Stoltenberg torna al potere con una coalizione rossoverde
Si dimette il premier cristiano democratico Kjell Bondevik
Norvegia, vince il centrosinistra
Ma cresce la destra xenofoba
Il Partito del progresso, di estrema destra, il secondo del Paese
Il nuovo primo ministro norvegese Jens Stoltenberg
OSLO - L'opposizione di sinistra, in un'inedita alleanza "rossoverde" guidata dall'ex primo ministro Jens Stoltenberg, ha vinto le elezioni legislative che si sono svolte ieri in Norvegia, sconfiggendo la coalizione di centrodestra al potere guidata dal primo ministro, il cristiano democratico Kjell Magne Bondevik.
Con il 96,2% dei voti scrutinati, il Partito laburista di Stoltenberg e i suoi due alleati, la Sinistra socialista e il Partito centrista, si aggiudicano 88 seggi sui 169 del Parlamento, vale a dire la maggioranza assoluta.
La coalizione del primo ministro uscente, che comprende i liberali, i conservatori ed il Partito del Progresso, di estrema destra, suo alleato informale, ottiene 81 seggi.
La tendenza a un cambiamento di fronte si era manifestata fin dai primi exit poll diffusi dalla televisione dopo la chiusura dei seggi, alle 20 di ieri, ed ha confermato, superandoli, i sondaggi delle scorse settimane. Stoltenberg, un economista di 46 anni, tornerà ad occupare l'incarico di capo del governo che aveva ricoperto tra il 2000 e il 2001, quando gli era succeduto il premier uscente Bondevik.
La campagna del partito laburista si è basata sui temi tradizionalmente cari ai paesi scandinavi, come il rilancio dello Stato sociale sul quale far confluire una parte maggiore delle ingenti risorse petrolifere del Paese, in testa a tutte le classifiche dell'Onu sulla qualità della vita. La Norvegia è infatti il terzo esportatore mondiale di greggio dopo Arabia Saudita e Russia, ed ha goduto negli ultimi anni dei continui rialzi dei prezzi: ciò fa dei suoi 4,6 milioni di abitanti uno dei popoli più ricchi al mondo. Il governo non è riuscito a sfruttare questo boom, ed anzi negli ultimi anni è cresciuto il numero dei poveri.
Il premier uscente Bondevik ha ammesso la sconfitta. "Politicamente, sono deluso che (il governo) non abbia ricevuto il mandato per continuare", ha dichiarato poco prima dell'una di notte, annunciando le dimissioni. Da parte sua Stoltenberg ha commentato euforico di fronte ad una folle esultante di sostenitori che "il Labour ha fatto progressi fantastici, saremo di gran lunga il maggior partito in Parlamento".
Ma se il Partito laburista sarà il primo del Paese, al secondo posto dovrebbe piazzarsi con 37 seggi lo xenofobo Partito del progresso (Frp), vicino alle posizioni di Heider e Le Pen, superando così il partito cristiano democratico e presentandosi come maggior partito dell'opposizione. L'Frp, che ha fondato la sua campagna su slogan come "Pericolosi africani camminano per strada", è l'ennesima prova di una tendenza presente anche in altri paesi scandinavi, come la Danimarca, dove il Partito del popolo è in continua crescita.
Un'altra incognita riguarda i rapporti tra i nuovi alleati di governo.
Il Partito laburista è coalizzato con la Sinistra socialista (Sv) - partito tradizionalmente anti-Nato (di cui la Norvegia e membro) e anti-Ue (di cui la Norvegia non è membro) - afferma nel suo programmma che gli Stati Uniti costituiscono "la principale minaccia per la pace nel mondo", dichiarazione che i laburisti non condividono. Sv si oppone inoltre alla costruzione di centrali a gas, giudicate inquinanti, e alle prospezioni petrolifere nel Mare di Barents (estremo nord), argomenti su cui pure i laburisti dissentono.




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