CRESCETE & PROSTITUITEVI è in libreria

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Io so. Io so i nomi dei responsabili [...]. Io so perché sono un intellettuale. [...]
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia
Pier Paolo Pasolini

Manca l'aria. Un buio che oscura destra e sinistra senza distinzione. E una generazione orfana di valori e ideali. Che fine stiamo facendo?
C'è stato un tempo in cui l'Italia poggiava su solidi pilastri. Era l'epoca della Ricostruzione, quella dei grandi "valori morali" su cui edificare un Paese nuovo.
Dopo stragi, P2, mafia, scandali di ogni tipo, la nostra classe dirigente politica e intellettuale sembra incapace di uno scatto, alla ricerca del solo Potere, corrotta nelle parole e nei comportamenti. Questo libro è un accorato je accuse contro l'immoralità che affossa il nostro Paese e che colpisce scuola, sanità, stampa, tv. La testimonianza di chi, come Beha, ha vissuto sulla sua pelle questo imbarbarimento. E giunge a una conclusione: ci stanno rubando il futuro. A meno di non fermarsi e recuperare quei valori assoluti su cui si fonda qualsiasi convivenza tra persone diverse: giustizia, libertà, cultura, onestà. Trovando un linguaggio per dirlo e crederci davvero.

OLIVIERO BEHA è uno dei più noti giornalisti italiani. Per molti anni inviato speciale di "la Repubblica", ha scritto per numerosi quotidiani e settimanali. E' autore di trasmissioni televisive e radiofoniche di successo (Va' pensiero, Radio Zorro, Radio a colori), di testi teatrali, saggi e poesie. Da sempre giornalista "contro", è docente di Sociologia della Comunicazione a Valle Giulia, Università la Sapienza di Roma. Nel 2004 ha pubblicato il romanzo Sono stato io (Marco Tropea Editore, tre edizioni).

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Tutti applaudono il giustiziere Beha. Ma nessuno lo vuole ascoltare
da Il Tempo - di Massimo Tosti
Il nuovo libro: "Crescete & prostituitevi"
ZORRO ha lasciato di nuovo il segno. Soppressa («senza una motivazione ufficiale») la trasmissione radiofonica «al servizio del cittadino», che richiamava l'eroe mascherato che difendeva o derelitti, Oliviero Beha affida adesso i suoi malumori e mali di pancia alla carta stampata. «Crescete & prostituitevi» s'intitola un pamphlet (Bur, euro 8,20) che mantiene le promesse di copertina fin dalla dedica iniziale: «Sul viale di Tor di Quinto, a Roma, a poche centinaia di metri da un'importante caserma dei carabinieri, passeggia una donna male in arnese, che batte da sempre il marciapiede a qualunque ora e sotto qualunque cielo. Ha settantacinque anni. Il suo nome è Italia».
Ce se la potrebbe cavare pensando che l'omonimia sia soltanto casuale. Ma in quasi 160 pagine la casualità viene smontata pezzo per pezzo. Più che un pamphlet, il libro è un'intemerata, scritta di getto (ma appoggiata su argomenti e documentazioni da cronista e inchiestista di razza), con un linguaggio persino affannoso, di chi ha paura di non offrire un quadro sufficientemente fosco. Come gli autori di gialli che affastellano cadaveri per impedire al lettore di prender sonno e di arrivare rapidamente all'ultima pagina. L'assassino - in questo caso - siamo un po' tutti noi, vittime e complici del crollo di moralità del nostro Paese. «Manca l'aria - scrive Beha - un buio che oscura destra e sinistra senza distinzione. E una generazione orfana di valori e ideali. Che fine stiamo facendo? C'è stato un tempo in cui l'Italia poggiava su solidi pilastri. Era l'epoca della Ricostruzione, quella dei grandi "valori morali" su cui edificare un Paese nuovo». Oggi siamo sull'orlo del baratro (o forse siamo già precipitati, senza neppure accorgercene. Verrebbe la tentazione di iscrivere Beha nell'elenco dei catastrofisti (o catastrologhi) e archiviarlo come tale. Ma poi - se leggiamo i giornali e guardiamo i telegiornali (e ci vuole fegato già per dedicarsi a questa civica operazione quotidiana) ci rendiamo conto che fra intercettazioni