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Nelle parrocchie che conosco io esiste un tariffario per ogni tipo di "sevizio" :) escluse le confessioni che però sono rare, con quote che non sono poi così piccole.
A questo si aggiunge una somma che forse ho sbagliato a definire stipendio ma che cmq è così chiamata anche dai parroci stessi. Questo non viene dato a tutti i sacerdoti ma ai parroci. Succede che parrocchie senza parroco residente abbiano un parroco nominale appunto per introitare comunque in diocesi questa somma. Avendo fatto parte di consigli parrocchiali ho potuto constatarlo. Un amico parroco usa sovente con i ragazzi come unico argomento pro vocazioni un discorsino molto terra terra: Io facevo il cameriere, brutta vita, vita grama con padroni che trattano male e per guadagnare un pò di soldini non dovevo guardare l'orologio. A fare il prete, e poi il parroco, che tanto mancano sempre lavori poco, hai uno stipendio fisso che puoi integrare in molti modi (ultimo l'organizzare pellegrinaggi per comprare un'appartamento per la vecchiaia), hai la casa .......... cosa volete di più :)
Non è così ?
Lo so, il sacerdote è tutta un'altra cosa ed un simile ragionamento fa solo pena ma, provocatoriamente, volevo fare qualche considerazione sul guadagno, non per la sopravvivenza, per cose di Chiesa.
Dalle mie parti si dice "Vorrei uno zio prete anziano e già malato"
E' ovvio che il sacerdote debba vivere dignitosamente ma tra il dignitoso e il lussuoso c'è un abisso.
Tipo Audi a6 e 2 pacchetti di malboro al dì
el Bardo
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E' ausoicabile che, in un contesto di separatezza tra Stato e organizzazioni religiose, lo Stato metta a disposizione una quota di un'imposta di sua pertinenza come l'IRPEF per il sostentamento dei ministri di culto?
Secondo me no.
Un caro saluto
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Il tale sacerdote, se davvero ha fatto quel ragionamento, è semplicemente un deficiente. Chiunque può guadagnare più di un prete. A meno che non sia un minus habens, ben inteso. E' considerare imbecilli dei giovani fare un'offerta del genere.....
Gli abusi esistono, non sono la norma tuttavia. E' come la storia degli abusi nella liturgia, tanto pubblicizzati dagli scismatici del piano di sotto.
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Citazione:
Originally posted by ragazzosemplice
E' ausoicabile che, in un contesto di separatezza tra Stato e organizzazioni religiose, lo Stato metta a disposizione una quota di un'imposta di sua pertinenza come l'IRPEF per il sostentamento dei ministri di culto?
Secondo me no.
Un caro saluto
A me non risulta dell'Irpef. Se anche fosse, tuttavia, sarebbe un bene.
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Sì l'8 per mille si riferisce appunto alla quota del gettito IRPEF, che può essere devoluta dallo Stato alle organizzazioni religiose. Per te che tale quota possa essere devoluta per il sostentamento del clero è cosa giusta per me no.
Un caro saluto
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Citazione:
Originally posted by ragazzosemplice
Posto che alcune confessioni religiose con cui lo Stato ha stipulato accordi, ha deciso di non utlizzare i fondi dell'8 per mille per il sostentamento dei minsitri del culto, non trovo corretto il principio di fondo per il quale una parte di un'imposta dovuta allo Stato sia devoluta alle confessioni religiose per il sostentamento del proprio clero. Trovo più giusta una sovvenzione diretta da parte di chi fa parte delle comunità religiose a cui tali ministri appartengono. In America non esiste 8 per mille eppure i sacerdoti riescono tranquillamente a vivere ed operare.
Non mi sembra di aver detto chissà quale castroneria.
