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  1. #1
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    Predefinito Letta:Governatore si autosospenda

    Dopo la figura tipicamente italiana su The Economist (l'"Italy's bank scandal") in copertina. dei un mese fa:
    Il retroscena. La telefonata, davanti a Berlusconi, dopo l'incontro
    con Ciampi. Fazio: "Datemi un po' di tempo per pensarci"
    Letta lo chiama dal Quirinale
    "Governatore, si autosospenda"
    Il capo dello Stato dice no ad una nota congiunta:
    di MASSIMO GIANNINI


    Carlo Azeglio Ciampi
    Dottor Fazio, per il bene del Paese, e dell'istituzione che lei rappresenta, è davvero arrivato il momento di chiudere questo "incidente". Ci dica lei, a questo punto, come intende risolvere il problema...". Sono le 19 e 15, e Gianni Letta, appena uscito dallo studio del capo dello Stato, telefona alla Banca d'Italia. E nel linguaggio un po' curiale di un Mazzarino allevato nelle corti ex-democristiane, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio riferisce al governatore l'esito dell'incontro, appena terminato, tra Ciampi e Berlusconi. E l'esito, stavolta, pare netto: al di là delle forme, è un vero e proprio ultimatum.

    Fazio deve fare un passo indietro. Ed è preferibile, per tutti, che lo faccia con un'iniziativa autonoma. Dimissioni, o meglio ancora autosospensione. Così sembra aver deciso il premier, dopo il faccia a faccia sul Colle. "Governatore - spiega Letta davanti a Berlusconi, chiamando non a caso da un telefono degli uffici del Quirinale - noi non vogliamo ledere l'autonomia questo "ultimo avviso", il mercoledì nero di Antonio Fazio. Un mercoledì culminato, per la prima volta e sia pure in una forma mediata e non esplicita, con l'intervento del presidente della Repubblica nella delicatissima crisi istituzionale che si è aperta tra governo e governatore. Un mercoledì che era cominciato a Palazzo Chigi, con un vertice tra il Cavaliere e il ministro dell'Economia: "A questo punto - aveva detto Siniscalco- o io o Fazio. Tertium non datur. Dobbiamo convincere il governatore ad uscire di scena. E se lui continua a resistere, il governo lo deve sfiduciare". Berlusconi, confermando la stupefacente ambiguità di questi giorni, non era troppo convinto: "Dobbiamo stare attenti. Non possiamo fare invasioni di campo. Qui c'è di mezzo l'indipendenza delle Banche centrali...".

    Sul Cavaliere, in realtà, hanno pesato e pesano diversi condizionamenti. Un qualche ruolo di "garante" di equilibri e snodi finanziari ancora coperti che Fazio ha rappresentato e potrebbe ancora rappresentare in futuro. La difesa sempre più accanita delle gerarchie ecclesiastiche a favore del cattolicissimo uomo di Alvito: "In queste ore - diceva ieri uno dei leader della maggioranza - l'entourage di Ruini ha fatto arrivare segnali molto precisi...". E poi l'idiosincrasia per tutto ciò che origina dalla magistratura: "Se c'è una cosa che non mi va proprio giù - continua a ripetere da giorni il Cavaliere - è che se davvero alla fine dovessimo costringere Fazio alle dimissioni la daremmo vinta al partito delle "intercettazioni telefoniche"...".

    Comunque, nel colloquio della mattina Siniscalco ha forzato la mano: "È chiaro che ci muoviamo tra Scilla e Cariddi. Da una parte c'è l'indipendenza della Banca d'Italia, che non dobbiamo violare. Ma dall'altra c'è la sua credibilità, che dobbiamo ripristinare. Per questo dobbiamo cercare di aumentare al massimo la pressione, anche istituzionale, sul governatore: dobbiamo mettere in campo tutte le ipotesi, da un atto politico di "sfiducia" al decreto di revoca alla mozione parlamentare". Berlusconi ha ascoltato. Si è confidato con Letta. Ha ragionato con i suoi. E alla fine ha deciso di azzardare un altro passo avanti, in questo scombinato e altalenante forcing su Via Nazionale. Ha mandato avanti il vicepremier Fini per dire, anche a suo nome, che "Fazio ha il dovere istituzionale di dimettersi". E poi, per farsi togliere le castagne dal fuoco o per ottenere un patronage più sicuro, è salito in udienza sul Colle.

