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Discussione: Domanda

  1. #51
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    In Origine Postato da il Pasquino
    Parla per ipotesi?
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    No, non è mia abitudine.

    Conosco decine di persone con curriculum lunghi pagine, professionalità altissima ma che prendono stipendi poco superiori a quelli di operai con anni di anzianità.
    Persone che non cambiano lavoro perchè l'unico lavoro che gli viene offerto è tutto con contratto a termine e con stipendio ridotto al 25%! Stipendi pari solo a quello di ingegneri indiani!


    Esiste anche questo scenario, lungi da me sottovalutarlo e/o negarlo. Come si creano le condizioni per tentare di uscirne ? Intanto mettendo da parte i pregiudizi e le barricate...tipo appunto quella per cui esistono solo o i padroni o i proletari.

    Ho detto quale opinione ho degli imprenditori o presunti tali; aggiungo che nel mondo hi-tech chi pensa di risolvere il problema agendo sull'abbattimento del costo del lavoro non ha capito un tubo ed è destinato a chiudere, perchè è lapalissiano che vincere la concorrenza di indiani e cinesi con l'abbattimento del costo del lavoro è impossibile.

    Allo stesso tempo dico che troppi ingegneri si preoccupano più dello stipendio che dell'avanzamento professionale che un'azienda offre loro.
    In poche parole guardano all'oggi ma non al domani e al dopo domani. Del resto si può concedere solo quanto è sostenibile e la sostenibilità si costruisce tutti insieme, imprenditori (quelli veri...) e dipendenti (quelli che 'non necessariamente il 'padrone' ce lo vuole mettere di dietro...).

    Questi non sono proletari. Sono molto peggio!

    Vorrei sapere cosa ne pensa un operaio da catena di montaggio (senza andare a scomodare, fra questi, categorie particolarmente sfigate...).

    Non capisco che realtà conosciate! Molti di quelli che conosco sono sull'orlo di dover abbandonare moglie e figli per andare a lavorare all'estero dove gli stipendi sono effettivamnte proporzionati alla loro professionalità!


    Conosco molti che fanno questa scelta (buon per loro quando è una alternativa percorribile...e mi rifaccio alla questione 'curriculum, professionalità'...) portandosi dietro la famiglia, conosco molti altri che l'hanno fatto in passato (io ero fra quelli) eppoi sono tornati con molte più prospettive percorribili di quelle che avevano, conosco molti che di fronte ad un progetto a termine non trovano così inaccettabile di trovare un compromesso fra tempo speso in famiglia e tempo speso per il compimento del progetto stesso.
    Del resto mica è una novità di oggi la realtà di lavori che costringono ad accettare anche di non tornare a casa ogni sera: chiedere, per esempio, ai marittimi...
    L'importante (e qua proprio per aver sperimentato sulla pelle che cosa significa avere un padre marittimo...) è che la cosa sia parte di un progetto a termine e in un arco temporale sostenibile in una dinamica familiare...e ovviamente che sia adeguatamente remunerata, dove adeguatamente non può essere scorrelato dal progetto che si ha in testa.

    Flessibilità e sostenibilità appunto...e non pensare che tutto possa essere dovuto e scontato, perchè non lo è. Anche se quello che noto sempre più (e la cosa è preoccupante) è che la categoria dei 'viziati' oggi è più che mai numerosa.
    Ah, ribadisco, parlo di categorie di lavoratori privilegiate...e gli ingegneri hanno la possibilità e la fortuna di appartenervi...quando non diano per scontato il fatto che da una parte gli stipendi devono essere alti (per il solo fatto che loro hanno 'studiato'...), dall'altra che possono 'timbrare il cartellino' come coloro per i quali è sacrosanto pretendere di farlo...i veri proletari appunto, che magari sono i loro stessi padri che per farli studiare si sono fatti un culo come una cesta.

