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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Arrow Le nuove schiavitù....

    www.avvenire.it

    SUDAMERICA SOFFERENTE


    «Schiavi» spaccapietre
    nel Brasile del Duemila

    Viaggio nelle cave dello Stato di Bahia: si usa la dinamite senza alcuna protezione e i blocchi si squadrano, uno a uno, con lo scalpello

    Da Santa Luz (Bahia) Gherardo Milanesi

    «Gli schiavi forse vivevano meglio di noi, perché erano una proprietà. Lavoravano e producevano, mentre il padrone garantiva loro gli alimenti, e le medicine quando si ammalavano. Noi non abbiamo le catene, ma spesso lavoriamo per meno di 10 reais al giorno (2,6 euro), che bastano appena per sfamarci. Pochi possono permettersi di comprare guanti o occhiali protettivi; quando perdiamo la vista o una mano non ci viene data nemmeno la pensione di invalidità».

    José Nunes, ex presidente del Sindacato dei lavoratori della pietra di Santa Luz, padre di cinque figli, ci guarda con gli occhi iniettati di sangue: «Su queste pietraie io ci sono nato, ho cominciato a 12 anni e di schegge dagli occhi me ne avranno tolte almeno 20. Gli occhiali non sono mai riuscito a comprarmeli». La storia di José Nunes, Zé come lo chiamano gli amici, è migliore di quella di centinaia di miseri spaccapietre che sopravvivono nella regione di Santa Luz, nelle zone aride di Bahia, senza nemmeno immaginare come possa essere la vicina città di Salvador. Zé, dopo aver imparato a leggere e a scrivere, ha trascorso qualche tempo lontano dal riverbero delle pietraie, nell'ufficio sgangherato del sindacato. Ma almeno duemila famiglie, a volte anche ragazzini, sopravvivono nell'inferno della cav pur di garantirsi un piatto di minestra con riso e fagioli due volte il giorno. Per guadagnare 80 reais (circa 26 euro), devono infatti trasformare grandi blocchi di roccia biancastra in mille parallelepipedi perfetti, di due chili ciascuno. Ma, prima di modellare le pietre a colpi di scalpello, devono strappare i blocchi dalla roccia con la polvere da sparo.

    Nella Serra do Lajedo, a 30 chilometri da Santa Luz, veniamo accolti dal tipico botto sordo della dinamite che esplode nelle cave di marmo. Ma qui il rumore è meno intenso, meno assordante. I quebra-pedras, come vengono chiamati nella regione, fanno dei grossi buchi nella roccia, vi iniettano della polvere da sparo che ricavano da cartucce per fucili da cacc ia e fanno esplodere la roccia in modo affrettato e rudimentale.

    È così pericoloso che, Flavinho Felix, un ragazzino di 18 anni, ha appena perso tre dita della mano sinistra: «È stato un attimo, la polvere è esplosa subito e le schegge mi hanno tranciato le dita. Ma poteva andare peggio - aggiunge seduto mentre osserva suo fratello maggiore lavorare con lo scalpello -, sarei potuto diventare cieco».

    Anche in questo girone dantesco brasiliano, dove l'ottimismo è l'unico rimedio per resistere, gli sfruttati sfruttano il prossimo spinti dall'istinto di sopravvivenza. I parallelepipedi prodotti dagli spaccapietre vengono comprati da intermediari senza scrupoli solo in partite minime di 500 unità. Ritirano la merce e spesso pagano con buoni-acquisto validi solo nei supermercati di Santa Luz. «Hanno sempre il coltello dalla parte del manico, perché l'offerta supera la domanda - ci assicura la signora Maria Ines, che spacca pietre da 26 anni sempre nella stessa regione -. Una volta mio marito ha rifiutato i buoni-acquisto: ci hanno pagato con due mesi di ritardo». Addirittura, con i poveri spaccapietre, c'è chi specula sui buoni-acquisto. «Sono i camionisti al servizio dei compratori - spiega la signora Maria Ines -, ci offrono di acquistare i buoni in contanti in cambio di un'ignobile percentuale».

