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    SENATORE di POL
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    Predefinito 10 gallinelle andavan chissà dove, una si è fermata e sono rimaste in 9....

    dal quotidiano di via Solferino di oggi........



    " Corriere della Sera del 13/09/2005


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    Veltroni senza oppositori

    Seggi vuoti in Consiglio. Addii romani nel Polo
    Gian Antonio Stella
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    «Dieci gallinelle andavan chissà dove / una si è fermata e sono rimaste in nove...». Per ricostruire le vicende del centrodestra al comune di Roma vanno recuperate le care filastrocche: non c'è mese che la Casa delle Libertà, nonostante i fantastici sondaggi berlusconiani che prefigurano orizzonti radiosi, non perda un pezzo. Quasi sempre azzurro. Così il risultato che ormai, a far l'opposizione a Walter Veltroni, è rimasto praticamente il manipolo di An. Il che pone al Cavaliere un problema: può puntare a conservare il governo del Paese se nella sua città più importante il suo partito sta patendo, da tempo, una inarrestabile emorragia?
    Per carità, la destra non ha mai avuto nella capitale una sua roccaforte. Anche se il buon risultato di Gianfranco Fini contro Francesco Rutelli per la conquista del Campidoglio aprì la strada al Polo dopo il crollo dc. Anche se in un delirio euforico perfino Umberto Bossi un bel giorno lanciò con un comizio a Roma la «campagna per la conquista dell'Italia centrale e meridionale» annunciando: «Entro tre anni Roma sarà nostra» (Perché tre? «Perché è un bel numero»). Anche se lui, Silvio Berlusconi, volle entrare in Parlamento dalla porta principale andandosi a prendere, il 27 marzo 1994 (lui, milanese), il collegio Roma 1 dove vinse largo su Luigi Spaventa nonostante un candidato di disturbo come l'allora popolare Alberto Michelini. Anche se Roma è circondata da quattro province tradizionalmente di destra.
    Alle elezioni comunali del 2001, che seguivano le vittorie di Storace alle regionali del 2000 e il trionfo delle politiche del 13 maggio dove Forza Italia era diventata il secondo partito capitolino con quasi il 22 per cento, non era andata però così male. Certo, Antonio Tajani aveva perso la sfida con Veltroni ma la sua lista e quella azzurra (che stava ben davanti ai Ds) avevano preso insieme 314.181 voti. Un buon bottino che per qualche anno aveva permesso ai dodici consiglieri berlusconiani (10 forzisti, 2 tajanei) di reggere nonostante il montare delle risse interne. In gran parte dovute alla spaccatura tra chi stava con il candidato battuto, che allora era anche coordinatore regionale, e chi stava contro. Con una conseguente girandola di capigruppo consiliari più vorticosa delle giostre «calcinculo».
    La grande fuga comincia un anno fa. La prima gallinella ad andarsene, alla vigilia delle europee che saranno assai dolorose, è proprio il capogruppo azzurro, Gaetano Rizzo: «Ho scelto la Margherita per l'orientamento moderato e di ispirazione cattolica».
    Pochi mesi e va via l'unico consigliere (per di più segretario provinciale) dell'Udc, Marco Di Stefano: «Il mio partito era l'unico argine a Berlusconi, ma da quando Follini è diventato vicepremier è come se fosse quasi dentro Forza Italia». «Macché difficoltà!», sorride Tajani: «È dentro l'Ulivo che i moderati sono in crisi!». Macché. «Dieci gallinelle andavan chissà dove / una si è fermata e sono rimaste in nove...».
    Arrivano le Regionali del 3 aprile e lo smottamento si rivela in tutta la sua gravità. Non solo Roma è l'unica provincia del Lazio in cui la sinistra sta davanti alla destra (la quale con la Mussolini vincerebbe anche a Rieti) ma la città dà a Pietro Marrazzo 201 mila voti in più che al candidato polista. Con un calo del 6 per cento di Alleanza nazionale (che però può almeno consolarsi coi voti presi dalla lista Storace) e uno analogo di Forza Italia che precipita al 15,4 per cento.
    Trentacinque punti sotto quella soglia del 51 per cento invocata dal Cavaliere per dare al paese un governo extra-lusso.
    Giusto il tempo di guardarsi intorno e butta la divisa forzista un altro consigliere comunale: Gianfranco Zambelli, già capogruppo in Campidoglio. «Nove gallinelle....». Poche ore e si aggregano Pasquale De Luca e Claudio Santini. Dicono che non ne possono più di Tajani e dettano all'Ansa: «Se Berlusconi vuole se lo tenga». «Otto gallinelle e poi sette gallinelle... ». Passano pochi giorni e ai primi di maggio sbatte la porta anche Mirko Coratti, che del partito era anche vice-coordinatore romano.
    «Sei gallinelle...». Finché finalmente il capo del governo si decide: basta, Forza Italia va ricostruita. E poiché lo tirano da tutte le parti per la giacca spiegandogli che occorre smetterla col partito di plastica e di immagine per metter su un partito vero, chi ti sceglie? Beatrice Lorenzin, una giovane, bella e aggressiva consigliera capitolina che qualche cattivone di famiglia chiama «Miss Bin» da quando nell'ottobre 2001, a una manifestazione forzista al cinema Cola di Rienzo, posseduta da un incontenibile entusiasmo per il coordinatore, si era fragorosamente schiantata in un elogio da matti: «Ecco la nostra guida spirituale! Antonio Tajani! Il nostro Bin Laden!».
    Una nomina salutata con calore da certi uomini nei dintorni del premier, come Renato Schifani («una nomina che servirà a dare ulteriore slancio e linfa vitale al partito») ma accompagnata, ahimè, dalla decisione di passare con la maggioranza veltroniana di Carlo Casciani, che era stato addirittura il capolista del movimento nato per fare sindaco Tajani. Una scelta censurata dall'allora capogruppo azzurro Roberto Lovari. Il quale declama: «Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di saper ragionare e pensare alla grande. Beatrice è giovane, brava, capace di iniziative politiche, preparata e colta e rappresenta un segno di innovazione».
    Insomma: evviva! Finché, nei dintorni del Campidoglio, non se ne va anche l'ex assessore regionale alla Sanità Marco Verzaschi. E con lui mille altri grandi e piccoli uomini del centrodestra sparsi per l'Italia. E la passione di Lovari, quarto capogruppo della tormentatissima stagione, si esaurisce. «Me ne vado», racconta al Corriere , perché «in Forza Italia non esistono organi dove si possa esprimere un dissenso politico».
    E così, da dodici, gli azzurri tajanei sono scesi a cinque. E l'opposizione, complessivamente, da 24 a 16. Su 60. Vaglielo a spiegare, che stando ai sondaggi berlusconiani vincerà la destra....
    "


    Saluti liberali

  2. #2
    SENATORE di POL
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    A parte qualche imprecisione, un ottimo articolo.

    Shalom

 

 

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