Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 26
  1. #1
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,982
     Likes dati
    3,827
     Like avuti
    14,802
    Mentioned
    3948 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito Prodi e Iri. E' meglio non fidarsi dei bananas.

    Il Mondo, lunedì, 14 novembre 1988
    VARIE
    Pag. 083
    ultimi giorni da Prodi

    l' aveva detto e l' ha fatto : il management del colosso pubblico deve lavorare in piena autonomia . e cosi' e' successo , soprattutto nelle grandi decisioni aziendali . ma qualcuno non crede in quel principio
    vertice IRI



    " Sono all' Iri da ormai sei anni (pausa) . E i risultati sono decisamente migliori di quelli sperati e programmati . Il gruppo nel 1983 aveva ricavi per 41 mila miliardi e perdite per complessivi 2 . 900 . Oggi (avendo ceduto 29 aziende) i ricavi sono 53 mila miliardi e il bilancio e' in utile per 190 miliardi " . Anticipando a giugno , a un convegno del Credito italiano , la decisione di abbandonare la presidenza dell' Iri alla scadenza del suo mandato tra un anno , Romano Prodi aveva anche fatto capire , citando quelle cifre , che se ne andava in tutta allegria . Ma in questi pochi mesi ha fatto anche di piu' : ha condito il suo addio di sberleffi a tutti quanti , anche alla sua Democrazia cristiana . Ha litigato con il ministro delle Partecipazioni statali , Carlo Fracanzani , dc , sui rapporti fra enti di gestione e ministero , e sui criteri di compilazione dei bilanci . E , a fine ottobre , ha quasi litigato perfino con il presidente del Consiglio De Mita e con il suo sottosegretario Riccardo Misasi sulla nomina del direttore generale dell' Iri . Ad Antonio Zurzolo , che si accinge a lasciare per raggiunti limiti di eta' , Prodi voleva far succedere un interno , Michele Tedeschi , responsabile dei rapporti con i sindacati . Mezzo governo gli ha detto no , e alla fine Prodi ha ceduto , accettando di tenersi Zurzolo ancora per un anno (ufficialmente il direttore generale rimane in carica per chiudere i bilanci a fine 1988 , ma la stagione dei bilanci in realta' si chiude a giugno , per cui la decisione sul successore verra' contestualmente alla nomina del successore di Prodi) . Ma non se n' e' stato buono per molte ore . Da Pittsburgh , dov' era volato per inaugurare la nuova sede dell' Italimpianti of America , ha spiegato che resta piu' battagliero che mai : " Perche' dovrei sentirmi a disagio ? Alle polemiche oramai sono abituato e quasi mi stupirei se non ci fossero . Se uno vive per anni accanto alla ferrovia , (che sarebbe l' Iri) , nel momento in cui c' e' lo sciopero dei treni si trova perfino frastornato dal silenzio " . E ha confermato un Prodi decisionista : " Che la polemica attraversi diversi partiti e' un punto di cui mi faccio onore , perche' stiamo spaccando la struttura precedentemente esistente . Questa e' la controprova che non agiamo in favore degli uni o degli altri e che la nostra azione non e' partigiana ma nasce dai fatti e non dall' ideologia " . Non e' un fuoco di sbarramento contro le critiche del ministro del Bilancio . Le critiche non sono state marginali : " Per l' avvenire cotesto istituto dovra' rendere piu' efficace il controllo di gestione sulle societa' del gruppo e piu' rigorosa l' osservanza dei criteri di formazione dei bilanci delle stesse , affinche' i valori delle partecipazioni esposti nel bilancio Iri trovino piena rispondenza nel valore economico dei beni aziendali " . Se le parole venissero prese alla lettera ci sarebbe da litigare aspramente , perfino in tribunale . Ma all' Iri tendono a dismettere le critiche come una piccola vendetta burocratica partita dall' interno del ministero , e puo' anche darsi che abbiano ragione . Puo' essere invece che Prodi abbia alzato il tiro per poter poi portare a casa le due cose che veramente gli interessano , la Superstet e la Superfinmeccanica . E un' ipotesi che accreditano alcuni esponenti dc , secondo i quali Prodi avrebbe infine capito che a Roma , per raggiungere un obiettivo , bisogna seminare molto fumo . Ma Prodi ha abbastanza personalita' per essere considerato per quello che dice . Quello che dice oggi e' del resto un' eco solo un po' piu' polemica di quanto disse esattamente sei anni fa ai dirigenti dell' Iri subito dopo il suo arrivo alla presidenza : " Fin d' ora assegno un compito strategico al mio ruolo e al ruolo dell' istituto : quello di garantire l' autonomia e la professionalita' della struttura manageriale " . E da subito diede molti colpi di piccone , licenziando alcuni manager , proteggendone altri da interferenza esterne , a tutti chiedendo idee e buone contabilita' . Voleva liberare l' Iri dalla polvere , e in effetti , per chi frequentava anche allora i palazzi romani , non c' e' sicuramente confronto possibile fra l' Iri di oggi e quello di allora quanto a motivazione e voglia di lavorare . L' autonomia non e' una strada facile , soprattutto per il presidente di un ente di gestione , il cui compito e' proprio quello di servire da anello di congiunzione fra la politica e il management . Prodi inizio' con il direttore generale : si dava per scontato che la Dc volesse a quel posto Franco Viezzoli o Fabiano Fabiani , ma lui confermo' Zurzolo . Poi incappo' nelle nomine Rai . Confido' a Eugenio Scalfari la sua irritazione contro Bettino Craxi su quell' argomento , Scalfari lo scrisse su Repubblica , e Prodi si precluse ogni accesso presso il segretario socialista , allora presidente del Consiglio , nei suoi lunghi quattro anni di governo . L' isolamento di Prodi fu totale nel caso della Sme : perfino De Benedetti , cui Prodi aveva ceduto il colosso alimentare , all' ultimo lo abbandono' . Ma Prodi ha tenuto duro , e soprattutto nelle grandi decisioni aziendali ha saputo assicurare un largo margine di autonomia ai suoi manager : la cessione dell' Alfa Romeo , la privatizzazione di Mediobanca , gli investimenti della nuova Finmeccanica , la ristrutturazione dell' acciaio , la Telit e il futuro di Italtel , la megazienda per le telecomunicazioni . Non manca pero' chi vede nell' autonomia una petizione di principio che , in assenza di risultati concreti , equivale a un' autoassoluzione . Non e' un' insinuazione politica , ma una critica che viene dall' interno dell' ente , e ha due risvolti . Uno riguarda la politica industriale dell' Iri di Prodi , che sarebbe a somma negativa : alle dismissioni di aziende e alle chiusure di impianti non fanno valido contrappeso i nuovi investimenti , come quelli promessi a Napoli e Genova , che sarebbero in ritardo o insufficienti . L' altro risvolto , piu' insidioso , riguarda l' autonomia : si dubita che le ultime iniziative di Prodi non abbiano invece riportato la politica dentro l' Iri , anzi dentro la stessa holding , che con la gestione del " professore " ne era stata relativamente immune . Alla prima critica Prodi aveva gia' risposto in anticipo , nel suo discorso di sei anni fa ai dirigenti : " Lo sviluppo del Sud e la difesa o l' incremento dell' occupazione costituiscono l' obiettivo dell' intera politica economica e industriale del governo e devono essere assicurati dall ' apparato produttivo , pubblico e privato , nel suo complesso . Le scorciatoie che passano attraverso il sistema delle imprese a partecipazione statale sono dannose " . Prodi e' arrivato all' Iri deciso a radicarvi la pianta del lavoro ben fatto , e a questo programma s' e' attenuto , anche se resta aperta la questione delle qualita' che si richiedono a un manager pubblico , e se esso non debba differenziarsi , per sensibilita' e per obiettivi , da quello privato . Sull' altro fronte si portano i casi dell' Alitalia , della direzione generale e dei rapporti con il ministero . Il casus belli con Nordio si e' rivelato insuperabile (si' , Linate e' intasato , Malpensa e' di la' da venire , e la navetta Roma Milano non si potra' fare) , e la questione si risolvera' con un bilanciamento Dc Psi al vertice dell' Alitalia . Lo stesso dovrebbe avvenire nel caso della direzione generale , dove Prodi con la sua irruenza ha forse bruciato la candidatura di Tedeschi . Quanto al desiderio del ministro Fracanzani di contare di piu' nella supervisione degli enti economici , ha una base di legittimita' che le risposte di Prodi hanno consolidato . Ma la strada maestra e' quella . E malgrado le nubi Prodi intende rafforzarla , con l' animo sgombro di chi ha deciso di lasciare : " Non si puo' trasformare qualcosa dopo dieci anni d' ibernazione " , ha detto ancora , " se non tendendo i muscoli . Qualcuno ragiona come se io sei anni fa fossi stato nominato presidente dell' Ibm ! " . Buone o cattive che siano le cifre della sua gestione , e' certo che Prodi ha praticato all' Iri una forte iniezione ricostituente di autonomia e professionalita' . E con quest' immagine il professore vuole misurarsi . PoltronaRomano Prodi con il direttore generale dell' Iri , Antonio Zurzolo . La sua successione ha aperto uno scontro politico
    CHIUDI

  2. #2
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,982
     Likes dati
    3,827
     Like avuti
    14,802
    Mentioned
    3948 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    Il Mondo lunedì, 1 agosto 1988
    VARIE
    Pag. 022