    Per migliaia di famiglie, però, trasformare roccia in parallelepipedi è l'unico modo di sopravvivere. L'unica alternativa, non sempre più redditizia, è la cultura del sisal, il cactus dal quale viene estratta la fibra vegetale per realizzare ogni tipo di cordame. Persino il sindaco di Santa Luz, Joélcio Martins, ne è consapevole: «Abbiamo dovuto mettere a disposizione trasporti gratuiti per permettere ai lavoratori della pietra di raggiungere le pietraie. Se dovessero pagare anche l'autobus - assicura -, la loro sopravvivenza sarebbe ancora più precaria». Visitando la piazza Major Benicio Viana, il punto di incontro della cittadina, si capisce quale impiego ancora oggi possano avere i parallelepipedi di pietra tagliati a mano.

    La chiesa con il suo alto campanile è interamente costruita con i blocchi delle pietraie, così come la sede del sindacato, i tavolini dell'elegante ristorante churrascaria e le strade principali che - al posto dell'asfalto - sono così lastricate. «Solo quando si avvicinano le elezioni la domanda comincia a superare l'offerta - spiega Valmir da Santos, che sull'argomento ha scritto la sua tesi di laurea presso l'Università di Feira di Santana -. I sindaci e i consiglieri comunali, per garantirsi la rielezione, cominciano a realizzare infrastrutture, e il modo più economico è quello di utilizzare le pietre al posto del cemento o dell'asfalto (ma solo in questo modo gli spaccapietre guadagnano di più)». Ma, una volta passate le elezioni, l'arido sertão brasiliano che si estende nelle regioni nord-orientali del Paese continua a essere l'inferno di sempre. Dove, se non si fa comodo al cinico meccanismo della politica, mangiare cactus tritati può diventare l'unico sistema per ingannare la fame.

    ***********************
    Brasile. Il caso dei meninos de rua
    Colla e violenza
    Sulla strada storditi dalle droghe, uccisi dalla polizia

    In Perù li chiamano pàjaros fruteros, i merli; in Zaire moineux, i passerotti; in Brasile meninos de rua. Sono i bambini delle strade del Terzo e del Quarto mondo. Fanno i venditori ambulanti nei mercati, nelle stazioni, davanti ai cinema e ai centri commerciali, tra le automobili imbottigliate nel traffico. Lustrano le scarpe dei turisti, portano i bagagli, rovistano tra i rifiuti per raccogliere materiale da riciclare.

    Qualcuno ha una casa e tanti fratelli che ogni sera consegnano ai genitori il guadagno del lavoro quotidiano. Perché, seppur misero, anche il contributo dei piccoli è indispensabile alla sussistenza. Vivono nei bassifondi poveri e degradati, dove le scuole cadono a pezzi e non ci sono posti per giocare.

    Molti, invece, non hanno una casa, né una famiglia. Fuggiti da genitori violenti, oppure abbandonati dopo i primi anni di vita, perdono la loro identità, diventano schiavi di padroni senza scrupoli, o pedine in mano alla criminalità organizzata che li costringe a rubare, prostituirsi, spacciare droga.

    Solo in Brasile, ci sono quasi cinque milioni di bambini lavoratori. Una metà vive nelle aree rurali e taglia la canna da zucchero, tratta pesticidi, scava nelle miniere. Occupazioni faticose e pericolose, che causano continuamente incidenti e malattie. L'altra metà cresce nelle strade. Alcuni scavano tra i rifiuti e prendono le malattie della pelle, ulcerazioni e scabbia, oppure si feriscono con il vetro e il ferro arrugginito e muoiono di tetano. Spesso mangiano i resti del cibo avariato, e si avvelenano. Molti rubano, spacciano, si prostituiscono, annusano le droghe di colla che stordiscono e attenuano i morsi della fame, infine rischiano di essere uccisi dalla malavita, dagli altri giovani o dalla polizia.

    Fino a qualche anno fa, la polizia si avventava su di loro come su branchi di cani randagi, per arrestarli e rinchiuderli. Nel 1996 a Rio de Janeiro, in seguito al massacro di sei meninos, un ufficiale di polizia, reo confesso dell'assassinio dei ragazzini, fu processato e condannato. Per la prima volta veniva punito un reato tanto orribile, ma i maltrattamenti e le violenze erano all'ordine del giorno. Un rapporto del tribunale dei minori ha calcolato che, fino alla metà dei Novanta, venivano uccisi quotidianamente, anche dalle armi della polizia, da uno a tre minori. Le "spedizioni punitive" erano commissionate dai commercianti, o dalla gente infastidita dai piccoli mendicanti, ladri o annusatori di colla.

