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    Predefinito La lotta per la democrazia nel mediterraneo

    Ma che bravo sono è a ricordarmi della lotta delle minoranze etniche nel mediterraneo, ringraziatemi NaziComunisti senno' stareste sempre a parlare di Ebrei
    Con questo thread vorrei mettere alla luce i vari problemi attualmente presenti a livello di diritti umani sulla sponda meridionale dell'emisfero terrestre, e vorrei iniziare proprio parlando del popolo Berbero, per chi non lo conosce ecco una prima infarinatura culturale sulla loro storia, saluti:

    I "BERBERI": UNA LOTTA PER LA DEMOCRAZIA E I DIRITTI UMANI

    Nell'ottobre del 1994, in Algeria, 100.000 Berberi protestavano contro la violazione dei diritti umani e chiedevano il rilascio del cantante pop Lounes Matoub. L'artista, molto impegnato nel movimento per i diritti dei Berberi, era stato sequestrato il 25 settembre da estremisti musulmani del GIA (Gruppo Islamico Armato) che lo avevano immediatamente condannato a morte. Con uno sciopero generale che paralizzò la vita quotidiana nella Cabilia, la regione dove vive il maggior numero dei berberi, chiedevano l'immediato rilascio di Matoub.

    In effetti, il cantante fu liberato due settimane dopo. Matoub è sopravvissuto al suo sequestro, ma dal 1992 in poi innumerevoli Berberi sono state vittime di attentati terroristici. I sei milioni di Berberi, pur rappresentando soltanto il 20% della popolazione totale, sono il bersaglio preferito degli estremisti musulmani, perché sono una delle forze motrici del rinnovamento democratico cominciato negli anni ottanta.

    Oggi i principali esponenti dell'opposizione sono Berberi: Hocine Ait Ahmed, segretario generale del "Front des Forces Socialistes" (FFS), di tendenza socialdemocratica, così come Said Sadi, presidente del "Rassemblement pour la Culture et la Démocratie", si batte per un'Algeria democratica e laica, in cui non c'é posto per un movimento fondamentalista che si prefigge di realizzare una repubblica islamica. Molti Berberi sono attivi nel movimento democratico, perché temono che un'ulteriore islamizzazione dell'Algeria possa distruggere la loro cultura.

    1. Chi sono i Berberi?
    Prima dell'invasione araba i Berberi costituivano la popolazione indigena del Nordafrica. Oggi, invece, vivono soprattutto in Marocco ed Algeria. Il loro nome deriva dal greco "barbaroi", che significa "estranei". Loro stessi, invece, si definiscono "Masiri", cioè "uomini liberi". I più noti sono i Tuareg e i Cabili, che insieme costituiscono i due terzi della popolazione berbera dell'Algeria. I berberi hanno alle spalle una storia millenaria, e la loro dispersione su territori vastissimi ha favorito il formarsi di una lingua con grandi varietà dialettali. Una lingua che si distingue nettamente dall'arabo e che cerca di resistere all'assimilazione promossa dagli arabofoni, che negano l'esistenza stessa di una cultura berbera.

    2. Discriminati e perseguitati
    Per quasi tre decenni i Berberi della Cabilia (Algeria settentrionale) si opposero al colonialismo di Parigi, dopodiché nel 1830 l'Algeria fu ufficialmente dichiarata colonia francese. I Berberi cercarono di conservare le terre che venivano via via invase dai coloni, ma invano. Alla fine del 1800 la Francia cominciò a sottolineare le differenze che esistono fra Arabi e Berberi. Fedele al motto "divide et impera" favorì gli scontri fra i due popoli, privilegiando sistematicamente gli Arabi. I Berberi speravano che un'Algeria indipendente avrebbe finalmente riconosciuto i loro diritti culturali: questo spiega perché tanti sono stati attivi nel movimento indipendentista "Front de Libération Nationale" (FLN, Fronte di Liberazione Nazionale).