    Prodi , quel presidente dal volto umano

    Convinzioni che e' disposto a cambiare . Certezze che non diventano dogmi . Prodi e ' abituato ad analisi preliminari approfondite circa le sue decisioni . E per questo che alcune sue mosse andrebbero rilette e interpretate in una chiave diversa . Accadra' allo scadere del suo mandato ? Fra i suoi progetti . . i


    industria pubblica

    Era incredulo . Sedeva sulla poltrona di ministro dell' industria da poco tempo e stava onorando una serie di impegni presi a suo tempo dal predecessore , Carlo Donat Cattin , che si era appena dimesso dal dicastero assegnatogli nel quarto governo Andreotti . Nella sala delle conferenze della Cassa di risparmio delle provincie lombarde , a Milano , il 12 dicembre 1978 , arrivo' con lieve ritardo . Si parlava di export e di problemi relativi alla competitivita' delle industrie italiane rispetto ai partner internazionali . Sali' sul podio , sistemo' il microfono , incorse nel tic da docente universitario che gli e' rimasto : quello di spendere due o tre secondi in silenzio guardando il pubblico e percorrendo mentalmente i banchi prima di iniziare una lezione . Disse : " Signori , vi devo annunciare che stamane l' Italia e' entrata nel Sistema monetario europeo e . . . " . La congiunzione gli rimase a mezz' aria , soffocata dall' intensita' e dalla durata dell' applauso . Una standing ovation , con il pubblico di manager e imprenditori all' impiedi , entusiasti e come liberati da ansie e incertezze . Qualcuno spese parole e concetti maiuscoli per spiegare il fenomeno . Lui , Romano Prodi , non capi' a fondo ne' la relazione , ne' l' applauso ; un rito che nelle aule bolognesi aveva sempre scoraggiato . Quel giorno il Professore si guadagno' tutta la stima possibile , quella che e' fatta non dai giornali o dalle copertine e neppure dalle interviste piu' o meno argute . La stima che passa di bocca in bocca in racconti e valutazioni degli uomini d' impresa . Il suo pubblico di estimatori comincio' a conquistarselo quel mattino . Ed e' emblematico come in quella medesima occasione non fossero presenti politici di vaglia . Altrimenti avrebbero capito a fondo il primo vero segreto del Professore : la concretezza e il senso di rassicurazione che puo' dare un uomo con le sue caratteristiche . Soffre il caldo , Romano Prodi . Sbuffa . Mugola . Si pasticcia gli occhiali con le mani lasciandovi impronte gigantesche . Attorno a mezzogiorno il suo fraseggio , le sue metafore ricorrono a esempi mutuati dalla gastronomia e dall' enologia . Tutta colpa di succhi gastrici cromosomicamente puntuali nella manifestazione del desiderio di cibo . E dimagrito , Romano Prodi . In famiglia dicono che e' stanco , ma che mostra una tempra eccezionale . Chi ha cercato di cambiargli il look facendolo rinunciare alle camicie a righe e convincendolo a vestirne di una taglia piu' abbondante e' riuscito solo a meta' nel suo compito . E passato dalle cravatte regimental a quelle fantasiose di Hermes , ma non ha mollato sugli status symbol : al polso , con poco ricambio , porta da anni un cronografo a cui e' profondamente legato . Sbuffa . Mugola . E un perfezionista di natura pragmatica con delle intuizioni che diventano convinzioni ; e con valutazioni che possono essere riviste . Se deve cambiare idea , la cambia . La coerenza , per Prodi , e' un valore , non un dogma . E per questo che di fronte alla prova contraria , all' oggettivita' , e' disposto a mettere in gioco le teorie di riferimento . Dote rara , per uno che viene dalla cattedra . Dote rarissima per il portatore di un record di successi come il suo . A Bologna , nei primi anni 70 , fonda Prometeia . Il fare e la stazza di Beniamino Andreatta lo convincono sette anni dopo a fondare Nomisma , a non entrare in conflitto con l' altro Professore , ma a prenderne le distanze . Chi gli sta vicino cita un mottetto tedesco : " Zwei Elefanten im Automobil , das ist zu viel " , due elefanti in un' auto sono decisamente troppi . E la ricucitura concettuale con l' altra meta' del cielo universitario bolognese avviene passando attraverso le sicure mani di un rettore e di un messaggero di buone intenzioni fra i due luminari . Luminari i quali , beninteso , non hanno mai polemizzato ne' in pubblico ne' in privato . Ecco l' indole del Professore : non importa che cio' che faccio sia importante , l' importante e' farlo bene . " Irrimediabilmente cattolico " , e' il frettoloso giudizio del reporter economico di un quotidiano di sinistra nel giorno in cui sbarca nell' ufficio di presidente dell' Iri dopo un paio d' anni trascorsi a Bologna , in cattedra , al termine dell' esperienza ministeriale . Un giudizio che Prodi si porta dietro per un pezzo con noncuranza assoluta . Sa di essere il piu' laico degli economisti e quegli esami di morale che ha sostenuto all' Universita' cattolica del Sacro cuore di Milano c' e' chi li ricorda come dissertazioni sul filo di una dissacrante ironia . L' irrimediabilmente cattolico Professore mette mano al dissesto del parastato con l' abilita' di un cerusico nella diagnosi , ma lamenta l' impossibilita' di applicare un tipo di chirurgia che non sia plastica . Gli uomini con cui deve lavorare all' Iri , un pacchetto manageriale preconfezionato , variegato di appartenenze , crediti e debiti di natura politica non e' malvagio (lo dice lui , il Professore) . Lo amano immediatamente i dirigenti operativi , gli stessi che , se presenti , si sarebbero uniti all' applauso del 12 dicembre 1978 . Lo scrutano e gli tendono alcune feroci insidie quelli piu' politici . Non se ne cura . Nel frattempo , nei poco rarefatti ambienti della stampa romana , qualcuno lo battezza " il boiardo dal volto umano " . Ancora una volta , non se ne cura . Cosi' come l' intervista rilasciata da Paolo Cirino Pomicino a Panorama la scorsa settimana per sentenziare la fine dell' era dei professori (insieme con Prodi , nel mirino del ministro per la funzione pubblica e' entrato anche Franco Reviglio) non lo ha scosso . A sfogliarlo , quel librone che raccoglie i ritagli di stampa , i commenti , i vari " saliscendi " , gli editoriali , contiene valutazioni contraddittorie , ma valutazioni che sfrondate delle posizioni obbligate , delle dichiarazioni di principio e di quelle in difesa d' ufficio dei mille e uno interessi che ruotano attorno alle partecipazioni statali , mostrano un disegno strategico che Prodi ha saputo mettere a punto in questi anni . Sempre a Panorama , parlando della scadenza ormai prossima del suo mandato , ha espresso alla fine di maggio un desiderio : che gli italiani non gli cerchino un altro posto quando decidera' di tornare all' universita ' , alla sua cattedra . Il chiacchiericcio economico finanziario lo vuole a Ravenna alla guida del gruppo Ferruzzi e con un nomignolo , gia' appioppato , di piu' bella tessera del mosaico di Gardini . Nel concetto ci sono parole che non piacciono al Professore : tessera e mosaico . Con tutte le valenze e i doppi sensi che ne conseguono . Romano Prodi silura Umberto Nordio . Lo " abbatte " , come scrivera ' il manifesto la mattina dopo . Si e' trattato di una decisione sofferta , e chi ha lavorato al suo fianco lo sa . Nordio , tutto sommato , era quel misto di manager politico ad alta caratterizzazione tecnica che a Prodi non dispiaceva . Ha rischiato in proprio con quell' attacco ; ha rischiato con la designazione di Carlo Verri . I dietrologi hanno subito capito tutto e consegnato una chiave di lettura ineccepibile . Verri , ex Riv , targato Torino : un debito contratto con il gruppo Fiat , una riparazione allo sgarro di avere solo per un istante pensato che l' Alfa potesse andare alla Ford . Un ennesimo segreto del Professore e' quello di collezionare le piu' estrose interpretazioni al suo operato senza darsene per inteso . L' economia e la finanza , ha detto una volta passeggiando davanti alla sua lavagna di Bologna con le maniche della camicia arrotolate senza cura fino a meta' avambraccio , sono cose che prescindono dalla proiezione di desideri . E ora il dibattito che anima tiratori scelti e denigratori professionali sulla piazza romana e' se Romano Prodi sia davvero l' uomo giusto per l' Iri anche se corrono pochi mesi alla scadenza del suo mandato e lui mostra di non avere grande intenzione di rimanere in via Veneto a dirigere l' istituto . Verso il cuore del premier La sua mappa di riferimento in termini politici gli indica certamente un sentiero molto facile per accedere al cuore del primo ministro . De Mita , non ne fa mistero , lo stima a fondo . Potrebbe aver pensato di rimpiazzarlo , ma il rapido censimento fatto un giorno con un suo collaboratore lo ha costretto a prendere atto che la sostituzione potrebbe essere un dilemma politico ben piu' consistente di un negoziato che portasse alla fine anticipata dell' incarico di Prodi all' Iri . Bettino Craxi e i socialisti in genere sono dipinti come ostili a Prodi . Il signor segretario e i suoi collaboratori hanno pero' preso atto della sua capacita' negli anni in cui hanno governato Palazzo Chigi . Certo , c' e' stato il caso Sme : ma dentro e fuori l' Iri , dentro e fuori il Psi , forse e' giunto il momento di una rilettura delle posizioni che vennero assunte in quel rovente mese di maggio di tre anni fa . Fra i segreti del Professore c' e' quella lunga serie di appunti e riflessioni sulla struttura del macrocosmo industriale che l' Iri rappresenta . E ci sono tutte le valutazioni preliminari , i report che stavano dietro alla ristrutturazione radicale della siderurgia italiana che ha sempre dovuto fare i conti con valenze di natura sociopolitica e non ha potuto essere implementata secondo i canali che , in chiave europea , Prodi aveva previsto . Devono essere altrettanto interessanti le carte predisposte per l' operazione Telit , cosi' come sono di un certo peso strategico quelle che stanno alla base della necessita' di una superStet e le considerazioni sulla scarsa portata strategica di un settore alimentare in mano pubblica . L' innovazione in due volumi Prodi nel 1967 ha scritto un agile libro intitolato Concorrenza dinamica e potere di mercato . Cinque anni dopo si e' soffermato su La diffusione dell' innovazione nell' industria italiana . Una serie di passaggi logici alla cui base l' irrimediabilmente cattolico boiardo dal volto umano cominciava a coniugare assetti di cambiamento industriale con la necessita' di un' interpretazione dell' impresa a volte troppo sofisticata per la classe di imprenditori politici che ha governato negli anni l' Iri . Fra i segreti del Professore c' e' anche quello di un' idea che gli si e' insinuata nella mente in questi mesi : ripercorrere la sua esperienza all' Iri in un lungo saggio che parli della transizione da un modello industriale statale a un altro , la razionalizzazione della trasparenza operativa che a fatica ha cercato di mantenere in questi anni all' Iri . A Prodi poco importa di essere ritenuto l' uomo giusto per l' istituto oggi ; o di esserlo stato ieri . Lo hanno irritato accuse e sospetti circa l' aver favorito con studi e ricerche la sua Nomisma ; lo hanno fatto imbufalire le insinuazioni circa la sua indipendenza operativa . A conti fatti , ma non e' ancora il momento di un bilancio , Romano Prodi ha una bottom line in nero . Una macchina forse non ancora razionalizzata in pieno , ma un filo piu' chiara di quella che trovo' a suo tempo . Detesta gli elogi e i riconoscimenti . Ma forse oggi non si stupirebbe della standing ovation di dieci anni fa . * * DIDA* * * .
    CHIUDI

