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    Nazista dell'Illinois
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    Predefinito L'Editore: 'I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua'

    Tratto da:

    Freda, l’ideologia e la strage «Sono innocente, due sentenze parlano per me» - Corriere del Veneto



    i quarant’anni di Piazza Fontana. Parla il neofascista che non può più essere processato ma che alcuni giudici ritengono colpevole
    Freda, l’ideologia e la strage «Sono innocente, due sentenze parlano per me»
    I giudici? Ministri sacerdotali. Ordine Nuovo? Aria fritta

    Il 12 dicembre del 1969 una bomba esplose alla Bna di Milano facendo 17 morti e 84 feriti. E’ considerata la strage d’Italia

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    Piazza Fontana come «quattordici anni di clausura processuale», co*me «un predicato criminale da ag*giungere al mio nom de plume, Luciano Lìcandro. Voilà: Luciano Lìcan*dro di Piazza Fontana». E poi la ferrea in*nocenza: «I giudici hanno già risposto sul*la mia non responsabilità criminale». Parla Franco Freda, ritenuto con Gio*vanni Ventura responsabile della strage di piazza Fontana, Milano, 17 morti e 84 feri*ti, esattamente quarant’anni fa: 12 dicem*bre 1969. Secondo l’ultima sentenza della Corte di Cassazione l’eccidio fu organizza*to da «un gruppo eversivo costituito a Pa*dova nell’alveo di Ordine Nuovo... capita*nato da Freda Franco e Ventura Giovan*ni». Un giudizio che non ha però avuto al*cun effetto pratico. Nessuna condanna se non morale e storica, in quanto Freda e Ventura erano già stati assolti in via defini*tiva da una precedente sentenza del 1987. Assolti per piazza Fontana ma condannati a 15 anni per altri 21 attentati, tutti nel 1969. E Freda condannato due volte pure per l’istigazione all’odio razziale.

    Sedicente apartitico, antidemocratico, nazimaoista, Freda è per l’ordine delle idee, per il cameratismo, per l’Aristocrazia con la A maiuscola a sottolineare il radica*le rifiuto di tutto ciò che è uguaglianza. Pa*role d’ordine: onore, gerachia, fedeltà. De*molitore del sistema borghese con la scia*bola della sua casa editrice, Ar, che pubbli*ca classici del pensiero antimoderno, da Spengler a Nietzsche a Evola. Insomma, non è facile parlare con Fre*da. Se fai domande semplici ti massacra. Se le fai complesse, ringhia. Gli abbiamo scritto e lui ha massacrato e ringhiato co*sì.

    Cos'è per lei Piazza Fontana? «Il mio predicato criminale. Farò una ri*chiesta alle autorità per aggiungerlo al mio nom de plume, Luciano Lìcandro. Voi*là: Luciano Lìcandro di Piazza Fontana. Le piace? Suona bene?».

    Sempre innocente? «A questa domanda hanno già rispo*sto, autorevolmente, le corti di Catanzaro e Bari. Non si abbia l'insolenza di fingere che questa risposta che dichiara la mia non responsabilità criminale non sia stata data».

    Riconosce qualche altra accusa? «Sì, l'attentato che da oltre cinquant'an*ni muovo alla visione del mondo della de*mocrazia».

    «Se Freda dicesse la verità», dice il giu*dice Stiz che per primo ha indagato su di lei. «L'unica verità è che sono stati lo*ro: Freda e Ventura». Lo raccontano le sentenze. Cos'è per Freda un giudice, una sentenza? Cos'è la giustizia terrena? «Un giudice è un attaché dell'ordine giudiziario che si sente ministro sacerdo*tale della giustizia. Se la politica è la conti*nuazione della guerra con altri mezzi, la politica giudiziaria, con le sue sentenze, è anch'essa prosecuzione della guerra, gio*cata attraverso la posologia delle sanzioni. Una sentenza è una battaglia. Giustizia è subordinazione dei peggiori ai pochissimi migliori: della massa dei peggiori ai po*chissimi migliori. E' regime castale. E' sot*tomissione ai 'belli-e-buoni'. Non è certo intrisa, la giustizia, di ipocrita bava senti*mentale».

