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    Savitri Devi: luce d'Occidente



    Dal sito http://www.alchemica.it/luceoccidente.html

    Sigrid Helia
    SAVITRI DEVI, LUCE D'OCCIDENTE
    [ Articolo dal n. 13 hiver 2002 di Réfléchir & Agir. Revue autonome de désintoxication idéologique. ]


    --------------------------------------------------------------------------------

    Maximiani Julia Portas, nota più tardi col nome di Savitri Devi, nacque a Lione il 30 settembre 1905 da una famiglia d’origine greca. Giovane molto promettente, Maximiani si distingue particolarmente negli studi. Dopo un corso di studi orientato verso le lingue (giovanissima padroneggerà l’italiano, il francese, l’inglese, e in seguito, il tedesco, l’islandese, il bengali e l’indi) si appassiona ai testi basilari dell’antichità greco-romana in versione originale. Diabolicamente eclettica si dedica anche allo studio della letteratura. Dopo la laurea in Lettere del 1928 a Lione, si dedica anche a studi universitari di fisica e chimica (diplomi universitari in chimica nel 1930 e chimica biologica nel 1931) e nel 1935 ottiene il dottorato in Lettere. Sensibile all’eredità ellenica, affermerà qualche anno più tardi, che la Grecia “ha rappresentato una civiltà di ferro, radicata nella verità; una civilizzazione che possedeva tutte le virtù del mondo antico e nessuna delle sue debolezze, tutte le realizzazioni tecniche della modernità senza l’ipocrisia, la meschinità e la miseria morale dell’età moderna.” (Pilgrimage). Usando le sue competenze linguistiche, percorre il medio-oriente alla ricerca di una sopravvivenza fisica della sacralità pagana delle origini. Durante un pellegrinaggio in “Terra Santa” rimette in discussione il Cristianesimo, “superstizione dell’uomo” antropocentrica e mortificante “religione di schiavi” a rimorchio d’Israele. Viene attratta da un panteismo “biocentrato” che ricerca a partire dalla feconda eredità di Ipazia, dell’imperatore Giuliano e di Widukind che avevano resistito al nuovo ordine religioso instaurato in Europa due millenni or sono dai settari seguaci di Cristo. Maximiani si stabilisce in India nel 1936 e prende il nome di Savitri Devi in onore delle brillanti anime solari venerate dall’Induismo. Portata dalla sua ricerca verso una spiritualità fondata su un’idea di una gerarchia naturale degli esseri e dei doveri, sarà in questa aryavarta – territorio degli ariani d’oriente – che lei cercherà le virtù che aveva ammirato nei libri:

    “ Gli altri popoli hanno conservato la lista dei propri re e le rovine dei loro templi: hanno una storia. Ma hanno perduto la Tradizione dell’essenziale che l’India conserva.” (L’Etang aux lotus).

