Il sindaco alla radio, rabbia e insulti Il primo cittadino di New Orleans vive ora in un'albergo di Baton Rouge e riempe di parolacce anche Bush accusato di inefficienza
Il sindaco Ray Nagin (Ap)
LAFAYETTE (LOUISIANA) - Il giorno in cui ha perso le staffe e in mezz’ora ha mandato a quel paese la Casa Bianca, la governatrice della Louisiana e tutto il Paese che non stava facendo nulla per New Orleans, quel giorno il sindaco Clarence Ray Nagin Jr aveva capito una cosa: se non urlava, annegava pure lui. Giovedì, 72 ore dopo Katrina: Nagin esce dalla stanza di Mike Brown, il capo della protezione civile Fema accusato di manifesta incapacità, e ha un collegamento con radio Wwl. La decima parola dell’intervista è già fucked , «fottuto». Gli altri giornalisti che l’aspettano nella City Hall di Mayfair Drive allungano le orecchie, i microfoni, i taccuini. S’avvicinano. Buttano altre esche. «Finalmente!», dice una reporter del Times-Picayune .
Quel Nagin non è più il sindaco trattenuto delle prime conferenze stampa, che rassicurava i concittadini: «È una catastrofe, ma l’unica buona notizia è che stanno arrivando in massa dal governo federale». C’è un uragano Ray Nagin, categoria 5, che non si contiene. Un sindaco che non ci sta più, il cucchiaino in mano, a svuotare da solo un oceano di critiche: «Adesso, cari signori, get off your asses , alzate i vostri culi e fate qualcosa!». Imprecazioni a catinelle. D’asciugare il linguaggio, Nagin non ci pensa proprio. È bastato che Bush giudicasse «inaccettabili» i ritardi delle autorità locali, perché il sindaco si scatenasse: «Questi stramaledetti ( goddam ) aiuti dove sono?»; «questo fottuto ( fucked ) uragano ci ha lasciati col culo ( ass ) a terra»; «piantatela di sparare balle ( don’t tell me bullshit )!»; « I am pissed , sono incazzato!»; «non sono un drogato ( drug addict ), io ragiono». Toni bossiani d’una volta. Parole speziate, «nagismi», l’opposto degl’insipidi nonsense di George W., i «bushismi» diventati bestseller.
Un modo per svicolare, anche, da chi attacca il sindaco su quel piano d’emergenza mai aggiornato, sull’inadeguatezza del Superdome come «rifugio sicuro», sul ritardo nell’evacuazione: tre giorni prima dell’uragano, il 26, la governatrice Blanco aveva già dichiarato lo stato d’emergenza, ma Nagin esitava, si consultava coi legali, temeva di dover pagare i danni a hotel e tour operator. Il «tutti fuori!» è stato dato solo il 28, trentasei ore prima dell’uragano: «Qual è la mia fottuta ( fucked ) responsabilità, quando hai mezzo milione di persone e un uragano forza 5 e devi fare il meglio per evacuare la gente e non c’è mai stato un ordine d’evacuazione in due secoli di storia della città?». Rabbia di prima linea. Nagin ha portato in Texas la moglie con Jeremy, Jarin e Tianna, i tre bambini, e vive sfollato in una stanza del municipio di Baton Rouge. La fascia del sindaco è una salvietta sulle spalle. Le cravatte sono nella casa di New Orleans. Piovono problemi, attacchi. «Un incubo da cui mi vorrei svegliare», ripeteva le prime ore.
S’è svegliato presto. Perché non è tipo da star sotto, dicono, e cambia pelle veloce. Sostenitore di Bush alle presidenziali del 2000, Nagin sembrava non avere speranze quattro anni fa, quando decise di candidarsi. La poltrona vuota di Marc Morial, ultimo d’una dinastia di sindaci «afro» della Big Easy, richiedeva una cosa soprattutto: essere democratici. Ray non se ne fece un problema. Mollò i repubblicani e, oplà, a febbraio 2002 annunciò la sua adesione al partito dell’asinello: prese il 59 per cento. Quant’è rimasto di quel consenso? «È un’altra New Orleans. Un tempo, i suoni erano il jazz, la gente che rideva e mangiava bene. Adesso, i suoni sono gli elicotteri». Fottuti ( fucked ) elicotteri.
Francesco Battistini
08 settembre 2005
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