da La Padania:
Si “appropriarono” della chiesa contro la legge bossi-fini
Verona, Papalia “assolve” i Rom
Il procuratore capo della Repubblica di Verona Guido Papalia ha già emesso la sua sentenza sulla vicenda della occupazione della chiesa di San Tomaso da parte dei nomadi veronesi. E lo ha fatto non da un’aula di tribunale, ma dalle colonne dei giornali, arrivando anche a dare delle valutazioni molto negative sulla legge Bossi-Fini sull’immigrazione.
Su questa vicenda, quella dell’occupazione abusiva di un luogo sacro, Papalia ha dichiarato: «Non mi risulta esserci nulla di penalmente rilevante», e per quanto riguarda la iniziativa della Lega Nord di denunciare il Comune di Verona per favoreggiamento all’immigrazione clandestina, ha continuato: «Non so su quali elementi dovrebbe poggiare la denuncia, ma per il codice il reato di favoreggiamento implica lo sfruttamento a fini di profitto».
Papalia si è poi soffermato sulla valutazione della legge Bossi-Fini, affermando che «servirebbe una legge meno rigida, che consenta una maggiore apertura». E ha infine concluso con un suo giudizio sulla figura del clandestino: «Ho sempre detto che il clandestino è una persona e che quindi va tutelata come tale. Benché irregolari - ha dichiarato il procuratore di Verona -, sono esseri umani che le istituzioni non possono assolutamente abbandonare a se stesse».
Affermazioni, queste, che non sono per nulla piaciute al leghista Francesco Moro, vicepresidente del Senato, secondo il quale invece «i rom che a Verona occupano le chiese sono un fatto grave».
«Sappiamo - ha detto il sen. Moro - che hanno il monopolio della microcriminalità, ora occupano anche le chiese per poter rimanere sul suolo italiano, nonostante siano clandestini». Secondo Moro «è giunto il momento di dire basta a questo buonismo, perché queste persone vivono nella totale illegalità, vengono mantenute dalla popolazione che li “ospita” con vari sussidi, non pagano tasse, non si sa cosa facciano per vivere, ma mantengono auto di grossa cilindrata. Adesso occupano anche le chiese. Parlo - termina Moro - pensando a quegli operai che si svegliano alle cinque di mattina per andare a lavorare in fabbrica per mille euro al mese, che alla fine del mese devono stringere la cinghia per pagare le bollette e per fare studiare i figli».
Su questa vicenda c’è da registrare anche la spaccatura nel centrosinistra veronese. L’ala più dura della sinistra scaligera rappresentata da Rifondazione Comunista, ha infatti criticato aspramente il comportamento della amministrazione comunale di centrosinistra guidata dal sindaco Paolo Zanotto e ha chiesto le dimissioni dell’assessore alle politiche per l’immigrazione e al progetto rom, la diessina Stefania Sartori.
Quest’ultima e l’intera Giunta comunale sono infatti accusati di avere illuso i rom veronesi e di non averli realmente messi al corrente di quali erano i rischi ai quali andavano incontro. Ma, soprattutto, dicono i rifondaroli veronesi, i rom che sono stati regolarizzati nei giorni scorsi potevano esserlo molto prima, e la Giunta comunale nulla ha fatto per anticiparne i tempi.
«Dunque non era vero che i rom di San Tomaso erano tutti clandestini e incompatibili con la legislazione italiana - ha affermato il capogruppo in Consiglio comunale Fiorenzo Fasoli -. Ora, visto che l’emergenza umanitaria è rientrata, occorre ringraziare quanti si sono adoperati per raggiungere tale risultato, ma è giunto anche il momento delle valutazioni. Come è possibile, infatti, che fino a ieri chi non poteva ottenere il permesso di soggiorno ora lo possa correttamente esibire?».
L’attenzione di Fasoli si è poi spostata sulle responsabilità precise della Giunta comunale: «Come può l’assessore Sartori continuare nel suo incarico - ha esplicitamente detto -, quando la sua azione è stata così palesemente sconfessata e delegittimata dai fatti? Non c’è nemmeno bisogno di chiedere le sue dimissioni. Per serietà personale - ha concluso - sarà lei stessa a rassegnarle».




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