    Si presenta come pellegrina a Swami Satyananda presidente della Missione Indù. Questo movimento di riconquista identitaria e culturale si oppone ai guasti “caritatevoli” prodotti dalla guerra di sovversione condotta dai missionari cristiani che conoscono le basi dell’Induismo ma fanno un “commercio spirituale” della miseria indiana. Egli le spiega la sua visione del mondo, lei si dichiara “Pagana – che ha sempre rifiutato la conversione, circuita od imposta, alla religione di Paolo di Tarso della sua Europa natale” e che “vuole lavorare per impedire che il solo ed ultimo paese ad aver mantenuto (almeno in parte) gli Dei ariani – l’India – segua l’esempio funesto dell’Occidente e cada, pure lui, sotto l’influenza spirituale ebraica” (Souvenirs et réflexions d’une aryenne). Insegna storia indiana e inglese in un college di Delhi e collabora alla traduzione di testi filosofici e religiosi diretti ai paesi occidentali per diffondere ed eternare gli insegnamenti dell’Induismo, branca orientale della nostra stessa religiosità scomparsa. Sostenendo l’opinione comune in India secondo la quale Hitler fosse l’avatar occidentale del dio Vishnu, Satyananda accetta l’aiuto di Savitri Devi, anche lei di simpatie nazionalsocialiste, che si propone come conferenziera itinerante nel paese. Strettamente controllata dalla polizia è allora sospettata di fomentare una rivolta nazionalista ad opera di gruppi ostili all’occupazione inglese. Senza ulteriori convenevoli i britannici tentano di assassinarla numerose volte. Lasciando agli aristocratici bramini il compito di resistere con le preghiere lei sceglie consapevolmente la via del kshatriya politico e s’inserisce nei ranghi del RSS, movimento giovanile patriottico antenato del BJP degli anni ’90. Militante radicale contribuisce a formarne la struttura sul modello fascista italiano. Frequentando le caste più elevate Savitri Devi fa la conoscenza di Asit Krishna Mukherji un biondo storico bramino che pubblica la rivista nazionalsocialista New Mercury dal 1935 al 1937. Con l’intermediazione del RSS prosegue un lavoro clandestino di sabotaggio anti-britannico sotto forma di pamphlet educativi e di conferenze. Incontra il leader nazionalista indiano Chandra Bose, futuro fondatore del Indian National Army che lotterà a fianco del Giappone per scuotere l’India dal vergognoso giogo coloniale. Si diffonde la dottrina dell’Hindutva (proto-nazionalismo divulgato da V. D. Savarkar dal 1929) e Savitri spiega la natura della sua lotta nel saggio A Warning to the Hindus del 1939. Incita il popolo indiano alla vigilanza di fronte al pericolo demografico e culturale musulmano. Sostiene la necessità di “induizzare” preventivamente la vulnerabile massa dei fuori-casta più permeabili ad una religione salvifica di tipo semitico come l’Islam. La seconda guerra mondiale scoppia in Europa e tutte le attività a carattere filo-tedesco vengono proibite in India. Sospettata di simpatie nazionalsocialiste, Savitri Devi diventa cittadina britannica grazie a Sri Mukherji, che le offre la sua protezione attraverso un matrimonio bianco concluso nel 1940. Durante un decennale percorso iniziatico attraverso l’India, Savitri Devi Mukherji redige degli appunti di un viaggio di centinaia di chilometri da Benares a Peshawar. In queste note divenute L’Etang aux lotus (1940) descrive la frattura che oppone l’inglese, turista pretenzioso e borghese, alla prestanza aristocratica dell’indù. Savitri spiega la sua scelta di campo a favore di un India brulicante e sporca per il suo rifiuto del carattere “ febbrile e transitorio” delle nostre società occidentali igieniste ma vacue e false. Espone la sua versione per una strategia che possa superare in modo puntuale I pregiudizi sociali e confessionali e sostiene nel The Non-Hindu Indians and the Indian Unity le ragioni di una riconquista del potere degli autoctoni. Questo sentimento nazionale fabbricato frettolosamente non trova che un eco modesto in territori dove la coscienza patriottica si limita di sovente alla semplice sopravvivenza della propria casta. A partire dal 1942 Savitri Devi si entusiasma per Akhenaton, faraone del XIV secolo prima di Cristo, conosciuto in Egitto per aver imposto una riforma religiosa monoteista a carattere solare. Ci si potrebbe chiedere che tipo d’interesse possa nutrire una pagana verso un settario seguace di Aton, dio unico in nome del quale furono distrutti i templi dei suoi antenati. Tuttavia, esisterebbe un legame lontano, nelle pretese origini ariane del faraone. Il culto di Aton, applicato come soluzione alle diatribe spirituali delle nostre società moderne permetterebbe di riunire un Occidente e un Oriente ariano rigenerato con il legame comune di una spiritualità solare. Una visione del mondo archeofuturista che ci viene proposta, ben prima di Faye, nel A Son of God: The Life and Philosophy of Akhnaton, King of Egypt scritto tra il 1942 e il 1945 a Calcutta.

