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    Predefinito Card. Tettamanzi: sì all'impegno dei laici in politica, no all'apostasia silenziosa

    CATTOLICI E POLITICA: CARD. TETTAMANZI, SI’ ALL’”IMPEGNO DIRETTO” DEI LAICI IN POLITICA, NO ALL’”APOSTASIA SILENZIOSA”


    A partire dalla conoscenza della dottrina sociale della Chiesa, i laici cristiani devono assumersi “precise responsabilità nella vita della società, sino a decidersi per un impegno diretto ed esplicito nelle istituzioni civili e nell’ambito politico”, soprattutto “in determinate situazioni sociali e storiche”. E’ quanto scrive il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, nelle linee programmatiche per l'anno pastorale 2005-2006, dal titolo “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini. Testimoni di Gesù nel mondo”, presentato oggi alla stampa. Nel testo, il porporato denuncia in particolare le “troppe forme di indifferenza, di distacco e di rifiuto nei riguardi della politica, che non poche volte sono condivise dagli stessi cristiani” e invita i credenti “ad essere attivi e responsabili nella vita della società e nella costruzione della storia, collaborando con gli uomini del nostro tempo nell’edificare una civiltà più umana, operando responsabilmente per il bene comune”. Solo così, spiega infatti il cardinale, i laici cristiani potranno “scrivere una storia secondo il Vangelo ed essere interlocutori reali della società”, scongiurando il rischio di “essere socialmente irrilevanti”. Di qui l’invito non solo a “diffondere”, ma anche a “difendere” la fede, “mostrandone la verità” e a “confrontandosi criticamente senza complessi di inferiorità” con la “mentalità corrente”, per reagire a quella “apostasia silenziosa” già denunciata da Giovanni Paolo II come uno dei mali dell’Europa, e che è all’origine del “processo di dissoluzione del rapporto tra cristianesimo e società” sfociato nella “separazione o nella rottura tra Vangelo e la cultura”.

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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Rumi: «La voce della Chiesa è legittima, non interventista»

    «Se parla contro i missili va bene, ma contro le nozze gay no. È molto curiosa questa pretesa di certi intellettuali»

    Pierangelo Giovanetti

    Giorgio Rumi è professore di Storia contemporanea all'Università degli Studi di Milano. Cattolico impegnato, è stato anche consigliere della Rai.


    Professor Rumi, secondo lei c'è una teologia razionalista nella Chiesa italiana, che oscura la dimensione trascendentale, come sostiene Achille Ardigò su «Repubblica» di ieri?
    «Nella Chiesa c'è attenzione alla razionalità, che non è razionalismo. Quanto a questo presunto richiamarsi al diritto naturale, mi pare che nella Chiesa di oggi invece se ne parli troppo poco, proprio per l'avvertita problematicità dell'argomento».


    Quindi non c'è un venir meno dell'annuncio della Parola di Dio, a scapito di un impegno politico.
    «Non mi pare proprio che il problema della Chiesa di oggi sia l'attenuazione della presentazione della Parola di Dio. Cosa ha fatto Giovanni Paolo II nel suo lungo pontificato? Ha annunciato la Parola di Cristo. Non mi pare abbia fatto sociologia cattolica».


    Ritiene che sia fondata l'accusa di interventismo eccessivo da parte della Chiesa nella società e nella politica italiane?
    «Questa è una cosa incredibile. Da un lato la Chiesa viene rimproverata di non parlare. Mi riferisco alle accuse sugli anni Trenta e Quaranta, o anche dopo. Dall'altra la si accusa perché parla. Non capisco perché i vescovi non possano parlare. O meglio: possono parlare se condannano i missili, come hanno fatto i vescovi americani negli anni Ottanta. Non possono se condannano i matrimoni gay. Eppure anche quello dei missili era un argomento inerente ad aspetti militari e strategici particolarmente tecnici. Ma lì andava bene».


