COMUNICATO ALTERNATIVA SOCIALE
Roma, 06 sett. 2005
Dal “Libro nero sulla Cina”, frutto del lavoro di Amnesty International e di Human Right Watch, si apprende che sei milioni di cinesi sono costretti ai lavori forzati, senza paga, in campi di concentramento detti LAOGAI. Le ditte cinesi che accettano da committenti europei lavoro a basso costo, in realtà, si occupano solo in parte della produzione effettiva, subappaltando il resto a questi campi di lavoro forzato e limitandosi poi ad apporre la loro etichetta. Ecco spiegato il segreto degli “imbattibili” prezzi cinesi.
Nei LAOGAI, oltre al lavoro forzato, vengono praticati la detenzione amministrativa (senza imputazione e senza processo), il lavoro minorile, torture di ogni genere e addirittura ci sono fondati sospetti che sia in atto, in queste strutture, un traffico di organi per trapianti.
Pertanto, aldilà delle ovvie considerazioni di natura economica e sociale, riteniamo che per insuperabili valutazioni etiche vi sia un imperativo morale che imponga l’embargo totale di tutte le merci cinesi fino a quando non siano definitivamente chiusi i LAOGAI e la Cina dimostri, con chiarezza, di rispettare i diritti umani e la libertà religiosa.
La denuncia dei metodi basati sullo sfruttamento e la coercizione che contribuiscono sensibilmente alla tanto sbandierata crescita economica della Cina, verrà lanciata oggi 6 Settembre con un’ interrogazione al Parlamento Europeo, nei prossimi giorni al Parlamento Italiano e contestualmente sarà portata a conoscenza dell’opinione pubblica nazionale da parte di Alternativa Sociale attraverso manifestazioni e conferenze di denuncia.
On. Alessandra Mussolini
Roberto Fiore
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