    Dopo un soggiorno indiano d’otto anni grazie al suo “assegno in bianco” nuziale, Savitri parte per rifugiarsi in Europa con un passaporto inglese in tasca… Nel 1944 percorre una Francia sconvolta. Nel The Lightning and the Sun, pubblicato clandestinamente a Calcutta nel 1958, farà l’analisi della sconfitta del suo campione. Secondo lei, Hitler era stato davvero l’avatar di Vishnu venuto a ristabilire l’ordine tradizionale e a risalire la corrente temporale del Kali-Yuga o età oscura per arrivare al Satya-Yuga o età dell’Oro. Nel suo libro definisce una gerarchia nell’attitudine dell’Uomo a confrontarsi col Kali-Yuga, fine di ciclo caratterizzata dall’inversione dei valori tradizionali. C’è innanzitutto l’Uomo dei tempi ultimi che, avido d’oro e d’onori si agita egoisticamente per i propri interessi. Poi c’è quello che, al di sopra dei tempi, rifiuta ogni coinvolgimento nel mondo e si orienta verso la spiritualità. Questo è generalmente il Bramino incompreso e beffeggiato. Solo per ultimo viene l’Uomo che si oppone ai tempi, il mistico militante che applica con violenza la volontà divina di restaurazione dell’età dell’Oro. Secondo Savitri Devi, Hitler era quest’Uomo, e la sua morte non mette minimamente in causa il combattimento contro i tempi.

    Nel 1945, con la fine della guerra, termina a Lione il suo manoscritto Impeachment of Man che sarà pubblicato a Londra nel 1959. Impregnato di filosofia orientale manifesta una volontà integrale di difesa degli animali e la sua avversione radicale verso la caccia, la corrida e la macellazione. Esprime il suo favore all’eugenetica e all’eutanasia come misure di salute pubblica e prevenzione in un mondo in cui il problema demografico cresce in modo rapidissimo sia nel terzo mondo che altrove. Spinta dalla sua missione, indifferente alla repressione delle idee connesse all’ideologia sconfitta, Savitri Devi prosegue candidamente la sua ricerca della Tradizione sperando di ricostruire un Europa sull’esempio indo-ariano dei Veda. Nel corso delle sue peregrinazioni in occidente in qualità di costumista di teatro si reca in Islanda, in Svezia passando per Inghilterra e Germania dove viene arrestata nel 1948 con l’imputazione di “propaganda nazionalsocialista”. Viene condannata a tre anni nella prigione di Werl, sconta solo sei mesi dopo di che torna a divulgare la fede della nuova Europa. Ammessa nelle confraternite dei veterani di guerra imprigionati con lei viene rilasciata grazie all’intervento del marito. Nel 1950, Savitri Devi pubblica Defiance, autobiografia della sua missione di propaganda in Germania e della sua discesa nelle carceri del Sistema. Due anni dopo edita Gold in the Fornace che tratta delle condizioni di vita quotidiane nella Germania del dopoguerra, dei suoi incontri con i fedeli nazionalsocialisti che resistono all’occupazione alleata. Nonostante un’interdizione all’accesso nel territorio decide di rivedere i suoi amici tedeschi verso la fine del 1952 grazie ad un passaporto falso. L’anno successivo entra in Austria e visita i luoghi della giovinezza del Führer. Dall’Obersalzberg a Monaco fino a Norimberga si riavvicina spiritualmente agli avvenimenti che non aveva vissuto perché impegnata in una lotta antesignana dall’altra parte del mondo. Nel suo Pilgrimage del 1958 il lato militante fa posto ad una gnosi nazionalsocialista con riferimenti all’Induismo che si oppone ad un mondo desacralizzato ed ostile. All’inizio degli anni ’50 Savitri Devi conosce Otto Skorzeny, l’intrepido liberatore di Mussolini, organizzatore tra il 1949 ed il 1952 della rete di fuga ODESSA che la presenta a Leon Degrelle il capo rexista belga comandante della divisione SS Wallonie. Nel 1962 l’inglese Colin Jordan fonda la World Union of National – Socialist (WUNS). Nei paesi del nord Europa si pensa che possa essere il segnale di rinnovamento tanto atteso da Savitri Devi che si precipita in Inghilterra, per diventare membro fondatore e fervente attivista di questa organizzazione. Nel 1967 Savitri Devi convinta dalla lettura de “La menzogna di Ulisse” comincia ad influenzare il futuro editore Ernst Zündel. Torna in India, sua terra di elezione a sessantacinque anni. Nel 1971 termina il suo manoscritto Souvenirs et réflexions d’une aryenne opera magistrale che consacra una vita intera d’impegno e di lotta. Con il suo stile epico mescolato a solide basi filosofiche costituisce una fondamentale opera di riferimento. Stabilitasi a Delhi presso il marito Sri Mukherji, Savitri Devi redige Ironies et paradoxes dans l’historie et la légende, antologia di curiosità storiche legate alla “doppia morale” giudaica ereditata dall’occidente cristiano. Sempre in relazione con l’Europa viene contattata nel 1978 da Ernst Zündel che la sottopone ad una lunga intervista registrata della durata di dieci ore. Passano tre anni ed il desiderio di rivedere l’Europa diviene troppo forte. Savitri Devi torna in Germania e nuovamente in Francia dove soggiorna vicino a Losanna. Nel 1982 viene invitata in america per una serie di conferenze. Parte con fatica verso l’Inghilterra ed al momento dell'imbarco viene colta da un infarto che la uccide. Nel luogo dove riposano le ceneri del fondatore del movimento statunitense Rockwell, l’urna funeraria di Savitri Devi troneggia insieme a quelle d’altre icone di personaggi che si sono opposti ai tempi. Sotto la corona mortuaria secondo le sue volontà c’è una runa Man capovolta. Per la devozione irrazionale che una sposa mistica vota al suo dio, Savitri Devi è rimasta fedele alla fede purissima delle origini ariane dell’Occidente. Comprendendo la Tradizione nella sua accezione più ampia, lontanissima dalla contingenza meschina di nazionalismi e sciovinismi moderni, ella ha fatto sua la legge brahmanica del “tutto è uno” che coordina ciascun elemento dell’Universo al suo posto adeguato. La reputazione di questa donna straordinaria che ha compiuto il giro dei nazionalismi contemporanei provocando a qualcuno un sorriso compassato ad altri un ammirazione incondizionata per la testimonianza vivente della fede di Wewelsburg e della Bhagavad Gita. In tutti i casi, tuttavia, il suo ricordo impone il rispetto dovuto al soldato politico, all’Essere contro i suoi Tempi.

