Non sono mai più belle di altre le stelle, non più di alcune lucciole, non più delle lanterne; e non respirano mai da sole le stelle, ma solo grazie a chi le crede belle: gente infingarda, senza i coglioni, che non sa dir <<no, mi fai schifo, muori!>>, che non sa pagar scotto di restare sola, fuori dal coro di applausi ebeti, stolti, pavidi… ed unitamente soli!

Non ci vuol nulla a divenire stella, non idea propria, non volontà, non guerra: si diventa stelle perché si è ciechi e storpi, ma giammai occhi né mani hanno avuto le stelle; si diventa stelle perché si vive in borgata, ma le stelle hanno la casa in cielo! E si diventa stelle perché si è belli e basta: e il midollo resta aria guasta; ci si ritrova stelle perché si ha l’anima rossa o nera la pelle... ma candide sono sempre state le stelle, da che sono nate!

Che disuguaglia dieci da mille, quando miliardi sono le stelle, quando non una di loro pur di restar tale, disuguaglianza saprà mai predicare: ma un branco di pravi, di lerci e di vinti un giorno dice <<guardate, quella è una stella e noi siamo tanti, nessuno discuta o farà la fine di martiri e santi...

Coniugi violati, letti sfatti, agitate le immonde lingue a titillare di retro di caporali e magnati… e non più cielo possiam guardare, senza che vi sian loro, queste puttane ma… : quando i mediocri avran capito che vale, più un plauso d’avorio che cento al letame…

ALLORA USCIREM A RIVEDER LE STELLE !

Volgar