SULLA PELLE DI CHI VOLA........................
L'agenzia nazionale per la sicurezza del volo, infatti, ha rilevato che l'indicatore di carburante del pannello di controllo del velivolo precipitato, sarebbe stato inserito Tunisi il giorno prima del disastro e apparterrebbe al modello Atr 42, che ha una capacita' di contenere carburante inferiore all'Atr 72
Da "L'Espresso"
È come cliccare il pomodoro. Solo che qui non stiamo facendo la spesa su Internet per preparare un'insalata. Stiamo comprando un motore per l'Atr 72, lo stesso tipo di aereo caduto il 6 agosto al largo di Palermo. Il brevetto da pilota? Il certificato da motorista? Il nome della compagnia aerea? Non servono: non occorre essere affidabili per entrare nel mercato dell'aviazione. Basta mandare un'e-mail a un sito on line e dopo qualche ora ecco la risposta: "Buon pomeriggio, signore. Avremmo il piacere di lavorare con voi per i ricambi degli Atr42 e Atr72. Ne abbiamo di ogni tipo per questi aerei. Tutti gli articoli provengono da una compagnia straniera". Proviamo a chiedere anche un prop-brake, il freno dell'elica fondamentale in atterraggio: "Ne abbiamo uno che ci è appena arrivato grazie a uno scambio, numero di pezzo FE201-6-002. Avrà una documentazione fresca della Barfield (una società internazionale di manutenzione con sede a Miami, ndr) che lo riconduce a una compagnia europea. Il prezzo è 4.700 dollari più il costo della revisione". A questo punto basterebbe pagare per ricevere il pezzo e farlo montare su un Atr con la complicità di qualche meccanico compiacente.
Ormai procurarsi un pezzo di ricambio di un Atr, un Boeing o un Airbus è facilissimo. C'è un mercato parallelo mondiale, con decine di bazar on line per fare shopping. Vi serve il motore per un Jumbo? Basta iscriversi al sito e chiedere chi ne ha uno. La risposta arriva in poche ore. Poi si tratta sul prezzo. Nessuno vuole sapere di più sull'acquirente. Basta dimostrare di avere soldi. A volte le stesse compagnie aeree sono vittime del raggiro, altre volte no. Perfino la Federal Aviation Administration (Faa), la massima autorità aeronautica degli Stati Uniti e mondiale, ne è stata toccata da vicino. Nel 1993, durante un'indagine dell'Ispettorato generale del dipartimento dei Trasporti, è stato scoperto che il 39 per cento dei ricambi nei magazzini della Faa in Oklahoma era senza certificazione e quindi illegale. La storia di quei pezzi, utilizzati dalla flotta aerea dell'ente americano, non era 'tracciabile' come richiesto proprio dai rigidi regolamenti della Faa.
Una volta persi o distrutti i documenti sulla 'tracciabilità' di un pezzo, è difficile ricostruire la sua storia: jet rottamati, surplus di magazzino delle compagnie aeree, duplicati costruiti in fabbriche asiatiche. Nelle trattative bisogna fidarsi: il linguaggio e i modi di questi piazzisti sono gli stessi dei saloni di auto usate. Ad affare concluso si mette sul sito la foto con la stretta di mano tra venditore e compratore davanti al motore. Come nel caso della turbina di un Atr42, appena venduta da Skymart.com. La piccola società, fondata a Miami da un immigrato colombiano e gestita interamente da ispanici, raccoglie le e-mail da tutto il mondo e risponde al più presto: "Abbiamo anche una grande quantità di gomme e ruote", propone on line Juan R., manager commerciale di Skymart.
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