Il ritorno delle privatizzazioni
Ha affrontato a viso aperto le fazioni più conservatrici del suo partito e, alla fine, ha stravinto. Non c’è che da restare ammirati di fronte al capolavoro politico realizzato da Jinuchiro Koizumi, premier giapponese uscito trionfalmente dalle urne, che hanno consegnato al suo partito una maggioranza schiacciante.
Da quindici anni in grave crisi, il Sol Levante sembra ora aver compreso che le sue difficoltà derivano dall’intreccio dispendioso tra politica ed affari. Non a caso la guerra condotta da Koizumi è stata, in primo luogo, contro quanti nel suo partito (che si chiama liberaldemocratico e che è, di fatto, su posizioni moderate) hanno tratto e continuano a trarre vantaggi da quello scambio di favori e privilegi che anche in Italia è da decenni pratica corrente.
Schierandosi contro tutto ciò, Koizumi ha vinto la sua scommessa e ha puntato sui giovani, sulle donne e, soprattutto, su un programma di privatizzazioni che mette al primo posto la dismissione delle poste.
La cosa non è casuale se si considera che perfino negli Stati Uniti, da molti (a torto) descritti come un paese ultraliberale, le poste sono di proprietà pubblica: come in Italia e quasi in ogni altro paese. Nell’America dell’Ottocento il grande Lysander Spooner avviò un tentativo coraggioso e creò un’azienda postale privata. La sua impresa ebbe un notevole successo e tolse spazio all’agenzia pubblica, ma in seguito fu affossata dalle leggi poste a difesa del monopolio statale.
Oggi in Giappone il mito delle poste di Stato è attaccato però dal primo ministro stesso, e ci sono ben validi motivi dietro a tutto questo. Si tratta di un colosso inefficiente che vanta circa 250 mila dipendenti ed è all’origine di tanti rapporti clientelari. Il premier intende mettere sul mercato questo “gigante malato” anche per per dare una scossa al settore bancario e a quello assicurativo.
La scelta di Koizumi, che forse lascerà l’incarico tra un anno ma che nel frattempo è in condizione di introdurre riforme rivoluzionarie, può pesare ben oltre i confini nipponici. Nonostante la crisi degli ultimi anni, il Giappone resta la seconda potenza economica e tale svolta tanto netta in favore del mercato (coronata da un successo elettorale così significativo) mostra come sia possibile puntare sulle ragioni della libertà individuale e saper incontrare i favori del pubblico.
In Germania la candidata del centro-destra Angela Merkel alterna ambizioni riformatrici e propositi ben più moderati, mentre in in Italia il dibattito sulle questioni più scottanti (pensioni, sanità, spesa pubblica) stagna alquanto: a destra come a sinistra. Lo stesso Bush ha quasi del tutto cancellato dalla propria agenda i progetti più coraggiosi: in materia previdenziale e sanitaria.
Ciò che è successo a Tokio mostra però come un’altra politica (più orientata a ridurre il potere pubblico) sia possibile, e sappia anche conquistare la mente e il cuore degli elettori.
di Carlo Lottieri
L'Unione Sarda, 13 settembre 2005.


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