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Originally posted by Red Shadow
NON CAPISCO COME SIATE VOI A CHIEDERE L'INDIPENDENZA DEL TIBET INVECE DEL DALAI LAMA
Infatti questo ha dichiarato che rinuncia a chidere l'indipendenza del Tibet perchè il paese deve sfruttare l'onda lunga dello sviluppo economico cinese. Evidentemente lo sviluppo economico è un valore anche per lui e non solo per i cinesi.
Ora, anche Sua Santità è costretto a prenderne atto: il progetto secessionista è sostanzialmente fallito. Ed ecco allora le dichiarazioni per cui ci si accontenterebbe dell’”autonomia”.
IL TIBET E' REGIONE AUTONOMA
In realtà, il Tibet è da un pezzo una regione autonoma. E non si tratta di parole. Già nel 1998, pur formulando critiche, Foreign Affairs, la rivista americana vicina al Dipartimento di Stato, con un articolo di Melvyn C. Goldstein si è lasciata sfuggire riconoscimenti importanti: nella Regione Autonoma Tibetana il 60-70% dei funzionari sono di etnia tibetana e vige la pratica del bilinguismo. Naturalmente c’è sempre spazio per miglioramenti; resta il fatto che, in seguito alla diffusione dell’istruzione, la lingua tibetana è oggi parlata e scritta da un numero di persone ben più elevato che nel Tibet pre-rivoluzionario.
NELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE IL TIBET E' FINALMENTE DIVENTATO NAZIONE
È da aggiungere che solo la distruzione dell’ordinamento castale e delle barriere che separavano i “semidei” dagli “esseri inferiori” ha reso possibile l’emergere su larga base di un’identità culturale e nazionale tibetana. La propaganda corrente è il rovesciamento della verità.
Mentre gode di un’ampia autonomia, il Tibet, grazie anche agli sforzi massicci del governo centrale, conosce un periodo di straordinario sviluppo economico e sociale. Il Tibet "ha registrato una crescita economica tre volte più veloce di quella degli Stati Uniti negli anni del boom tra la fine dell'amministrazione Reagan e l'inizio dell'amministrazione Bush" (William H. Overholt:Il risveglio della Cina, il Saggiatore, Milano)
Assieme al livello di istruzione, al tenore di vita, e alla durata media della vita cresce anche la coesione tra i diversi gruppi etnici, come è confermato fra l’altro dall’aumento dei matrimoni misti tra han (cinesi) e tibetani. Ma proprio questo diventa il nuovo cavallo di battaglia della campagna anticinese. Ne è un esempio clamoroso un articolo di Bernardo Valli su Repubblica di qualche anno fa. Mi limito qui a citare il sommario: “L’integrazione tra questi due popoli è l’ultima arma per annullare la cultura millenaria del paese sul tetto del mondo”.
IL MITO DELLA PUREZZA ETNICA
Chiaramente, il giornalista si è lasciato abbagliare dall’immagine di un Tibet all’insegna della purezza etnica e religiosa che è il sogno dei gruppi fondamentalisti e secessionisti. Per comprenderne il carattere regressivo, basta ridare la parola al cronista che ha ispirato Hollywood(Harrer). Nel Tibet pre-rivoluzionario, oltre ai tibetani e ai cinesi “si possono incontrare anche lhadaki, bhutanesi, mongoli, sikkimesi, kazaki e via dicendo”. Sono ben presenti anche i nepalesi: “Le loro famiglie rimangono quasi sempre nel Nepal, dove anche loro ritornano di tanto in tanto. In questo differiscono dai cinesi, che sposano volentieri donne tibetane, conducendo una vita coniugale esemplare” (pp. 168-9). La maggiore “autonomia” che si rivendica, non si sa bene se per il Tibet propriamente detto ovvero per il Grande Tibet, dovrebbe comportare anche la possibilità per il governo regionale di vietare i matrimoni misti e di realizzare una purezza etnica e culturale che non esisteva neppure prima del 1949?
peccato che in Tibet per qualcuno CHE MANIFESTA L'IDEA DI VOLERE L'INDIPENDENZA LA PENA VA DA 20 ANNI DI CARCERE ALLA PENA DI MORTE.