    Solo sul finire degli anni Ottanta, in tutto il Brasile un vasto movimento di opinione pubblica cominciò a sostenere le iniziative dei sindacati e delle associazioni non governative a favore dell'infanzia. L'orrore degli abusi e delle violenze sui piccoli abitanti della strada cominciò a fare il giro del mondo, finalmente diffuso dai giornali e televisioni, anche grazie al ritorno della democrazia dopo decenni di dittatura.

    Nel 1990 fu approvato uno Statuto per i bambini e gli adolescenti che, fra l'altro, fissa a 14 anni l'età minima per l'accesso al lavoro e prevede che i bambini costretti a lavorare siano adibiti ad occupazioni "educative". Il riconoscimento di diritti dei minori, fino a quel momento calpestati, ha determinato la riduzione del numero e della ferocia delle retate, che oggi sono duramente contestate da gran parte della società civile.

    Lo Statuto affida compiti di grande responsabilità alle municipalità che, insieme ai sindacati, alle associazioni umanitarie e agli stessi bambini, studiano e avviano piani di recupero basati soprattutto sull'istruzione. I dieci articoli del testo legislativo hanno segnato un'inversione di tendenza e sono considerati un varco di speranza per i bambini brasiliani.

    Governo e parti sociali discutono su due linee di azione. C'è chi ritiene che si debba proibire il lavoro minorile e chi pensa che bisogna, innanzitutto, cercare di limitare lo sfruttamento e migliorare le condizioni igieniche, sanitarie e alimentari dei piccoli, che saranno, tuttavia, costretti a lavorare finché le condizioni economiche della loro famiglia non miglioreranno. E' un dibattito acceso che provoca duri scontri nelle istituzioni e nell'opinione pubblica brasiliana. Il grave problema dello sfruttamento e della miseria infantile, infatti, è ancora tutto da risolvere. Mentre la disparità di reddito nella popolazione continua a crescere, e milioni di piccoli continuano a smarrire la loro infanzia sulle strade

    NOI ABBIAMO UN ARMA DA UTILIZZARE.......E':

    L' ADOZIONE A DISTANZA....informatevi presso le vostre Diocesi e Parrocchie oppure presso Istituti Missionari.......
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
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    Dalla rivista FamigliaCristiana di Luglio 2004

    INFANZIA
    CONVEGNO MONDIALE DI "MANI TESE" SULLO SFRUTTAMENTO MINORILE

    BIMBI SCHIAVI, ORA BASTA

    Sono 210 milioni i bambini costretti a lavorare, 8 milioni e mezzo dei quali ridotti in schiavitù. Un fenomeno che continua a crescere, ma che ora qualcuno vuole fermare.


    Cuciono palloni, confezionano tappeti, raccolgono cacao, fabbricano mattoni, raccolgono pietre preziose. Ma possono anche diventare oggetti scambiati tra adulti nel mercato della pedofilia, o finire arruolati da guerriglie senza scrupoli.

    Sono 210 milioni i bambini che lavorano nel mondo: maschi e femmine con pari opportunità di essere sfruttati. Secondo l’Organizzazione mondiale del lavoro (Oil), 8 milioni e mezzo sono ridotti a schiavi nelle miniere o nei bordelli, con in mano un fucile o in case signorili come piccoli domestici, con poco cibo e tanta paura. Per lo più in Africa, seguita da Asia e America latina. Nemmeno in Europa il fenomeno è sparito: il 2 per cento dei bambini lavora nei Paesi di antica industrializzazione dell’Europa, mentre nei Paesi ex comunisti e in Russia la percentuale raddoppia. La Gran Bretagna, unica tra i Paesi dell’Unione, manda al fronte i minori. Ragazzi con meno di 18 anni sono stati uccisi nella guerra del Golfo e nel conflitto delle Isole Falkland e circa 50 minorenni hanno fatto parte dei contingenti britannici in Kosovo, sebbene l’Onu vieti l’impiego di soldati con meno di 18 anni nelle forze internazionali di peacekeeping. Eppure, la Gran Bretagna è stato il primo Paese al mondo ad avere regolato il lavoro infantile con una legge del 1833. Il fenomeno nel mondo è in ripresa, secondo una denuncia di "Mani Tese", che a Firenze fino al 16 maggio organizza il Congresso mondiale dei bambini contro lo sfruttamento del lavoro minorile.

    Povertà e analfabetismo

    Quest’anno il prestigioso premio mondiale per i diritti dei bambini è stato assegnato a Ungsongtham Pratep Hata, una ex bambina lavoratrice che ha dedicato la sua vita a dare opportunità scolastiche ai bambini lavoratori. Quattro anni fa il premio venne assegnato a Iqbal Masiq, il simbolo di tutti i bambini sfruttati del mondo, ucciso nel 1995 in Pakistan dalla mafia dei tappeti a cui aveva osato ribellarsi. Oggi in Pakistan i produttori di tappeti utilizzano ancora una cifra che si stima di 8 milioni di bambini tra i 9 e i 14 anni.

    Nuovi Paesi, intanto, si affacciano su questa tragica scena. L’Argentina, la cui economia è crollata in questi ultimi anni, conta circa un milione e mezzo di bambini lavoratori tra i 5 e i 14 anni, una cifra pari al 22 per cento della popolazione di questa fascia d’età.

    Lo sfruttamento infantile è al tempo stesso causa e conseguenza della povertà. Osserva il sociologo pachistano Nazar Ali Salal: «Più una popolazione è povera, più avrà figli che rimarranno analfabeti, poiché dovranno lavorare per aiutare il bilancio familiare. E più una popolazione è analfabeta, più resta impigliata nella povertà». I bambini così sono indispensabili. L’Asia labour monitor calcola che nel continente un quinto del Pil sia prodotto dai bambini. In Bangladesh e in Nepal le piantagioni di tè assorbono molta manodopera minorile, con orari lunghi e paghe basse, al servizio delle grandi multinazionali.

    Sottopagati e spesso abusati

    L’Indonesia, dove il lavoro minorile è permesso per 4 ore al giorno, ne sono impiegati oltre 300.000 con turni superiori alle 12 ore. In Brasile tagliano la canna e raccolgono caffè. Ma l’ultima grande preoccupazione del Governo è per circa mezzo milione di bambine e adolescenti tra i 5 e i 17 anni che lavorano come domestiche in condizioni di semi-schiavitù, a volte senza salario.

    L’abuso sessuale è quasi sempre considerato dai padroni parte naturale del contratto. Le organizzazioni sindacali, anche in altri Stati dell’America latina, da 10 anni denunciano l’esistenza di minori schiavi per debiti. A migliaia, insieme alle loro famiglie, lavorano nelle fabbriche di carbonella di Carjas, in Brasile.

    In Perú l’amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Huancayo, monsignor José Renoso, ha denunciato all’agenzia vaticana Fides l’esistenza di un traffico di bambini, che fa sparire fino a 15 piccoli al mese: «Qui abbiamo 3.000 bambini che lavorano nelle miniere. L’anno scorso ne abbiamo identificati 500 nei bordelli delle città. In questa zona il 40 per cento dei bambini che nasce non viene riconosciuto dal padre. E quindi non ha nome».

    L’Africa sta sempre al primo posto delle classifiche più terribili. In Egitto un milione e mezzo di bambini lavora nelle concerie a contatto con sostanze tossiche. Nelle miniere di pietre preziose della Tanzania i bambini più piccoli si nascondono negli anfratti delle gallerie delle miniere durante le esplosioni per essere tra i primi a raccogliere le gemme: ricevono così una sorta di premio di pochi centesimi di euro, spesso unica paga della giornata. Ma molti muoiono travolti dalle rocce, senza che nessuno ne sappia nulla. In Ghana e in Senegal i bambini piccoli affidati a mullah musulmani per imparare il Corano finiscono spesso sul marciapiede a raccogliere elemosina e vengono picchiati se non ne raccolgono abbastanza.

    Anche negli Usa e in Italia

    Ma anche negli Usa il Governo federale aveva calcolato cinque anni fa l’esistenza di minori impiegati illegalmente in attività commerciali e in aziende tessili. Negli ultimi cinque anni, secondo un dato diffuso dall’Unicef, la violazione delle norme sul lavoro minorile negli Usa è aumentata del 250 per cento.

    In Italia l’analisi del fenomeno è controversa. Secondo un rapporto della Cgil sono 599.000 i minori al lavoro, di cui 326.000 che lavorano a tempo pieno. Il ministero del Lavoro, invece, ne ammette 144.000, di cui però solo il 15 per cento ha oltre 15 anni.

    Il primo contatto con il lavoro avviene di solito a dieci anni e nel Nordest, dove una diffusa cultura familiare annette più importanza al lavoro che alla scuola. La quota di minori al lavoro in questa zona è maggiore di quella delle altre Regioni d’Italia.



    Alberto Bobbio
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  3. #3
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    VATICANO - IL PROSSIMO DOSSIER DI FIDES: Le nuove schiavitù del XXI secolo - Il terribile dramma di migliaia di donne trattate come “merce” di un commercio molto redditizio

    Città del Vaticano (Agenzia Fides) - L’ ONU lo ha definito come la terza attività illegale più redditizia del mondo; capace di generare guadagni che si avvicinano ai 12 miliardi di dollari l’anno (le prime due sono il traffico di armi e di droga). Il “commercio” di migliaia di donne, spesso poco più che bambine, avviene in tutto il mondo con un’impunità quasi assoluta e, in molti casi, con sanzioni anche molto meno severe di quelle stabilite per il traffico di droga. La totale assenza di misure contro la prostituzione che si registra nella maggioranza dei paesi, ne ha permesso la crescita incontrollata. Dal Terzo Mondo arrivano ogni giorno giovani donne, ingannate, spesso minorenni, che fuggono dalla guerra, dalla miseria o da altre situazioni di povertà, per popolare le strade ed i bordelli dei cosiddetti paesi sviluppati. Sono la carne da macello di un commercio sommerso che muove miliardi di euro l’anno, che sfuggono al fisco, e che solitamente va unito al traffico di droga e ad altre attività illegali.
    La Chiesa ha sempre levato alta la sua voce in difesa degli esseri umani, della dignità di ogni uomo e di ogni donna, del valore della sessualità e del matrimonio, per denunciare lo sfruttamento sessuale, il traffico di persone, la prostituzione, la pornografia, l’uso indebito della pubblicità, attraverso la voce del Papa, delle Conferenze Episcopali, dei Religiosi e Religiose, sia dei Paesi di provenienza che di arrivo di questo turpe commercio. Cresce il numero delle religiose impegnate in prima linea per fermare questa spirale di violenza e sfruttamento: solo in Italia sono più di 200, e ad esse si uniscono anche le suore di Clausura che dai loro conventi sostengono l’azione delle loro sorelle che scendono in strada a fianco delle donne e dei bambini sfruttati.
    A questi temi di scottante attualità, l’Agenzia Fides dedica un ampio e documentato Dossier, che sarà pubblicato dall’1 al 6 agosto, secondo il seguente calendario:

    Prima parte (pubblicazione domenica 1 agosto)
    La terza attività illegale più redditizia del mondo - Dati e cifre della grandezza del problema -
    Funzionamento globale della domanda e dell’offerta: tabelle.

    Seconda parte (pubblicazione domenica 1 agosto)
    Le modalità d’ingresso - Il traffico di donne verso l’Italia: i diversi sistemi operativi - Profilo delle vittime - Un’ attività che muove miliardi - Una catena con troppi anelli - Fattori scatenanti il fenomeno - I rischi della strada e le conseguenze.

    Terza parte (pubblicazione domenica 1 agosto)
    Testimonianze di giovani riuscite ad uscire dalla schiavitù - Una religiosa racconta la situazione della prostituzione in Camerun - Normative internazionali - Le Conferenze internazionali.

    Quarta parte (pubblicazione lunedì 2 agosto)
    La Chiesa alza la sua voce in difesa della donna - La dignità della donna: i documenti del Magistero

    Quinta parte (pubblicazione martedì 3 agosto)
    lo sfruttamento sessuale della donna e il problema della prostituzione nel Magistero della Chiesa.

    Sesta parte (pubblicazione mercoledì 4 agosto)
    L’impegno delle Chiese europee e delle Conferenze episcopali

    Settima parte (pubblicazione giovedì 5 agosto)
    Pubblicità e pornografia nei mezzi di Comunicazione sociale - L’Unione Europea di fronte a questo problema

    Ottava parte (pubblicazione venerdì 6 agosto)
    Religiosi in prima linea per combattere questa nuova forma di povertà - Intervista a suor Eugenia Bonetti, responsabile del settore “tratta” presso l’Usmi - Due testimonianze dell’impegno dei religiosi nel mondo - Intervista a suor Ivarosa, del “Centro di accoglienza per donne in difficoltà” di Roma - Le Organizzazioni che lavorano per sconfiggere il traffico di donne - Una sfida anche per la vita contemplativa. (S.L.) (Agenzia Fides 30/7/2004; Righe 54 - Parole 581)


    http://www.fides.org/ita/news/2004/0407/30_3818.html
    Fraternamente Caterina
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  4. #4
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    DETONATORI DI IDEE


    (riflessioni dopo gli attentati di Londra)


    Anche oggi una bomba ha invitato ogni uomo a farsi gli affari propri.
    Anche oggi una deflagrazione ha imposto a ciascuno di pensare bene alle proprie responsabilità, un botto a perdere ha insegnato a ognuno un versetto introvabile contenuto in qualche dannato libro non ben identificato.

    Anche oggi, sì, anche oggi, qualcuno ha perso la vita, e l’ha perduta in nome di quell’amore, di quella fratellanza allargata, auspicata da ogni umanità, persino la più remota e lontana.
    Pezzi di carne incollate alle lamiere roventi, brandelli di pensieri, gli ultimi probabilmente, dispersi come le dignità mal riposte ai bordi delle coscienze, ove non è più concesso, non solo guardare, ma osare una preghiera.
    Esplosioni e polvere, come a dire che il mondo è oramai un cumulo di macerie dialettiche ricoperte di buone intenzioni andate a farsi benedire.

    Sangue a scaraventare all’indietro la ragione, la mia, la tua, la nostra, di chi la ragione non avrà mai, sebbene possegga voce tonante quanto un colpo di pistola, dietro, alla nuca, come il vile che vaga nascosto nella notte dei tempi.
    Agli angoli delle strade si spara, negli scantinati si preparano le scatole della morte, nelle stanze quiete si adoperano le strategie più sofisticate per salvare i popoli in disuso per difetto.

    Anche oggi un’altra bomba ha estinto persone sconosciute, in storie mai ancora del tutto vissute, anche oggi una bomba ha mandato a quel paese la nostra bella partecipazione a ogni comprensione, figuriamoci compassione.

    L’era del napalm è ormai una canna di bambù corrosa, esattamente come la democrazia e il benessere esportate.
    In questo presente di proselitismo impacciato dalle sensibilità differenti, perché incrociato dagli spasmi degli assoluti che non sanno concedere metri alla ragione, è in un Gesù con barba e turbante che si intende cancellare ogni speranza alla storia…..ma Gesù nudo sulla croce urla ancor ora attraverso i nostri silenzi e le nostre maledette complicità, o forse ottusità.

    Le leggi antiterrorismo, le espulsioni, le frontiere improvvisamente sbarrate, non saranno mai diga sufficiente a frenare l’ottusità umana, essa infatti è parente stretta della inumana volontà di potere.
    I proclami, gli slogans, quelli sanno di politica e portano al morto innocente senza alcuna pietà.

    Allora che fare?
    Forse occorre una volta di più rinunciare ai primati, quelli gridati con gli abiti dismessi dai secoli sopravvenuti, così pure da quelli sussurrati con gli sguardi bassi ma con le dita strette a pugno.
    Forse occorre smetterla di pensare agli altri come trogloditi o come vittime dell’ignoranza, del potere che opprime e non soddisfa alcun servizio.
    Forse occorre avvistare senza ipocrisie lo zingaro dell’est e il nomade africano.
    Forse occorrerebbe provare e riprovare, affinché dagli sguardi degli adolescenti, piombasse a mare quel fondo sommerso di dissacrante fatalità, quella tristezza rivestita di una sola scelta, perciò priva di ogni libertà.
    Forse occorre davvero denudare di tanti e troppi orpelli le nostre belle certezze, ritornare a quella prima aula scolastica che ci ha condotti alla nostra attuale condizione, sistemarci dietro i banchi, allontanandoci, per una volta, finalmente, dalla cattedra della modernità, per imparare qualcosa da quegli occhi disincantati, foss’anche la pietà per chi alla dignità umana non ha mai potuto abbeverarsi.

    Vincenzo Andraous
    Responsabile Centro Servizi Interni
    Comunità Casa del Giovane
    via Lomonaco 43
    Pavia 27100
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  5. #5
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    L'accorato appello del Papa a Salvador il 20 ottobre 1991
    Non ci devono essere bambini usati, sfruttati, abbandonati, uccisi!
    Miei cari fanciulli,

    Quante volte nella mia vita ho letto e udito le parole di Nostro Signore che dicono: "se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli" (Mt 18,3), e "chi scandalizza anche uno solo di questi bambini, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina tirata da asino, e fosse gettato nel mare" (Mt 18,6). Quando volevano allontanare da Lui i bambini, reclamò: "Lasciate che i bambini vengano a me" (Mt 19,14). Per questo io, che sono indegno discepolo di Gesù e faccio le sue veci nella Chiesa, mi sono sentito felice quando ho saputo che i bambini del Brasile volevano incontrarmi. Ho detto: "Lasciate che vengano dal Papa".Sono ancora più felice perché siete voi, bambini della Bahia, che oggi vi incontrate con me a nome di tutti i bambini del Brasile. Dico dunque a voi: "Bambini della Bahia buongiorno! Bambini del Brasile buongiorno!".


    Desidero dirvi innanzitutto che voi siete molto importanti per il Papa. Importanti perché qui, nel Brasile, voi siete molti e formate gran parte della popolazione. Lo sapevate? Importanti perché siete il futuro della Nazione, importanti perché siete anche il futuro della Chiesa. Lo sapevate? Dovete esserne consapevoli sempre di più. Ciò che è bello in voi, bambini, è che ciascuno guarda e dà le mani agli altri bambini senza fare differenza di colore, di condizione sociale, di religione. Voi vi date le mani gli uni gli altri. Occorrerebbe che i grandi facessero anche loro come voi e la finissero con ogni discriminazione. Così il mondo potrebbe incontrare la pace. Voi volete la pace nel mondo? Volete un mondo in pace?Per essere veramente importanti, avete bisogno di una famiglia, di genitori uniti, di un clima di amore e di pace. E' necessario aiutare i bambini che sono nati e stanno crescendo al di fuori di una vera famiglia.

    Ma è anche necessario fare qualcosa affinché tutti i bambini vedano rispettato il loro diritto ad avere dei genitori uniti, fratelli che si amano, una casa armoniosa e felice. Se voi volete questo, alzate la mano destra! Per essere importanti avete bisogno di conoscere Gesù Cristo, amarLo come il vostro migliore amico, pregarLo sempre, tutti i giorni. Se volete questo, alzate allora la mano sinistra!

    Avete anche bisogno di apprendere il Catechismo in casa, nella scuola e nella Chiesa, prepararvi per la Prima Comunione e per la Cresima. Se volete questo, alzate entrambe le mani! Se essere bambini è tanto importante, allora tutti i bambini sono importanti.

    Non ci possono né ci devono essere bambini abbandonati. Né bambini senza casa. Né ragazzi e ragazze di strada. Non ci possono né ci devono essere bambini usati dagli adulti a scopi immorali, per il traffico della droga, per piccoli e grandi crimini, per la pratica del vizio. Non ci possono né ci devono essere bambini ammucchiati nei riformatori e nelle case di correzione, dove non riescono a ricevere una vera educazione. Non ci possono né ci devono essere - è il Papa che lo chiede e lo esige nel nome di Dio e di Suo Figlio, che anche fu Bambino - non ci possono né ci devono essere bambini assassinati, eliminati col pretesto della prevenzione del crimine, marchiati per morire! Volete che tutti i bambini siano felici? Desiderate una città, uno Stato, un Paese senza bambini abbandonati e ragazzi e ragazze di strada?

    ***

    Mi rivolgo ora agli adulti qui presenti, in compagnia dei loro bambini, o che odono le mie parole da questa spianata del Bonfim fino in Bahia e in tutto il Brasile. Credo di parlare a nome e per delega di questi bambini. Permettetemi innanzitutto di manifestare alla società brasiliana la mia gioia e le mie felicitazioni per due eventi. Per prima cosa, per la creazione di un Ministero dell'infanzia. Mi auguro che questo organo possa trovare la creatività e l'agilità necessarie e le indispensabili risorse per portare rimedi a tutti i problemi che affliggono il bambino brasiliano. Gioia e felicitazioni in secondo luogo, per la promulgazione, ancora recente, dello Statuto del Bambino e dell'Adolescente. Ho potuto seguire, con interesse, la sua elaborazione. Mi rallegro nel sapere che questo Statuto è in vigore, approvato dalle due Camere del parlamento Nazionale e , pertanto, porta un certo consenso di tutto il popolo brasiliano. Esso non è una panacea né pretende di risolvere tutti i problemi.

    Dobbiamo tuttavia avere fiducia che, malgrado i suoi inevitabili limiti, potrà essere utile per una politica sociale adeguata in favore del bambino e dell'adolescente. Faccio voto affinché esso ispiri, a tutti i livelli della comunità brasiliana, iniziative efficaci, puntando a dare soluzioni ai problemi. Nel campo della Chiesa, constato con gioia il dinamismo con cui si sta attuando in tutto il Paese, in un gran numero di diocesi, la "Pastorale del bambino" e la "Pastorale del minore". Distinte nei loro obiettivi immediati e nei loro metodi, queste due pastorali sono legate tra loro nel servizio che prestano. Con piacere segnalo la recente creazione, prima a Brasilia e ora a Salvador, del Movimento per la Vita al quale auguro e per il quale chiedo la benedizione divina, affinché sia uno strumento valido ed efficace per far diminuire il flagello dell'aborto, per promuovere e difendere la vita dal concepimento nel ventre materno fino alla sua fine naturale, per dar soccorso alle gestanti e alle madri in difficoltà, per permettere una qualità di vita migliore ai bambini che nascono.

    Desidero ancora invitare tutti, ciascuno nel suo proprio ambito umano, religioso, professionale e politico, ad assicurare alcuni fattori capaci di invertire la triste situazione dei milioni di bambini brasiliani emarginati.Come prima cosa una educazione di base di buona qualità diretta al bambino a partire alla età scolare o pre-scolare. Una educazione della donna nelle zone povere affinché possa compiere con competenza la sua missione insostituibile nella famiglia e nella comunità.

    Seconda, una paternità e maternità responsabili, ideale fortemente predicato dal mio predecessore Paolo VI, che esclude metodi anticoncezionali artificiali che non rispettino la dignità delle persone e degli sposi. Per questo, nelle loro iniziative in favore di una crescita normale ed equilibrata della popolazione, i poteri pubblici non hanno diritto di promuovere l'aborto, la sterilizzazione di massa, la propaganda indiscriminata dei mezzi artificiali per limitare i figli. La pianificazione attraverso metodi naturali contribuisce alla educazione ed alla maturità degli sposi, soprattutto negli ambienti più poveri. L'esigenza della paternità e della maternità responsabili deve avere un supporto legale efficiente. Il nascituro deve avere diritto non solo di nascere, ma di nascere come frutto dell'amore responsabile e non di una avventura, di trovare affetto, dedizione e protezione in una famiglia bene organizzata.

    In nome di Cristo, nostro Maestro e Signore, invito tutti a lavorare a favore dei bambini!
    Scusatemi bambini! Era necessario che dicessi delle cose agli adulti, ma ora torno a parlare con voi.
    Se non avete compreso ciò che ho detto ai grandi, niente di male. L'importante è che essi capiscano! A voi desidero dire una cosa molto seria, veramente molto seria: il Papa ama di tutto cuore i bambini del Brasile! Per mostravi quanto il Papa ami i bambini del Brasile, voglio farvi una confidenza. Alcune settimane fa ho ricevuto una somma di denaro in occasione del premio "Artigiano della Pace" che mi é stato attribuito.
    Allora ho deciso di destinare tutto il denaro ai bambini abbandonati del Brasile. Consegno ora tutto al vostro amato arcivescovo, cardinale Dom Lucas. Egli sarà incaricato, a mio nome, di distribuire il denaro per le opere della Chiesa in tutto il Brasile che si prendono cura di questi bambini. E faccio questo di tutto cuore perché, imitanto Gesù, torno a ripetere: "Il Papa ha un grande amore per i bambini!".

    Desidero vedervi crescere felici! La vostra gioia, l'entusiasmo con cui cantate, gridate e pregate, è una grande ricchezza e una grande speranza del Brasile! Dio benedica tutti! La Madonna vi protegga!Per voi il mio grande abbraccio e la mia benedizione!
    Viva i bambini della Bahia!
    Viva i bambini del Brasile!
    Viva i bambini del mondo intero!


    Giovanni Paolo II
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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