    Fa parte insomma della missione della Chiesa quella di intervenire pubblicamente su temi che le stanno a cuore.
    «Un buon democratico riconosce che la Chiesa è una delle componenti essenziali della società civile. Quindi, non solo può ma deve parlare. Nell'assenza di punti di riferimento nel Paese, mi sembra importante che la Chiesa prenda posizione sulle varie questioni. Non lo dico per ragioni di dominio, ma di partecipazione all'educazione democratica del Paese. Se i vescovi non parlassero per timidezza o per opportunismo, avremmo un Paese indubbiamente più povero».


    Questo va a scapito di un ruolo attivo dei «christi fideles» laici nella società?
    «Cosa impedisce ai laici cristiani di muoversi, di parlare, di agire nella società? Nulla. Forse che nella recente campagna referendaria associazioni e movimenti cattolici non hanno avuto un loro marcato protagonismo? Questa idea che la gerarchia sia una specie di corsetto di ferro che schiaccia, non ha senso. Niente impedisce che vi sia una certa dialettica anche ecclesiale».


    Un ruolo forte dei cattolici nel Paese rischia di far crescere forme di laicismo zapaterista?
    «Mi pare che lo zapaterismo sia una specie di malattia di crescenza di una democrazia giovane. Rischi possono essercene dappertutto, ma non lo vedo all'orizzonte in Italia. Certo, ci vuole una coscienza limpida da parte di tutti e un'accettazione piena della democrazia, che comporta l'accettazione di idee diverse dalle proprie».


    Giuseppe De Rita su «Avvenire» di mercoledì ha parlato di «vento della mitezza per disarmare le provocazioni» come strategia cattolica del post referendum. Condivide?
    «Una cosa è stato il referendum. Un' altra trasformarlo in movimento organizzato. L'alleanza che si è creata sugli argomenti del referendum non si può estendere ai problemi della disoccupazione o della scuola, quasi fosse il programma di un partito. Non so se reggerebbe. Dall'indicazione di quel 75% di astensioni non si può ricavare un programma di partito».


    Lei ritiene che il cristianesimo in Occidente possa assumere il ruolo di religione civile accomunante tutti gli europei, al di là della fede?
    «Ci sono Paesi in cui il cristianesimo, le Chiese e in particolare la Chiesa cattolica rappresentano un elemento centrale della vita democratica. Io credo molto nel concetto di religione civile. Sicuramente può dare un utile contributo».

    *********************



    da avvenire.it
    Fraternamente Caterina
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  3. #3
    Quo usque tandem???
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    Finalmente i vescovi tornano a parlare di politica, nel senso nobile del termine, dicendo che il cristiano si deve impegnare in politica e non restare chiuso in sacrestia, quantunque anche lì ci sia bisogno di aiuto!

  4. #4
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    http://www.chiesadimilano.it/

    Qui si trova il testo dell'omelia del Cardinale nonchè il testo integrale cui si fa riferimento nell'articolo. Oggi per la Chiesa ambrosiana è iniziato l'anno!!! Auguri e buon anno!

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by mariaclaudia
    http://www.chiesadimilano.it/

    Qui si trova il testo dell'omelia del Cardinale nonchè il testo integrale cui si fa riferimento nell'articolo. Oggi per la Chiesa ambrosiana è iniziato l'anno!!! Auguri e buon anno!
    Grazie e ricambio gli auguri per l'inizio di questo nuovo anno Pastorale proprio oggi, festa della Natività di Maria....

    Fraternamente caterina LD
    Fraternamente Caterina
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  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    POLITICA: è possible un dialogo tra liberali antiprogressisti e cattolici?

    (Corrispondenza romana) Il cardinale Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, ha il suo interlocutore privilegiato nel presidente del Senato Marcello Pera, coautore con lui del volume Senza radici e prefatore del suo ultimo volume, L'Europa di Benedetto; il direttore de "Il Foglio" Giuliano Ferrara conduce sul suo giornale una battaglia in difesa della vita più chiara e netta di quella di tanti cattolici; su posizioni analoghe si batte Ferdinando Adornato, presidente della Fondazione Liberal; la scrittrice Oriana Fallaci, infine, denuncia con tono accorato la minaccia all'identità cristiana dell'Occidente e indica anch'essa nella persona di Benedetto XVI l'unico elemento di speranza nell'orizzonte contemporaneo.

