti in una volta, come solo l’intelligenza sa fare. Per spiegare il concetto in termini comprensibili, Behe fa l’esempio della trappola per topi, che è composta da cinque parti e che non potrebbe funzionare se anche solo una di queste venisse rimossa. La stessa cellula è infinitamente più complessa di quanto si poteva ipotizzare ai tempi di Charles Darwin.
    La credibilità di Behe come scienziato dà al suo libro un grande successo (45mila copie vendute in un anno e centinaia di recensioni) e fa di lui il personaggio più in vista del movimento. I darwinisti lo accusano però di aver mischiato le proprie convinzioni cattoliche con la scienza. Ma per quale motivo, si chiede Behe, bisogna limitare l’oggetto della scienza alle sole spiegazioni materialiste, anche quando la ricerca conduce a spiegazioni diverse?

    Se le prove empiriche rendono plausibile l’esistenza di un “progetto intelligente” nella natura, perché un ricercatore non dovrebbe accettarle? Esaminando un sistema, spiega Behe, lo scienziato può inferire l’esistenza di un “disegno intelligente”, ma non può stabilire chi sia il progettista. È possibile immaginarlo come un essere supremo, ma non spetta agli scienziati descriverlo. La scienza a questo punto deve fermarsi, lasciando il posto alla teologia.

    Il filtro di William Dembsky

    Un importante contributo alla questione del rapporto tra religione, scienza e “disegno intelligente” viene dunque sviluppato dal matematico William Dembsky nel libro Mere Creation del 1997, che raccoglie gl’interventi del convegno svoltosi nel novembre 1996 alla Biola University di Los Angeles, vero punto di svolta per l’intero movimento.
    Dembsky osserva che in altri campi l’individuazione degl’indizi di un intervento intelligente è un’attività comunissima: si pensi all’archeologia, quando occorre stabilire se un oggetto ritrovato sia o meno un manufatto; al programma SETI per intercettare eventuali segni d’intelligenza extraterrestre provenienti dal cosmo; alle investigazioni legali per stabilire se un determinato evento sia stato causato da un fatto naturale o da un’azione dolosa e intenzionale; ai brevetti, dove occorre stabilire se si è verificata un’imitazione deliberata o dovuta al caso; all’analisi della falsificazione dei dati; alla crittografia e alla decifrazione dei codici segreti.

    Nell’esperienza comune, infatti, la presenza d’informazioni viene sempre associata all’intelligenza, che si tratti di un algoritmo informatico, di un geroglifico, di un utensile o di un disegno tracciato sulle pareti di una caverna. Per Dembsky non c’è ragione per non applicare queste stesse tecniche anche alle scienze naturali, onde spiegare per esempio l’enorme quantità d’informazioni presente nel DNA come il prodotto di un “disegno intelligente”.
    Dembsky propone infatti un “filtro” capace d’identificare statisticamente in via generale se un determinato risultato è prodotto dall’intelligenza oppure dal caso. A un primo livello si verifica se l’evento è altamente probabile, e in questo caso lo si può attribuire a cause naturali escludendo fin da subito che sia stato progettato. A un secondo livello, il filtro stabilisce se l’evento è solo mediamente improbabile (per esempio, una scala reale nel poker): anche in questa ipotesi il caso è una spiegazione sufficiente.

    Al terzo livello del filtro rimangono solo i risultati altamente improbabili, ma anche in questi casi non li si può classificare subito come progettati. Debbono infatti anche essere “specifici”, ovvero debbono conformarsi a un determinato schema identificabile. Così, per esempio, se per cinque volte consecutive durante una partita di poker capita una scala reale alla stessa persona, è più razionale attribuire questi esiti non alla fortuna, ma alla deliberata azione di un baro.

    Vi sono però moltissimi sistemi del mondo naturale che gli evoluzionisti attribuiscono al caso, come l’origine e l’evoluzione della vita, che sono in verità così altamente improbabili da passare questo severo test statistico e rientrare necessariamente tra quelli progettati da un’intelligenza. Ogni persona sana di mente, osserva Dembsky, guardando i volti dei presidenti degli Stati Uniti scolpiti sul famoso monte Rushmore, li attribuirebbe a una causa intelligente e non all’erosione naturale. Ma allora, se è logico vedere l’intelligenza all’opera in una scultura, come non vederla in un corpo umano infinitamente più complesso?

    Le icone di Jonathan Wells

    Un altro duro colpo all’ortodossia evoluzionista è poi arrivato dallo scienziato “iconoclasta” Jonathan Wells, il quale, per mettere in luce l’approccio dogmatico e fideistico con cui il darwinismo viene insegnato nelle scuole, ha denunciato, nel libro The Icons of Evolution (uscito nel 2000), le inaccuratezze scientifiche, se non le vere e proprie frodi, che riempiono i più diffusi manuali di biologia.
    Le “icone” dell’evoluzione sarebbero quelle quattro immagini ormai classiche che da decenni continuano a essere riproposte nei testi degli studenti per illustrare le “conquiste scientifiche” del darwinismo: l’esperimento di Stanley Miller sull’origine della vita, l’albero della vita darwiniano, gli embrioni di Ernst Haeckel e l’archaeopterix, cioè il presunto anello di congiunzione tra i rettili e gli uccelli.

