Gli intrecci tra la finanza della destra e quella di "sinistra"
Consorte fa affari con gli "avversari" Gnutti e Fiorani
Assieme costruiranno l'autodromo del Veneto sconvolgendo l'ambiente
Mentre a livello nazionale le cordate finanziarie facenti capo alla destra e alla "sinistra" del regime neofascista si disputano il controllo del sistema bancario e della proprietà del Corriere della Sera; a livello locale invece Chicco Gnutti, Giampiero Fiorani e Giovanni Consorte (i primi due associati alla destra del neoduce Berlusconi, Lega e Vaticano e protagonisti della scalata all'Antonveneta, il terzo associato alla "sinistra" di Prodi e Fassino che attraverso la compagnia di assicurazioni Unipol ha dato l'assalto alla Bnl) sono protagonisti di un losco intreccio d'affari per la realizzazione di una mega speculazione edilizia in corso d'opera nelle campagne a Sud di Verona.
Di fronte alla possibilità di accrescere ulteriormente i propri lauti profitti, Gnutti, Fiorani e Consorte hanno subito messo da parte ogni divisione politica e insieme hanno acquisito il 29% della società Earchimede (la holding finanziaria posseduta all'85% da Chicco Gnutti, Giampiero Fiorani e Giovanni Consorte che, stando alle intercettazioni alla base della bufera sul governatore di Bankitalia Antonio Fazio, è servita per coprire la scalata alla Bnl e all'Antonvenetala) che a breve costruirà il primo autodromo del Veneto: un affare da oltre 108 milioni di euro, un ecomostro di asfalto e cemento capace di contenere fino a 100 mila spettatori. Un progetto faraonico quanto inutile, che oltretutto, grazie al governatore forzista Giancarlo Galan e alla sua giunta di "centro-destra", sarà affiancato da un'area imponente dove, in deroga alle leggi regionali sulle aree commerciali, verrà costruito il centro commerciale più grande d'Europa che avrà un'estensione di circa 4 milioni di metri quadrati.
L'impatto sarà a dir poco disastroso e sconvolgerà per sempre l'equilibrio ambientale e l'assetto idrogeologico dell'intera zona che sarà seppellita sotto una spessa coltre di milioni di metri cubi di cemento.
La proposta di costruire l'autodromo del Veneto fu avanzata alcuni anni fa da due consiglieri regionali, Tiziano Zigiotto (Fi) e Paolo Scaravello (An). Nel 1999 i sindaci di Vigasio (7mila abitanti) e Trevenzuolo (3mila) a Sud di Verona hanno ottenuto la benedizione di Galan che fece approvare una legge ad hoc con lo scopo di attirare decine di migliaia di persone ogni fine settimana perchè ammirino il circuito, lungo 5,3 km. Ma tutto ciò per la Regione non era sufficiente; un autodromo in mezzo alla campagna poteva apparire come la classica cattedrale nel deserto; così nel 2004 la giunta Galan ha ridisegnato i confini del progetto aggiungendoci 2 km quadrati di superfice edificabili al 70%.
Cifre a sei zeri che hanno messo subito d'accordo Gnutti, Fiorani e Consorte, che al contrario di quanto sta avvenendo a livello nazionale, in questo grande business del mattone all'ombra dell'Arena si ritrovano uniti e con le spalle ben coperte dal momento che la società Autodromo Veneto srl, con sede a Mestre, possiede anche capitali della Regione. Mentre il resto della proprietà del futuro mostro di cemento rimane ancora oscuro.
Ma gli affari bipartisan intercorsi fra Gnutti, Fiorani e Consorte non finiscono certo qui.
Da un'indagine ispettiva svolta dalla Consob tra aprile e maggio scorsi salta fuori ad esempio che il 28 dicembre del 2004 la Popolare Italiana di Fioroni ha concesso a Consorte, senza garanzie, nel giro di appena 24 ore e a un tasso di favore del 4,2% un'apertura di credito in conto corrente di 4 milioni di euro.
A cosa servivano quei soldi elargiti da Fiorani al presidente della Unipol proprio nel periodo in cui i due si preparavano alla scalata del sistema bancario italiano?
Ufficialmente il prestito serviva a ottenere "liquidità per operazioni mobiliari o immobiliari". Una motivazione generica che non specifica niente e che è la stessa fornita da almeno altri 38 faccendieri che tra la fine di novembre 2004 e il febbraio 2005 hanno ottenuto prestiti dalla banca di Fiorani per oltre 1,1 miliardi di euro. Tutti prestiti erogati nel giro di poche ore dalla richiesta, senza garanzie e a un tasso molto inferiore rispetto al mercato. Una montagna di denaro che gli amici di Fiorani e Gnutti con grande preveggenza hanno subito reinvestito comprando azioni dell'Antonveneta e guadagnando nel giro di soli 3 mesi oltre 200 milioni di euro.
Dunque è molto probabile, viste le coincidenze di tempi e modalità del prestito, che anche Consorte e la Unipol abbiano messo a frutto la generosità della banca lodigiana.
Del resto Consorte era ben conosciuto al quartier generale della Popolare Italiana. Tramite la controllata Aurora assicurazioni, la compagnia della Lega delle cooperative può contare da tempo su un accordo di collaborazione con Reti bancarie, una delle holding quotate in Borsa del gruppo bancario padano. E poi, grazie anche alla comune amicizia con Chicco Gnutti, la coppia Fiorani-Consorte di recente ha finito per marciare appaiata nel grande risiko delle scalate bancarie della scorsa primavera. Così, mentre Unipol andava alla conquista di Bnl, anche da Lodi hanno dato una mano rilevando un piccolo pacchetto della banca romana.
Tutto ciò mentre Fiorani muoveva l'assalto all'Antonveneta e l'assicurazione bolognese prontamente portava acqua al mulino della scalata arrivando a controllare il 3.76 per cento dell'istituto padovano. Un pacchetto subito messo al servizio degli scalatori lodigiani. Inoltre, come risulta dalle indagini della magistratura milanese Consorte e Fiorani si sono accordati per le cessioni delle cosiddette minorities, cioé le partecipazioni di minoranza cedute da Lodi ad altri partner finanziari nel tentativo di riequilibrare i parametri di bilancio indispensabili per lanciare l'opa su Antonveneta.
Anche su questo fronte la magistratura milanese sospetta operazioni fittizie architettate apposta per ingannare il mercato. Ma è curioso notare come tra gli acquirenti scesi in campo per aiutare la Popolare Italiana compaia guarda caso proprio la finanziaria Earchimede: quella dell'autodromo di Verona.
Le trattative telefoniche di quest'ennesimo affare tra Fiorani e Consorte compaiono tra le intercettazioni agli atti della procura di Milanno nelle indagini sulla scalata occulta all'Antonveneta.
Vedremo come andrà a finire. Ma fin d'ora una cosa è certa: la guerra per bande in atto fra le varie fazioni della classe dominante borghese per il controllo del potere economico, finanziario, industriale, mediatico e politico, ha messo ancora una volta in luce il fatto che non esiste un capitalismo "buono" e "onesto" che si contrappone a un capitalismo cattivo, avido, rapace e sfruttatore.
Insomma gli affari bipartisan confermano che avidità, rapacità, sfruttamento, corruzione e ricerca del massimo profitto sono connaturate col capitalismo e sono anzi la stessa ragione di vita sia per la destra che per la "sinistra" del regime neofascista.
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