PUTIN IRROMPE NEL BRACCIO DI FERRO TEDESCO
Fonte: "Rinascita"
Negli ultimi anni la Federazione Russa sta incontrando
crescenti difficoltà ad esportare le proprie risorse
naturali in Europa. I vari regimi filamericani
pullulanti in Europa Orientale e Transcaucasia stanno
impegnandosi al massimo per sabotare la tranquillità
della connessione energetica russo-europea. Da un
lato, la Turchia pone seri impedimenti al passaggio
delle petroliere russe lungo i Dardanelli, col
malcelato intento di favorire il nuovo oleodotto
Baku-Tblisi-Ceyhan, creato dai Nordamericani per
sottrarre il greggio caspico a Mosca. Più a nord,
Jusčenko e la Timosenko rubano gas dai condotti
che passano sul territorio ucraino, minacciano
l'aumento dei dazi di passaggio e progettano un
megaoleodotto che vada dal Turkmenistan al nostro
continente, passando per l'Iran e, naturalmente,
l'Ucraina. Sul Mar Baltico, tre omonimi staterelli,
forti dell'appoggio di Washington, dettano legge negli
uffici di Bruxelles, e seminano discordia tra Europei
e Russi.
La risposta del Cremlino sta in due progetti da
realizzarsi quanto prima: uno è l'oleodotto
Burgas-Alexandroupolis, per evitare gli stretti,
l'altro il cosiddetto "Gasdotto del Nord-Europa".
Quest'ultimo in particolare è un progetto titanico,
che avrà enormi ripercussioni politiche sull'Europa
Orientale: infatti, indirizzando il flusso
dell'esportazione gasifera russa da Pietroburgo
direttamente in Germania (attraverso il Mar Baltico),
Mosca taglierà fuori Polonia e Ucraina dal circuito.
Si tratta, insomma, di far ciò che questi due paesi,
insieme con la Georgia, vorrebbero fare alla Russia
rispetto alle risorse del Caspio e dell'Asia Centrale.
I danni economici per Varsavia e, soprattutto, Kiev,
sarebbero notevoli e potrebbero influenzare
considerevolmente la politica dei rispettivi
presidenti, Kwasniewski e Jusčenko, convincendoli
a smorzare i toni antirussi. Il Gasdotto del
Nord-Europa, se tutto andrà secondo i piani, sarà
concluso nel 2010.
Ma ciò, già nell'immediato, potrebbe avere
ripercussioni su un evento altrettanto importante e
ormai molto vicino: le elezioni parlamentari tedesche,
che determineranno anche il nuovo Cancelliere, e
avranno luogo il 18 settembre prossimo venturo. Gerard
Schröeder cercherà la riconferma contro la candidata
democristiana, Angela Merkel; quest'ultima, data per
sicura vincitrice solo poche settimane fa, sta ora
tremando al pensiero di ripetere la disavventura del
suo predecessore, Edmund Stoiber, anch'egli
pronosticato certo trionfatore delle consultazioni, ma
poi sconfitto a sorpresa dallo stesso Schröeder.
Stoiber medesimo ci ha messo lo zampino, dando degli
"stupidi" ai Tedeschi orientali, rei d'aver causato la
sua sconfitta. Oggi, i sondaggi affermano che la
Merkel sarebbe meno popolare di Schröeder, benché la
CDU-CSU mantenga ancora un netto margine di vantaggio
sul SDP. Schröeder ha pianificato accuratamente la sua
strategia elettorale, dimettendosi anzitempo per
costringere i rivali a puntare sulla non troppo
popolare Merkel, e lasciando andare Oskar la Fontaine
a comporre un fronte unito della sinistra coi
Comunisti. Egli, infatti, punterà decisamente sui voti
di centro, proponendo riforme liberiste ma più
graduali di quelle propugnate dalla Merkel, una vera e
propria estremista neoliberale; i voti persi a
sinistra non lo preoccupano quanto lo sfondamento al
centro, perché se la CDU e i Liberali congiunti non
otterranno il 50% più 1 dei voti (col sistema
proporzionale) essi non avranno i numeri sufficienti a
governare, e diverrebbe così reale lo spettro più
volte evocato della Grosse Koalition. La differenza
più evidente tra i due rivali, però, sono le loro
vedute in materia di politica estera, ed è questo a
rendere le elezioni tedesche tanto interessanti per
tutti gli Europei. Angela Merkel, infatti, ha già
fatto professione di fede atlantista, proponendosi di
"riunire l'Unione Europea", la cui frattura è dovuta,
a suo dire, allo stesso Schröeder architetto (sempre
secondo la Merkel) dell'asse Parigi-Berlino-Mosca.
Secondo gli strateghi democristiani, la Russia deve
restare fuori dell'Europa, e i polmoni continentali
Francia e Germania non possono che rimettersi al
grande fratello d'oltreoceano. La posta in palio,
dunque, va ben oltre la scelta tra grossi tagli allo
stato sociale da un lato, ed enormi tagli allo stato
sociale dall'altro: la posta in palio è il futuro
prossimo dell'Europa, che potrà tornare ancilla
Americae col duo Sarkozy-Merkel, oppure spostare
sempre più ad oriente il suo cuore con
Villepin/Hollande- Schröeder. Ecco perché il
Cancelliere tedesco ha ancora una carta importante
nella manica, e a fornirgliela potrebbe essere l'amico
Putin. Il Gasdotto del Nord-Europa è visto con
entusiasmo da tutti gli ambienti economici e politici
germanici, per gli enormi benefici che potrà apportare
allo stato teutonico: ecco perché concludere l'accordo
tra la Gazprom da un lato, e il consorzio
Ruhrgas-Wintershall dall'altro, potrebbe conferire a
Schröeder importanti appoggi non tanto tra il popolo,
quanto tra i centri di potere economico che, alla fin
della fiera, decidono davvero chi va al governo e chi
all'opposizione. La firma dell'accordo, inizialmente
prevista per metà ottobre, potrebbe essere anticipata
all'8 settembre, quando Putin e Schröeder
s'incontreranno a Berlino, e quindi a dieci giorni
prima delle elezioni.
Sembra dura ma la partita è ancora aperta: Schröeder
non sarebbe nuovo ad un'impresa del genere, e tutta
l'Europa ne trarrebbe beneficio.
Daniele Scalea


Rispondi Citando