    Ciampi era pronto ad affrontare questo difficilissimo passaggio. Aveva già preparato il terreno, convocando al Quirinale, per il primo pomeriggio, sia Piero Fassino, leader del maggior partito d'opposizione, sia Marco Follini, leader del partito di maggioranza più vicino, per affinità culturale, al governatore. A tutti, il Capo dello Stato ha ripetuto ciò che pensa: "Sono addolorato per quello che sta accadendo. Ma lasciamo stare il mio dolore personale. Qui c'è un problema enorme, c'è il prestigio di un'istituzione, che va salvaguardato ad ogni costo. Come, sta alla politica deciderlo". Questa impostazione è stata condivisa da Fassino e Follini. Il segretario dei Ds ha aggiunto: "In un Paese normale, il premier convocherebbe il leader dell'opposizione, e insieme a lui, a nome del governo e del Parlamento, chiederebbe le dimissioni del governatore. Perché Berlusconi non lo fa?". Il presidente dell'Udc è stato altrettanto chiaro: "Penso che il governo abbia ancora margini di manovra, per intensificare la moral suasion sul governatore. Io mi adopero per questo: troviamo una via d'uscita, subito".
    Rassicurato da queste indicazioni, Ciampi ha ricevuto il premier poco dopo le 18. Gli ha riferito i risultati delle sue precedenti consultazioni. Ma a Berlusconi, che era entrato nello studio alla Vetrata convinto di poter strappare addirittura un comunicato congiunto Quirinale-Palazzo Chigi con la richiesta ufficiale di dimissioni di Fazio, il presidente ha dato subito una delusione: "Io non voglio essere trascinato in questa vicenda, con atti formali di alcun genere. Quello che posso dire, è che il governo si deve impegnare ancora per risolvere in fretta questo caso, anche perché non vorrei ricadute negative in vista della Legge Finanziaria...".

    È evidente il riferimento di Ciampi: se questa partita velenosa su Palazzo Koch dovesse finire con la vittoria di Fazio, e se a quel punto diventasse davvero realistica la minaccia di dimissioni di Siniscalco, il governo si troverebbe a dover preparare una durissima manovra d'autunno senza il ministro dell'Economia. Una situazione insostenibile che, come ha anticipato Fassino sul Colle, "ci porterebbe dritti alla crisi, perché in quelle condizioni per noi sarebbe automatico chiedere le elezioni anticipate".
    Uno scenario al quale il presidente non vuole neanche pensare. Per questo ha insistito: "A mio giudizio, la soluzione migliore continua ad essere quella dell'autosospensione del governatore". E ha spiegato in dettaglio al premier le ragioni di questa opzione: "Un atto autonomo del governatore, collegato al varo della riforma di Via Nazionale, darebbe l'impressione di un grande senso di responsabilità dell'istituzione. La Banca non si sentirebbe in alcun modo espropriata o violata, nella sua autonomia, dal potere politico. E intanto ci sarebbe tempo per decidere, in modo sereno, la successione".

    Il Cavaliere ha allargato le braccia: "Presidente, io sono anche d'accordo, ma chi convince Fazio?". Ciampi non ha aperto spiragli: "Sta a voi. Io, con gli incontri di oggi, ho fatto quello che dovevo". Al di là dei comunicati ufficiali o delle esternazioni pubbliche, ieri il senso politico della giornata di Ciampi era nelle cose, già forte e chiaro quanto basta. Aver ricevuto il premier e aver parlato con diversi leader di maggioranza e opposizione del caso Fazio è già un messaggio molto preciso, per chi lo vuole o lo deve raccogliere.

    Così Berlusconi si è ritrovato di nuovo la patata bollente tra le mani. E così è nata la telefonata a Fazio, ancora dagli uffici del Quirinale. Per dare al governatore l'idea di una contesa che comunque è salita su un gradino ancora più alto e che a questo punto obbliga Fazio a una risposta seria e non burocratica. Letta è stato diplomatico, ma ha detto quello che doveva dire. Non è dato sapere se, sia pure per pochi secondi, abbia davvero passato la cornetta a Berlusconi, come si sussurrava ieri a tarda sera negli ambienti della Cdl, secondo i quali anche il premier avrebbe spiegato all'uomo di Alvito che stavolta "tocca solo a lei trovare una exit strategy da questa situazione".

    In ogni caso, pare che da Via Nazionale la risposta non sia ancora arrivata. A conferma del fatto che, cullando un'idea malintesa del principio dell'indipendenza (che in passato ha messo l'istituzione al riparo dalle scorribande del malaffare del un potere politico), oggi Fazio ha davvero trasformato la Banca d'Italia in un "potere extra-repubblicano". O addirittura "extraterritoriale", come dice un leader della maggioranza che aggiunge: "Non è un caso che la Banca d'Italia è l'unica istituzione che non rispetta la legge del tricolore: fateci caso, passando a Via Nazionale su Palazzo Koch non sventolano le due bandiere, dell'Italia e della Ue. È la conferma che Fazio si sente al di sopra delle gerarchie della Repubblica".
    E adesso, dentro la maggioranza, le versioni contrastano. C'è chi, come Fini, è convinto che "a questo punto si va verso le dimissioni". Sulla sua scia anche Siniscalco, sicuro di aver vinto "almeno i due terzi della partita". Ma c'è anche chi, come l'altro vicepremier Giulio Tremonti, resta invece molto più cauto, e ritiene che "potrebbe non essere cambiato nulla" e che quello di ieri, più che un mercoledì nero per Fazio, potrebbe essere stato un "mercoledì nero per la Repubblica". Forse ha ragione lui. Comunque vadano a finire le cose, il Paese esce a pezzi da quello che, meno di un mese fa, l'Economist ha sbattuto in copertina come l'"Italy's bank scandal".
    http://www.repubblica.it/2005/i/sezi.../goveauto.html
    (8 settembre 2005)