    Nel 1962 l'Algeria ottenne l'indipendenza, ma la cultura berbera non registrò progressi significativi. L'FLN, divenuto partito unico, optò per l'arabizzazione e dichiarò l'arabo lingua ufficiale. Perfino nella Cabilia le autorità si rifiutarono di riconoscere il berbero come lingua ufficiale. Le canzoni, le pubblicazioni e i film in tamazight (la lingua berbera, ndt), così come le trasmissioni radiofoniche e televisive, furono proibite. Quando nel marzo del 1980 venne proibita la conferenza di uno scrittore sulla letteratura berbera, migliaia di cabili scesero in piazza per protestare contro la limitazione della libertà di opinione. Centinaia di manifestanti vennero arrestati e rinchiusi in prigione: alcuni ci restarono ben tre anni.

    L'onnipotente FLN non aveva la minima intenzione di riconoscere il carattere pluriculturale dell'Algeria. Gli sforzi dei Berberi per conservare la loro cultura venivano quindi ostacolati: i militanti del movimento culturale venivano intimiditi con interrogatori ed arresti arbitrari, gli artisti venivano trattenuti in cella d'isolamento, gli studenti venivano esclusi dalle lezioni e agli attivisti venivano negati i passaporti in modo che non potessero espatriare. Nel giugno del 1985, quindi, alcuni cabili fondarono la "Lega per i diritti umani". Dopo neanche due settimane il consiglio direttivo di questa Lega venne arrestato con motivazioni pretestuose. Nel dicembre dello stesso anno 1985 23 dei 40 fondatori vennero condannati per "minaccia alla sicurezza dello stato" a pene detentive da sei mesi a tre anni. Secondo alcune testimonianze, in certi casi la polizia era ricorsa alla tortura.

    3. Il governo strizza l'occhio ai fondamentalisti islamici
    Mentre i Berberi si battevano per il riconoscimento della loro cultura e per la democratizzazione dell'Algeria, la popolazione maggioritaria non desiderava tanto l'arabizzazione promossa dallo stato, quanto piuttosto la netta separazione fra stato e religione. Molti algerini non capivano perché dovesse spettare proprio al FLN il diritto di nominare la guida spirituale del paese. Negli anni Ottanta, i movimenti Berberi trovarono sempre più sostegno nella popolazione, rischiando così di compromettere il primato del FLN, delle forze armate e della potente élite corrotta, tanto è vero che i principali esponenti del movimento berbero furono arrestati a più riprese. Successivamente coloro che detenevano il potere decisero di indebolire il movimento democratico favorendo i musulmani. L'Algeria fu infatti il primo stato del Maghreb a riconoscere il partito dei fondamentalisti islamici. Nell'ottobre del 1989 venne riconosciuto legalmente il "Front Islamique du Salut"(FIS), mentre per i movimenti democratici era assai difficile acquistare un riconoscimento analogo. Il FIS poté organizzarsi sull'intero territorio algerino e pubblicare un giornale. Soltanto dopo il suo successo alle elezioni parlamentari nel dicembre del 1991, le autorità si resero conto di averlo sottovalutato.

    4. Terrore e controterrore
    L'annullamento del primo turno elettorale e la messa al bando del FIS scatenarono una spirale di violenza che pareva crescere a dismisura, e che ad oggi (1997) ha già fatto oltre 60.000 vittime. Inizialmente gli estremisti arabi del GIA ed altri gruppi terroristici ammazzavano soprattutto appartenenti alle forze dell'ordine, dipendenti statali e giudici. Successivamente cominciarono ad uccidere anche scrittori, professori, artisti, giornalisti, medici, insegnanti ed avvocati e perfino stranieri. Buona parte delle vittime non erano uomini di governo, ma semplici cittadini che si impegnavano per la democratizzazione del paese. Negli ultimi tempi, poi, si sono fatti sempre più frequenti gli assalti ai villaggi della Cabilia (Algeria settentrionale). Per questo gli abitanti hanno formato dei corpi di autodifesa. Dal canto loro, le forze dell'ordine reagiscono contro gli estremisti con durezza spietata. I presunti terroristi vengono fucilati, ed i simpatizzanti muoiono spesso in un bagno di sangue.