  3. #3
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,982
     Likes dati
    3,827
     Like avuti
    14,802
    Mentioned
    3948 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    Il gestore di un carrozzone come l'Iri non puo' essere immune da censure: la più seria delle quali è forse aver accettato l'incarico e intrapreso un tentativo di ristrutturazone bonificatrice superiore ad ogni capacità umana. Ma un punto non è contestato - prove alla mano - da alcuno. Issato così a lungo al vertice di un gigante industriale dai congegni elefantiaci e inquinati, ossia messo nella condizione ideale per elargire ed elargirsi favori, Prodi non è incorso in alcun coinvolgimento tangentizio"

    Indro Montanelli, "L'Italia del Novecento", pag. 597.

  4. #4
    destracristiana
    Ospite

    Predefinito Re: Prodi e Iri. E' meglio non fidarsi dei bananas.

    In Origine Postato da brunik
    Il Mondo, lunedì, 14 novembre 1988
    VARIE
    Pag. 083
    ultimi giorni da Prodi

    l




    CHIUDI
    Ti darà sicuramente qualche milioncino (di lire) per il tuo sito comunque, tranquillo. Tanto abbiamo già visto che riempie di consulenze i suoi amici della nomisma. In Sardegna già lo fa da un pezzo grazie a Soru. Ora che arriverà a Roma ti darà qualcosa. A te basterebbe poco, ma ti darà qualche soldino. O anche lui stesso si darà a te, tanto non è contro...è un cattolico adulto.

  5. #5
    Senzapadrone
    Data Registrazione
    29 Mar 2005
    Messaggi
    9,999
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Prodi e Iri. E' meglio non fidarsi dei bananas.

    In Origine Postato da destracristiana
    Ti darà sicuramente qualche milioncino (di lire) per il tuo sito comunque, tranquillo. Tanto abbiamo già visto che riempie di consulenze i suoi amici della nomisma. In Sardegna già lo fa da un pezzo grazie a Soru. Ora che arriverà a Roma ti darà qualcosa. A te basterebbe poco, ma ti darà qualche soldino. O anche lui stesso si darà a te, tanto non è contro...è un cattolico adulto.
    Professorino,

    Brunik quando fa il cut&paste di un articolo del mondo, lo dice.

    Perché tu non fai lo stesso per gli articoli del nuovo borghese che spacci come tuoi?

  6. #6
    Moderatore
    Data Registrazione
    03 May 2005
    Località
    Nkosi sikeleli Afrika
    Messaggi
    12,879
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Re: Prodi e Iri. E' meglio non fidarsi dei bananas.

    In Origine Postato da Ezechiele
    Professorino,

    Brunik quando fa il cut&paste di un articolo del mondo, lo dice.

    Perché tu non fai lo stesso per gli articoli del nuovo borghese che spacci come tuoi?

  7. #7
    Moderatore
    Data Registrazione
    03 May 2005
    Località
    Nkosi sikeleli Afrika
    Messaggi
    12,879
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da brunik
    Il gestore di un carrozzone come l'Iri non puo' essere immune da censure: la più seria delle quali è forse aver accettato l'incarico e intrapreso un tentativo di ristrutturazone bonificatrice superiore ad ogni capacità umana. Ma un punto non è contestato - prove alla mano - da alcuno. Issato così a lungo al vertice di un gigante industriale dai congegni elefantiaci e inquinati, ossia messo nella condizione ideale per elargire ed elargirsi favori, Prodi non è incorso in alcun coinvolgimento tangentizio"

    Indro Montanelli, "L'Italia del Novecento", pag. 597.
    "E con questo?" Direbbe un banana, "lo sanno tutti che Montanelli era comunista"


  8. #8
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,982
     Likes dati
    3,827
     Like avuti
    14,802
    Mentioned
    3948 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    Il Mondo lunedì, 4 agosto 1986
    INDUSTRIA

    Pag. 022


    --------------------------------------------------------------------------------
    Prodi si' ma con giudizio


    Pur di vincere la causa con la Buitoni , il presidente dell' Iri ha dovuto accettare la tesi dei suoi avversari che lo sottomette alle autorizzazioni del governo . Sorpresa ? No : i documenti dimostrano che Prodi , fin dall' inizio della vicenda Sme . . .
    partecipazioni statali


    Una frasetta breve , poco sopra le sigle dei due firmatari , sottile e dritta come uno spillo quella di Carlo De Benedetti , rotonda e un po' scolastica quella di Romano Prodi . Dice la frasetta , sulla prima pagina del documento sottoscritto il 29 aprile 1985 dai presidenti della Buitoni e dell' Iri per la cessione della Sme : " Il prof . Prodi si impegna altresi' a richiedere tempestivamente all' autorita' di governo le autorizzazioni di legge " . Dunque , argomentano i legali dell' Iri , era chiaro fin dall' inizio che Prodi non intendeva vendere senza autorizzazione e che quindi il documento firmato era solo un riepilogo dei punti concordati , in attesa di poter perfezionare il contratto . Il tribunale di Roma , con la sentenza resa nota il 19 luglio , ha riconosciuto la fondatezza di questa tesi e ha dato torto a De Benedetti . La Sme per ora rimarra' all' Iri : il consiglio di amministrazione dell' istituto dovra' prendere atto della sentenza (lo fara' il 1 agosto) , notificarla alla Buitoni e decidere se cedere ad altri la societa ' o attendere l' esito dell' inevitabile ricorso . E l' asta alla quale hanno partecipato il gruppo Iar (Barilla , Ferrero , Buitoni) , la societa' conserviera Cofima e l' italoargentino La Rosa ? Acqua passata , senza alcun valore cogente per l' Iri , utile solo a verificare l' attuale valore della Sme , certamente superiore a quello pattuito con De Benedetti . Oggi la Sme va bene e l' Iri non ha piu' fretta di vendere : si vedra' a fine anno , quando si discuteranno i fabbisogni finanziari del gruppo alimentare per i nuovi programmi di sviluppo . Questo almeno e' l' orientamento che sembra emergere dalle verifiche del Mondo all' interno del comitato di presidenza dell' Istituto . Tutti in vacanza dunque , e se ne riparla in autunno ? Un momento . Non si chiude cosi' una vicenda che ha diviso i partiti e il mondo imprenditoriale e che ha messo a repentaglio la certezza del diritto , la credibilita' delle imprese pubbliche , la possibilita' stessa di privatizzare altre imprese . Ha commentato il Sole 24 ore : " Costretto a tenersi la Sme essendo stato riconosciuto dal tribunale inabile a perfezionarne la vendita , Prodi dovra' ora convincere la Ford che l' Alfa e' un' altra cosa " . E il finanziere Giampiero Pesenti confermando l' interesse ad acquistare dalla Finsider la Cementir : " Prima di poter avviare una vera trattativa vogliamo sapere a quali condizioni sia ipotizzabile l' acquisto " . C' e' di piu' . Nella sua memoria di difesa , l' Iri ha introdotto un' argomentazione suggerita da un suo autorevole consulente , il giurista Massimo Severo Giannini (vedere riquadrato ) . E il tribunale l' ha recepita in pieno : " Come e' stato correttamente rilevato dalla difesa dell' Iri , il controllo dello stato sull' ente e' un controllo nel senso cosiddetto inglese , ossia si concretizza in un potere di controllo e direzione informale . Le singole norme non disciplinano in forme tipizzate i modi di estrinsecazione di tali poteri " . Secondo alcuni (per esempio , l' indipendente di sinistra Massimo Riva) sposando questa tesi Prodi ha compiuto un perfetto autogol , perche' ha negato , proprio lui , i fondamenti dell' autonomia dell' Iri . In realta' , in tutta questa vicenda , il professore bolognese ha dovuto muoversi nella classica botte di chiodi . L' ultimo , mentre arrancava in bicicletta sulle salite delle Ganzole , vicino a Bologna , gli ha sgonfiato il tubolare posteriore proprio mentre le agenzie di stampa battevano la notizia della sentenza del tribunale di Roma . Ma di ben altri e piu' pungenti chiodi metaforici e' stata costellata la sua strada . L' Iri e le autorizzazioni . Per capire i problemi , le scelte e forse gli errori compiuti da Prodi in questa vicenda e' necessario fare un passo indietro . Anzi addirittura un salto agli anni 30 , quando lo stato affido' all' Iri il compito di riprivatizzare le aziende finite nelle mani delle banche . L' istituto , come ricostruisce un dettagliato studio del suo attuale responsabile legale Carlo Bucci , non aveva bisogno di alcuna autorizzazione per dismettere le imprese , a differenza di quanto fu stabilito nelle norme istitutive degli enti di gestione nati dopo la guerra : l' Eni , l' Efim e l' Ente cinema . Non si puo' dire che l' Iri abbia fatto un grande uso di questa sua autonomia . Anzi : sono del ' 61 le prime circolari che imponevano all' Iri l' informazione preventiva " per le prescritte autorizzazioni ministeriali " , su tutte le operazioni relative al capitale delle societa' controllate . Col passare degli anni e col peggiorare dei conti economici delle partecipazioni statali , i controlli si fecero sempre piu' stringenti , corroborati anche da due leggi , nel 1967 e nel 1977 (quest' ultima e' la 675 per la ristrutturazione industriale) che rafforzavano i poteri del ministero . Con Antonio Bisaglia ministro , negli anni della solidarieta' nazionale , la sudditanza degli enti al potere politico divenne totale . Anche per mettere in cassa integrazione dieci operai di una qualsiasi aziendina pubblica era necessaria l' autorizzazione di via Sallustiana . E i presidenti , tutti bisognosi di ingenti fondi di dotazione , stavano zitti : solo la corte dei conti , con l' appoggio di qualche giurista , si levo' talvolta a sottolineare l' illegalita' della procedura . Con la gestione socialista di Gianni De Michelis , il 28 aprile 1983 , arriva una parziale deregulation : il ministro azzero' tutte le circolari precedenti e stabili' un mero obbligo di comunicazione preventiva , " con particolare riguardo al controllo sull' attuazione dei programmi e degli atti di indirizzo e direttiva di competenza ministeriale " . De Michelis introdusse anche il principio del silenzio assenso : il ministro , salvi casi di particolare urgenza , deve esprimere la propria valutazione entro 40 giorni . Ma fino a che punto questa valutazione e' vincolante per i presidenti degli enti ? Su questo De Michelis non si pronuncio' e anche una successiva circolare di specificazione del suo successore Clelio Darida non sciolse il nodo .