    Cordialmente,
    Etrusco

  2. #52
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    In Origine Postato da Lizard
    Cerco di interpretare la parole di Etrusco. Intendeva opzioni nel senso di call sulle azioni della società. Ovvero la possibilità di comprare le azioni di una società ad una certa data ad un certo prezzo d'esercizio.

    Se il prezzo d'esercizio è basso rispetto al prezzo di mercato l'opzione rende.
    Esatto, grazie.

    Quello che noto (purtroppo...) è che spesso il dipendente non ne coglie l'opportunità e il senso. Ed è per questo motivo che alla fine molte aziende decidono di linitare questa opportunità ai dirigenti o comunque a coloro che capiscono cosa significhi mettersi 'il cappellino dell'azienda', non ultimo la convenienza alle loro tasche non oggi, ma domani.
    Certo è che per far sì che il meccanismo funzioni ci vuole grande fiducia e grande gioco di squadra...ma la sfida è proprio qua. E sicuramente la sfida è persa in partenza se il comune pregiudizio dell'imprenditore (o presunto tale...) è che 'il dipendente ha le spalle tonde e comunque appena può mi frega', mentre quella del dipendente è che 'il padrone ovviamente gioca a mettermelo di dietro, perchè abbiamo evidentemente interessi incompatibili e contrapposti'...

    Ciao,
    Etrusco

  3. #53
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    In Origine Postato da Etrusco
    Esatto, grazie.

    Quello che noto (purtroppo...) è che spesso il dipendente non ne coglie l'opportunità e il senso. Ed è per questo motivo che alla fine molte aziende decidono di linitare questa opportunità ai dirigenti o comunque a coloro che capiscono cosa significhi mettersi 'il cappellino dell'azienda', non ultimo la convenienza alle loro tasche non oggi, ma domani.
    Certo è che per far sì che il meccanismo funzioni ci vuole grande fiducia e grande gioco di squadra...ma la sfida è proprio qua. E sicuramente la sfida è persa in partenza se il comune pregiudizio dell'imprenditore (o presunto tale...) è che 'il dipendente ha le spalle tonde e comunque appena può mi frega', mentre quella del dipendente è che 'il padrone ovviamente gioca a mettermelo di dietro, perchè abbiamo evidentemente interessi incompatibili e contrapposti'...

    Ciao,
    Etrusco
    Concordo.

    Occhio comunque a darne troppe di options, soprattutto al management... rischieresti di trovarti con attività rischiosissime...

  4. #54
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    In Origine Postato da cciappas


    il resto,.......alti stipendi, curriculum..... ha poca importanza se il mercato non tira perchè è saturo.......
    L'abilità numero uno per un imprenditore vero (secondo me...) è proprio quella di muoversi sempre in anticipo evitando di trovarsi senza uscita nelle condizioni di mercato che indichi, perchè a quel punto lì c'è ben poco da fare...
    E spesso (sempre...a meno di botte di sedere, ma quelle non si possono aihmè pianificare...) prevedere e muoversi significa investire, quindi erodere gli utili...e si ritorna ad altre considerazioni che facevo prima.
    Sennò c'è la disonestà, ma su quella ho già detto come la penso...anche se non passa giorno che non ci sia qualcuno che mi dà del bischero (che non mi piace) o del visionario (e qua mi trovo molto più a mio agio...del resto senza visionari non c'è innovazione...).

    In tutto questo il dipendente non può esimersi dal rimboccarsi le maniche a sua volta una volta pretesa e ottenuta la giusta visibilità sul progetto, e quindi concessa piena fiducia al suo datore di lavoro...

