LA VIOLAZIONE DELL’INNOCENZA


Maurizio Blondet
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Un abisso del male è stato scoperto nel Bresciano. Due padri che si scambiavano le figlie, oggi di 10 e 14 anni, come oggetti sessuali e, inoltre, le offrivano a clienti occasionali in un casale. Il tutto con la complicità delle mogli e madri delle due piccole vittime.
È una storia così orrenda che è difficile da raccontare, e che gli stessi inquirenti hanno tenuta riservata per mesi: gli arresti di sette persone - genitori e “clienti”- sono avvenuti a luglio, ma se n’è avuta notizia solo ora che il Tribunale del Riesame ha riconfermato gli arresti, per la pericolosità sociale degli indagati: gli snaturati avevano perfino avuto il truce coraggio di appellarsi contro la detenzione.
La bambina di dieci anni aveva manifestato a scuola comportamenti “sessualizzati”, che sono la spia di questo genere di orrori ed hanno suscitato i primi sospetti.
L’inchiesta ha appurato che la piccola veniva portata a casa di un’altra famiglia, e lì la stuprava il padre della quattordicenne; questa a sua volta veniva “usata” dai genitori della prima bambina. E poi le due ragazzine erano anche “usate” in un casolare di campagna da clienti, che pagavano i genitori.
La mente si arresta di fronte a questo grumo spaventoso. Manca l’animo di immaginare come si siano potute sentire le due piccole, irretite negli ambigui giochi di uomini che amavano come papà, tradite da coloro che dovevano proteggerle contro i risvegli precoci della sessualità. E non si riesce ad immaginare quale nodo di bassezza e di follia di gruppo abbia accecato delle mamme al punto di farsi complici dei giochi dei mariti e della vendita delle figlie.
Pare meno inquietante invocare la patologia psichiatrica. È risultato che il padre della bambina di dieci anni aveva subìto lui stesso abusi in famiglia da piccolo: ed è vero che il risveglio corrotto dei sensi in un bambino è un trauma che ne blocca la sessualità da adulto a quei giorni ambigui. Il seme oscuro germoglia, e viene trasmesso ai figli.
Non è mancato il ritrovamento di molte cassette porno, che venivano mostrate da papà e mamma alla più grandicella: ed anche la diffusione e accettazione sociale della pornografia può essere chiamata in causa, l’idea che certe cose “le fanno tutti” e “si possono fare” può aver contribuito ad abbassare gli argini; la stessa cosiddetta libertà sessuale, lungi dal condurre a una sessualità libera e felice, come predica il liberismo morale, spinge a cercare trasgressioni più estreme. Il sesso senza limiti è uno dei tanti inferni che l’uomo “liberato” si procura, e di cui si fà schiavo.
Ma tutta questa sociologia, alla fine, non basta né giustifica i colpevoli. C’è pur sempre nell’uomo la volontà, e per quanto indebolita, quella di un papà non dovrebbe trovare impossibile rispettare la figlia. Chi non lo fa, evoca su di sé un altro tipo di giudizio, oltre quello psichiatrico e sociologico. L’aspetto abissale della pedofilia non sta tanto nel piacere sessuale preso sui bambini, ma in qualcosa di più tremendo: la violazione fondamentale dell’innocenza, e della fiducia naturale dei bambini per i loro genitori.
È il “peccato del Nono Cerchio”. Il cerchio più profondo dell’Inferno, in cui Dante Alighieri pose la categoria più nera di peccatori che poteva immaginare: i “traditori contro chi si fida”. Dante vi pose Giuda che tradì Gesù, e Bruto che uccise il suo padre adottivo Cesare: e immaginò costoro maciullati in eterno dalle mascelle mostruose di Lucifero. È quello il posto dei pedofili incestuosi, e questo il nome che va evocato: Satana esiste, e si è manifestato nel Bresciano.