    Ormai in Algeria infuria la guerra civile. Dal 1992 in poi, sono morte oltre 60.000. Le prime vittime sono i civili, e in particolare coloro che si battono per la democratizzazione del paese. Né il governo ne l'opposizione armata vogliono una democrazia parlamentare che garantisca il pieno rispetto dei diritti umani. Ciò che ostacola maggiormente la democratizzazione è la rigidità del sistema politico, che preferisce un'amministrazione centralizzata e nega la pluralità etnica. Ma i Berberi non possono aspettarsi niente di buono neanche dalla teocrazia proposta dal FIS. I Berberi preferiscono uno stato laico, perché gran parte della loro cultura è inconciliabile con la vecchia tradizione musulmana.

    5. I Berberi garantiscono lo sviluppo della democrazia
    I due partiti d'opposizione più importanti, l'FFS e RCD, i cui presidenti sono d'origine cabiliana, vorrebbero indicare all'Algeria una terza via che rifiuta al tempo stesso la violenza del governo e quella degli estremisti. L'FFS cerca un largo consenso tra tutti i partiti dell'opposizione. Il 13 gennaio 1995, a Roma, dopo trattative con il FIS ed altri cinque partiti, l'FFS ha firmato una dichiarazione con la quale si rivolgeva al governo dichiarandosi disponibile per una composizione pacifica del conflitto.

    Il CD, dal canto suo, rifiuta di trattare con il FIS, perché lo ritiene responsabile dell'atmosfera di terrore e perché i Berberi non possono aspettarsi niente di buono dal fondamentalismo islamico. Da un lato RCD e FFS si vedono come partiti nazionali, che intendono difendere gli interessi della popolazione arabofona. Dall'altro lato non vogliono perdere gli elettori tradizionali della Cabilia e si battono per il riconoscimento della loro lingua e cultura. Ambedue i partiti possono mobilitare migliaia di Cabili, come hanno dimostrato le grandi manifestazioni per i diritti umani e per la conservazione della cultura berbera organizzate nel 1994. Finora c'è solo una piccola minoranza che chiede l'autonomia territoriale per i Berberi. Ma esiste anche un rischio: se il FIS dovesse iniziare a trasformare l'Algeria in uno stato teocratico, è scontata la radicalizzazione della reazione berbera.

  2. #2
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    NON CI CREDERAI MA SONO D'ACCORDO CON TE ..CONDIVIDO QUANTO SCRITTO NELL'ARTICOLO
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  3. #3
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    Grazie, ecco altre informazioni, a queste notizie sui berberi magari vorrei poi aggiungere, oppure fatelo voi, le vicende del popolo Saharawi e la situazione delle minoranze Cristiane in particolare in Turchia,e poi lo stato dell'avanzamento della democrazia nel Maghreb:

    http://www.cadr.it

    I BERBERI: UN POPOLO DI UOMINI LIBERI

    di Domenico Bosa


    Ribellandosi ad una denominazione storica peggiorativa, le popolazioni berbere dell’Africa nordoccidentale trovano nella coscienza della propria identità culturale l’ispirazione per rivendicare un posto adeguato nella vita dei paesi che hanno contribuito a sviluppare.

    Chi segue le travagliate vicende del Maghreb, cioè dei paesi più occidentali dell’Africa del Nord (Tunisia, Algeria, Marocco, Mauritania), si imbatte spesso in notizie che si riferiscono ai Berberi, alle rivendicazioni riguardanti la loro cultura, la loro lingua, il loro posto nella vita dei rispettivi paesi. La componente berbera è un dato caratteristico proprio a questi paesi del mondo musulmano. E’ una peculiarità che interessa anche l’emigrazione che da questi paesi arriva in Europa, specialmente in Francia, ma anche in Italia e Spagna, dove non sempre l’opinione pubblica è avvertita della grande varietà etnico-culturale che presenta il mondo islamico.Vogliamo qui offrire, senza nessuna pretesa di completezza, alcuni elementi riguardanti le popolazioni berbere del Maghreb e di alcuni paesi del Sahel.