    Una strage di Stato. Servizi, copertu*re, depistaggi, strategia della tensione. Cosa ne pensa? «Penso che riesca a darsi da solo la ri*sposta circa l'imbecillità di questo assem*blaggio di elementi, che può giustificarsi solo nel disordine di una rissa politica, cui non è di mio gusto partecipare. Chi ha for*mulato simili ipotesi parla di verità, ma in realtà non la persegue, voglioso di coltiva*re solo il proprio 'particulare' interesse. La sua è strategia di astensione dalla veri*tà».

    Se qualcuno ha voluto la strategia del*la tensione per creare un nuovo ordine di idee, un cameratismo antisovietico, ha fallito. Non crede? «In qualsiasi comportamento umano c'è tensione. Forse oggi non più, tant'è ve*ro che si ricorre a sostanze psicotrope per eccitarla, oppure ai transessuali. Oggi la tattica è quella dell'entropia, della catato*nia, dell'abbassamento, dell'estenuazione. Io fin dall'adolescenza mi sono riconosciu*to in un sentimento e in una idea del mon*do radicalmente ostile alla democrazia, ov*vero all'egualitarismo, ossia al cristianesi*mo, dunque alla modernità nel suo com*plesso, alla decadenza che la connota. Vi*vendo questa ostilità, ho colto in quei regi*mi castrensi del secolo scorso, meglio no*ti come fascismi, delle forze di reazione, delle insurrezioni contro la decadenza, germinate, tutta*via, dal suolo della moderni*tà».

    Che sistema ne è uscito secondo lei? «Di fronte al nuovo pae*saggio che si disegna, di guerre razziali, di conflitti etnici, si continua a parlare di assetti sociali, di antago*nismi ideologici, di istan*ze distributive di ricchez*za. Mentre osserviamo le convulsioni, l'agonia in cui si dibatte la nostra razza?».

    Chi è Franco Freda? «E’ un uomo che ha agito come ha il do*vere di comportarsi un soldato politico, un miliziano, quando combatte dietro le linee nemiche. In questo caso, quelle della democrazia. La sua linea di condotta rima*ne quella cantata da Bertold Brecht, ebreo comunista di rango. Nella mia parafrasi: 'Chi combatte per il sentimento e l'idea del mondo in cui si riconosce deve conti*nuare la battaglia e interrompere la batta*glia; dichiarare la verità e celare la verità; protendersi e ritirarsi; irrigidirsi e piegar*si da giunco fino a che la corrente non sia passata. Chi combatte per il senso e l'idea del mondo in cui si riconosce ha tra tutte una sola divisa: nulla tralasciare per com*pierli e realizzarli'. La mia vocazione è quella dell'uomo che abbia dignità e ri*spetto di sé».

    Ordine Nuovo: un movimento, un'idea, un'illusione o cosa? «Niente. Ma non il niente del nichili*smo. Proprio niente, aria fritta».

    Carlo Maria Maggi (il dottore venezia*no di Ordine Nuovo) dice: non c'erano contatti con i padovani, ci si detestava. E' vero? «L'aria fritta si può detestarla?».

    Maggi dice anche che secondo lui la pista più probabile è Valpreda. Come la vede? «Mi scusi, ma l'espressione aria fritta non esaurisce il tutto del niente?».

    Secondo l'agente Spiazzi invece, sareb*bero stati gli americani. Tutti dicono la loro. Le viene da ridere? «Ci sarebbe da piangere quando i latrati e i guaiti della canaille raggiungono la lu*na».

    Cos'è una strage di gente comune? «Si rivolge a me? Perché non ai dirigen*ti del Pentagono, che hanno pianificato le stragi, l'altro ieri in Serbia, ieri in Iraq, og*gi in Afganistan? Per non ricordare Hiro*shima, Nagasaki, Dresda, la Palestina… Perché loro non sono testimoni di Evola, ma di Yahvè?…»

    Piazza Fontana le ha cambiato la vita? «Non confonda il fatto con la sua proie*zione giudiziaria, processuale. Quest'ulti*ma mi ha imposto quattordici anni di clau*sura, che per me ha significato una guerra di posizione, un radicamento nella mia li*nea di fronte».

    Sopporti l’ultima domanda borghese: chi è stato? «E lei sopporti questa massima di Shakespeare: 'I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua'. E se per assurdo io avessi un segreto, lo affiderei alla sua gaz*zetta cursoria?».