    Ciao,
    Etrusco

  5. #55
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    In tutto questo il dipendente non può esimersi dal rimboccarsi le maniche a sua volta una volta pretesa e ottenuta la giusta visibilità sul progetto, e quindi concessa piena fiducia al suo datore di lavoro
    00000000
    LA TUA PROPOSTA è FATTIBILE CON DIPENDENTI GIOVANI, SENZA CARICHI DI FAMIGLIA, CON AZIENDE NUOVE O IN VIA DI ESPANSIONE........
    IL MALE è CHE I FATTI HANNO DIMOSTRATO CHE LE AZIENDE FANNO QUESTE PROPOSTE QUANDO LE COSE COMINCIANO AD ANDAR MALE....... MENTRE SE TUTTO VA BENE LESINANO PERSINO SULLL'ACQUA DELLO SCIACQUONE.......
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  6. #56
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    In Origine Postato da cciappas

    IL MALE è CHE I FATTI HANNO DIMOSTRATO CHE LE AZIENDE FANNO QUESTE PROPOSTE QUANDO LE COSE COMINCIANO AD ANDAR MALE....... MENTRE SE TUTTO VA BENE LESINANO PERSINO SULLL'ACQUA DELLO SCIACQUONE.......
    Purtroppo hai ragione in larga parte, ma se si vogliono creare le condizioni per fare un passo in avanti bisognerebbe evitare le generalizzazioni, fare i giusti distinguo e saper scegliere con chi stare. E purtroppo su questi aspetti anche i sindacati dovrebbero darsi una mossa. Degli imprenditori ho invece detto già assai...

    Cordialmente,
    Etrusco

  7. #57
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    In Origine Postato da Etrusco

    Esiste anche questo scenario, lungi da me sottovalutarlo e/o negarlo. Come si creano le condizioni per tentare di uscirne ? Intanto mettendo da parte i pregiudizi e le barricate...tipo appunto quella per cui esistono solo o i padroni o i proletari.

    Ho detto quale opinione ho degli imprenditori o presunti tali; aggiungo che nel mondo hi-tech chi pensa di risolvere il problema agendo sull'abbattimento del costo del lavoro non ha capito un tubo ed è destinato a chiudere, perchè è lapalissiano che vincere la concorrenza di indiani e cinesi con l'abbattimento del costo del lavoro è impossibile.

    Allo stesso tempo dico che troppi ingegneri si preoccupano più dello stipendio che dell'avanzamento professionale che un'azienda offre loro.
    In poche parole guardano all'oggi ma non al domani e al dopo domani. Del resto si può concedere solo quanto è sostenibile e la sostenibilità si costruisce tutti insieme, imprenditori (quelli veri...) e dipendenti (quelli che 'non necessariamente il 'padrone' ce lo vuole mettere di dietro...).

    Credere che esistano pregiudizi del tipo padrone/proletari in persone che hanno studiato per anni di fare il luogotenente del “proprietario” non credo possa avere pregiudizi del genere.
    Purtroppo i giudizi negativi nei confronti della direzione o degli imprenditori risente di giudizi prettamente tecnici e riguardano soprattutto la capacità di gestione dell’impresa.
    Quelli che pur operando nel mondo dell’ Hi-tech puntano più sui costi del lavoro che sulla qualità purtroppo per esperienza devo dire che sono la maggioranza.
    Anzi per precisare pretendono la qualità dei prodotti tedeschi o statunitensi con investimenti quasi nulli, con personale il meno caro possibile (magari alla fine non pagano i consulenti o “gli tirano il collo”) pretendendo di competere con i costi dei cinesi!
    Il fatto che gli ingegneri guardino molto allo stipendio è dipeso anche dalla solidità dell’azienda.
    Se una impresa è una multinazionale che offre sicurezza del posto, stabilità, crescita professionale l’ingegnere è anche disposto a rischiare qualcosa di suo puntando su un avanzamento professionale.
    In una impresa in cui al vertice vi è il proprietario e/o suoi parenti e che si è alle loro dirette dipendenze che prospettiva di avanzamento professionale offre? In una piccola impresa che crescita professionale di conoscenze si ha se gli investimenti nella ricerca non possono che essere molto limitati? Che certezza ha che tra qualche anno non chiuda? E’ ovvio che l’ingegnere che magari non è alla sua prima esperienza professionale a quel punto cerchi di farsi pagare “il rischio professionale”!
    Infine sul discorso della sostenibilità bisognerebbe vedere dove poi questi imprenditori “investono” i ricavi aziendali e purtroppo spessissimo (per fortuna non sempre) questi imprenditori investono in attività immobiliari, finanziarie, o si “mangiano tutto”! (i casi Tanzi e similari non sono casi isolati)

    Vorrei sapere cosa ne pensa un operaio da catena di montaggio (senza andare a scomodare, fra questi, categorie particolarmente sfigate...).