    Un popolo disperso

    "Berberi" è il termine generico col quale si designano alcuni gruppi etnici minoritari del Maghreb, che presentano comuni elementi linguistici, di una lingua differente dall’arabo, ed anche comuni tratti culturali. Il termine "Berberi", dal greco "Barbaroi" e dal latino "Barbari", denominazioni attribuite, non senza una punta di disprezzo, da greci e romani, alle popolazioni al di fuori dell’area ellenistica, fu usato nel mondo arabo per designare le popolazioni incontrate nell’Africa del Nord durante le "futuhat" (incursioni, conquiste) arabe del VII e VIII secolo. Se i Berberi costituissero la sola popolazione autoctona dell’Africa nordoccidentale fin dai tempi antichi o si affiancassero ad altre (Libici, Numidi, Getuli ecc.), sulle quali abbiano preso il sopravvento ad un certo momento della storia, non si conosce per certo. Si sa invece, che tutta la regione, prima della conquista araba era stata colonizzata, ma in maniera diversa per durata, ampiezza geografica e penetrazione culturale, da vari popoli: Fenici (Punici), Greci, Romani, Vandali, Bizantini...Le varie invasioni hanno causato una dispersione di queste popolazioni su territori vastissimi, di modo che oggi se ne possono trovare gruppi in regioni diverse del Nordafrica, specialmente in Algeria e in Marocco. In Algeria, su 30 milioni di abitanti, il 20 % si dichiarava, nel 1989, di madre lingua berbera: sarebbero, quindi circa 6 milioni. Il gruppo più consistente è formato dagli abitanti della Cabilia, regione montagnosa ad est di Algeri fra le province di Algeri e di Costantina. Accanto ai Cabili sono da ricordare gli "Scavi" che abitano nella zona montagnosa dell’Aurès (500.000) e i "M’zabiti", abitanti nelle oasi sahariane del M’zab (100.000). Berbere sono le popolazioni Tuareg, che vivono da nomadi nel Sahara, in territori che appartengono al Niger (circa 500.000), al Mali (300.000) all’Algeria (20-30.000), alla Libia (50.000), al Burkina Faso (30.000).In Marocco il 40 % della popolazione è di lingua e discendenza berbera (statistiche del 1989), cioè circa 12 milioni, raggruppati in tre grandi zone, contraddistinte da parlate differenti: il dialetto "rifis" nel nord, il "tamazight" nell’Atlante centrale e nel grande Atlante e la zona del dialetto "scitico" nel sud e sudovest. Nella grande varietà di dialetti, gli studiosi hanno individuato un vocabolario di base ed una grammatica comuni. Secondo questa lingua, chiamata generalmente "tamazight", queste popolazioni vengono chiamate "Imazighen" (uomini liberi, sing. Amazigh), europeizzato in "Masiri", mentre il termine Berberi viene oggi ripudiato, per la sua connotazione peggiorativa. La terminologia è soggetta a innovazioni e incertezze, dovuti al clima di rivendicazione culturale. In lingua masira il Nordafrica verrà chiamato "Tamazgha", la terra dei Masiri. La lingua ha conosciuto ed usato anche una scrittura basata sull’alfabeto "tifinagh", ancora adoperato dai Tuareg, e della quale si sono scoperti, nella zona dell’Atlante, monumenti risalenti al VII secolo a. C.

    Ricchezza di culture

    Prima della conquista araba il Nordafrica conobbe un valido sviluppo culturale e politico ad opera dei Romani, a partire dal II secolo a. C., arricchito da un notevole apporto cristiano, dal II secolo dopo Cristo. Ma non sappiamo con molta esattezza quanto la cultura romana e cristiana siano penetrate fra le popolazioni rurali autoctone.La conquista araba dei secoli VII e VIII incontrò la strenua opposizione dei Berberi, sempre gelosi difensori della propria indipendenza. Essi adottarono l’islam, ma non senza difficoltà, almeno nei primi secoli della conquista. L’islamizzazione di tutto il Maghreb non venne compiuta che verso il secolo XII, durante le dinastie berbere degli Almoravidi (1056 - 1147) e degli Almohadi (1130- 1269). Ma cospicui territori, situati in luoghi di difficile accesso, pur accettando la religione musulmana, rimasero fedeli alla cultura e alla lingua berbera e offrirono un rifugio a movimenti religiosi ed a sette in opposizione al califfato sunnita, come i Kharigiti, gli Sciiti ed altri. Così si costituirono gli insediamenti kharigiti nelle oasi sahariane del M’zab, e i rilevanti insediamenti berberi nelle montagne della Cabilia e dell’Aures e nel lontano Marocco occidentale.La situazione culturale e linguistica del Maghreb determinata dalla conquista araba rimase essenzialmente la stessa per secoli, fino alla conquista europea (Algeria 1830, Tunisia 1880, Marocco 1912), e anche durante il periodo coloniale. Tensioni, confronti, aspirazioni di un lontano passato si sono ripresentati, quindi, nella situazione attuale e coll’indipendenza hanno trovato un terreno più consono all’affermazione di diritti conculcati o di aspirazioni ignorate per secoli.