    Andrea Pasqualetto
    12 dicembre 2009
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  2. #2
    Si vis pacem, para bellum
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    Thumbs up Rif: L'Editore: 'I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua'

    Cos'è una strage di gente comune? «Si rivolge a me? Perché non ai dirigenti del Pentagono, che hanno pianificato le stragi, l'altro ieri in Serbia, ieri in Iraq, oggi in Afganistan? Per non ricordare Hiro*shima, Nagasaki, Dresda, la Palestina… Perché loro non sono testimoni di Evola, ma di Yahvè?…»

    Grande l'Editore!

  3. #3
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    PIU' BUIA LA NOTTE, PIU' LUMINOSI I FUOCHI
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    Predefinito Rif: L'Editore: 'I segreti si affidano al cuore, non alla lingua'

    La veneranda età, anzichè insenilirlo, lo rende sempre più pungente e combattivo: incarna letteralmente il mito dell'antimodernità.

  4. #4
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    Predefinito Rif: L'Editore: 'I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua'

    Ordine Nuovo: un movimento, un'idea, un'illusione o cosa? «Niente. Ma non il niente del nichili*smo. Proprio niente, aria fritta».
    Anche questa non è male, alla faccia dei nostalgici di Pinuzzo.

  5. #5
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    Predefinito Rif: L'Editore: 'I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua'

    Citazione Originariamente Scritto da Nicolas Eymerich Visualizza Messaggio
    «Si rivolge a me? Perché non ai dirigenti del Pentagono, che hanno pianificato le stragi, l'altro ieri in Serbia, ieri in Iraq, oggi in Afganistan? Per non ricordare Hiroshima, Nagasaki, Dresda, la Palestina… Perché loro non sono testimoni di Evola, ma di Yahvè?…»
    Lucidità come sempre. Prima di esaltare l'Editore per avere messo in questo elenco di Stati la parola magica, invito alla lettura de "L'Albero e le Radici".

  6. #6
    .
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    Predefinito Rif: L'Editore: 'I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua'

    Insomma, non è facile parlare con Freda. Se fai domande semplici ti massacra. Se le fai complesse, ringhia.

    :sofico:

  7. #7
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    Predefinito Rif: L'Editore: 'I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua'

    Citazione Originariamente Scritto da Puro Acciaio Visualizza Messaggio
    Anche questa non è male, alla faccia dei nostalgici di Pinuzzo.
    Ordine Nuovo è stato l'esperimento meno negativo della Destra radicale. Pensa alla situazione odierna: se Ordine Nuovo era aria fritta che cos'è l'Area oggi?

  8. #8
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    Predefinito Rif: L'Editore: 'I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua'

    Citazione Originariamente Scritto da Midgard Visualizza Messaggio
    Ordine Nuovo è stato l'esperimento meno negativo della Destra radicale. Pensa alla situazione odierna: se Ordine Nuovo era aria fritta che cos'è l'Area oggi?
    Una scoreggia.
    Il paragone regge.

  9. #9
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    Predefinito Rif: L'Editore: 'I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua'

    Freda: "Io colpevole? Ho attuato il mio credo" - LASTAMPA.it

    L'ex leader neofascista: non c'erano
    gli Usa dietro le stragi
    MICHELE BRAMBILLA
    MILANO
    In mezzo ai tanti misteri che avvolgono la storia delle stragi, secondo la Corte di Cassazione c’è almeno una certezza: l’eccidio di piazza Fontana fu organizzato da «un gruppo eversivo costituito a Padova nell’alveo di Ordine Nuovo» e «capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura». Così hanno scritto i giudici della Suprema Corte, nel 2005, nella sentenza che mandava assolti i neofascisti veneziani Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi. Freda e Ventura non sono però processabili in quanto «irrevocabilmente assolti dalla Corte d’assise d’appello di Bari», che li ha condannati solo per altre bombe sui treni. Franco Freda ha 68 anni: a Padova ha sede la sua casa editrice, le Edizioni di Ar. Nel catalogo libri di Hitler, Mussolini, Goebbels, Evola, Drieu La Rochelle, Nietzsche. All’inizio dell’anno prossimo sarà chiamato a testimoniare al processo per la strage di piazza della Loggia Brescia. Nel 2001, quando fu interrogato per piazza Fontana, quando gli fu rivolta la prima domanda esordì così: «Le chiedo scusa signore, lei chi è?». «Sono il pubblico ministero», fu la risposta. E lui: «La riverisco». Freda, che ha scontato 14 anni di carcere, concede molto di rado interviste. Quella che segue è stata effettuata con domande e risposte scritte.