    Non so chi sta meglio se un operaio che da anni sin da ragazzo lavora in una catena di montaggio (ormai sono pochissime) e che si fa le sue 8 ore al termine stacca e se ne va senza alcun pensiero sul lavoro con uno stipendio di 1200 euro con assicurazione pensionistica e di malattia ed un laureato con anni di studio che non riesce a fare quasi mai meno delle classiche 10 ore, che se esce prima delle 10 ore il titolare od il suo capo lo guarda storto, che svolge compiti di impegno intellettuale ed impegni che non può abbandonare lasciando il lavoro, che non ha alcuna tutela, ferie od altro e che riceve uno stipendio di 800 euro al mese. Di sicuro come minimo il secondo non può che avere uno stato depressivo notevole!


    Conosco molti che fanno questa scelta (buon per loro quando è una alternativa percorribile...e mi rifaccio alla questione 'curriculum, professionalità'...) portandosi dietro la famiglia, conosco molti altri che l'hanno fatto in passato (io ero fra quelli) eppoi sono tornati con molte più prospettive percorribili di quelle che avevano, conosco molti che di fronte ad un progetto a termine non trovano così inaccettabile di trovare un compromesso fra tempo speso in famiglia e tempo speso per il compimento del progetto stesso.
    Del resto mica è una novità di oggi la realtà di lavori che costringono ad accettare anche di non tornare a casa ogni sera: chiedere, per esempio, ai marittimi...
    L'importante (e qua proprio per aver sperimentato sulla pelle che cosa significa avere un padre marittimo...) è che la cosa sia parte di un progetto a termine e in un arco temporale sostenibile in una dinamica familiare...e ovviamente che sia adeguatamente remunerata, dove adeguatamente non può essere scorrelato dal progetto che si ha in testa.

    Flessibilità e sostenibilità appunto...e non pensare che tutto possa essere dovuto e scontato, perchè non lo è. Anche se quello che noto sempre più (e la cosa è preoccupante) è che la categoria dei 'viziati' oggi è più che mai numerosa.
    Ah, ribadisco, parlo di categorie di lavoratori privilegiate...e gli ingegneri hanno la possibilità e la fortuna di appartenervi...quando non diano per scontato il fatto che da una parte gli stipendi devono essere alti (per il solo fatto che loro hanno 'studiato'...), dall'altra che possono 'timbrare il cartellino' come coloro per i quali è sacrosanto pretendere di farlo...i veri proletari appunto, che magari sono i loro stessi padri che per farli studiare si sono fatti un culo come una cesta.

    Cordialmente,
    Etrusco

    E’ verissimo che è una scelta che dal punto di vista professionale ed economica offre molte possibilità ma deve riconoscere che è una scelta difficile e costosa, per lo meno inizialmente.
    L’aspetto negativo è che spesso risulti l’unica possibilità e che l’alternativa sia “la fame”. E’ triste dover ammettere che ancora oggi si debba emigrare ieri per mangiare oggi per vedere riconosciuti meriti professionali o per poter avere un futuro che non sia di stenti e difficoltà.

    Poi ci si lamenta della fuga di cervelli. Quello è solo la punta dell’iceberg. Nella realtà sono molte di più le persone qualificate; ingegneri, tecnici qualificati, medici, professionisti, ecc. che emigrano ancora oggi per non dover fare i precari a vita senza alcuna speranza.

    Li, ci, chiama privilegiati? Se vengono riconosciuti meriti e responsabilità magari con stipendi più alti. Altrimenti quale sarebbe questo “privilegio”? Il fatto di chiamarsi “ingegneri”?