    Non si tratta di episodi isolati, ma di un fenomeno nuovo e importante. Ciò che hanno in comune questi personaggi è la difesa delle radici cristiane della nostra società condotta a partire da posizioni estranee al cattolicesimo, laiche e liberali.

    La Chiesa cattolica ha reiteratamente condannato i principi del laicismo e del separatismo liberale ma, di fronte alla aggressione in corso alla nostra civiltà, questi liberali affermano, come ha fatto Marcello Pera al Meeting di Rimini, di mettere in questione lo Stato laico, come oggi è inteso, e la separazione, come oggi è praticata, della politica dalla religione. "Insomma, - ha affermato Pera a Rimini - ho messo in questione la mia stessa bussola laica e liberale".

    È possibile e utile un dialogo e una convergenza tra liberali antiprogressisti, "aggrediti dalla realtà", e cattolici "senza compromessi", fedeli al Magistero della Chiesa?

    Questa convergenza può certamente avvenire e può trasformarsi in un'alleanza tattica e strategica, se le basi sono quelle dell'antirelativismo e della difesa dell'ordine naturale e cristiano della società. Si tratta di una convergenza che non ha nulla a che vedere con il "liberalismo cattolico" condannato dalla Chiesa né con la visione naturalistica e strumentale della religione che caratterizzò il pensiero di Charles Maurras.

    Il fondamento di questa alleanza strategica tra liberali e cattolici, o meglio tra liberali antiprogressisti e cattolici antiprogressisti, può essere quello di una comune impostazione etica e quindi filosofica: ovvero il recupero di quella antropologia razionale, parte della "philosophia perennis" o filosofia naturale, che è al disopra sia delle opinioni che delle scuole di pensiero, per il semplice fatto che si basa sull'evidenza del reale, e scaturisce dall'esercizio del senso comune.

    È già accaduto nella storia d'Italia: con il Patto Gentiloni, ovvero con gli accordi in chiave antisocialista tra cattolici e candidati liberali in occasione delle elezioni del 1913, con l'impulso di san Pio X. Fu grazie a questi accordi che la città di Roma venne strappata al sindaco massone ed anticlericale Ernesto Nathan e riconsegnata ad un'amministrazione cattolica. Può accadere di fronte ai nuovi nemici: l'Islam, ma soprattutto il relativismo progressista, laico e cattolico, che costituisce, secondo l'immagine evocata da Oriana Fallaci, un autentico "cavallo di Troia" all'interno della fortezza assediata dell'Occidente.

    Il mondo ha bisogno di santità, ma la santità è l'esercizio eroico delle virtù. Due sono le principali virtù di cui il mondo oggi ha bisogno: la virtù cardinale della fortezza e la virtù teologale della speranza.

    I liberali antiprogressisti non hanno paura di guardare il nemico in faccia e chiamarlo per nome; hanno il coraggio di dire chiaro e forte quello che molti italiani ed europei pensano, infrangendo la cappa del conformismo "politicamente corretto" e non hanno timore di suscitare le ire dell'establishment politico e culturale, come è accaduto al presidente Pera dopo il suo lucido intervento al Meeting di Rimini del 2005. Essi indicano ai cattolici, troppo spesso pusillanimi, la strada della fortezza.