    La battaglia sulla Sme . E in questo quadro normativo confuso che si svolge la trattativa tra De Benedetti e Prodi per la cessione della Sme . Quest' ultimo aveva due possibilita' : poteva scegliere la strada della difesa a oltranza dell' autonomia dell' Iri , affermando fin dal primo momento che il suo patto con De Benedetti era a tutti gli effetti un contratto . Ma era una strada pericolosa , perche' non solo il ministero ma addirittura il consiglio di amministrazione dell' Iri avrebbero potuto accusarlo di essere andato oltre i suoi poteri e magari trascinarlo in giudizio per rifondere eventuali danni all' erario dimostrati da altre piu' convenienti offerte . Oppure poteva seguire la strada normale , di tutti i contratti stipulati fino a quel momento dagli enti a partecipazione statale . E fu questa , appunto , la strada scelta dal presidente dell' Iri con la richiesta dell' autorizzazione ministeriale . L' annuncio dell' accordo scateno' una tempesta politica : dapprima il sottosegretario alla presidenza del consiglio , Giuliano Amato , disse a Darida che la operazione , essendo la Sme una finanziaria di settore , doveva passare anche dal Cipi , comitato interministeriale per la politica industriale , in base alla legge 675 . Poi Darida , pressato dall' ostilita' socialista , intervenne con un proprio decreto a modifica delle procedure precedentemente in vigore , imponendo a Prodi di rimettere la Sme al centro del campo e di avviare una vera e propria asta . E proprio sulla liceita' di questi interventi politici che si e' scatenata la battaglia giudiziaria . Con fastidio e imbarazzo da parte di Prodi : l' Iri non poteva certo non difendersi , ma d' altra parte un' eventuale conferma della validita' del contratto con De Benedetti sarebbe stata una vittoria morale contro le ingerenze politiche . Dopo un primo pronunciamento del tribunale di Roma contro la richiesta di sequestro delle azioni avanzata da De Benedetti e una sentenza del tribunale amministrativo del Lazio a conferma della validita' del decreto Darida , la vicenda e' rimbalzata in cassazione , per una questione di giurisdizione sollevata dalla Cofima . E qui , il 25 marzo 1986 , nuova sorpresa : oltre a riconoscere la competenza del tribunale di Roma per la definizione della vertenza , la suprema corte affermo' che " si deve convenire nell' assunto della Buitoni che non esisteva e non esiste disposizione di legge che preveda il potere di autorizzazione nei confronti dell' Iri " . La sentenza fece scalpore . Arrivo' infatti in un momento in cui si parlava insistentemente di un flirt tra De Benedetti e il Psi e sembro' preludere a una composizione generale della vertenza . Ma fu molto criticata anche dai giuristi : Il foro italico , una delle piu' autorevoli riviste tecniche , la bollo' di " superficialita " e di " approssimazione " . In realta' , anche la cassazione si era tenuta aperta una scappatoia , lasciando al tribunale il compito di accertare " se all' esigenza di autorizzazione si debba nella specie riconoscere la natura di condizione pattizia " . In altre parole , Prodi non era tenuto a richiedere il consenso ministeriale , ma se lo aveva inserito nel documento firmato con De Benedetti , questa autorizzazione non poteva che avere valore . Ed e' proprio su questo punto che si e' basato il giudizio del tribunale di Roma , oltre al richiamo al " controllo inglese " . E adesso ? Come si procedera' per le future dismissioni ? In questi mesi , pur nell' incertezza delle procedure , ogni ente ha continuato a vendere il vendibile . Stefano Sandri , presidente dell' Efim , si e' fatto autorizzare e ha liquidato quasi tutto il suo settore alimentare con procedure che non hanno sollevato critiche . L' Eni ha dismesso alcune aziendine tessili e la stessa Iri ha privatizzato qualche societa' . Ma per il futuro una procedura e' necessaria . In parlamento giace ormai da mesi la proposta messa a punto dalla commissione istituita da Darida e presieduta dal consigliere di stato Claudio Varrone . In pratica : affida a ogni ente il compito di darsi proprie procedure di dismissione , mantiene sul piano informale il rapporto informativo col governo mentre si negoziano le vendite , lascia alla fine al ministero il compito di verificare la correttezza di tali scelte sotto il profilo della trasparenza e dell' economicita' . E una base sufficiente per elaborare una legge che dia ai presidenti degli enti (e ai privati che con gli enti trattano) la certezza del diritto ? Alcuni , anche all' interno della commissione , ritengono di no : bastera' per esempio che il ministero individui un compratore potenziale che e' stato tagliato fuori nella trattativa per poter rimettere in discussione tutto . Proprio la vicenda Sme dimostra che questi compratori potenziali possono essere dei meri paraventi per paralizzare le trattative . E allora ? Il problema e' innanzitutto politico , riconoscono pressoche' tutti quelli che operano nelle partecipazioni statali . Non accade oggi , e non accadra' neppure domani , che il presidente di un ente possa vendere una societa' importante se il governo non e' d' accordo sulla scelta dell' acquirente . A meno che non si decida di vendere in Borsa i pacchetti di controllo delle societa' da dismettere : una soluzione che puo' andar bene in Gran Bretagna , dove il mercato finanziario e' molto piu' ampio , ma che in Italia nessuno propone .


    alla tavola di Prodi


    Esplodono gli utili delle aziende distributive e del freddo . Recuperano i dolci . Dai primi conti del gruppo . . . Nella tabella : dove guadagna e dove perde il gruppo SME.
    gruppo SME