    Forse timbrano o forse no (per il loro ruolo) il cartellino ma perché il sacrificio, le capacità acquisite studiando e con l’esperienza, il culo fatto da loro e dai loro genitori non dovrebbe essere riconosciuto come avviene in tutto il resto del mondo occidentale e non?

    Perché ad esempio la differenza di stipendio tra un laureato ed un non laureato negli USA è del 21% ed in Portogallo è del 21% mentre da noi è solo del 6%? Quale motivazione c’è se non una pessima organizzazione aziendale, economica e sociale?

    Spesso le menti e le capacità tecniche ci sono ma non si vuole accettarle o riconoscerle.
    Negli anni ho scoperto che è molto più importante in questo squallido paese conoscere la psicologia delle persone e soprattutto “il saperci fare” che la conoscenza effettiva!

    Sappiamo benissimo che in quasi la totalità degli ambienti la qualità del capo si misura più sul quanto è “stron…” nei confronti dei sui subalterni della sua conoscenze tecniche.

    Si scambia la aggressività personale come capacità impositiva, la aggressività diviene sinonimo di concorrenzialtà. Si ritiene che chi è aggressivo possa rivolgere la sua aggressività verso l’esterno dell’azienda e farla emergere.
    Cose in parte vere ma che non possono e non devono escludere le conoscenze tecniche.

    Così come non ritengo concepibili imprese anche di discrete dimensioni dedicate alla progettazione elettroniche prive del tutto di ingegneri o gente che senza neanche un titolo superiore assumere ruoli di responsabilità entrando nel merito anche di aspetti tecnici del tutto incomprensibili per loro.

    Purtroppo questa è la realtà di questo paese e la flessibilità ormai la si intende solo come forma di sfruttamento per poter licenziare o semplicemente minacciare di licenziamento per poter ottenere di più dal dipendente.

    Saluti

  8. #58
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    Credere che esistano pregiudizi del tipo padrone/proletari in persone che hanno studiato per anni di fare il luogotenente del “proprietario” non credo possa avere pregiudizi del genere.
    Purtroppo i giudizi negativi nei confronti della direzione o degli imprenditori risente di giudizi prettamente tecnici e riguardano soprattutto la capacità di gestione dell’impresa.
    Quelli che pur operando nel mondo dell’ Hi-tech puntano più sui costi del lavoro che sulla qualità purtroppo per esperienza devo dire che sono la maggioranza.
    Anzi per precisare pretendono la qualità dei prodotti tedeschi o statunitensi con investimenti quasi nulli, con personale il meno caro possibile (magari alla fine non pagano i consulenti o “gli tirano il collo”) pretendendo di competere con i costi dei cinesi!
    Il fatto che gli ingegneri guardino molto allo stipendio è dipeso anche dalla solidità dell’azienda.
    Se una impresa è una multinazionale che offre sicurezza del posto, stabilità, crescita professionale l’ingegnere è anche disposto a rischiare qualcosa di suo puntando su un avanzamento professionale.
    In una impresa in cui al vertice vi è il proprietario e/o suoi parenti e che si è alle loro dirette dipendenze che prospettiva di avanzamento professionale offre? In una piccola impresa che crescita professionale di conoscenze si ha se gli investimenti nella ricerca non possono che essere molto limitati? Che certezza ha che tra qualche anno non chiuda? E’ ovvio che l’ingegnere che magari non è alla sua prima esperienza professionale a quel punto cerchi di farsi pagare “il rischio professionale”!
    Infine sul discorso della sostenibilità bisognerebbe vedere dove poi questi imprenditori “investono” i ricavi aziendali e purtroppo spessissimo (per fortuna non sempre) questi imprenditori investono in attività immobiliari, finanziarie, o si “mangiano tutto”! (i casi Tanzi e similari non sono casi isolati)

    [/i]

    Non so chi sta meglio se un operaio che da anni sin da ragazzo lavora in una catena di montaggio (ormai sono pochissime) e che si fa le sue 8 ore al termine stacca e se ne va senza alcun pensiero sul lavoro con uno stipendio di 1200 euro con assicurazione pensionistica e di malattia ed un laureato con anni di studio che non riesce a fare quasi mai meno delle classiche 10 ore, che se esce prima delle 10 ore il titolare od il suo capo lo guarda storto, che svolge compiti di impegno intellettuale ed impegni che non può abbandonare lasciando il lavoro, che non ha alcuna tutela, ferie od altro e che riceve uno stipendio di 800 euro al mese. Di sicuro come minimo il secondo non può che avere uno stato depressivo notevole!

