Una campionessa dell’esoterismo ha fatto più di tutti a favore della tradizione cristiana. Ma è proprio la delusione per gli esiti del Concilio a determinare le scelte dell’ultima parte della vita di Cristina: abbracciare il rito ortodosso

Don Francesco Ricossa è uno dei protagonisti della cultura della tradizione cattolica in Padania, in Italia e in Francia. Più volte ha mostrato interesse per quelle idee identitarie tese a salvaguardare la religiosità più autentica.
L’ultima sua fatica editoriale presenta un interesse estremo perché va alla radice di un problema enorme della società e della spiritualità contemporanee. Si tratta del rapporto, estremamente ambiguo e complesso, tra religione ed esoterismo.
Il Novecento è stato travagliato da una serie di linee filosofiche che hanno portato, non senza ricadute nel costume, ad una vera e propria deriva settaria, da supermercato del consumo religioso. Da questo orrido e confuso travaglio non sono state immuni neppure personalità di grande livello culturale, come la poetessa e studiosa Cristina Campo, alias Vittoria Guerrini da Bologna (1923-1977). Alla Campo, figura emblematica della parte centrale del secolo, è dedicato il lavoro di Ricossa, “Cristina Campo o l’ambiguità della Tradizione”, edizioni Sodalitium, che comprende anche, nella seconda parte, un saggio di Guerard des Laurriers come Risposta alla Lettera ad un religioso di Simone Weil.
Con grande sensibilità e ricchezza di fonti dirette ed indirette Don Francesco delinea la vita di Cristina, dall’educazione di ispirazione artistica ricevuta dai genitori al trasferimento a Roma col padre, fino allo sviluppo delle tre epoche fondamentali della sua esistenza, in apparente contrasto l’una con l’altra: quella esoterica, quella veterocristiana e quella filoortodossa.
Sul primo periodo il verdetto di Ricossa è chiarissimo: Nelle tenebre s’intitola il capitolo relativo, che va letto con estrema attenzione perché ricostruisce con puntigliosa analisi il complesso delle teorie che hanno nutrito la mente della giovane padana. Il primo grande amore fu Simone Weil, studiosa abile nell’intrecciare sincretisticamente una dottrina gnostica di ascendenza catara con la tradizione orientale ed indiana. Ma gli autori che condizionarono di più il pensiero campiano furono il massone Hugo von Hoffmanstall e lo psicanalista Carl Gustav Jung. Il pensiero di quest’ultimo venne conosciuto dalla Campo attraverso gli incontri con un suo importante allievo, Ernst Bernhard, che del mondo junghiano diede un’interpretazione decisamente orientalistica ed esoterica, ampliando oltremisura la riflessione sul karma, la reincarnazione e le religioni “alternative”. In particolare la bolognese rimane affascinata dalla figura della Grande Madre, che diventerà uno dei miti del New Age di fine secolo, sull’onda di un femminismo che deve a tutti i costi trovare un sostituto del Grande Padre o Vecchio tipico del cristianesimo e dell’Ebraismo.
Interessante anche l’approfondimento campiano del ruolo della fiaba, che ha finito per costituire uno dei punti di partenza dell’opera di uno studioso attuale molto noto dell’universo tolkeniano, come Gianfranco De Turris. In buona sostanza la Campo fornisce un’analisi ritualistica della fiaba, portando alle estreme conseguenze le intuizioni di un Evola e di un Guenon, personaggi che hanno fondato robustamente ed aspramente la critica novecentesca ai valori delle due maggiori religioni monoteistiche, il primo con esiti neopagani, il secondo con sbocchi filoislamici.
Su questo sfondo, a partire dal ’58, germina il grande amore, questa volta fisico e reale!, della studiosa padana per Elemire Zolla, un riferimento ineludibile per tutti quelli che si sono interessati di esoterismo nella seconda metà del secolo in Padania ed Italia. Ricossa sottolinea che nell’opera di Zolla «la mistica è vista come contrapposta alla Chiesa istituzionale, come esoterismo che continuamente minaccia la Chiesa gerarchica considerata come macchina sociale».
Si potrebbe dire che Zolla costituisce da noi uno dei protagonisti di quel Sessantotto dello Spirito che, al di là del grande respiro culturale mostrato, tanto male ha fatto nello sconvolgere totalmente i valori tradizionali e lasciare definitivamente via libera ad una visione neomassonica del mondo, foriera della globalizzazione e dello sradicamento etnoculturale.
Quando, nel secondo periodo della vita della Campo, quest’ultima vivrà una profonda crisi ed arriverà ad abbracciare la lotta per la difesa della liturgia tradizionale cristiana, il rapporto amoroso ed intellettuale con il Maestro-Guru (tale lo si potrebbe definire in virtù della sua conclamata adesione alla missione della Realtà iniziatica) si trasformerà in una incredibile epopea di lacerazione, incomprensione e contrasto.
Il capitolo dedicato alla Campo che riesce quasi a salvare la Messa Romana s’intitola “Verso la luce”. Nel ’65 la Campo fonda l’associazione “Una voce-Italia”, per la salvaguardia della dottrina latino gregoriana. «L’amore per la liturgia romana, l’odio per quella riformata, la coinvolse totalmente». Di qui una serie di trattative per impedire il peggio ed evitare la fine della Messa in latino, non senza fruttuosi contatti con monsignor Lefebvre, il religioso più famoso che seppe tener testa al Concilio e alle sue malefatte. Restano soprattutto due straordinari manifesti promossi dalla Nostra, del febbraio ’66 e della primavera ’71 a favore del catechismo di Pio V. Paradossale quindi, ma vero: una campionessa dell’esoterismo ha fatto più di tutti a favore della Tradizione Cristiana. Ma è proprio la delusione per gli esiti del Concilio a determinare le scelte dell’ultima parte della vita di Cristina: viene abbracciato il rito ortodosso probabilmente perché quello cattolico viene ritenuto incapace di salvare il Sacro (vedi capitolo “La deriva russa”).
Con questo libro Ricossa ci vuol far capire le ambiguità del pensiero, sempre in agguato quando si tratta di tradurre le teorie in prassi spirituale. La protagonista del suo lavoro è come braccata dalle spire del demonio; non riuscirà mai a vincere gli inganni del peggior pensiero esoterico, nonostante, o a causa, del suo disperato tentativo di salvare la Chiesa.

Andrea Rognoni