    oco meno di 4 . 000 miliardi . E questo il giro d' affari lordo realizzato dal gruppo Sme nel 1986 . Circa 1 . 400 miliardi provengono dai tre poli industriali della holding , quello alimentare (Cirio , Bertolli , De Rica) , quello dolciario (Alivar) e quello del freddo (Italgel) ; il resto dal settore commerciale (Autogrill e Gs supermercati) . Le primissime indicazioni sui conti della grande finanziaria alimentare dell' Iri non trovano ovviamente alcuna conferma nel quartiere generale del gruppo , dove la parola d' ordine e' il silenzio , interrotto , tutt' al piu' , da generiche dichiarazioni di ottimismo : " Il gruppo e' risanato . L' unico fatto certo e' che l' utile sara' migliore di quello dello scorso anno " . Ma anche se le fonti ufficiali tacciono , alzando un muro invalicabile sui conti della holding , alcune importanti indicazioni raccolte dal Mondo consentono gia' oggi di tracciare in anteprima un quadro attendibile dei risultati conseguiti nel 1986 dalle singole societa' operative della finanziaria . Nel complesso si tratta di un panorama in chiaroscuro dove le tinte piu' brillanti (tutte le capogruppo , tranne la Cirio , hanno superato le previsioni del budget) non riescono comunque a nascondere alcuni seri problemi concentrati nell' area industriale . Alivar . L' utile dell' azienda alla testa del polo dolciario dovrebbe oscillare tra i 13 e i 14 miliardi . Un saldo decisamente positivo soprattutto se si tiene conto che la societa' e' stata al centro delle piu' significative operazioni di riassetto e scorporo operate dalla Sme nel corso del 1986 . In sostanza il risultato finale dell' azienda e' il prodotto di una serie di fattori diversi . Il piu' rilevante e' certamente l ' incorporazione , nel settembre scorso , della Sidalm , proprietaria dei marchi Motta e Alemagna . Un boccone particolarmente indigesto : al momento della fusione , infatti , le perdite della Sidalm erano state stimate in piu' di 30 miliardi e solo grazie a una buona campagna natalizia (vedere anche a pag . 64 ) questa esposizione si e' in parte ridotta fissandosi attorno ai venti miliardi . Il bilancio dell' Alivar e' dunque pesantemente condizionato da questa eredita' alla quale fanno pero' da contraltare i discreti risultati conseguiti dalla Pavesi e dalla Pai (la prima pur non regalando brillanti risultati commerciali conserva un profilo economico positivo e la seconda ha invece registrato un recupero di quote di mercato) , il sostanzioso dividendo incassato dalla controllata Autogrill (15 miliardi) e consistenti plusvalenze legate allo scorporo della De Rica e della Bertolli cedute alla Cirio . Questa operazione , in particolare , ha sancito il disimpegno delle societa' da altri comparti di attivita' , consacrando la presenza e la concentrazione dell' Alivar nel settore dolciario . Cirio , Bertolli , De Rica . Nel 1986 e' cambiata la ragione sociale della societa' , ma non il risultato finale della gestione : ancora una volta , infatti , la vecchia Cirio chiude i conti in rosso con una perdita tra i 17 e i 18 miliardi . Il bilancio tiene conto naturalmente anche dell' affare De Rica e Bertolli ed e' stato proprio il contributo di queste due realta' in buona salute (la Bertolli continua a essere leader sul mercato dell ' olio di oliva) ad avere impedito un risultato ancora piu' disastroso . E senz' altro vero che la societa' ha risentito in maniera massiccia del cosiddetto effetto Chernobyl nel comparto dei pelati sia del latte (marchio Berna) , ma resta il fatto che dopo sette anni di ristrutturazioni la vecchia Cirio non riesce a ritrovare la strada dell' utile , tirando avanti solo grazie a un marchio che sta dimostrando grande tenuta sul mercato . L' arrivo delle due nuove controllate potrebbe ora consentire una razionalizzazione del settore conserviero , ma il nodo di fondo resta , secondo i tecnici , l' innovazione dei prodotti . Italgel . Un anno eccezionale quello registrato dal polo del freddo che chiude il 1986 con utili di 24 25 miliardi . Il successo ha coinvolto sia la linea dei gelati sia quella dei surgelati , confermando un trend di crescita che ha preso il volo nel 1984 . Politica di marketing aggressiva , buone idee , capacita' di scovare nuove fasce di mercato (fa testo la linea piatti pronti curati dal cuoco milanese Gualtiero Marchesi) si sono tradotte in un giro d' affari complessivo che ha superato i 500 miliardi . Gs supermercati e Autogrill . Con un utile che supera i 30 miliardi a testa , le due societa' sono nei fatti le classiche galline dalle uova d' oro per la Sme . I risultati del 1986 confermano a chiare lettere l' alta redditivita' della gestione in entrambe le aziende . Risulta anche positiva l' attivita' della Esco (gestisce i 24 esercizi con i marchi Motta e Alemagna) rilevata dall' Autogrill attraverso la controllata Sirea (opera nel settore della ristorazione urbana) nel maggio scorso . Questi nelle grandi linee gli utili e le perdite 1986 dei quattro poli operativi della Sme (vedere anche grafico) che andranno a incidere sul rendiconto 1987 della holding . A quel punto appariranno con chiarezza gli effetti di quel piano di risanamento e riassetto del gruppo alimentare che gia' ha spiegato i suoi effetti benefici sul bilancio 1986 della capogruppo . E ormai cosa certa : la Sme si prepara ad annunciare un utile che non sara' inferiore ai 70 miliardi (e' stato di 59 , 7 miliardi lo scorso anno) , utile che peraltro ha dovuto anche scontare i risultati della gestione Sidalm . Fiore all' occhiello del bilancio sara' poi il margine operativo lordo : 150 miliardi contro 110 realizzati nel 1985 , vale a dire 40 miliardi in piu' nel giro di dodici mesi . Si tratta di cifre che assumono valore anche maggiore al cospetto di una situazione proprietaria che appare tuttora in bilico tra l' ipotesi di una vendita ai privati e quella di rimanere all' Iri , mentre continua a slittare la sentenza dell' appello proposto dalla Buitoni , circa la validita' del famoso accordo tra Carlo De Benedetti per la Buitoni e Romano Prodi per l' Iri siglato il 29 aprile di due anni fa .



    lunedì, 13 aprile 1987

    INDUSTRIA
    Pag. 082


    --------------------------------------------------------------------------------
    l' ira di Prodi


    Vuole commissariare la Finsider ? No , mette sotto accusa la politica dell' acciaio . E chiede finanziamenti. Nel grafico: risultati delle principali aziende siderurgiche mondiali.
    siderurgia pubblica



    Edi nuovo Prodi contro tutti ? Proponendo un comitato di cinque saggi per giudicare le responsabilita' del deficit dell' acciaio di stato e deciderne le sorti future , il presidente dell' Iri ha suscitato un compatto fuoco di sbarramento . Ma questa volta , a differenza dei blitz che seguirono il suo arrivo al vertice dell' Iri nel 1983 , e che gli consentirono di rinnovare rapidamente il management delle finanziarie , Romano Prodi ha probabilmente dato l ' avvio a una strategia piu' sottile e complessa . Non mira tanto a un ricambio di uomini , che potrebbe anche non esserci , o non essere radicale , quanto a un atto di accusa al governo e al parlamento , preludio alla richiesta di misure protettive e di una nuova iniezione di capitale pubblico . Dopo lo sconcerto del primo momento , e' questa l' interpretazione prevalente nel comitato di presidenza dell' Iri . La lettura e' un po' obliqua e in contrasto con l' immagine cui il professore ha abituato i suoi osservatori , cioe' quella del giocatore a carte scoperte . Ma la vicenda e' partita in modo obliquo . Il progetto di Prodi e' emerso attraverso un' indiscrezione all' agenzia Ansa di venerdi' 27 marzo . I cinque saggi da lui proposti sono : Luigi Guatri , commercialista , rettore dell' universita' Bocconi ; Victor Uckmar , fiscalista ; Umberto Cuttica , consigliere d' amministrazione del quotidiano La Stampa , presidente della Zanussi nella prima fase del risanamento ; Roberto Poli , presidente della Bi Invest quando la finanziaria fu acquistata da Meta Montedison ; Alberto Boyer , presidente del Credito italiano . Sullo sfondo del progetto di Prodi ci sono le gravi perdite dell' acciaio , l' unico settore dell' Iri ancora lontano dal risanamento , che i primi consuntivi di bilancio mettono in evidenza . Per la Nuova Italsider 561 miliardi , per la Deltasider 173 miliardi , per la Dalmine 28 , per la Terni un centinaio . Tolto l' attivo di 30 miliardi registrato dalla Cementir , il gruppo Finsider si appresta a chiudere il bilancio di competenza per il 1986 con una perdita di 830 miliardi . Nel bilancio consolidato , comprendente le partite straordinarie , il deficit sale a 899 miliardi . C' e' un miglioramento di 231 miliardi rispetto al risultato del 1985 , ma un peggioramento di piu' di 400 miliardi rispetto alle previsioni . E il 1987 si presenta altrettanto nero : la Nuova Italsider marcia gia' verso un buco di 600 miliardi . Il progetto di Prodi e' apparso rivoluzionario . Ma poco preciso . Il presidente dell' Iri pensava a un commissariamento ? Evidentemente no : non esiste nella legge un commissariamento collettivo . Pensava allora a un comitato di salute pubblica ? O faceva soltanto alcuni nomi per il consiglio d' amministrazione Finsider in scadenza ? Prodi si riserva di spiegare nella sede piu' opportuna , al comitato di presidenza dell' Iri , la forma e la sostanza della sua proposta . Ma alcuni interventi politici , e degli stessi membri del comitato , ne hanno dato un chiaro posizionamento . Massimo Pini , che un mese prima aveva sollevato la questione siderurgica , ipotizzando interventi punitivi sui responsabili , saputo del progetto di Prodi ha voluto spiegarsi cosi' : " Il caso Finsider e' legato alla grave crisi internazionale dell' acciaio . Stanno preparando un nuovo piano di risanamento : vediamolo , prima di prendere provvedimenti " . Su toni analoghi lo ha preceduto il vicesegretario del partito repubblicano Aristide Gunnella , e lo ha seguito Biagio Marzo (Psi) : " Il gruppo Finsider non e' il Coni ; i gravi problemi della siderurgia italiana non possono passare attraverso soluzioni pasticciate , ma devono essere risolti all' interno dello stesso gruppo Iri " . Sergio Trauner , membro liberale del comitato di presidenza Iri , ha tuonato contro " colpi di scena demagogici " . Sembrava uno schieramento laico contro il democristiano Prodi . Ma non era cosi' . Una lunga serie di parlamentari dc il responsabile per l' economia di piazza del Gesu' , Emilio Rubbi si sono messi sulla stessa linea . Cirino Pomicino , presidente della commissione bilancio della camera , ha chiesto che della questione venga investito il parlamento . La strada della decimazione era subito apparsa insidiosa . Il vertice Finsider , pur addebitando l' accresciuto deficit alla congiuntura internazionale , che ha provocato ben altri guasti nella concorrenza (vedere grafico) , metteva sotto accusa i responsabili Italsider , il presidente Michele Civallero e l' amministratore delegato Sergio Noce , perche' avevano peggiorato l' indebitamento con nuovi investimenti . Civallero e Noce si difendevano affermando che gli investimenti erano indispensabili per poter ridurre il personale , ma che Finsider non aveva fornito i mezzi finanziari necessari . Per un momento si e' temuto un gioco al massacro , che rischiava di lasciare l' acciaio , e Prodi , senza manager . Ma il panico e' passato rapidamente . Lo sbocco prevedibile della mossa di Prodi dovrebbe essere questo : i cinque potranno costituirsi in comitato tecnico , oppure , con maggiore probabilita' , semplicemente entrare nel consiglio Finsider . Il loro compito pero' e' definito : mettere in rilievo i vincoli che pesano sull' acciaio pubblico . Non i problemi di settore , ma le sue debolezze specifiche in Italia . Un dirigente Iri fa questi casi , " per dare " , dice , " qualche esempio : l' impianto di Rovere che non si puo' assolutamente toccare perche' interessa all' onorevole Martinazzoli e all' onorevole Balzamo ; le importazioni che devono essere le piu' libere possibili perche' e' un business tutto particolare ; i rimborsi Cee per gli smantellamenti che invece alimentano una concorrenza sleale " . Queste denunce adesso dovrebbero prendere la voce neutra , e piu' autorevole , dei saggi . Un capitolo a parte riguarda i finanziamenti . L' acciaio pubblico ha avuto in cinque anni , a partire dal 1981 , oltre 9 mila miliardi di capitale dallo stato . Ma l' incidenza degli oneri finanziari sul fatturato e' rimasta alta , circa il 14% . Per abbattere questi oneri ci vorranno piu' fondi pubblici . A meno di non procedere a tagli drastici . Prende a circolare come esempio la British Steel . La signora Thatcher ha iniettato nel colosso britannico 15 mila miliardi e ha consentito che i dipendenti fossero ridotti in un quinquennio da 225 mila a 50 mila . La British Steel e' cosi' tornata al pareggio . Col semplice ricorso al diversivo della saggiomania , Prodi ha ottenuto a sufficienza la drammatizzazione che voleva per la questione acciaio . L' esempio britannico e' pero' insidioso . La British Steel e' infatti diventata anche un gruppo di poco conto . E poi , la Finsider non si e' sempre fatta un vanto di riuscire a risanare l' acciaio senza gravi costi sociali ?