Un caro saluto
Potresti avere ragione se non fosse esistito il 1860 e conseguenze varie. Nel 1860 i Piemontesi, per raggiungere (e bloccare) Garibaldi al Sud, invasero - approfittandone per annetterle con la forza al nuovo Regno - le regioni pontificie della Romagna, delle Marche e dell'Umbria. Dei suoi possedimenti, alla Chiesa non restò che il Lazio, anch'esso poi invaso e incamerato dai Savoia nel 1870. Tutto ciò fu considerato come una vera e propria rapina da parte degli studiosi dì diritto internazionale, e di certo non solo cattolici: si scandalizzarono per il sopruso persino i grandi giuristi della luterana Germania di Bismarck. A questo si aggiunse quell'altro clamoroso sopruso del sequestro e dell'incameramento di tutti i beni ecclesiastici italiani: dai monasteri, alle istituzioni benefiche, ai campi, sino alle chiese stesse. Confisca, si badi, senza alcun indennizzo. Per tentare di salvare la faccia di fronte alla comunità internazionale - e per dare una qualche rassicurazione alle masse cattoliche che rappresentavano l'enorme maggioranza, ma senza voce perché escluse dal voto, dei sudditi del nuovo Regno d'Italia - subito dopo la breccia di Porta Pia il governo dei liberali approvava la cosiddetta "Legge delle Guarentigie". Una legge che, riconoscendo implicitamente che la conquista, senza neppure dichiarazione di guerra, di tutti i territori di uno Stato violava il diritto delle genti, attribuiva un "rimborso" al papa, come sovrano derubato. La somma fu stabilita in una rendita di quasi tre milioni e mezzo di lire-oro: un'enormità, per uno Stato come quello italiano, il cui bilancio era di poche centinaia di milioni di lire. Un'enormità che confermava però quale fosse l'entità della "rapina" perpetrata. Quello delle Guarentigie non era però un trattato accettato dalle due parti, era una legge unilaterale del governo sabaudo: i Papi mai la riconobbero né vollero accettare un centesimo di quella somma vistosa. Per le necessità economiche della Santa Sede preferirono affidarsi alla carità dei fedeli, istituendo l'Obolo di San Pietro.
Solo quasi sei decenni dopo, nel 1929, si giunse ai Patti Lateranensi, che comprendevano un Concordato e un Trattato che regolava anche i rapporti finanziari. Il Trattato ristabiliva il principio di quel "rimborso" per la confisca dello Stato Pontificio e dei beni ecclesiastici che lo stesso governo italiano del 1870 aveva giudicato necessario. Si stabilì così che l'Italia avrebbe versato 750 milioni in contanti e che si sarebbe accollata alcuni oneri come quello di uno stipendio ai sacerdoti "in cura d'anime". Quello stipendio, in parte era fondato sui crediti che la Chiesa vantava verso lo Stato italiano, in parte derivava dalle nuove funzioni pubbliche - come la celebrazione e la registrazione dei matrimoni con rito religioso, aventi però anche validità civile che i Patti attribuivano alla Chiesa. Dunque, le concessioni economiche del 1929, motivo di tanto scandalo per la polemica anticlericale, non erano un "regalo", il frutto di qualche favore "costantiniano", ma la copertura (seppure, solo parziale) di un debito determinato dalle spoliazioni del XIX secolo. È in questa prospettiva storica che andrebbe giudicata la recente revisione dei Patti Lateranensi ad opera del governo non di un democristiano ma di un socialista come Bettino Craxi. In quella revisione, tra l'altro, si supera il concetto, pur del tutto legittimo alla luce del diritto internazionale, di "rimborso" e si instaura quello della contribuzione volontaria della quale lo Stato si limita a fare da esattore. Il famoso "otto per mille", dunque, va inquadrato in una più che secolare vicenda della storia italiana. Ma, questa, chi la conosce più?
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Posto che nessuno intende negare le vicende storiche, credo sia un bene per la società che lo Stato e le Chiese godano della loro autonomia nella massima separazione. In quest'ottica inserisco il mio intervento e senza addentrarmi in meandri giuridici, ritengo che se mai di risarcimenti si debba parlare (nessuno ha mai calcolato le rivalutazioni del rimborso in base al valore reale dell'importo nominale allora pattuito in base a valore corrente della moneta, inflazione ecc..?) questi dovranno andare a ciò che rimane dell'allora Stato Pontificio, cioè alla Città del Vaticano, e non alla CEI nè tanto meno al sostentamento del clero.
Comunque ti ringrazio per le precisazioni e le argomentazioni.
Un caro saluto
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Il valore delle perdite è davvero incommensurabile. Stato della Chiesa, o Chiesa.... non cambia poi molto.
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Sfugge il particolare che chiese, conventi e monasteri furono sequestrati su tutto il territorio nazionale e non entro i confini dell'ex Stato Pontificio.
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Nel 1860 tutte le proprietà di tipo religioso erano di proprietà dello Stato Pontificio o delle chiese locali o alcuni di questi appartenevano già ai singoli stati italiani? Posto che l'8 per mille è stato esteso anche ad altre confessioni diverse da quella cattolica, il risarcimento tramite l'8 per mille IRPEF alla CEI andrà avanti all'infinito o solo fino al risarcimento del debito? La Francia paga risarcimenti per le soppressioni napoleoniche alla CEI o alla Conferenza Episcopale Francese? Inoltre la Chiesa dovrebbe fornire anch'essa risarcimenti per soprusi commessi in passato ad esempio nei confronti delle minoranze come quella ebraica?
Comunque grazie mille per le precisazioni.
Un caro saluto