    I cattolici debbono saper offrire a questi laici la virtù, cristiana e teologale della speranza, la fiducia che con l'aiuto soprannaturale della Grazia le radici cristiane della società porteranno invincibilmente nel nostro tempo i loro frutti
    . (CR 910/01 del 29/08/05)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  7. #7
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    L'ANNO PASTORALE
    Intitolato «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini» il testo introduce la terza tappa del percorso triennale sull’annuncio

    «Cristiani e politica: l'indifferenza ci interpella»

    Un forte invito a riscoprire la valenza pubblica della fede nella lettera del cardinale Dionigi Tettamanzi alla Chiesa di Milano


    Di Giorgio Bernardelli

    La luce del Vangelo di Gesù? Può risplendere davvero solo se il cristiano si pone «davanti agli uomini», cioè se vive la fede che professa. Senza fuggire davanti alle responsabilità della vita pubblica. È l'invito che il cardinale arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi rivolge alla Chiesa ambrosiana per il nuovo anno pastorale. Lo fa attraverso la lettera Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, presentata ieri nel giorno della Natività di Maria, la festa del Duomo. Un testo a 360 gradi sull'impegno del cristiano nel mondo. In cui spiccano parole esplicite sul tema della partecipazione. «Siamo tutti interpellati dalle troppe forme di indifferenza, di distacco e di rifiuto nei riguardi della politica, che non poche volte sono condivise dagli stessi cristiani - scrive infatti il cardinale -. Siamo ancor più interpellati dall'urgenza che tanti talenti, doti e risorse che il Signore non manca di distribuire in abbondanza, non ultimo alle donne e ai giovani, siano più coraggiosamente messi a disposizione del bene comune». Un invito, dunque, a entrare maggiormente nel vivo della società. E a chi inizia a incalzarlo domandando di schieramenti e appuntamenti elettorali, l'arcivescovo preferisce rispondere indicando uno stile, che è quello tracciato dalla prima Lettera di Pietro: «Sempre pronti a rendere ragione della speranza che è in voi», ma nello stesso tempo capaci di esprimersi «con dolcezza e rispetto, e con una retta coscienza». Sottolinea fortemente il legame tra questo ambito e il resto del cammino, il cardinale Tettamanzi. Perché anche l'impegno nelle frontiere più concrete che la vita oggi ci pone davanti, fa parte della sfida di trasmettere la fede. È parte, dunque, di quel «caso serio» posto al centro del percorso pastorale triennale «Mi sarete testimoni» di cui quella presentata ieri, incentrata appunto sulla fedevissuta, è la terza e ultima tappa. L'arcivescovo di Milano la definisce «il test inequivocabile che il nostro ascolto della Parola e il nost ro incontro personale con Gesù non vengono falsati o resi vuoti e vani, ma rimangono nella loro verità e autenticità». È dunque la domanda su come essere nel mondo, senza appiattirsi sulle logiche del mondo quella che l'arcivescovo pone all'attenzione della Chiesa ambrosiana. Un'indicazione che si lega anche al cammino verso il quarto Convegno ecclesiale nazionale che vedrà la Chiesa italiana convergere a Verona nell'ottobre 2006. La fede professata e celebrata - è il messaggio - per essere testimoniata davvero va vissuta. E prendere davvero le Beatitudini come criterio di ogni scelta è un passo che cambia anche la società. È la «sfida esigente» che Risplenda la vostra luce davanti agli uomini (citazione non a caso tratta dal capitolo 5 di Matteo) invita tutti a declinare. Il cardinale ad esempio richiama le parrocchie, «anche le più piccole», al loro compito di essere «madri e maestre» nel proprio ambiente (in questa direzione va anche l'indicazione della Dottrina sociale della Chiesa come tema quest'anno delle iniziative di catechesi). Ma sono soprattutto i laici a doversi sentire interpellati in maniera più diretta dall'invito a essere nel mondo. È sulle loro scelte più quotidiane nell'ambito del lavoro e della cittadinanza, infatti, che si gioca la possibilità di colmare il distacco tra fede e cultura, premessa di quell'«apostasia silenziosa» di cui Giovanni Paolo II parlava nell'Ecclesia in Europa e che appunto rappresnta il «caso serio» per la Chiesa di oggi. In questa prospettiva ecco dunque l'importanza anche dell'impegno politico. «Il volontariato è prezioso, ma da solo non può bastare», sottolineava ieri il cardinale nella conferenza stampa che ha accompagnato come sempre la presentazione del nuovo anno pastorale. Anche l'intimità della casa, però, può diventare per il cristiano luogo di una testimonianza che è comunque pubblica. La famiglia - sottolinea infatti l'arcivescovo di Milano - ha «una grande e insostituibile potenzialità nel trasformare la soci età. Se assolve il suo compito, diventa un autentico segno di contraddizione». Impegnati, dunque, a far incontrare l'ansia di cambiamento che serpeggia nella società con la novità del Vangelo. Partendo dai due grandi fari della dignità di ogni persona e della promozione del bene comune. Sono i criteri cui ieri Tettamanzi invitava ad ispirarsi anche rispondendo a domande su questioni di grande attualità nella Milano di oggi: il problema dei ragazzi islamici nelle scuole («mi sembra che nel dibattito manchi la voce delle loro famiglie»), la morte del quattordicenne per overdose («la questione vera è la qualità dei rapporti in famiglia»), il tema della diversità tra culture («non c'è identità vera senza dialogo»). È su queste e altre sfide che il cristiano oggi è chiamato a irradiare la luce delle Beatitudini.