    lunedì, 3 agosto 1987
    INDUSTRIA

    Pag. 031


    --------------------------------------------------------------------------------
    Prodi e Reviglio , nuove strategie


    la politica futura nella gestione delle industrie a partecipazione statale



    di ALDO MAFFEY Le forze economiche non hanno inizialmente prestato molta attenzione ai discorsi sul tenue collante politico che dovrebbe sostenere il governo Goria , in un contesto determinato non da una tregua nello scontro Dc Psi ma da un' intesa tattica a esso parallela e al cui raggiungimento e' stato determinante il ruolo esercitato dal capo dello stato . La Confindustria non ha lesinato apprezzamenti per gli intenti programmatici espressi inizialmente (la seconda stesura trasmessa da Goria ai cinque partiti appare piu ' sfumata e meno rigorista) , mentre i responsabili dei grandi enti di gestione delle partecipazioni statali hanno sollecitato al loro interlocutore istituzionale una verifica di strategie . Prodi e Reviglio si sono mossi pubblicamente con molta prudenza , ma quanto basta per fare intuire la sostanza dei loro obiettivi . Piu' esplicito sara' stato il discorso diretto alle forze politiche delle aree di appartenenza e , del tutto informalmente , allo stesso presidente del consiglio incaricato . Il discorso di Reviglio e' legato alla difficolta' di garantire l' approvvigionamento energetico del paese di fronte al contemporaneo insorgere di due difficolta' : l' aumento dei prezzi petroliferi e le esitazioni preventivabili di fronte al nucleare . Il " che fare ? " di Prodi e' piu' complesso e riguarda un vero e proprio salto di qualita' , nel ruolo dell' Iri , puntando su un logico sbocco della politica di risanamento svolta fin qui . Prodi ne ha parlato per tempo , in modo chiaro per chi voglia intendere , in un discorso ai dirigenti del gruppo . Ha detto , il professore , di non potersi accontentare di aver portato l' Iri in attivo di 300 miliardi dopo dieci anni di perdite . Il suo problema non e' quello di consolidare i risultati ottenuti , proseguendo nella politica delle dismissioni (gia quaranta le aziende cedute , per un corrispettivo di settemila miliardi) . Ha parlato di internazionalizzazione , di Mezzogiorno , di rapporto con utenti da trattarsi come veri e propri clienti . Insomma l' Iri , riacquistato il diritto di esistere , deve porsi nuovi obiettivi strategici per il futuro . E questi ha poi detto esplicitamente in un' intevista a la Repubblica , non sono conseguibili senza precise direttive politiche . Di qui l' attenzione , preoccupata , con cui da via Veneto si e' seguita la formazione del governo per quanto riguarda in particolare la designazione del ministro per le partecipazioni statali . A che cosa mira esattamente Prodi non l' ha ancora detto . Ma quando insiste sul rapporto con l' utenza e sui problemi della pubblica amministrazione si puo' tentare d' interpretarlo . L' obiettivo puo ' essere quello di garantire l' immagine dello stato nei confronti del cittadino in quanto utente . Si sa quanto questa immagine sia deteriorata . E Prodi si e' detto consapevole , nella riunione con i dirigenti , del fatto che l' Iri non la garantisce pienamente la' dove e' gia' operante : ai caselli delle autostrade , agli sportelli delle proprie banche , ai telefoni , sugli aerei . Che cosa c' e' poi ? Ci sono le ferrovie e le poste . Senza presumere di poter leggere nella testa di Prodi o di altri , non ci vuole molta fantasia per immaginare che il presidente dell' Iri preferirebbe non fare piu' spaghetti e gelati attraverso la Sme e occuparsi di qualcosa che trascende le capacita' dei privati e in cui lo stato e ' fallito occupandosene direttamente . Per la loro rilevanza economica , e per le implicazioni che comportano su ogni singolo cittadino , non dovrebbero esservi dubbi : quelli ai quali in questi giorni si e' dedicato marginale attenzione diventeranno temi di fondamentale importanza per il confronto politico . All' interno di un governo di programma che sembra voler lasciare largo spazio ai tecnici , soprattutto di area socialista .



    lunedì, 25 luglio 1988

    VARIE
    Pag. 044


    --------------------------------------------------------------------------------
    la scacchiera di Prodi


    la vicenda ALITALIA e' stata un segnale . il proposito di perseguire l' idea di un IRI piu' globale costringera' il suo presidente a effettuare , nel periodo conclusivo della sua permanenza in via Vittorio Veneto , una serie di mosse obbligate . ecco quali saranno e cosa e' destinato a cambiare per l' assetto industriale e di mercato delle aziende a partecipazione statale . nel futuro ? un gruppo gigante , lasciando agli altri solo nicchie di mercato . partiti permettendo