    Malgrado la scienza abbia da tempo negato ogni loro validità, queste proverbiali quattro immagini continuano a essere proposte come se nulla fosse. Non è vero infatti che nel 1953 Miller riuscì a ricreare la vita in laboratorio da una mistura chimica simile al brodo primordiale: riuscì solo a far scaturire un aminoacido, ma per arrivare da questo a una cellula vivente il salto è lunghissimo. Anche l’immagine dell’albero darwiniano della vita, con i rami che si dipartono da un capostipite comune, non ha nessuna corrispondenza con le scoperte della paleontologia, dato che non sono mai stati ritrovati gli “anelli intermedi” tra una specie e l’altra. Dai ritrovamenti fossili, al contrario, sembra che le specie viventi siano apparse più o meno simultaneamente, già perfettamente formate, nella grande esplosione di vita del Cambriano, circa 540 milioni di anni fa. E l’archaeopterix, come si è scoperto, non era affatto mezzo rettile e mezzo uccello: non era nemmeno il progenitore degli attuali uccelli, era solo il membro di un gruppo di uccelli totalmente estinto.

    La presenza nei libri di testo dei disegni degli embrioni di Haeckel (uno dei padri fondatori dell’eugenetica, morto nel 1919) è però ancora più grave, trattandosi di una frode conclamata. L’obiettivo di Haeckel, mostrando la rassomiglianza tra diverse specie nelle prime fasi di vita, era quello di dimostrare l’origine comune di tutti i viventi, come se lo sviluppo dell’embrione riproducesse il meccanismo generale dell’evoluzione da uno stadio indifferenziato verso stadi differenziati. Peccato però che Haeckel avesse alterato di proposito i disegni degli embrioni e che avesse scelto degli esempi di comodo, oltretutto non riguardanti i primi stadi di vita.

    Oggi i biologi sanno bene come gli embrioni delle varie specie all’inizio non si somiglino affatto tra loro. Per Wells una frode di questo genere, per altro ben risaputa, rappresenta l’equivalente accademico di un omicidio ed è altamente rappresentativa dei metodi sleali che l’establishment evoluzionista è disposto ad adottare per difendere le proprie teorie. Oggi, insomma, i fautori del “disegno intelligente” si sentono dei rivoluzionari intenzionati a trasformare il modo in cui l’origine della vita viene insegnata nelle scuole, nelle università e nei programmi televisivi, e affermano di voler combattere in nome della libertà di pensiero: non cioè per cancellare l’evoluzionismo dai programmi scolastici, ma per farlo studiare di più, approfondendone anche i punti deboli e le teorie alternative.
    Per l’ortodossia darwinista sono avversari molto più pericolosi dei creazionisti biblici, perché grazie alle loro eccellenti credenziali accademiche hanno reso per la prima volta la critica antievoluzionista intellettualmente rispettabile.


    e scrivete tutte ste cose per rendere chiara una faccenda che è già di per se stessa chiarissima?

    basta alzare gli occhi, e guardare il cielo e le nuvole: uno scienziato può riprodurre un cielo? NO. può riprodurre le nuvole? NO. Quindi Dio c'è.

    Nè marziani, nè altri alieni avanzatissimi potrebbero mai arrivare a riprodurre un cielo, un mare, una nuvola.

    Se poi volete un altra prova scientifica, basta andare indietro nell'evoluzione:

    uomo;
    scimmia;
    animale;
    sauro gigante;
    microorgganismo;
    cellula;
    atomo.

    e CHI MAI avrà fatto il primo atomo visto che niente si può generare dal niente?

    Dio.

    Klar.
    †Extra Ecclesia nulla salus†

  9. #9
    Lefevriano in attesa
    Data Registrazione
    02 Jun 2005
    Messaggi
    619
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    ma comunque sia sempre Dio ha fatto il primo micropezzettino di universo....quindi l'equazione non cambia.
    †Extra Ecclesia nulla salus†

 

 

Discussioni Simili

  1. Sfida laica all’islam. La religione contro la vita
    Di Giordi nel forum Laici e Laicità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 04-09-13, 12:43
  2. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 07-12-12, 19:32
  3. Finalmente una proposta seria della Lega Nord
    Di Proteus nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 09-09-11, 21:40
  4. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 19-12-06, 12:13
  5. UA93 finalmente un indagine seria
    Di Fuori_schema nel forum Politica Estera
    Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 06-10-06, 20:17

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226