    Freda, la Cassazione ha scritto che «il giudizio circa la responsabilità di Freda e Ventura in ordine alla strage di piazza Fontana non può che essere uno: la risposta è positiva».
    «Nel corso di procedura penale che seguivo all’università di Padova, mi veniva insegnato che il giudicato aveva una specie di valore-efficacia sacramentale. Io sono stato condannato a quindici anni per aver guidato una sodalità eversiva, il Gruppo di Ar: lo riconosco come mio titolo d’onore. Sono stato invece assolto per la strage di piazza Fontana da due corti di assise del popolo italiano. E ora, in una dialettica giudiziaria in cui sono necessariamente assente perché coperto dal giudicato, un minuscolo scriba intende, in modo surrettizio, vergognosamente spregiativo del sacramentum rei iudicatae, insinuare dichiarazioni sulla mia colpevolezza? Sottolineando questo non reclamo l’insurrezione dei garantisti. Mi limito a far notare l’aberrazione dello stesso diritto che dovrebbe governare le istituzioni della democrazia».

    La sua casa editrice, le Edizioni di Ar, ha pubblicato un libro che si intitola «Piazza Fontana: una vendetta ideologica». Qual è la tesi?
    «Nell’intenzione della sua autrice il testo mira ad applicare le categorie della morale nietzscheana al processo politico per piazza Fontana, riconnettendo il fatto cruento, e la sua proiezione nella polemica processuale, alla dinamica di quella guerra civile e politica cominciata con l’8 settembre ’43».

    Lei ritiene verosimile la tesi oggi più accreditata, e cioè che nel corso della Guerra Fredda gli Stati Uniti si siano serviti della collaborazione di uomini dei servizi segreti italiani per creare una strategia della tensione che evitasse il pericolo di uno spostamento a sinistra dell’asse politico italiano?
    «Suvvia! Questa Italia coloniale che si prende tanto sul serio da ritenere di essere campo di battaglia a stelle e strisce!»

    Crede verosimile che in questa strategia ci sia stata una collaborazione del mondo neofascista italiano?
    «Si riferisce a quel “mondo” che oggi occupa alcuni ministeri nel governo attuale? Non crede che costoro, più che efferati, siano degli innocenti? Nel senso napoletano del termine...»

    Secondo molti magistrati la sua militanza politica non si è limitata a diffondere idee ed opinioni, ma anche a compiere atti eversivi.
    «Ossia questi minustrati mi rimproverano di aver “predicato bene e razzolato bene”?... Entro i limiti umani di un miliziano, la mia milizia politica ha cercato di attuare ciò che il sentimento del mondo in cui mi riconosco suggeriva».

    Lei non ha mai fatto mistero delle sue idee, vicine al fascismo e al nazionalsocialismo. È ancora di quelle opinioni, o ritiene che appartengano a una fase storica superata?
    «"È insano cercare nei rivoli ciò che si può attingere dalla fonte": così ammonisce Boccaccio. La fonte cui ho inteso volgermi è altra dai fascismi, intemporale. Ma confermo la mia personale venerazione nei confronti del Fuehrer e del Duce».

    Dottor Freda, posso chiederle, se vota, per chi vota?
    «Porre questa domanda a me, ostile alla democrazia? Lei è persona garbata: perché questa provocazione oscena?»

    Se dovesse dire qualcosa ai parenti delle vittime di quella strage, che cosa direbbe? «Il rispetto mi pare debba comporsi di silenzio, di pudore, di riserbo, di discrezione».

    Secondo lei chi ha messo la bomba in piazza Fontana?
    «Il “secondo me” è un vezzo essenzialmente democratico. È il lievito di quel chiacchiericcio retorico, ipocrita e superficiale con cui ci si stordisce per non interrogare il mistero, per non farsi interrogare da esso».

  10. #10
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    Predefinito Rif: L'Editore: 'I segreti si affidano al cuo*re, non alla lingua'

    Provo un'ammirazione sconfinata per quest'uomo.

 

 
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