    I Tuareg

    Il problema delle minoranze berbere si è presentato particolarmente acuto nei territori berberi algerini della Cabilia e dell’Aures e nei territori sahariani abitati dai Tuareg.I popoli Tuareg hanno attraversato una profonda crisi, dovuta a diverse cause: essenzialmente una crisi di identità, dovuta all’irrompere della modernità in un mondo basato sul nomadismo, il trasporto a dorso di cammello, l’allevamento. Negli anni ‘50 i mezzi meccanizzati, i "camion", hanno preso gradualmente il posto dei cammelli per il trasporto delle merci, mettendo in crisi anche l’allevamento degli animali.Negli anni ‘60 l’indipendenza dei paesi saheliani, del Niger e del Mali in particolare, con la conseguente definizione delle frontiere, divideva forzatamente la comunità tuareg, abituata a comportarsi come un tutto omogeneo, in gruppi minoritari all’interno di due, tre diversi stati moderni, con difficoltà enormi per la propria identità culturale e l’inserimento nella vita nazionale. Negli anni ‘70 -’80 gravi e ripetute carestie colpirono tragicamente la popolazione già provata. Su tutto questo sfondo è venuto ad inserirsi un insieme di rivendicazioni, di prese di coscienza della propria identità etnico-culturale, animato da movimenti politico-militari, che ricorsero alla violenza armata, provocando a loro volta dure repressioni, fughe di popolazioni, ed impressionando sfavorevolmente l’opinione pubblica. Solo nel 1995 il Niger, ed il Mali riusciranno a concludere un accordo di pace con i rispettivi movimenti tuareg, mettendo fine a un lungo periodo di violenze e di repressioni ed avviando anche una certa integrazione dei Tuareg nella vita nazionale ed un riconoscimento della loro lingua e cultura.

    La Cabilia

    Più complesso è il problema berbero all’interno dell’Algeria, dove si inserisce in un insieme già difficile e complicato per la lotta dell’integralismo islamista. La Cabilia, la sua popolazione berbera numerosa, laboriosa e tenace, con l’indipendenza raggiunta nel 1962 si attendeva dal nuovo stato algerino un riconoscimento della propria lingua e cultura ed un peso politico proporzionato al pesante contributo di sangue pagato per la causa nazionale, durante la guerra. Ma nell’Algeria di Ben Bella e di Boumedien prevaleva il centralismo politico-culturale-religioso sanzionato dalla prima Costituzione, che proclamava l’Islam religione di stato, l’arabo lingua nazionale, il Fronte di Liberazione Nazionale (Fln) sola forza politica riconosciuta. Si incominciò presto ad attuare una politica culturale e linguistica filoaraba. Per attuare l’arabizzazione della scuola primaria si importarono specialmente dall’Egitto un centinaio di insegnanti arabi, mentre nell’università di Algeri si aboliva la cattedra di lingua berbera, istituita nel 1962.Perfino il nome della Cabilia scomparve dalla geografia e dall’amministrazione algerina, sostituito con la designazione "Wilaya (provincia) di Tizi Ouzou".Le forze politiche escluse dal potere o comunque tenute in secondo ordine, tentarono di ribellarsi, di rovesciare la situazione, rovesciando gli uomini al potere. Mohammed Boudiaf tentò di spezzare il monopolio del Fln con la fondazione del "Partito della rivoluzione socialista", messo immediatamente fuori legge. Nel 1963 Hocine Ait-Ahmed, cabilo, fondò il movimento "Fronte delle Forze Socialiste" (Ffs), che assumeva le aspirazioni del popolo cabilo e che si prefiggeva di rovesciare Ben Bella, con il concorso di ufficiali e combattenti cabili. Era una vera ribellione politico-militare, la quale tuttavia non riuscì ad avere l’appoggio di altre regioni algerine, alle quali probabilmente il progetto dovette sembrare troppo cabilo, e perfino secessionistico.