    “Wir sind das lautere Gold, das im Schmelztiegel auf die Probe gestellt ist. Lasst den Ofen flammen und brausen! Es gibt nicht, was im Stande ist, uns zu zestören!“


    --------------------------------------------------------------------------------

    Bibliografia di Maximiani Julia Portas – Savitri Devi Mukherji (30/9/1905 - 22/10/1982)
    (tra parentesi la data di composizione dello scritto)
    L’Etang aux lotus Calcutta 1940 (1935-1936)
    A Warning to the Hindus Calcutta, 1939 (1937-1939)
    The Non-Hindu Indians and the Indian Unity Calcutta, 1940 (1940)
    Akhnaton’s Eternal Message: A Scientific Religion 3300 Years Old Calcutta, 1940 (1940)
    Joy of the Sun: The Beautiful Life of Akhnaton, King of Egypt Calcutta 1942 (1942)
    A Son of God: The Life and Philosophy of Akhnaton, King of Egypt London, 1946 (1944)
    Akhnaton: A Play Londra, 1948 (1947)
    Defiance Calcutta, 1950
    Gold in the Furnace Calcutta,1953 (1948-1949), tradotto in tedesco da Lotte Asmus
    Gold im Schmelztiegel : Erlebnisse im Nachkriegsdeutschland Padova ,Ed.Ar, 1982
    Paul de Tarse, ou Christianisme et juiverie Calcutta, 1958 (1957) tradotto in italiano
    Cristianesimo e Giudaismo (Paolo di Tarso) Arya 5, Montreal, 1981
    Pilgrimage Calcutta, 1958 (1953-1954)
    The Lightning and the Sun Calcutta, 1958 (1948-1956)
    Impeachment of Man Calcutta, 1959 (1945)
    Hart wie Kruppstahl sconosciuto (scritto tra il 1961 e il 1963)
    Souvenirs et réflexions d’une aryenne Calcutta, 1976 (1968-1971), il decimo capitolo tradotto in italiano in Savitri Devi
    India e il nazismo Parma, Ed. all’insegna del Veltro, 1979
    Long Whiskers and the two legged Goddess Calcutta, sd (1957-1961)
    Shinto la via degli Dei in Arya 4 July 1980 Montreal (1979)