    Avvenire - 9 settembre 2005

  8. #8
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    NASCE A LIVORNO IL COMITATO "CATTOLICI NELLA SOCIETA' "

    Il comitato "Cattolici nella Società" nasce dalla volontà di creare un riferimento per tutti i cattolici che non si sentono soddisfatti di come le nostre istanze sono rappresentate nella società.

    Ha come origine l'insoddisfazione dei promotori nei confronti dell'operato di tutti i partiti cosiddetti di ispirazione cattolica: per questo motivo un gruppo di giovani venti-trentenni, tra cui chi scrive, in luglio ha deciso di intraprendere una nuova strada, quella movimentista; alcuni di noi provenengono da lunghe militanze e da cariche dirigenziali del movimento giovanile di un partito cattolico (recentemente risolte con dimissioni).

    Riteniamo che sia necessario rigenerare il martoriato tessuto culturale cattolico, che nel sistema partitico sembra invece destinato ad una inevitabile cancrena, non avendo, tra le altre cose, un efficace ricircolo generazionale ma soprattutto di idee, predicato a parole ma mai nei fatti: rifiutando l'attuale politica "cattolicese" la nostra ambizione è di arrivare a quella dell'apprendimento.

    Per questo abbiamo deciso di auto-formarci: cercheremo di rintracciare la nostra storia, iniziando dalle pagine "ufficiali" e non del periodo risorgimentale e terminando su quelle dei nostri giorni: creeremo una biblioteca di riferimento del comitato e ci faremo promotori di iniziative utili alla nostra idea.

    Tutto ciò avendo in mente che non siamo un partito e che non abbiamo una linea politica di riferimento: poichè riteniamo che chiunque, prima di schierarsi, debba avere le idee sufficientemente chiare, come conseguenza di un adeguato bagaglio formativo.



    Per informazioni:
    sito internet: http://www.sintesinet.net/cns
    e-mail: [email protected]



    Giacomo Razzetti e Massimiliano Lemmi,
    comitato di presidenza "Cattolici nella Società"
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #9
    Glorfindel
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    Perché Pio XII sarebbe uno strano pontefice e perché De Gasperi sarebbe stato bravo?
    Non ci voleva molta lungimiranza ad andare contro gli sconfitti.
    Se poi Pio XII è strano perché tutti i media sono contro di lui, beh questo me lo rende ancora più simpatico.

    Saluti...

    P.S.:
    Viva il Papa chiunque sia... e non solo i papi che mi piacciono o mi sono piaciuti (parlo per me, eh... non so per gli altri).

  10. #10
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Verità e libertà o si coniugano insieme o insieme miseramente periscono.

    Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Fides et ratio 1999
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 
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