Alitalia privata, l’ultimatum di Bruxelles
L’autorizzazione data dalla Commissione europea all’aumento di capitale è vincolata alle scadenze
ROMA - L’invito del ministero del Tesoro a discutere della privatizzazione di Alitalia è rivolto a Deutsche Bank e a Banca Intesa. Ma il pressing che l’azionista della compagnia effettuerà oggi nell’incontro organizzato in Via XX Settembre sembra riguardare soprattutto l’istituto italiano che non ha ancora preso impegni definitivi. «Deutsche Bank è l’unica che ha speso il suo nome - ha ammesso il direttore finanziario Gabriele Spazzadeschi -. Altri hanno qualche remora: manca la buona volontà». L’azienda dunque alza le mani: all’incontro non sarà presente, lasciando così al suo azionista il compito di essere più convincente. La compagnia al momento non sembra in grado di fornire certezze circa la copertura delle maggiori spese derivanti dal caro greggio (500 milioni). Appaiono complessi ulteriori recuperi sugli acquisti, e ancor di più tagli sul costo del lavoro che non rompano la tregua sindacale. Quanto ai «requisiti di sistema» richiesti al governo, non sarà facile ottenerli dopo che ieri l’Ue ha bocciato quelli elargiti dal governo di Atene a Olympic Airways tra il 2002 e il 2004. Chiara indicazione di un orientamento della Commissione. Intanto il tempo stringe: entro l’8 ottobre lo Stato dovrebbe scendere al di sotto del 50 per cento del capitale della compagnia, avviando così l’operazione di privatizzazione. Mentre per la ricapitalizzazione e la restituzione del prestito-ponte il commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, ieri ha ribadito il termine del 31 dicembre 2005. Se la scadenza non dovesse essere rispettata, i servizi della Commissione di Bruxelles riapriranno il dossier sulla compagnia italiana.
Non necessiterebbero invece di un nuovo esame dell'esecutivo Ue, eventuali modifiche del piano. A Barrot sarebbero giunte le rassicurazioni del ministro dei Trasporti, Pietro Lunardi, circa il rispetto dei tempi. Non è escluso però che il Tesoro possa chiedere una proroga.
A. Bac.
Corriere della Sera




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