    Inediti
    For ever and ever (poemi inediti composti nel 1952 – 1953)
    Ironies et paradoxes dans l’historie et la légende (saggio inedito)
    http://www.savitridevi.com/
    http://www.insegnadelveltro.it/catal...ia_nazismo.htm
    http://thule_italia.tripod.com/savitri.htm

    Omaggio a Savitri Devi in Arya 2 Montreal
    Lotte Asmus e Vittorio De Cecco La missionaria del paganesimo ariano in Risguardo 4, Ar, 1984
    Nicholas Goodrick Clarke Hitler’s priestess New York, New York University Press, 1998

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  2. #2
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito Re: Savitri Devi: luce d'Occidente

    Qualcuno sa dove è possibile trovare questi titoli?



    - A Warning to the Hindus Calcutta, 1939 (1937-1939)

    - The Non-Hindu Indians and the Indian Unity Calcutta, 1940 (1940)

    - Cristianesimo e Giudaismo (Paolo di Tarso) Arya 5, Montreal, 1981


  3. #3
    Forumista assiduo
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    Predefinito Re: Re: Savitri Devi: luce d'Occidente

    Selezione di testi in lingua inglese:

    http://library.flawlesslogic.com/1d.htm



    Autor/in: Savitri Devi D.A.R. Sokoll u.A.
    Titel: 100 Jahre Savitri Devi
    Preis: 7,50 €
    Format: DIN A 4
    Seiten: 76
    Verlag: Regin-Verlag
    Erschienen: Oktober 2005
    Einband: Heft
    Sprache: Deutsch
    Zustand: wie neu
    Kurzinfo: LIEFERBAR ERST OKTOBER 2005 !!!

    „Annäherung an Savitri Devi: Zur Einführung“

    von D.A.R. Sokoll



    • „Shintô – Der Weg der Götter“

    von Savitri Devi



    • „Hitlerismus und Hindutum“

    von Savitri Devi



    • „Walhalla, nicht Elysium: Meine Freundschaft mit Savitri Devi“

    von Muriel Gantry



    • „Erinnerungen an Savitri Devi“

    von Georg Schrader



    • „Savitri Devis indische Verwandte“

    von Greg Johnson



    • eine Vielzahl von bisher unbekannten und einzigartigen Photographien (teilweise aus Savitri Devis persönlichem Photoalbum!) sowie Buchrezensionen zu der zweifellos ungewöhnlichsten Philosophin des 20. Jahrhunderts runden diese einzigartige Publikation ab

    http://www.regin-verlag.de/Savitri_D...itri_devi.html






  4. #4
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Purtroppo non mastico il tedesco, ma quelli in inglese sono interessanti. Grazie.

  5. #5
    email non funzionante
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    Due righe per segnalarvi le traduzioni italiane di alcuni storici contributi di S. Devi Mukherji sul sito Alchemica.it. Trovate i links alle traduzioni in oggetto in calce al seguente articolo introduttivo: http://www.alchemica.it/autori/devi.htm Saluti

  6. #6
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Per chi non se ne fosse accorto, la piega presa altrove è interessante:
    http://www.politicaonline.net/forum/...0&pagenumber=1

  7. #7
    Mjollnir
    Ospite

    Predefinito

    In Origine Postato da Helios
    Due righe per segnalarvi le traduzioni italiane di alcuni storici contributi di S. Devi Mukherji sul sito Alchemica.it. Trovate i links alle traduzioni in oggetto in calce al seguente articolo introduttivo: http://www.alchemica.it/autori/devi.htm Saluti
    Grazie egregio

  8. #8
    Mjollnir
    Ospite

    Predefinito

    In Origine Postato da Arthur I
    Per chi non se ne fosse accorto, la piega presa altrove è interessante:
    http://www.politicaonline.net/forum/...0&pagenumber=1

    Hmmm...che allegra brigata. Ci sono proprio tutti ...