telefoniche e risse politiche, scalate ai giornali e alle banche, arbitri che entrano a gamba tesa, magistrati che aspirano a governare e politici che pretendono di fare giustizia, veline e calciatori, corruzione e volgarità, etica tradita e morale calpestata - non solo al catastrofismo, ma anche a quello che un tempo si chiamava qualunquismo, abbiamo la tentazione di iscriverci un po' tutti. Un merito a Beha bisogna riconoscerlo, e non è di poco conto. In un'epoca nella quale tutti si riempiono la bocca con un vocabolo straniero - bipartisan - difficile anche da maneggiare (si pronuncia «bi» o «bai»: boh!), lui interpreta questo spirito arbitrale e al di sopra delle bi (due) parti. Ce n'ha per Berlusconi, un Paperone che compra tutto quel che c'è da comprare, e ce l'ha con la sinistra, che fa soltanto casino, urlando contro Berlusconi, e non proponendo alcuna ricetta che possa rimettere in sesto le cose (dopo aver già dimostrato, in cinque anni di governo) di non avere alcuna idea su come rimetterle in sesto. Il vuoto di idee (oltre che di ideologie) è pericoloso e condiviso. «Per rintracciare briciole di indipendenza di giudizio e autonomia di pensiero - scrive Beha, prendendosela anche con gli elettori, non soltanto con gli eletti - bisogna cercare, e parecchio. Gli altri, la stragrande maggioranza, distribuiti nelle due case o casini del bipolarismo tendente al miserabile in cui deperiamo, recitano la parte che si sono o hanno loro assegnato. E ciò riesce loro particolarmente bene in un Paese che recita male ormai quasi tutte le parti, avvolto com'è da un alone di inautenticità che va dall'alto verso il basso. Sembra che a nessuno o quasi importi più nulla di come fa quello che fa, e di cosa significhi quello che dice soprattutto nelle conseguenze di comportamento». Ho sentito Beha esprimere questi concetti in pubblico, davanti a un auditorio molto ampio. La gente applaudiva. Ma era imbarazzata.


Beha, un urlo strozzato
da l'Avanti! - di Ermanno Caccia
L'ultimo libro di un giornalista scomodo
Il titolo scelto e assegnato all'ultimo libro di Oliviero Beha "Crescete & prostituitevi" (Bur/Rcs libri, 8,20euro), può lasciare pochi spazi ad interpretazioni di sorta rispetto al contenuto dello stesso. Leggendolo nasce spontaneo chiedersi per quale ragione e per quali motivi un interessante personaggio come il giornalista radio-televisivo noto al grande pubblico come "Zorro" usi nella sostanza toni aspri e sostenuti per dipingere la nostra Italia, le nostre tendenze, i nostri modi di essere e di partecipare e questo nostro Paese in maniera quasi dissacrante.
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Beha, un grido di dolore
da La Gazzetta dello Sport - di Gabriella Mancini
"Siamo sul precipizio, recuperiamo i valori morali"
Un libro scritto d'un fiato, con l'urgenza di chi avverte il pericolo e lancia un grido di dolore. "Crescete & prostituitevi", di Oliviero Beha (editrice Bur) mette a nudo i mali di un Paese sull'orlo del precipizio, e chiede a tutti noi, nel quotidiano, di fare tutto il possibile per evitare la caduta.
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Crescete & prostituitevi
da zeusnews.it
Come è diventata l'informazione e la Tv, anzi l'Italia, prima che scoppiassero le polemiche sul ritorno della questione morale
Che Oliviero Beha sia uno dei giornalisti più indipendenti del nostro Paese lo dimostra il suo curriculum-vitae: da "Radio a Colori", la sua trasmissione chiusa senza motivo dalla gestione Rai di Flavio Cattaneo, ma che non gli ha fruttato nessun posto ben pagato in nessun parlamento, a Radio E Video Zorro, chiuse invece sotto la gestione "di sinistra" del Presidente Enzo Siciliano, passando dal libro "L'italia non canta più", sugli scandali della musica leggera, edito da Edisse e mai distribuito in libreria, come anche un altro libro "Antenne Rotte", fino a non avere più lavoro nella testata sportiva della Rai per aver espresso critiche sulla gestione.
