Estinzione delle diversità: ecco le incredibili tesi di chi la giustifica
“Meticciato” obbligatorio
Alberto Lombardo
Abbiamo purtroppo quotidiane conferme dell’errore in cui versano i sostenitori della “società multirazziale”. Ma al di là della violenza, della droga, delle malattie che le grandi masse apolidi portano nella nostra terra, esiste un pericolo se possibile ancora più grave, poiché a molti invisibile. Di natura più sottile, esso consiste nell’assuefazione culturale, nella cancellazione delle specificità, nel progressivo adagiarsi sui concetti che la grancassa di tutti i mezzi di informazione - non solo radio e televisioni, ma anche giornali, mezzi pubblicitari, slogan politici - ci fa apparire come normali, mentre normali non sono per nulla. Si impone cioè un modello di società mista, in cui non esiste più alcun confine di razze, culture e tradizioni, le specificità sono annullate, neppure esiste più alcun confine o “polarità” tra i sessi, ma residua solo un’immensa massa di consumatori, completamente assuefatti e uguali uno all’altro nei gusti, nel parlare, nel pensare. Di là dalle mode, dal tifo calcistico o dalla fede politica la nuova realtà decantata è quella in cui ogni limite è superato, ogni argine rotto: non esistono le specificità, questi pericolosi “rigurgiti del passato”, ma solo effimere differenze legate a cose passeggere e prive di ogni vero radicamento. Un desolante e squallido panorama mondiale in cui un giorno forse si vorrà non esistano neppure più l’Europa con le foreste e i ruscelli, i castelli e le torri, l’Africa dalle immense giungle e gli assolati deserti o l’Asia dai mille tesori nascosti, e via esemplificando, ma solo identiche città, disegnate con medesimi criteri, ricche di centri commerciali tutti uguali, dove potrà acquistarsi ogni cosa ma sarà definitivamente smarrito il forte e deciso sapore della diversità. Esiste chi desidera un simile futuro, e vi ha persino costruito sopra delle teorie. Tra questi, a sostenere la necessità del meticciato, non solo razziale ma anche culturale, vi è un professore emerito di teologia pratica all’Università di Metz e all’Institut Catholique di Parigi: si tratta dell’antropologo e sociologo Jacques Audinet, autore di un recente libro che si intitola appunto “Il tempo del meticciato” (editrice Queriniana). Non deve stupire questo avvicinamento tra cristianesimo e mondialismo globalizzante: il cosmopolitismo, in fondo, è profondamente radicato nel monoteismo allo stesso modo in cui il messaggio egualitario, specie se portato alle sue estreme conseguenze, conduce allo sradicamento. Per Audinet, parlare di meticciato è già di per sé sbagliato, perché la lingua porta già di per sé a una condanna del “diverso”. Dare vita a meticci corrisponderebbe a un coraggioso atto di benvenuto per il nuovo mondo, poiché lo sradicato, il meticcio, vive inizialmente un grave conflitto interiore, sapendo di non appartenere propriamente né a un’origine né a un’altra; ma successivamente egli si appropria della sua “novità”, e in questa trova la sua identità. Così, in un mondo di nuovi individui tagliati violentemente dal proprio passato, sradicati e tutti uguali (forse persino fisicamente) si vedrà sorgere l’alba del nuovo mondo, libero dai pregiudizi e dagli odi di oggi. Questo già basta per dare la misura di ciò che si va pubblicando oggigiorno. Una direzione è data: per parafrasare ciò che scrisse tanti anni fa Adriano Romualdi, nella battaglia che conduciamo contro queste idee si possono scorgere le mosse, della grande partita a scacchi giocata dalla Luce contro le Tenebre.




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