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  2. #2
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    Predefinito ieri al corriere canadese Fazio: Non Mi Dimetto

    Fazio al governo: non mi dimetto
    Missione del sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta, a Palazzo Koch. Ma il governatore non cede
    Articolo pubblicato il: 2005-09-07
    Antonio Fazio non pensa di dimettersi e lo fa sapere ai vertici delle istituzioni. Il presidente del Consiglio, intanto, si preoccupa di correggere l'impressione di aver "mollato" il governatore, diffusasi ieri dopo che ha definito «fondata» la posizione di Siniscalco, e avrebbe affidato a Gianni Letta il compito di chiarire ................................................
    http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=43436

  3. #3
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    In Origine Postato da antonio
    questa telefonata e' stata smentita da Bankitalia.
    Oramai sarebbe meglio chiamarla Fort Koch...

  4. #4
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    tra il vaticano che dice fazio non si tocca.....
    e fazio che dice ho fatto il mio dovere.......
    non si sa a chi dare la palma dell'arroganza e dell'improntidune.........
    per i cattolici sarà senz'altro encomiabile questa difesa ad oltranza dei suoi uomini da parte del varticano......... , ma sapere, senza possibilità di smentita, che il sig. fazio si è schierato ad appoggiare un gruppo di filibustieri che facevano insider trandig a spese della stessa banca che dirigevano, oltre che di tutti i risparmiatori italiani, come una qualsiasi cosca mafiosa, è un comportamento degno solo di banditi da strada e da scafati professionisti del crimine.
    non c'è più religione direbbe il più ingenuo dei credenti...
    se l'europa non cambia sistema conviene andarsene...altrimenti ci ridurrà come e peggio della grecia.

  5. #5
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    HERALD TRIBUNE: STALLO SU DIMISSIONI FAZIO DANNEGGIA BERLUSCONI

    08/09/2005 - 10.40

    Premier perde sostegno appena nove mesi prima delle elezioni

    Roma, 8 set. (Apcom) - Nella sfida senza precedenti tra il governatore di Bankitalia Antonio Fazio e il ministro del Tesoro Domenico Siniscalco finora chi perde è Silvio Berlusconi. Lo scrive l'Herald Tribune in un lungo articolo che ricostruisce le puntate di "uno sceneggiato che dura da tutta l'estate", quello delle intercettazioni del governatore di Bankitalia. "Il premier è stato stranamente taciturno quest'estate, mentre la tempesta si adddensava, ed emergevano rivelazioni che Fazio aveva sfidato Bruxelles ed era accusato di aver abusato del suo ruolo favorendo i giocatori nelle due opa bancarie in corso".

    "Domenica scorsa - ricostruisce l'Herald Tribune - Siniscalco ha aumentato la pressione dicendo a chiare lettere che Fazio se ne deve andare. E il giorno dopo, finalmente, Berlusconi si è schierato, dicendo che le parole di Siniscalco erano "fondate". E questo ha aperto il duello politico".

    Secondo il quotidiano, "anche se Fazio se ne andasse ora, lo sceneggiato che dura da tutta l'estate è stato fonte di grosso imbarazzo per Berlusconi e gli è costato il sostegno pubblico a soli nove mesi dalle elezioni. Il premier è indietro nei sondaggi e deve già fare i conti con una crescita economica lenta e con gli attacchi degli alleati della sua coalizione, che hanno messo in discussione il suo ruolo di leader".

    Se Fazio resta "Siniscalco, secondo i quotidiani italiani, ha minacciato di andarsene. Questa sarebbe un'altra sconfitta per Berlusconi perché Siniscalco, una personalità non legata e un partito specifico, è rispettato sia in Italia sia all'estaro ed è considerato al di sopra dell'arena politica".

    "Le scintille potrebbero volare già domani" conclude Iht quando Siniscalco e Fazio dovrebbero partecipare insieme all'Ecofin di Manchester.

  6. #6
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    La cosa singolare è che chi difende Fazio è il Partito Contro Roma Ladrona..............
    è il caso di dire che sono degli opportunisti o cos'altro?

 

 

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