Prima di Biagi, Santoro, Luttazzi, e altri, il più inaffidabile, per la destra e la sinistra televisiva, è sempre stato lui, Oliviero Beha, impegnato con rigore in una forma di "giornalismo civico", alla difesa dei consumatori-utenti, che lo accomuna ad un non giornalista, il comico Beppe Grillo, il cui Blog, oggi, è il più letto d'Italia.
Beha dà il meglio di sè, in un pamphlet recente, breve ed intensissimo, uscito a giugno prima, che, oggi,ci trovassimo nel pieno della bufera dei casi Banca Italia e Unipol, che investono la il Governo e l'opposizione, la destra e la sinistra, un saggio profetico su quella che viene definita la questione morale, dodici anni dopo Tangentopoli. Il titolo del libro di Beha la dice lunga sul contenuto: "Crescete e prostituitevi". e il sottotitolo spiega: " In una Repubblica fondata sul denaro, l'Italia di Berlusconi e di una Sinistra in riparazione manda ai giovani un pessimo messaggio".
Dico che il libro è stato profetico, e oggi è attualissimo, perché Beha rifiuta in partenza il gioco tutto italiano e sterile di essere arruolato in uno dei due fronti contrappost, destra pro Berlusconi e sinistra antiBerlusconi, un gioco che rifiuta di entrare nel merito dei problemi, che mira solo a distribuire incarichi nell'informazione e nelle aziende in base a questo schema. Il problema etico, il rifiuto di ridurre tutto alla dimensione economica, del denaro, di quanto denaro, che esaspera le logiche dei media, che spinge i ragazzi a voler solo andare in Tv al Grande Fratello o a fare le veline, non è un problema che riguarda solo Berlusconi o il berlusconismo, perché esiste un brlusconismo di sinistra analogo e ugualmente pericoloso. Beha pur essendo laicissimo, non si vergogna di parlare di "relativismo etico",come fa Ratzinger, di dire che il problema è che i ragazzi e noi tutti siamo stati disabituati a porci le domande fondamentali dell'esistenza, "chi siamo, cosa è bene e male", a guardare in noi stessi, a non considerarci e a non considerare gli altri solo dei consumatori, che c'è un mondo dagli oratori ai gruppi laici di volontariato, che rifiuta la logica mercificante del tutto è denaro, da cui bisogna ripartire.
La questione morale che oggi viene sollevata come una clava sugli avversari, a destra e a sinistra, all'interno della destra e più ancora della sinistra, è quindi non un fatto di schieramenti, di interessi, ma di valori, di modo di concepire la realtà.
Beha non assolve in nessun modo Berlusconi: sua la colpa gravissima di essersi presentato come "uomo nuovo", dopo Tangentopoli, mentre era figlio e frutto di quel sistema, di aver anestizzato le coscienze, riducendo ai minimi termini il senso del pudore stesso in politica. Beha, da sempre grande giornalista sportivo, ci ricorda che il calcio italiano, con tutte le sue magagne, è da sempre governato da Franco Carraro, già socialista e Ministro del Turismo e spettacolo di Craxi, al centro degli sprechi dei Mondiali del '90, e da Mario Pescante, già democristiano ed oggi sottosegretario allo Sport di Berlusconi, a cui è stata affidata la gestione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Sempre gli stessi da 30 anni a questa parte e il calcio italiano è sempre più ingestibile, carico di debiti e di scandali, fatto solo di telecamere e diritti televisivi. Sono gli stessi che, oggi, chiedono l'indipendenza dello sport dalla politica e non vogliono che i magistrati si intromettano nello sport. Beha dice bene: Il calcio oligarchico del Berlusca, della Juve postuma Fiat, dell'Inter del signor Telecom, della Roma ostaggio delle banche, è la fotografia dell'Italia. Le redini le tengono in pochi, ma in ogni settore italiano..
Beha non ha riguardi nemmeno nei confronti della sinistra: ricorda come lo stesso Prodi, durante il suo Governo, fosse stato tentato dall'affidare il Ministero dello Sport a Francesco Conconi, il medico sportivo accusato di trasformare in mostri gli atleti a colpi di sostanze, come il caso Pantani o il caso Juventus hanno dimostrato, che è grande amico di Prodi.
Non ha riguardi neanche per Luca Di Montezemolo, presidente di Confindustria, Fiat e Ferrari, che guadagna 12 milioni di euro all'anno, e che in questi giorni si atteggia a moralista nei riguardi dei vari Ricucci, Consorte, Gnutti. Beha ricorda: nella seconda metà degli anni Ottanta, l'allora amministratore delegato della Fiat, Cesare Romiti disse a proposito di poco edificanti avventure in Fiat: Abbiamo pescato un paio di persone che pretendevano denaro per presentare qualcuno all'Avvocato. Uno dei due l'abbiamo mandato in galera, l'altro alla Cinzano"
E Beha aggiunge che Montezemolo, dirottato alla Cinzano, ammise con franchezza: E' vero, ho sbagliato, per favorire il contatto con Gianni Agnelli mi son fatto dare 80 milioni di lire nel cofanetto vuoto di un libro di Enzo Biagi.
Per Beha lo spettro di Weimar o dell'Argentina, per la democrazia italiana, non è da escludere anche se i giovani non sanno cosa sia stata Weimar, e sui giornali non scrive più Pasolini ma si parla molto di Bonolis. La proposta provocatoria di Beha alla sinistra è quella di autoesiliarsi fuori dalla Tv, di evitare di lottare solo per apparire un minuto in più alla Tv, per ritagliarsi un proprio spazio negli show, ma di abbandonare le tv nazionali alla destra, rimanere sui giornali e sulle Tv locali, affidarsi soprattutto ad Internet, il media interattivo che le giovani generazioni, disdegnando sempre più la Tv privata e pubblica, privilegiano. La scelta, successiva al'uscita del libro di Beha, di contribuire all'elezione di Petruccioli come presidente della Rai, dimostra che ha ragione Beha: la sinistra non riesce ad uscire dalla logica televisivo-centrica dei suoi avversari, non vuole prendere in considerazione l'appello di Umberto Eco di lasciar perdere le Tv e di trasformarci in uomini-sandwich, una scelta che rischia di essere perdente.


Italia, Paese in coma
da famigliacristiana.it
Il pamphlet di Beha. Con terapia finale
Che cosa sia questo libro, non è facile a dirsi. E' una sorta di monologo, di arringa per capitoli: un pamphlet scritto di getto.
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"Italia senza intellettuali salvo Moretti e Zeman"
da Il Giornale
Il giornalista Oliviero Beha racconta il Belpaese di oggi: l'opposizione parla dei nomi, Berlusconi ringrazia
Un monologo apocalittico, uno sfogo ragionato, un'analisi spietata del degrado italiano.
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La repubblica del denaro
da aprileonline.info
In libreria esce “Crescete & Prostituitevi”, l’ultimo libro-denuncia di Oliviero Beha
A cosa servono oggi le parole, scritte per interrogare e interrogarsi sulle proprie e altrui condizioni di vita? Secondo molti a ben poco, e appare difficile contestare simile opinione in epoca di tecnologia esasperata, in una società caratterizzata dall’annullamento calcolato di principi e valori etico-morali. Di questo e molto altro parla l’ultima fatica editoriale di Oliviero Beha, dal provocatorio titolo “Crescete & Prostituitevi” (Bur FuturoPassato, pp.161, €8,20); un libro per il quale sarebbe forse meglio rispolverare la desueta definizione di “pamphlet”, visti i temi affrontati dall’autore attraverso una ricercata e riuscita agilità dello stile, che a sua volta recupera l’incisività di una sorta di “aforismi in serie”, tra loro tematicamente consequenziali e raccolti in brevi capitoli, che insieme ne compongono l’intera struttura.