    affari & tecnologie. settore per settore la situazione dei business dell' IRI


    " This Mr . Prodi thinks global " . Il giudizio lusinghiero e' del 1983 . All' Hotel Hilton di Roma il professor Romano Prodi aveva illustrato ai colleghi della Trilateral l' azienda Italia , e aveva convinto . E oggi ? Dopo essere riuscito a riportare i conti dell' Iri in nero , Prodi deve far fare all' istituto un ulteriore salto di qualita' . Quel global thinking e' un apporto essenziale per riuscire . In parole povere , per il professore bolognese si tratta di concludere la sua parabola all' Iri in modo da essere ricordato non soltanto per aver cambiato il colore dei conti , operazione in se' eroica ma non sufficiente . " L' Iri e' un gigante fatto di nani " , dice Prodi che sa che la sfida e' proprio quella di garantire all' azienda Italia almeno alcune posizioni di forza con le quali sopravvivere sui mercati mondiali . Basti pensare che tra i 500 big non americani ci sono 70 aziende tedesche , 40 francesi e inglesi e solo 8 italiane . Per l' Iri e' arrivato il momento del dunque . Si tratta di far nascere da questo mondo di nani almeno qualche gigante . E per gli altri : nicchie di mercato . Il tutto , ovviamente , partiti permettendo . E utile dare uno sguardo , necessariamente sintetico , alle possibilita' che i nani hanno di diventare , se non giganti , almeno di quella statura media che evita complessi nelle piazze economiche e finanziarie del mondo . Le banche . Grazie all' astuto ritorno della Comit alle attivita' creditizie piu' tradizionali , la piu' grande delle banche Iri ha potuto realizzare un bilancio dell' 87 in controtendenza con quelli della concorrenza . Sono 314 i miliardi di utile , dividendo invariato e una discreta capitalizzazione . Il vertice e' stato rinnovato con Enrico Braggiotti alla presidenza e come due amministratori delegati Sergio Siglienti e Mario Arcari . Molto attivo , Braggiotti sta cercando gloria a New York , come " cavaliere bianco " , salvatore della Irving bank . Piu' cauti al Credito italiano , che segue un profilo basso all' estero , senza grosse acquisizioni in vista . Utile in calo (postumi del crack dell' 87) , ma un aumento del 7% dei depositi . In ben altra situazione il Banco di Roma , afflitto da insufficiente capitalizzazione , tanto che Prodi vuole vendere il Banco di S . Spirito per far fronte alle esigenze del Banco di Roma . Il S . Spirito rimontata la china delle folli esposizioni con il generone romano dell' edilizia , e' nell' occhio del ciclone politico . Vendere (Dc) o non vendere (Psi) ? Le possibilita' per le banche Iri di essere big sono scarse , pensando a concorrenti come la Deutsche o i Credits francesi . La preoccupazione e' il ' 92 . La Stet . Attualmente gli utili ci sono e i disservizi pure . Secondo un' indagine inglese le tariffe italiane del telefono sono le piu' care del mondo . La consolazione per gli utili della Sip (489 miliardi) , dell' Italcable (100 miliardi) , dell' Italtel e della Stet quindi non basta . Valzer delle poltrone per la Superstet prossima futura tra i democristiani Giuliano Graziosi e Francesco Silvano o i socialisti come Michele Giannotta (presidente Sip) e Marisa Bellisario dell' Italtel . L' unica via di uscita , dopo il fallimento del progetto Telit : l' accordo internazionale dell' Italtel (con At & t ? ) e la razionalizzazione dei servizi telefonici con la Superstet . Anche qui un ruolo tra i big mondiali e' difficile . L' alternativa alla crescita e' comunque la scomparsa , per quanto si possa sfruttare il mercato italiano . Le economie di scala non sono sufficienti per garantire gli investimenti ingenti se non si va all' estero . Finmeccanica . Fabiano Fabiani studia da presidente dell' Iri . Trovatosi in mano una Finmeccanica sulla via dell' anoressia , dopo la dipartita dell' Alfa Romeo e il no al nucleare che ha colpito l' Ansaldo , Fabiani e' forse il manager che " pensa piu' globale " nell' istituto di via Veneto . Invece di andare a bussare alle porte romane chiedendo il permesso di fare un grosso polo ferroviario , Fabiani parte in quarta . Accordo con la Firema (parti elettriche e meccaniche) , acquisto della divisione segnalamento dell' American Standard (Wabco Westinghouse e Union Switch) , trattativa con la Fiat per l' acquisto della Savigliano (pendolini ad assetto variabile) contro la vendita dell' Alfa Avio . Se le operazioni vanno tutte in porto si prospetta una posizione italiana come numero tre mondiale nella produzione dei treni . Finsider Ilva . La parola alla Comunita' europea e al ministero delle Partecipazioni Statali . La parola d' ordine e' " gestire la ritirata " e occupare al massimo delle nicchie . All' Italimpianti , ora passata direttamente sotto l' Iri , spetta gestire la reindustrializzazione . I neomanager Mario Lupo e Giovanni Gambardella hanno potuto solo gestire un fuoco di paglia (con il piano Finsider di gennaio) . Il futuro e' in mano a un apposito comitato per la reindustrializzazione e la vendita . Il gigante zoppo della siderurgia puo' solo sperare di rinascere come nano giocoliere nelle nicchie del mercato dell' acciaio mondiale . Sme . E un gruppo medio e invece il paese deve perseguire con decisione l ' obiettivo di un gruppo grande . " Prodi dixit " . Mentre nell' 83 perdeva piu' di 70 miliardi , ora ne guadagna altrettanti . Dopo la sepoltura del progetto di vendita a De Benedetti e in genere di ogni progetto di vendita , non si vede come dalle proposizioni di Prodi si possa passare ai fatti . Per ora una buona possibilita' si offre con l' alleanza con la Unichips San Carlo . Il problema di fondo rimane : l' alimentare e' strategico o no ? Perche' non e' detto che a essere big debba necessariamente essere un' azienda Iri : con Barilla e Ferrero piu' Sme , l' Italia all' estero puo' tutt' altro che sfigurare . Fincantieri , Finmare , Sofin Finsiel . Alla conquista delle nicchie . La Finmare svolge un importante servizio pubblico (con le compagnie Lloyd Triestino , Tirrenia e Adriatica) , ma il mercato e' prevalentemente italiano , mediterraneo , a volersi allargare . Alla Fincantieri si combatte ancora con le perdite (89 miliardi nell' 87) . La Sofin guarda al sud e Massimo Ponzellini , amministratore delegato e intimo amico di Prodi , pensa al turismo , all' ecologia e ai servizi . La Finsiel (utile 17 miliardi) controlla societa' di informatica ed e' ora alla ricerca di un partner . Il presidente Alessandro Alberigi Quaranta pensa a Ibm e Olivetti . Anche qui , il mercato e' l' Italia (pubblica) . Italstat . Grazie all' Autostrade che fa utili grassi , Ettore Bernabei , dc appena riconfermato per tre anni , puo' quasi sorridere . Se non ci fossero , infatti , dovrebbe piangere pensando al credito iraniano delle Condotte , mille miliardi che forse all' Iri non rivedranno piu' . Se Prodi potesse muoversi liberamente , di cose da fare ce ne sarebbero tante . Ma nelle stanze di Riccardo Misasi a Palazzo Chigi e di Gennaro Acquaviva a via del Corso ferve un' alacre attivita' . I partiti sono a caccia di poltrone . E non solo per il piacere dell' arte per l' arte . Come racconta Massimo Pini (il socialista del comitato di presidenza dell' Iri) ai suoi amici : " Bisogna ridare forza alle partecipazioni statali per fornire un contraltare al potere dei privati . Altrimenti per andare all' estero dovremo chiedere il passaporto a Torino , alla Fiat " . Per andare all' estero alle partecipazioni statali potrebbero iniziare ad affrontare le sovrapposizioni : Finsiel (Iri) ed Enidata (Eni) pascolano nello stesso prato dell' informatica , Italstat (Iri) e' nello stesso settore della Cogefar , nel mirino dell' Eni . Aeritalia (Iri) colleziona successi nell' aeronautica e nello spazio , proprio dove razzola anche l' Agusta (Efim) . Nei treni l' Ansaldo Trasporti (Iri) se la deve vedere con la Breda (Efim) e la Selenia deve affilare (e produrre) le armi contro la Sma (Efim) . Il tutto ricordando il messaggio che dal paese e' venuto sulle vicende dell' Alitalia : " Viva il profitto ma badiamo anche all' efficienza e al mercato mondiale " .



    lunedì, 29 agosto 1988

    VARIE
    Pag. 044


    --------------------------------------------------------------------------------
    oltre i meriti dei professori


    che Prodi , Reviglio e Valiani abbiano impresso una svolta al mondo delle partecipazioni statali e' indubbio . ma molto resta da fare . e non necessariamente il rinnovato interesse dei partiti portera' alle lottizzazioni di un tempo