    [/i]
    E’ verissimo che è una scelta che dal punto di vista professionale ed economica offre molte possibilità ma deve riconoscere che è una scelta difficile e costosa, per lo meno inizialmente.
    L’aspetto negativo è che spesso risulti l’unica possibilità e che l’alternativa sia “la fame”. E’ triste dover ammettere che ancora oggi si debba emigrare ieri per mangiare oggi per vedere riconosciuti meriti professionali o per poter avere un futuro che non sia di stenti e difficoltà.

    Poi ci si lamenta della fuga di cervelli. Quello è solo la punta dell’iceberg. Nella realtà sono molte di più le persone qualificate; ingegneri, tecnici qualificati, medici, professionisti, ecc. che emigrano ancora oggi per non dover fare i precari a vita senza alcuna speranza.

    Li, ci, chiama privilegiati? Se vengono riconosciuti meriti e responsabilità magari con stipendi più alti. Altrimenti quale sarebbe questo “privilegio”? Il fatto di chiamarsi “ingegneri”?

    Forse timbrano o forse no (per il loro ruolo) il cartellino ma perché il sacrificio, le capacità acquisite studiando e con l’esperienza, il culo fatto da loro e dai loro genitori non dovrebbe essere riconosciuto come avviene in tutto il resto del mondo occidentale e non?

    Perché ad esempio la differenza di stipendio tra un laureato ed un non laureato negli USA è del 21% ed in Portogallo è del 21% mentre da noi è solo del 6%? Quale motivazione c’è se non una pessima organizzazione aziendale, economica e sociale?

    Spesso le menti e le capacità tecniche ci sono ma non si vuole accettarle o riconoscerle.
    Negli anni ho scoperto che è molto più importante in questo squallido paese conoscere la psicologia delle persone e soprattutto “il saperci fare” che la conoscenza effettiva!

    Sappiamo benissimo che in quasi la totalità degli ambienti la qualità del capo si misura più sul quanto è “stron…” nei confronti dei sui subalterni della sua conoscenze tecniche.

    Si scambia la aggressività personale come capacità impositiva, la aggressività diviene sinonimo di concorrenzialtà. Si ritiene che chi è aggressivo possa rivolgere la sua aggressività verso l’esterno dell’azienda e farla emergere.
    Cose in parte vere ma che non possono e non devono escludere le conoscenze tecniche.

    Così come non ritengo concepibili imprese anche di discrete dimensioni dedicate alla progettazione elettroniche prive del tutto di ingegneri o gente che senza neanche un titolo superiore assumere ruoli di responsabilità entrando nel merito anche di aspetti tecnici del tutto incomprensibili per loro.

    Purtroppo questa è la realtà di questo paese e la flessibilità ormai la si intende solo come forma di sfruttamento per poter licenziare o semplicemente minacciare di licenziamento per poter ottenere di più dal dipendente.

    Saluti
    Premetto che preferirei utilizzare il 'tu' piuttosto che il 'lei', ma se preferisci il 'lei' no problem, mi adatto.

    Entrando nel merito della tua articolata risposta, non trovo un punto sul quale non mi trovi d'accordo (a parte la questione su proletario e proletario, catena di montaggio, ecc....ma tutto sommato rispetto al resto delle tue considerazioni direi che è del tutto marginale), e secondo me hai messo perfettamente il dito nella piaga.

