Linea di rigore della questura al termine dei riscontri effettuati dopo l’occupazione di San Tomaso
Tre arresti a «Boscomantico2»
Per violazione della «Bossi-Fini». Processo tra una settimana

Non c’è pace nella vicenda relativa al progetto che il Comune ha messo in piedi per affrontare in maniera organica il problema dei nomadi. Dopo l’operazione che insieme ad alcuni pregiudicati aveva finito per mettere nei guai anche alcuni operatori e dopo la recente occupazione della chiesa di San Tomaso, sono arrivati dei nuovi arresti.
Si tratta di tre persone, tutte inserite nel progetto comunale, che sono state a loro volta arrestate, a «Boscomantico2», la nuova struttura aperta nel corso della recente clamorosa protesta, per violazione della legge Bossi-Fini sull’immigrazione irregolare. Il fatto è avvenuto giovedì, ma la notizia è trapelata (con qualche reticenza e difficoltà) soltanto ieri pomeriggio. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti di prima mattina, direttamente da parte degli uomini dell’Ufficio immigrazione. Si tratta di tre rumeni, due di 25 e uno di 22 anni: uno con precedenti specifici per reati contro il patrimonio e due già segnalati come irregolari.
La decisione di far passare la linea del rigore è stata presa nel momento in cui la questura ha avuto in mano i riscontri delle impronte digitali. Il risultato dunque di un attento lavoro identificativo che era cominciato nei giorni dell’occupazione della chiesa e che ha avuto la sua naturale conclusione amministrativa e penale. I nomadi, lo ricordiamo, erano stati portati in questura per l’identificazione ed evidentemente qualcuno di loro aveva cercato di barare fino all’ultimo. Ma gli è andata male.
I tre nomadi sono stati trasferiti in tribunale a poche ore dall’arresto. Davanti al giudice Di Camillo, il loro legale, l’avvocato Benedetta Scienza ha chiesto gli arresti domicilari, sostenendo appunto che si trattava di tre persone inserite nel progetto comunale. Hanno mogli che possono restare nel territorio italiano per assistere i figli e per motivi di salute. La richiesta di arresti domiciliari è stata sostenuta anche da alcuni esponenti dei centro sociali, che hanno assistito all’udinenza.
Alla richiesta si è subito opposto il pubblico ministero Susanna Balasini e il giudice Di Camillo ha mantenuto i tre emettendo le custodie cautelari in carcere. La difesa ha chiesto a quel punto i termini a difesa e così il dibattimento si svolgerà la prossima settimana.
L’arresto dei tre nomadi è stato accolto con un certo spirito di rivalsa dall’amministrazione comunale di Palazzo Barbieri. Tempestata di accuse da destra e sinistra per la vicenda di San Tomaso, quando sindaco e assessori non avevano voluto «trattare» per risolvere una situazione con molti, forse troppi protagonisti, ora vede nell’arresto una conferma di quanto fosse saggia la posizione di fermezza durante l’occupazione della chiesa. È questo almeno quanto sostiene Stefania Sartori, l’assessore delegato al Progetto nomadi. «Questi arresti sono la conferma», dice, «che l’amministrazione nei giorni fra il trasferimento dei Rom a Boscomantico 2 e l’occupazione di San Tomaso s’è mossa con la dovuta giusta prudenza mantenendo una posizione coerente: rispetto per le persone ma fermezza sulle regole. Nel giro di pochi giorni la sbandierata vittoria dei centri sociali s’è rivelata una vittoria di Pirro, sprofondata nelle sabbie mobili. Emerge invece la linearità della condotta dell’amministrazione. Ed emerge che altre condotte sono state meno coerenti».
L’assessore spiega cosa intende dire: «È stato confermato che i tre arrestati erano nel secondo elenco stilato dalla questura, sulla base della documentazione che avevamo fornito alla polizia, alla vigilia del trasferimento a Boscomantico 2. Cioè nell’elenco di quelli cui non erano stati riconosciuti i requisiti per accedere al nuovo campo». Si sa com’è andata, poi. Prevedendo la possibile espulsione, alcuni nuclei di Rom con il sostegno dei centri sociali si sono rifugiati nella chiesa di San Tomaso, per uscirne solo dopo aver avuto l’assicurazione della questura che la loro posizione non era priva di requisiti bensì «regolarizzabile». Una conclusione che aveva contrariato il Comune. E ora tre di quei «regolarizzabili» sono stati arrestati.
«Sono stati decapitati 3 dei 6 nuclei del secondo elenco», spiega la Sartori, «con il risultato che adesso il processo di integrazione diventa molto più complesso, a Boscomantico. Noi andiamo avanti con il nostro progetto, comunque, in modo trasparente e nel rispetto delle regole. E nella speranza che le polemiche siano finite».
Remo Zanella, capogruppo della Sinistra Europea in Consiglio comunale, dà una lettura politica: «È evidente come il Comune abbia svolto fino in fondo il suo compito: allestire un nuovo campo nei tempi stabiliti. Spettava ad altri vagliare le posizioni e decidere chi ci poteva entrare. A questo punto chi ha chiesto le dimissioni dell’assessore Sartori se occupa ruoli istituzionali dovrebbe essere lui a dimettersi». Il riferimento al consigliere di Rifondazione Fiorenzo Fasoli è fin troppo chiaro.