  9. #9
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Mjollnir
    Hmmm...che allegra brigata. Ci sono proprio tutti ...
    In realtà, credo manchino i perennialisti.

    Comunque è interessante questa cosa (che non so sinceramente se è ciclica oppure sta emergendo solo adesso) di preoccupazione da parte di alcuni Gentili per la natura "identitaria" del mondo "pagano" italiano. Posso capire le preoccupazioni nei confronti di una certa dispersione, al di là delle questione sulle forme "neo", ma allo stesso tempo non vedo perchè disconoscere l'alveo (indo)europeo, dove comunque la realtà greca e quella romana finiranno e finiscono, nel momento in cui si fa un discorso serio, per avere un posto importante (anche guardando a questo forum, o solo nel mio piccolo, mi pare che tali realtà siano preminenti). E mi si scusi l'OT.

  10. #10
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    Predefinito

    Originally posted by Arthur I
    In realtà, credo manchino i perennialisti.

    Comunque è interessante questa cosa (che non so sinceramente se è ciclica oppure sta emergendo solo adesso) di preoccupazione da parte di alcuni Gentili per la natura "identitaria" del mondo "pagano" italiano. Posso capire le preoccupazioni nei confronti di una certa dispersione, al di là delle questione sulle forme "neo", ma allo stesso tempo non vedo perchè disconoscere l'alveo (indo)europeo, dove comunque la realtà greca e quella romana finiranno e finiscono, nel momento in cui si fa un discorso serio, per avere un posto importante (anche guardando a questo forum, o solo nel mio piccolo, mi pare che tali realtà siano preminenti). E mi si scusi l'OT.

    Colgo l’occasione per chiarire alcuni punti e rispondere ad alcune questioni sollevate riguardo queste tematiche, sperando che, almeno qui, non si finisca a discutere dei capelli di Indra.

    Gli indoeuropei sono una scoperta dell’ottocento.

    La civiltà “indoeuropea” dell’India è semplicemente la civiltà indiana che non si è mai sentita indoeuropea fino ad oggi.
    Influenzata, e non poco, anche dalle culture mesopotamiche essa rappresenta l’influsso e l’apporto di più culture e spiritualità, frutto di sedimentazioni etniche e culturali lente e costanti, non la creazione univoca di una “razza superiore” che, superando mezza Asia, con carri e carrozzoni avrebbe “fondato la civiltà vedica” con distruzioni e massacri archeologicamente indimostrabili (è appena il caso di ricordare che oramai gli archeologi sono convinti che le città harappiane siano state progressivamente abbandonate a causa di eventi naturali e non per colpa di distruzioni violente).

    Nè l’evidenza che il nepali e il portoghese sono lingue con strutture comuni hanno creato un’identità comune tra un nepalese e un portoghese perché così vorrebbero i glottologi tedeschi.
    Così nemmeno gli studi genetici tendenti a dimostrare che la Urheimat finale della specie umana è l’Africa hanno reso un nigeriano e un finlandese fratelli perché invece così vorrebbe la vulgata progressista e questo banale esempio credo che renda bene l’idea dell’artificialità di certe definizioni che si vorrebbero connaturate col Sangue e con lo Spirito, ma che se non sono percepite come tali perdono la loro forza descrittiva della realtà e si riducono a meri orpelli accademici totalmente insignificanti e sconosciuti per la gente comune e per l’identità e l’identificazione dei popoli che si tenta di analizzare.

    Certo, capisco che per molti l’indoeuropeismo rappresenta anche la una proiezione ed un mito-forza soreliano, un ideale etico e politico capace di cementare un’identità che si percepisce come comune ma ciò non toglie la sua estrema relatività, se usata come chiave univoca, per l’interpretazione delle civiltà antiche e moderne.

    Credo che oramai l’antropologia moderna abbia abbandonato l’illusione di “vedere i selvaggi con gli occhi dei selvaggi” (anch’esso in fondo un pre-giudizio moderno), ciò non toglie che si dovrebbe evitare di assolutizzare punti di vista e concetti che hanno validità solo all’interno del nostro mondo culturale e che non sono traducibili in altri contesti.

    Un saluto

 

 
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