    analisi


    L' industria pubblica ha attraversato il suo punto di massima tensione quando , durante un luglio afoso e turbolento per le partecipazioni statali , il ministro per la funzione pubblica Cirino Pomicino " licenzio " inopinatamente i presidenti degli enti , Romano Prodi (Iri) , Franco Reviglio (Eni) e Rolando Valiani (Efim) , dichiarando che era finita l' epoca dei " professori " . Due dei tre professori , Prodi e Reviglio , hanno un mandato in scadenza e quindi Pomicino ha ufficialmente , anche se in modo tutt' altro che ortodosso , aperto il problema della successione . Dal settore privato sono subito partiti , direttamente e indirettamente , segnali di allarme . Ci si sta muovendo verso una nuova fase di lottizzazione negli enti e in generale nell' industria pubblica con il pericolo di rigettare le aziende nel mare di perdite da cui stavano faticosamente e lentamente uscendo ? Il mondo politico esprime , invece , preoccupazioni diametralmente opposte , come risulta dalle sedute della Commissione parlamentare per la ristrutturazione e riconversione industriale e per i programmi delle partecipazioni statali , presieduta dal socialista Biagio Marzo . I privati stanno assaltando l' industria pubblica per bloccarne il rilancio ? Vogliono vederla in difficolta' per comprare i bocconi migliori ? Preso tra due fuochi il ministro delle partecipazioni statali Carlo Fracanzani , decisamente quello che ha avuto l' estate piu' calda fra i colleghi del governo De Mita , ha cercato di intervenire sui numerosi fronti che si aprivano con l' intento di restituire unita' di indirizzo politico all' industria pubblica indicando gli obiettivi da raggiungere . E alla fine si e' trovato lui stesso sotto accusa da parte dei socialisti che per bocca di Gianni De Michelis hanno espresso irritazione per il dinamismo del ministro democristiano facendo chiaramente intendere che gradirebbero essere maggiormente partecipi sia nelle scelte sia negli uomini destinati a realizzarle . Finora pero' il veto a Fracanzani si e' limitato alle parole perche' nei fatti il ministro democristiano ha messo insieme in poco piu' di un mese una quantita ' record di decisioni : sostituzione di Umberto Nordio con Carlo Verri nell' ambito di uno scontro duro e tutt' altro che chiaro fra Iri e Alitalia ; firma del polo chimico fra Eni e Montedison ; promozione di un polo ferroviario che raggruppi alcune atttivita' Iri ed Efim ; difesa in sede Cee del piano siderurgico nazionale . Decisioni nel complesso approvate proprio da quel settore privato che esprime il timore di un nuovo degrado nelle PpSs . Verri , ex Zanussi , e' un dirigente di prestigio e di mestiere , fuori dalle logiche di partito . L' Enimont e' la piu' grossa joint venture fra pubblici e privati mai fatta in Italia . Il polo ferroviario e' sicuramente utile all' intero sistema industriale e non solo alle partecipazioni statali . Eppure le accuse di scarsa efficienza delle aziende a partecipazione statale rimangono valide . Secondo i dati Mediobanca su 1 . 640 societa' italiane , quelle pubbliche hanno visto peggiorare recentemente la loro posizione . Il margine operativo netto che dai 1 . 153 miliardi (del campione) del 1978 era salito a 5 . 234 miliardi nel 1985 , e' sceso nuovamente a 3 . 500 miliardi nel 1986 e a 4 . 100 miliardi l' anno scorso . La siderurgia e' un disastro che fa tremare l' intero Iri . L' Eni perde nella estrazione e nella raffinazione , e' in crisi nell' impiantistica (Saipem) , continua a perdere nel metallurgico , mentre l' Efim e' costantemente alla vigilia di un pareggio che viene inesorabilmente rinviato di triennio in triennio . Gli oneri finanziari netti , cioe' gli interessi sui debiti , tra il 1978 e il 1987 sono saliti da 2 . 657 miliardi a 3 . 637 miliardi mentre i privati nello stesso periodo hanno migliorato di quasi 2 . 000 miliardi . Ha ragione , dunque , Pomicino nel seppellire l' era dei professori come un esperimento superato e sostanzialmente fallito ? No , perche' le stesse cifre di Mediobanca indicano un qualche miglioramento nel periodo della gestione dei professori (1982 ' 88) e perche' la loro azione se non si e' vista molto sui bilanci si e' vista di piu' in certi comportamenti . Quando Prodi arrivo' all' Iri l' ente era ancora alle prese con lo scandalo dei fondi neri cosi' come quando Reviglio arrivo' all' Eni l' ente era coinvolto nel crack Ambrosiano a cui aveva prestato 150 milioni di dollari per operazioni speculative . La finanza Iri e la finanza Eni sono state ricondotte nell' alveo istituzionale con la gestione dei professori . Che si sono spinti anche piu' in la' gestendo importanti privatizzazioni nell' interesse degli enti : l' Alfa Romeo e' stata venduta alla Fiat dopo un' abile manovra di Prodi che ha messo i torinesi in concorrenza con la Ford mentre la Lanerossi e' stata ceduta alla Marzotto benche' ci fosse in lizza il gruppo Benetton appoggiato da De Michelis , compagno di partito di Reviglio . Riconosciuti i meriti dei " professori " bisogna anche ammettere che pero' una vera svolta gestionale nelle PpSs non c' e' ancora stata . Non a caso i tre enti si sono presentati anche quest' anno in parlamento a chiedere migliaia di miliardi di fondi di dotazione per tappare i buchi dei vari settori in perdita minacciando altrimenti di cancellare migliaia di miliardi di investimenti . In pratica i soli settori che guadagnano sono i servizi in regime di monopolio , dalle autostrade ai telefoni , dalla distribuzione del gas al trasporto aereo nazionale . Servizi fatti pagare a caro prezzo e di qualita' mediamente assai scadente . Non c' e' dubbio quindi che il settore pubblico dell' economia nel suo insieme ha bisogno di una svolta di ampia portata che oltre tutto coinvolga l' intero settore delle aziende statali e non solo quelle parastatali (comprese quindi l' Enel , le Poste , le Ferrovie) e che per la prima volta si estenda anche al credito e alle assicurazioni che debbono affrontare la sfida del mercato unico europeo dopo il 1992 . Nell' ambito di questa sfida e' maturato il progetto di un riordino delle telecomunicazioni dividendo le aziende manifatturiere da quelle di servizio e raggruppandole in due rami distinti senza riguardo per chi dipende dal ministero delle poste o dalle partecipazioni statali . Va in questa direzione il tentativo di Fracanzani di rompere le difese corporative degli enti costituendo un polo ferroviario che obbliga alla collaborazione . Rientra sempre in questo quadro il confuso dibattito sulla fusione di alcuni istituti di credito pubblici perche' raggiungano dimensioni sufficienti ad affrontare il mercato piu' concorrenziale dei prossimi anni . E dalla stessa esigenza di una visione piu' ampia nascono le pressioni dell' Eni per obbligare l' Enel a comprare metano dall' ente petrolifero statale anziche' carbone sui mercati internazionali . Gli stessi privati dovranno essere coinvolti in questa ampia razionalizzazione : la Fiat e' interessata a cedere le proprie attivita' ferroviarie in cambio di alcune attivita' aeronautiche ; la Montedison ha costituito con l' Enichem un polo chimico nazionale ; la Stet deve scegliere una tecnologia per le telecomunicazioni in possesso dei gruppi internazionali (sono in ballo At& t e Siemens) . Restano aperte possibili ulteriori privatizzazioni come quella del settore alimentare , reclamata a gran voce dalla Iar (Berlusconi , Barilla e Ferrero) che vuole acquistare la Sme , o nel cemento (Cementir) . Come e' facile intuire programmi e progetti di cosi' vasta portata richiedono una guida politica forte . Non possono certo essere lasciati al management degli enti e delle societa' , come ha capito Fracanzani , perche' sono necessariamente portatori di interessi limitati , settoriali , come risulta lampante dalla condotta dell' Efim che chiede in cambio delle " cessioni " delle attivita' finanziarie l' acquisizione della Sme . Ma come dimostra proprio l' esperienza recente di Fracanzani non basta neppure un ministro perche' si tratta di un' azione che coinvolge necessariamente l' intero governo . E siccome i governi sono l' espressione di accordi fra i partiti , ci vuole un' intesa fra questi ultimi che fornisca il quadro di indirizzo generale in cui si possono muovere ministri e manager degli enti e delle aziende pubbliche . A questo punto sembrano aver vinto i sostenitori della tesi che siamo alla vigilia di una nuova grande lottizzazione dell' economia pubblica con effetti devastanti sulle aziende perche' un accordo fra i partiti non puo' che essere in chiave di spartizione di potere , di influenza , di poltrone . Ma se cosi' fosse come si spiega la nomina di Carlo Verri all' Alitalia , passata con il consenso di tutti benche' non sia sicuramente un dirigente tesserato ? O quella di Lorenzo Necci al vertice Enimont sulla base dei meriti acquisiti come risanatore dell' Enichem e non certo per le sue simpatie repubblicane ? Certo non mancano segnali opposti come la richiesta socialista di sostituire gli amministratori delegati Alitalia possibilmente con qualcuno gradito al Psi o le dichiarazioni di Calogero Pumilia , democristiano della Commissione parlamentare sulle PpSs , il quale ha pubblicamente e onestamente riconosciuto che " finche' i socialisti non avranno un maggiore peso nelle nomine non saranno mai d' accordo su nulla e paralizzeranno la Dc " . Qui sta forse il nocciolo della questione . Le ultime elezioni hanno confermato un trend nuovo nella politica italiana destinato probabilmente a durare : e cioe' che il parlamento si va polarizzando su due partiti , il Psi e la Dc , destinati a governare nei prossimi anni o insieme o in alternativa . Questo bipolarismo elettorale non si e' ancora trasferito nei centri di potere dell' economia pubblica , ancora largamente dominati dai democristiani . Nel momento in cui emerge l' esigenza di cambiamenti profondi , di grande portata , destinati a ridisegnare la mappa del potere economico e' logico che si apra uno scontro politico tra chi e' dentro e chi non intende restare fuori dalla stanza dei bottoni . Non e' detto pero' che questo scontro invece di riprodurre antichi schemi non crei una fase nuova nella gestione del potere . Nel dopoguerra la lottizzazione e le sue degenerazioni sono state sempre accompagnate dall' instabilita' politica e dalla progressiva frantumazione del potere politico in mani via via piu' numerose (basti ricordare che furono proprio i governi di solidarieta' nazionale a procedere a nomine fortemente spartitorie) . L' ingresso della Dc nell' economia pubblica in grande stile coincise con la perdita della maggioranza assoluta alle elezioni . Coalizioni di governo sempre piu' larghe e sempre piu' deboli , un' opposizione politica e sindacale sempre piu' forte hanno contribuito a trasformare l' economia pubblica in un terreno di lotta di centri di potere sempre piu' frantumati . Negli anni 80 la tendenza si e' invertita : governi piu' stabili , piu' forti , rafforzamento progressivo di due poli dentro le coalizioni fino a costituire insieme una nuova maggioranza assoluta (Dc e Psi ora hanno il 51% ) , indebolimento dell' opposizione politica e sindacale . Una semplificazione nel quadro di comando e una maggiore stabilita' del potere politico potrebbero portare gradualmente a una minore spinta a utilizzare le poltrone dell' economia pubblica come strumento per difendere voti che arrivano comunque .

  9. #9
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,982
     Likes dati
    3,827
     Like avuti
    14,802
    Mentioned
    3948 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    Amici bananas, qua c'è un sacco di spunti per la vostra propaganda antiprodiana.

    Non capisco perchè nessuno ne approfitti. State aspettando che qualche dipendente del berlusca estrapoli alcune frasi ad hoc?

    Banana, estrapolati da te la tua propaganda antiprodiano, dai una mano a Silvio.

  10. #10
    Moderatore
    Data Registrazione
    03 May 2005
    Località
    Nkosi sikeleli Afrika
    Messaggi
    12,879
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da brunik
    Amici bananas, qua c'è un sacco di spunti per la vostra propaganda antiprodiana.

    Non capisco perchè nessuno ne approfitti. State aspettando che qualche dipendente del berlusca estrapoli alcune frasi ad hoc?

    Banana, estrapolati da te la tua propaganda antiprodiano, dai una mano a Silvio.
    Sto linkando 'sto 3d a tutto spiano, ma continuano a far finta di niente.


 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 124
    Ultimo Messaggio: 12-12-13, 16:07
  2. Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 24-12-07, 21:32
  3. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 24-03-07, 11:44
  4. Meglio non fidarsi mai.
    Di perlavita nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 08-06-06, 16:05
  5. Mai fidarsi di certe donne, meglio i cani
    Di pcosta nel forum Hdemia
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 28-10-03, 08:52

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito