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    Predefinito Ruanda: I missionari del genocidio

    Ruanda - 08.9.2005
    Odierai il tuo fratello Tutsi
    Un generale e un frate arrestati con l'accusa di avere partecipato al genocidio del 1994

    Nell’arco di poche ore, la polizia ruandese ha messo sotto arresto due figure istituzionali di grande influenza, ambedue con l’accusa di aver partecipato attivamente al genocidio del 1994; in tre mesi nel Paese le milizie Hutu uccisero circa 800mila tutsi o hutu contrari al genocidio, secondo le stime delle Nazioni Unite. Questi due uomini indossano divise molto diverse e sono accusati di aver partecipato a livelli altrettanto distinti ai massacri.

    Divisa verde. Il generale Laurent Munyakazi si trova da lunedì agli arresti in Rugenge, un circoscrizione della capitale Kigali. E’ il primo ufficiale di alto livello ad essere detenuto per i fatti del 1994, e sarà giudicato da un tribunale militare. Secondo quanto riferito da una fonte militare, “le prove a suo carico sarebbero schiaccianti”.
    Il militare è anche il primo sospettato il cui arresto viene chiesto da un Gacaca, uno dei 12mila tribunali popolari funzionanti nel Paese dal 2001 per supplire alla mole di lavoro insostenibile dalle corti istituzionali. Secondo quanto riferito alle agenzie di stampa da componenti del Gacaca che stava istruendo il processo nei suoi confronti, Munyakazi avrebbe tentato di “nascondere alcune prove” e “intimidire alcuni testimoni”.

    Tonaca bianca. Il missionario belga Guy Theunis è stato arrestato mercoledì all’aeroporto, di passaggio tra la Repubblica Democratica del Congo e un volo per l’Europa. Il procuratore Emmanuel Rukangira ha dichiarato alla tv inglese' Bbc' che il religioso, che era stato in Rwanda dal 1970 al 1994, è accusato di aver partecipato al genocidio per aver diffuso materiale razzista pubblicato dalla rivista hutu estremista ‘Kangura’ (“Svegliatevi” in lingua Kiryarwanda) sulla testata cattolica ‘Dialogue’ da lui fondata e diretta dal 1989 fino al genocidio. Il ministro degli Esteri belga Karel De Gucht si è dichiarato “esterrefatto” ed ha fatto sapere di voler avere ulteriori chiarimenti dal Governo di Kigali.
    La ‘Società dei Missionari africani’ di cui Theunis è membro, ha riferito a PeaceReporter che l’intervento dell’ambasciata belga ha assicurato un difensore d’ufficio al religioso; “dei nostri fratelli hanno potuto vedere padre Theunis, portargli del cibo, sappiamo che non è recluso con altre persone e che viene trattato bene”, ha riferito al nostro giornale uno dei Padri Bianchi che hanno fondato 312 comunità cattoliche in 42 Paesi del mondo. Ai frati “non risultano” però le formalizzazioni di nessuna accusa in particolare, men che meno quella di genocidio.

    Scuola di giornalismo. Bisognerà adesso capire se vi sia stata collaborazione tra padre Theunis e la rivista animata dal musulmano Hassan Ngeze. Ngeze è stato il primo giornalista ad essere giudicato per genocidio, insieme con il fondatore della ‘Radio Libre des Milles Collines’ Ferdinand Nahimana dal Tribunale penale Internazionale per il Rwanda, creato dall’Onu per giudicare i colpevoli dei massacri del 1994 ad Arusha in Tanzania. Sono stati condannati all’ergastolo il 3 dicembre 2003. “Speriamo questa sentenza serva da esempio ai tanti giornalisti che in Africa e altrova seminano odio con la loro opera”, ha commentato il segretario di “Réporters sans Frontiéres”, Robert Ménard.
    Il popolare speaker della Radio Georges Ruggiu, belga, venne condannato a 12 anni di carcere, per aver incitato all’odio razziale. Nei giorni del massacro, la ‘Radio delle Mille colline’ incitava i “fratelli Hutu” a “sterminare gli "scarafaggi" (i Tutsi secondo una definizione coniata dalla radio). “Le fosse sono ancora mezze vuote. Avanti, fratelli Hutu, cosa aspettare a riempirle?”, è stato uno dei macabri incitamenti uditi in quei giorni.
    Ngeze è invece conosciuto per aver pubblicato, nei mesi precedenti il massacro, un manifesto sui ‘Dieci comandamenti per gli Hutu’. Tra i consigli che ci limitiamo a cogliere nella lista, c’è quello alle “donne Hutu a non concedersi al nemico”, ai “bravi Hutu a non fare affari con i businessman Tutsi”, a “non collaborare coi nemici”, per non citare i più cruenti. L’ambasciata belga a Kigali e l’ufficio della Procura della capitale non hanno voluto rilasciare commenti sui tempi ragionevolmente attendibili per l’inchiesta.

    Testimoni silenziosi. L’arresto di Padre Theunis costringe a riconsiderare un capitolo doloroso nella storia recente della Chiesa cattolica. Secondo quanto riportato dal giornale sudafricano “Mail and Guardian” diverse vittime del genocidio hanno testimoniato l’impotenza della Chiesa Cattolica di fronte al massacro. L’arcivescovo ruandese Nsengiyuma era stato membro del Governo fino a quando nel 1990 dal Vaticano gli venne proibita questa commistione di affari civili e religiosi. Ma i legami di alti esponenti del clero con i genocidi Hutu non si sono interrotti.
    L’arcivescovo assistette allo scatenarsi della furia razziale da un rifugio in cui si erano nascosti anche alti ufficiali dell’esercito e ministri. Negli ultimi giorni del genocidio, ha visto portare via dalle milizie ‘interhamwe’ 16 persone, tra cui una suora, sette frati e quattro preti, poi trucidati a colpi di martello. E’ stato ucciso insieme con 13 preti nel giugno 1994 dai ribelli Tutsi che avevano ripreso il controllo del Paese. Anche la chiesa Anglicana ha avuto un ruolo compromettente nel genocidio a causa del suo arcivescovo Augustin Nshamihigo, fattosi notare per il suo silenzio tombale durante le prime cinque settimane di eccidio.
    Dopo oltre un mese di massacri le Chiese protestante e cattolica si erano decise a deliberare un documento comune che condannava ogni assassinio, da qualunque parte commesso. Il rappresentante della Chiesa anglicana si è rifiutato di firmarlo, perché avrebbe messo sullo stesso piano lo sterminio organizzato con la guerriglia dei miliziani Tutsi.

    Pastori di anime. Parecchi membri della chiesa Cattolica implicati nei massacri hanno in seguito trovato nuova accoglienza in diverse parrocchie fuori dal Rwanda, e si sono rifugiati al sicuro dalle inchieste dei magistrati che stanno indagando sui crimini del genocidio, nel Paese o alla corte Internazionale in Tanzania. Padre Hormisdas Nsengimana è stato accusato da alcuni testimoni dei tribunali popolari di essere stato “uno degli assassini più cruenti” della sua parrocchia, a Nyanza. Secondo quanto riportato dalla stampa africana, adesso avrebbe un nuovo incarico in Camerun. Le uniche condanne sono finora arrivate nel giugno 2001 in Belgio, dove suor Gertrude, Consolata Mukangango, e suor Maria Kisito, al secolo Julienne Mukabutena, sono state accusate di collusione con i miliziani hutu che hanno appiccato fuoco alla chiesa del loro convento dove i tutsi della zona avevano cercato rifugio. Nel rogo del convento benedettino di Sovu, a sei chilometri dalla città di Butare, il 6 maggio sono bruciate vive, secondo l’accusa belga, oltre settemila persone. Secondo quanto riportato dalla tv inglese ‘Bbc’, nel Paese si stanno registrando conversioni all’Islam in costante aumento, motivate di frequente dall’”abbandono della Chiesa Cattolica” nei confronti dei fedeli perseguitati nei pogrom razziali.

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    http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=59416

    Rwanda: prete cattolico belga compare davanti alla giustizia

    di Joshua Massarenti ([email protected])

    12/09/2005

    Il Padre Bianco Guy Theunis è il primo prete europeo arrestato con l'accusa di complicità nel genocidio del 1994

    Arrestato la settimana scorsa dalle autorità rwandesi per complicità nel genocidio del 1994, il prete cattolico belga Guy Theunis è comparso ieri davanti a un tribunale popolare della Gacaca. Al termine dell'udienza, i nove giudici del tribunale della cellula di Ubumwe hanno deciso di rinviare il dossier di padre Theunis alla giustizia regolare, incaricata di processare i pianificatori del genocidio.

    Traferito alla prigione centrale di Kigali - la capitale del Rwanda - il prete belga è "accusato di aver incitato i rwandesi al genocidio attraverso i suoi scritti e le sue parole". Missionario in Rwanda tra il 1970 e il 1994, Guy Theunis, 60 anni, è stato Direttore responsabile di "Dialogue" (Dialogo), la rivista più diffusa e autorevole del Rwanda in quegli anni. E' altresì membro della Società dei missionari d'Africa, una congregazione cattolica meglio nota sotto il nome dei Padri Bianchi.

    "Siete accusato di aver incitato le persone a compiere il genocidio. Che cosa rispondete?" gli avrebbe chiesto il presidente del tribunale Gacaca Raymond Kalisa. Vestito in tenuta rosa fiammante, la tipica divisa dei prigionieri rwandesi incriminati per genocidio, il Padre Bianco ha risposto "di non capire nulla" alle accuse che gli vengono attribuite, dicendosi "sorpreso" del suo arresto avvenuto il 6 settembre scorso, allorquando dalla Repubblica democratica del Congo stava transitando in Rwanda.

    I dibattiti, svoltisi essenzialmente in kinyarwanda (la lingua ufficiale del Rwanda), si sono concentrati sugli scritti attribuiti a Padre Theunis. Al cuore del problema è capire se questi testi costituiscono o meno "un'incitazione al genocidio". Oltre 300 persone erano presenti nell'aula del tribunale. Tra loro, responsabili delle autorità rwandesi, membri del corpo diplomatico e rappresentanti delle organizzazioni di difesa dei diritti umani. Alison Des Forges, responsabile del Dipartimento Africa di Human Rights Watch e considerata tra le più note esperte del genocidio del RWanda, è intervenuta durante i dibattiti contestando al tribunale Gacaca di poter processare Theunis su una parte dei suoi scritti in quanto questi non risalivano al periodo per cui i tribunali della Gacaca hanno competenza, e cioè tra ottobre 1990 e dicembre 1994.

    Altre contestazioni sono poi giunti fuori dal Rwanda. Da Bruxelles innanzitutto, dove il Ministro degli esteri De Gutch ha protestato contro l'arresto di Theunis. Oggi si è poi espressa la Società dei missionari d'Africa in un comunicato stampa diffuso dall'agenzia Misna. In esso, il superiore generale dei Missionari d'Africa, padre Gerard Chabanon, ha dichiarato di aver sentito Theunis, il quale appare "coraggioso e tranquillo. Siamo noi a porci molte domande. Ci chiediamo infatti da che tipo di Tribunale verra' giudicato. Per ora ci hanno solo fatto sapere che 'per il momento' restera' nella prigione centrale di Kigali".

 

 

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