COMUNITÀ IN LUTTO
Il vescovo Debernardi: «Un gesto folle che nasce dalla povertà, una piaga che colpisce anche questa zona ricca del Sud America dove don Giuseppe operava da trent’anni»

Brasile, ucciso un missionario piemontese

Don Giuseppe Bessone, 61 anni, è morto nella notte di venerdì, vittima di un rapinatore. A Blumenau in ventimila ai funerali



Da Pinerolo Patrizio Righero

È successo nella notte tra venerdì e sabato. Don Giuseppe Bessone è stato assassinato nella sua casa parrocchiale di Sant'Antonio a Blumenau, in Brasile. L'omicidio sarebbe stato confessato solo ieri da un adolescente di 16 anni, accolto in casa dal sacerdote e rimasto egli stesso ferito durante il tentativo di rapina. Il giovane avrebbe colpito più volte don Giuseppe con un coltello.
A Pinerolo - la diocesi dalla quale don Giuseppe era partito come fidei donum - la notizia ha lasciato tutti sgomenti e affranti dal dolore. A partire dal vescovo Pier Giorgio Debernardi, al quale non è stato neppure possibile partecipare ai funerali. La sepoltura si è svolta, infatti, domenica pomeriggio, nella parrocchia di Sant'Antonio ed è stata presieduta dai vescovi di Blumenau, monsignor Angelico Sandalo Bernardino (di origine italiana) e dal vescovo di Joinville, monsignor Orlando Brandes. Erano presenti anche numerosi sacerdoti della diocesi di Florianopolis e di Rio do Sul. Una grande folla ha partecipato silenziosa e commossa. Una partecipazione viva: almeno ventimila persone hanno preso parte alle tre celebrazioni che si sono svolte in tutta la giornata. E durante tutto il tempo in cui la bara è stata esposta all'interno della chiesa parrocchiale, si è registrato un ininterrotto pellegrinaggio di gente che è durato tutta la notte tra sabato e domenica.
Don Giuseppe Bessone, che era tornato in Italia per un periodo di riposo, era ripartito per il Brasile da pochi giorni, per riprendere il suo lavoro pastorale nella parrocchia di Sant'Antonio. Nato a Bricherasio (To), il 22 novembre del 1943, era stato ordinato presbitero il 25 giugno 1967 dall'allora vescovo di Pinerolo Santo Quadri. Dopo aver esercitato per alcuni anni il suo ministero nella diocesi, nel 1975 aveva scelto la via della missione. Partito per il Brasile l'11 novembre 1975 si era affiancato, come viceparroco, a un altro sacerdote pinerolese, don Silvio Tron, nella parrocchia di Nostra Sign ora da Gloria in Blumenau. Sente sempre più sua quella terra e quella gente. Pochi anni dopo è parroco di Nostra Signora di Fatima in Joinville e di Santa Ines in Indasal e infine di Sant'Antonio in Blumenau.
Il Brasile di don Giuseppe è lontano dallo stereotipo cui siamo abituati. La città di Blumenau (divenuta sede vescovile, staccandosi da Joinville, nel 2000) si trova nel Sud del paese e gode di una certo benessere. È adagiata su di un susseguirsi di colline, con le case immerse in un verde intenso. Si ha l'impressione di trovarsi in una città della Svizzera tedesca piuttosto che in una metropoli del Sud America. Eppure anche qui i problemi non mancano. Soltanto a Blumenau vi sono 57 denominazioni religiose e la secolarizzazione fa passi da gigante, anche se trova un argine nella religiosità popolare che ha ancora radici profonde. Ed è proprio in mezzo a questa gente che don Bessone lavorava.
«Due anni fa - riferisce il vescovo di Pinerolo, Pier Giorgio Debernardi - durante il mio viaggio in Brasile, avevo soggiornato parecchi giorni nella parrocchia di don Giuseppe e avevo potuto constatare il suo vasto ed incisivo lavoro, capace di coinvolgere i laici in ogni settore della vita pastorale. Davanti a questo gesto folle ed insensato di chi per una manciata di soldi uccide - ed episodi di questo genere sono frequenti - non possiamo non leggere il degrado di gente che, pur vivendo in una regione ricca del Sud del Brasile, è vittima di una povertà che porta alla deriva». Come possiamo rispondere dinanzi a questa violenza insensata? «Solo con il perdono - risponde il vescovo pinerolese -. Il perdono guarisce, risana e rinnova dalle fondamenta la società. A noi resta il ricordo di don Giuseppe, prete ricco di umanità, completamente dedito al suo ministero, amato dalla sua gente, che ha saputo creare nella sua parrocchia una vasta rete di collaborazione e suscitare una varietà di ministeri e di servizi».
Il rientro della salma in Italia è prevista per i prossimi g iorni. Ad attenderla, per l'estremo saluto, i fratelli, la sorella, i presbiteri e i fedeli della diocesi di Pinerolo.


Avvenire - 6 settembre 2005