    Il punto è: possiamo uscirne ? E se sì, come ?
    La mia opinione è che se ne possa uscire, ma che farlo significhi prima di tutto credere che esiste una classe di imprenditori giovani che di questa situazione si sono profondamente rotti le scatole e puntare su di loro. Così come significa credere che esiste una classe di laureati all'altezza sia da un punto di vista tecnico, che da un punto di vista dell'atteggiamento costruttivo, della motivazione e dell'entusiasmo, cui sia ben chiaro che senza sacrifici non si va da nessuna parte.

    Fra le altre cose anche la classe di imprenditori di cui parlo se ne vanno altrove se le cose non cambiano, perchè alla fine si rompono di fare i donchisciotte.
    Spesso in molti ambienti mi chiedono (anzi, ci chiedono visto che siamo più soci) chi ce lo fa fare di restare in Italia invece di andarcene per esempio negli Stati Uniti dove tutto sarebbe più facile, certo e veloce. Noi rispondiamo che sarebbe un fallimento, perchè per noi il nostro essere imprenditori significa sì avere la nostra remunerazione sul rischio che ci accolliamo (e quindi mica siamo fessi, certo che esistono anche le nostre tasche), ma che nello stesso tempo un imprenditore ha il dovere più di molti altri di svolgere un ruolo sociale che vada al di là del semplice "sì, ma io offro lavoro e pago le tasse, quindi il mio ruolo sociale lo svolgo già più che a sufficienza". Ed avere a cuore la crescita del proprio paese rientra certamente fra i ruoli in più che un imprenditore dovrebbe avere...

    Sono stato alla Fabbrica del Programma di Prodi durante la giornata in cui si parlava di PMI ed innovazione: lascio immaginare molta della platea (vecchie cariatidi che hanno contribuito e alla grande allo sfascio del paese a propinare le loro solite e vergognose ricette...e qua fra parentesi c'entra molto poco la contrapposizione destra/sinistra) e molti degli interventi, ma ho trovato estremamente positivo e promettente il fatto di avere avuto la possibilità di dire la mia e di aver ricevuto molto consenso tanto che Prodi alla fine ha voluto conoscermi di persona e siamo rimasti a chiacchera per un pò. Certo, da una parte mi sono detto 'beh, se caga noi siamo davvero messi malino', dall'altra però perchè non prenderlo come un segno di speranza ? In fondo se pensiamo che nel nostro scassatissimo paese la forza degli argomenti non abbia più speranza di fare breccia, allora davvero non resta che andarcene, no ?

    Ho invitato Bertinotti a farci visita, sarebbe interessante potersi confrontare anche con lui. Se accettasse l'invito lo prenderei come un ulteriore piccolissimo segnale di speranza. Vedremo...
    D'altra parte guardando di qua (csx) e di là (cdx), a prescindere di chi sia meglio o peggio non si deve davvero essere visionari per sperare che un giorno qualcosa in Italia possa davvero cambiare ?

    Ciao,
    Etrusco

  9. #59
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    ...

    Il punto è: possiamo uscirne ? E se sì, come ?
    La mia opinione è che se ne possa uscire, ma che farlo significhi prima di tutto credere che esiste una classe di imprenditori giovani che di questa situazione si sono profondamente rotti le scatole e puntare su di loro. Così come significa credere che esiste una classe di laureati all'altezza sia da un punto di vista tecnico, che da un punto di vista dell'atteggiamento costruttivo, della motivazione e dell'entusiasmo, cui sia ben chiaro che senza sacrifici non si va da nessuna parte.

    ...

    La vedo dura, la gerontocrazia non si schioda di botto.

  10. #60
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    In Origine Postato da Lizard
    La vedo dura, la gerontocrazia non si schioda di botto.
    Certo che è dura.
    Ma o ci si crede e ci si rimbocca le maniche oppure tanto vale fare le valige se si ritiene moralmente inaccettabile la possibilità di adattarsi e quindi di diventare parte integrante del carrozzone...

    E questo, secondo me, va ben al di là della contrapposizione destra/sinistra...

    Ciao,
    Etrusco

 

 
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