Ora che anche il circo mediatico della
GMG è terminato, con inni e cori di
esaltazione da parte dei cosiddetti "papaboys"
della figura di Benedetto XVI ai
limiti dell’idolatria (definizione dello Zingarelli:
"Idolatria: ammirazione portata
all’eccesso"), resta solo qualche riflessione
da fare sull’oggetto di cotanta meraviglia.
Si sa, viviamo in un mondo completamente
globalizzato dove grazie alla tecnologia
di Internet le notizie sono raggiungibili
in tempo reale in tutto il mondo. Ma
non sempre è così, o per lo meno non è
così in Italia. Esiste una notizia assai allarmante
a cui almeno 200 canali di informazione
internazionali di rilievo hanno
dato risalto (cito tra i tanti Washington
Post, The Guardian, CBS, persino The New
Zeland Herald!), tranne naturalmente gli
organi ufficiali di stampa. Ed è la notizia
O
pubblicata tra il 17 e il 19 agosto, durante
i giorni appunto della GMG, in cui veniva
portato a conoscenza che un avvocato
di Houston, Daniel Shea, aveva dichiarato
di avere avviato un processo civile
contro l’allora Cardinale Joseph Ratzinger,
capo della Congregazione per la
Dottrina della Fede (la versione moderna
dell’antica Inquisizione) per "avere cospirato
nella copertura di abusi sessuali
su tre minori da parte di un ecclesiastico
in Texas". Nel 2001 infatti il cardinale spedì
una lettera confidenziale, ottenuta dal
quotidiano The Observer, ad ogni vescovo
cattolico in cui affermava il diritto intrinseco
della Chiesa di tenere segreto e
nascondere le prove di abusi sessuali perpetrati
a minori, fino a 10 anni dopo il raggiungimento
dell’età adulta delle vittime
stesse. I casi di questo tipo, concludeva
la lettera di Ratzinger, sono soggetti al segreto
pontificio, e la rottura di tale silenzio
comporterebbe gravi penalizzazioni,
tra cui la scomunica.
Beh, almeno in questo si dimostrano
leggermente migliori delle altre associazioni
criminali: in altri casi i traditori vengono
più o meno elegantemente eliminati
in senso fisico, qui loro si limitano a cacciarli.
Ma la cosa assai più sconcertante
è l’assenza di qualunque notizia da parte
degli organi di informazione italiana: a
parte Internet appunto, nessuno né quotidiano
né rivista nè TG ne ha dedicato
una riga e/o trenta secondi di servizio.
Certo, l’articolo 7 della Costituzione Italiana
afferma che "Lo Stato e la Chiesa cattolica
sono, ciascuno nel proprio ordine,
indipendenti e sovrani", ma a quanto pare
la questione non è ben recepita dagli
organi di informazione e dai nostri politici,
di ogni schieramento, che insistono
nel credere e volerci far credere che più
che in una Repubblica viviamo in una Monarchia
Vaticana. Come recitava un famoso
spot di una volta "Meditate gente, meditate...".
Luca Morelli - Trento




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