di Maurizio Blondet
WASHINGTON - Nel 1996 il tenente colonnello Anthony Shaffer che lavorava allora per la DIA (Defense Intelligence Agency) partecipò ad una operazione segretissima chiamata «Able Danger».
Organizzata dal SOCOM, il Comando Operazioni Speciali del Pentagono, «Able Danger» durò 18 mesi.
Il suo compito apparente era «sviluppare in sistema di informazioni mirate su Al Qaeda su scala mondiale», alla ricerca di «associazioni, collegamenti regolarità (patterns) del movimento clandestino».
Nel corso di quelle operazioni, dice oggi Schaffer (che si è messo a riposo), furono identificati come elementi di Al Qaeda Mohammed Atta, il capo del presunto commando terrorista dell'11 settembre, e altri tre del gruppo di dirottatori che avrebbero abbattuto le Twin Towers cinque anni dopo.
Schaffer informò l'FBI chiedendo l'arresto di Atta e dei suoi complici. Ma il Pentagono intervenne per proteggere Atta.
Per «ragioni non chiare», ma l'ex tenente colonnello s'è fatto l'idea che Atta avesse egli stesso un ruolo nell'operazione «Able Danger».
Ben consapevole della delicatezza della questione (e dei pericoli per sé), Schaffer, dopo l'11 settembre, si consultò con il parlamentare e portavoce della Camera Dennis Hastert nonché con il presidente della commissione d'intelligence della Camera Peter Hoekstra: entrambi i deputati, repubblicani, lo incoraggiarono a rendere pubblico ciò che aveva appurato.
A quel punto, Schaffer informò personalmente di «Able Danger» e dei suoi strani agenti-terroristi Philip Zelikow, il capo del «transition team» del presidente Bush, che dopo la strage al World Trade Center stava raccogliendo (e accuratamente «selezionando») il materiale preparatorio per la Commissione d'Inchiesta sull'11 settembre.
Zelikow infatti «selezionò» la preziosa informazione di Schaffer nel senso che la buttò nel cestino, così sottraendola alla Commissione.
Di fronte alla rimostranze di Schaffer, disse che non aveva incluso l'informazione fra i materiali perché la considerava «storicamente irrilevante».
Pochi giorni fa, l'8 agosto scorso, Schaffer ha diramato ai media americani la sua scoperta, in forma anonima, dall'ufficio del repubblicano Curt Weldon, vicepresidente della Commissione Homeland Security della Camera bassa.
Fatto strano (ma non troppo) la stampa USA non ha dato diffusione della notizia.
Schaffer s'è rivolto ad altre entità, forse a servizi occidentali.
Così, la faccenda è stata pubblicata dall'autorevole sito elvetico ISN (International Relations Security Network), a firma di Daniele Ganser, docente del Politecnico di Zurigo (1).
Secondo Ganser, le rivelazioni di Schaffer rovesciano la versione ufficiale dell'Amministrazione Bush sull'11 settembre.
Frattanto si apprende che George Tenet, capo della CIA l'11 settembre 2001, si rifiuta di addossarsi le colpe sulle falle della sicurezza che portarono all'attentato (2). Contro un rapporto (segreto) della Commissione d'inchiesta che, al termine di 17 mesi di indagini, lo accusa di negligenza e peggio, Tenet ha risposto con un rapporto (segretato) in cui rigetta ogni responsabilità sulla Casa Bianca, dove peraltro siede un amico della famiglia Bin Laden.
E' possibile che Tenet, messo alle strette, renda pubblica la sua risposta.
Il momento è politicamente opportuno, visto che mezza America sta criticando Bush per i ritardi nel soccorso a New Orleans.
Testimonianze come quella di Schaffer e di Tenet possono cambiare (finalmente) la storia.
Maurizio Blondet
Note
1) Daniele Ganser, «9/11 ringleader connected to secret Pentagon operation», ISN Security Watch, 27 agosto 2005.
2) Carl Limbacher, «Former CIA director Tenet threatens disclosures?», settembre 2005




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