    Rivendicazioni culturali

    Preclusa la via politica vera e propria, le aspirazioni berbere si aprirono una strada nel campo culturale, con la promozione di iniziative, organizzazioni, istituzioni riguardanti la cultura berbera, il folklore, la lingua. Il movimento trovò spazio all’estero, fra i numerosi cabili emigrati in Francia, dove sorse, nel 1967 "l’Accademia berbera di scambi e ricerche culturali" e più tardi il "Gruppo di Studi Berberi" (Geb). Nel 1977 fu aperta l’università di Tizi Ouzou, la capitale della Cabilia, che offrì spazi per diffondere idee ed iniziative. Nel 1980 veniva fondato il Movimento culturale berbero (Mcb), che avanzava richieste di plurilinguismo e di riforme democratiche. Soltanto nel febbraio 1989, dopo la rivolta dell’ottobre 1988, si fondò un vero movimento politico che raccoglieva le aspirazioni e le adesioni dei Cabili, il "Raggruppamento per la cultura e la democrazia" (RCD), guidato dal medico Said Sadi. Il pluripartitismo venne introdotto con la legge del 5 luglio 1989, che aboliva praticamente il monopolio politico del Fln, screditato da parte dell’opinione pubblica, per la corruzione e l’inadeguatezza dei militari che lo dominavano a risolvere i problemi economico-sociali del paese. Fu allora che incominciò ad aver presa sulla popolazione l’ideologia islamista, che si presentava come l’unica via valida, di fronte all’incapacità del socialismo del Fln o dei regimi liberali dell’occidente, di risolvere i problemi dell’Algeria musulmana.

    Il movimento islamista

    Per strappare al "Fronte islamico della Salvezza" (Fis), il movimento islamista che incontrava sempre più larghi consensi, il monopolio dell’islamismo, il regime del Presidente Chadli Ben Djedid, accentuò la tendenza araba e islamica della politica di governo. Si accentuò l’arabizzazione delle scuole, si emanò, nel 1990 una nuova legge sull’uso quasi esclusivo dell’arabo, specialmente per le pubblicazioni di nuova edizione, si importarono ancora insegnanti di lingua araba: in una parola si crearono così le premesse del trionfo politico del Fronte Islamico alle elezioni comunali e locali del 1990 e al primo turno delle politiche nel dicembre 1991. Sono note le vicende dell’Algeria dalla presa di potere dei militari, nel gennaio 1992, per impedire lo stato islamico progettato dagli islamisti. Il regime militare algerino accentuava ancora le misure di arabizzazione, riprendendo, nel 1992 la legge del 1990 che era stata sospesa dal presidente Boudiaf. L’accentuazione dell’arabizzazione provocò forti reazioni, con scioperi e prolungate astensioni scolastiche in tutta la Cabilia. Nell’aprile 1995 il governo venne ad un accordo coi movimenti berberi e fu istituita una "istanza, un alto commissariato berbero" incaricato della riabilitazione della "amazighità", col compito di "promuovere il masiro come base dell’identità nazionale" e di "introdurre la lingua masira nel sistema scolastico e nelle comunicazioni". Ma nel luglio del 1998 veniva promulgata la cosidetta "legge sull’arabizzazione" con la quale il governo si rimangiava tutte le promesse e gli accordi precedenti. Per colmo di sventura, la legge entrava in vigore proprio nei giorni nei quali tutta la Cabilia piangeva la morte della vedette della cultura berbera, il cantante Lounes Matoub, assassinato dai Gruppi Islamici Armati, il 25 giugno 1998.

