FIRENZE. Parte da Pisa la lunga rincorsa di Ivan Scalfarotto, 39 anni, manager a Londra della Citigroup, ad un posto di sfidante di Romano Prodi nelle primarie dell’Unione. Sarà infatti Sintesi, la società di comunicazione di Davide Guadagni, 53 anni, amico di Adriano Sofri (è uno dei cinque volontari che ogni settimana lo andava a trovare in carcere), a curare la campagna di immagine di Scalfarotto che entro il 15 settembre dovrà trovare 10mila firme (raccolte in dieci diverse regioni) a sostegno della sua candidatura per le primarie dell’Unione, che si terranno il 16 ottobre prossimo.
Un’impresa «pazzesca», la definisce Guadagni. Che per farsi coraggio ricorda che anche Giuseppe Mazzini, esule a Londra, sbarcò a Pisa. Come dire che da Pisa partono spesso le imprese più ardite. Come quella che si è messo in testa Scalfarotto. Tutto è successo poco tempo fa quando un giornalista toscano che sta a Londra telefona a Guadagni per chiedergli se è disposto ad occuparsi della campagna di comunicazione di Scalfarotto. «Fammici parlare», risponde Guadagni. Due minuti dopo, squilla il telefono, è lui, il David che vuole sfidare Prodi, Mastella, Bertinotti, Pecoraro Scanio e Di Pietro. Gli racconta la sua vita (è nato a Pescara, laurea a Napoli, poi lavoro al nord, dal 2002 a Londra, manager di altissimo livello, unito civilmente con un compagno), il suo impegno politico (nella capitale britannica è il leader di un gruppo molto attivo di Libertà e Giustizia, l’associazione presieduta da Sandra Bonsanti) e il suo progetto politico (lo vedremo più avanti). Guadagni ascolta, prende nota e poi risponde: «Vedo che la tua impresa è pazzesca e quindi ci sto. Ok, partiamo». E Scalfarotto: «Quanti soldi ci vorranno per fare la campagna di comunicazione?». Guadagni: «Tutti quelli che puoi spendere». Come dire, uno e centomila (probabilmente un miliardo di vecchie lire).
Scalfarotto ha preso due mesi di aspettativa alla Citigroup e da ieri è a Milano, quartiere generale della sua sfida quasi impossibile, dove ha cominciato a formare il suo staff.
Lei dovrà non solo trovare le firme di appoggio alla candidatura ma anche un programma. Quali saranno le tre priorità?
«Prima, aprire il paese alle sue forze migliori. In Italia, troppo spesso chi si trova all’apice delle proprie forze professionali e fisiche, viene mortificato da un sistema corporativo, un sistema chiuso, un sistema ingiusto».
Seconda?
«La laicità dello Stato e la tutela dei diritti individuali: più donne nei posti di comando, nuove famiglie, immigrati. Il tema delle libertà personali e della laicità dello Stato è strettamente legato a quello della liberazione dell’economia e della apertura della società a tutte le generazioni».
Terza?
«L’Europa. Prodi dice: l’Europa è la nostra scelta. Non basta. Io dico: l’Europa è la nostra terra, la nostra patria. L’Europa ha parlato troppo di contenitori e troppo poco di contenuti; troppo di procedure e poco di obiettivi e ideali. In Europa ora è il tempo della politica».
Cosa rimprovera a Prodi?
«Troppo tiepido sui diritti individuali. Ad esempio i Pacs, cioé i patti civili per le coppie di fatto, dovevano essere già approvati dal governo dell’Ulivo».
A Bertinotti?
«All’aeroporto di Milano ho aspettato 38 minuti per avere le mie valigie. Bene la tutela dei lavoratori ma occorre anche una maggiore efficienza».
A Pecoraro Scanio?
«I Verdi spesso rischiano di guardare all’albero perdendo di vista la visione della foresta».
A Mastella?
«Mai stato democristiano».
A Di Pietro?
«Ottimo come pm, poco incisivo come politico».
A Blair?
«La guerra in Iraq».
La sua figura di riferimento?
«Martin Luther King. Un leader politico deve sapere indicare un sogno, deve essere “visionario”».
Spera davvero di vincere le primarie?
«Scusi, avrebbe fatto la stessa domanda a Bertinotti o Mastella? Certo che punto a vincere».




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