Vale la pena riportare e riflettere sul lungo sottotitolo scelto per questo testo: “In una Repubblica fondata sul denaro, l’Italia di Berlusconi e di una Sinistra in riparazione manda ai giovani un pessimo messaggio”. Parte infatti da qui la spietata analisi del giornalista italiano, ricollegandosi dunque al romanzo scritto sempre da Beha nell’autunno dello scorso anno, dal titolo “Sono stato io” (Marco Tropea editore), nel quale già venivano poste al centro diegetico del racconto, le sofferte vicissitudini di un protagonista alle prese con gli assurdi e distruttivi meccanismi di potere dell’Italia contemporanea.
Nel passaggio dalla narrativa alla saggistica, naturalmente il grido di denuncia per una situazione politica, economica e sociale divenuta oramai invivibile e insopportabile si alza ancor più forte, inoltrandosi con maggior capacità di penetrazione nei gangli torbidi (ma sembre ben oliati), di una attenta manutenzione di strumenti dediti al controllo di massa, i cui costruttori si dimostrano sempre più sofisticati nel loro agire, e tra loro sempre più difficili da distinguere, causa l’avanzare di una preoccupante tendenza verso una confusa omologazione rispetto al proprio (ipotetico?) avversario politico.
Proprio ieri sera, lo stesso autore si è confrontato su questi delicati argomenti con il pubblico romano di Trastevere, nel corso della manifestazione “Libri in campo”, soffermandosi sulla pericolosa deriva morale imboccata dal nostro paese, strabordante nel decennio edonistico e reaganiano, in Italia debitamente rappresentato dal cosiddetto craxismo, e continuata nel tempo grazie a uno svilimento programmato della funzione dei più importanti mezzi di comunicazione, che ha permesso la realizzazione oramai quasi completata di una strana specie di cittadino amorfo, incapace di riconoscere il vero dal falso, giunto ora a evidenziare una cosciente noncuranza di tutto ciò che gli sta accadendo intorno. Ma l’analisi di Beha scava ancor più nelle viscere della nostra storia politica e culturale, e il suo sguardo si volge soprattutto alle nuove generazioni, a quelle che hanno appena annusato l’odore gradevole e gravido di aspettative con il quale, quasi tre lustri fa, il fenomeno Tangentopoli sembrò inebriare l’intera penisola, partendo da Milano e arrivando a congiungersi al contemporaneo lavoro svolto in Sicilia da coraggiosi magistrati, puntualmente assassinati.
Sono nuove generazioni, scrive Beha in un libro che a tratti appare essere uno sfogo contro la propria generazione, le quali, soprattutto in quelle professioni che ruotano attorno al complesso circuito della (dis)informazione collettiva, cercano di mantenere una propria dignità morale, salvo poi essere costrette ad arrendersi, dopo lunghi anni passati a combattere tra precarietà e flessibilità, promesse e prevaricazioni, costrizioni e ricatti ben confezionati.
Si può allora supporre che non a caso l’autore abbia scelto di aprire il suo saggio-pamplhet riportando e commentando due famosissimi articoli di Pier Paolo Pasolini, giusto a trent’anni dalla morte, apparsi sul “Corriere della Sera” tra il 1974 al 1975: in “Cos’è questo golpe? Io so” e il “Processo alla D.C.” dell’anno seguente, secondo Beha vi era nitida la denuncia del danno enorme compiuto nei confronti di un Italia appena risorta dalle ceneri post-belliche, e di come questo danno si sarebbe purtroppo sviluppato nel futuro immediato, con conseguenze che oggi siamo costretti a subire. Senza, però, aver più la voglia di reagire o almeno gridar forte, nella speranza di svegliare qualcuno. Di intellettuali alla Pasolini, in giro, non se ne vedono più. E alle nuove generazioni, troppe volte, non rimane che prostituirsi. Controvoglia.