    Tra due fuochi

    I Berberi, i Cabili in particolare vengono così a trovarsi, per così dire, tra due fuochi. Gli islamisti combattono le organizzazioni politiche e culturali che assumono in proprio la causa berbera, il Movimento culturale Berbero, "Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia", e soprattutto il "Fronte delle Forze Socialiste" di Ait Ahmed, che ha sempre ottenuto rispettabili risultati alle elezioni e che con altre organizzazioni ha un carattere laico. Il governo militare, da parte sua, combatte la singolarità culturale dei Berberi, per non essere accusato di scarso filoarabismo. Tutto questo non aiuta le comunità berbere a costituire quella forte minoranza culturale, laica, religiosamente musulmana, che potrebbe rappresentare una speranza per un paese che deve imparare a vivere in una rispettosa convivenza di comunità culturalmente e anche religiosamente diverse.

  4. #4
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    Predefinito confusione

    non confondete il FIS con la GIA.
    Il FIS rappresenta i movimenti islamici genuini e pacifici.
    La GIA rappresenta il terrore allo stato puro : è bene precisare che la GIA semina il terrore tra i villaggi la cui popolazione votò per il FIS !
    Ciò è indicativo del fatto che il terrorismo cosiddetto islamico (quello di Al Quaeda per intenderci) con l'Islam vero c'entra ben poco.

  5. #5
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    Predefinito Re: confusione

    Originally posted by Galois
    non confondete il FIS con la GIA.
    Il FIS rappresenta i movimenti islamici genuini e pacifici.
    La GIA rappresenta il terrore allo stato puro : è bene precisare che la GIA semina il terrore tra i villaggi la cui popolazione votò per il FIS !
    Ciò è indicativo del fatto che il terrorismo cosiddetto islamico (quello di Al Quaeda per intenderci) con l'Islam vero c'entra ben poco.
    Sono d'accordo, infatti anche in Arabia Saudita il Wahabismo per molti musulmani è un eresia; v'è comunque una vasta galassia Islamica non facciamo semplificazioni.
    I movimenti principali però sono quiattro, dalle mie letture potete star certi per quello che vi dico che il Wahabismo è una detivazione estremista di una di esse.

  6. #6
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    Predefinito Re: confusione

    Originally posted by Galois
    non confondete il FIS con la GIA.
    Il FIS rappresenta i movimenti islamici genuini e pacifici.
    La GIA rappresenta il terrore allo stato puro : è bene precisare che la GIA semina il terrore tra i villaggi la cui popolazione votò per il FIS !
    Ciò è indicativo del fatto che il terrorismo cosiddetto islamico (quello di Al Quaeda per intenderci) con l'Islam vero c'entra ben poco.
    bè guarda che anche il FIS ha combattuto e seminato morte
    che poi dal 1999 non combatte piu non vuol dire che PRIMA non abbia fatto schifezze
    purtroppo la guerra civile algerina è stata una guerra sporca, e nessuno ne esce pulito
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  7. #7
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Predefinito Re: Re: confusione

    Originally posted by tigermen
    Sono d'accordo, infatti anche in Arabia Saudita il Wahabismo per molti musulmani è un eresia; v'è comunque una vasta galassia Islamica non facciamo semplificazioni.
    I movimenti principali però sono quiattro, dalle mie letture potete star certi per quello che vi dico che il Wahabismo è una detivazione estremista di una di esse.
    il problema è che in Saudi Arabia il wahabismo è l'orientamento della famiglia reale...ed è questo il vero rpoblema che bisognerebbe affrontare
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  8. #8
    Totila
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    Predefinito Re: La lotta per la democrazia nel mediterraneo

    Originally posted by tigermen
    Ma che bravo sono è a ricordarmi della lotta delle minoranze etniche nel mediterraneo, ringraziatemi NaziComunisti senno' stareste sempre a parlare di Ebrei
    Con questo thread vorrei mettere alla luce i vari problemi attualmente presenti a livello di diritti umani sulla sponda meridionale dell'emisfero terrestre, e vorrei iniziare proprio parlando del popolo Berbero, per chi non lo conosce ecco una prima infarinatura culturale sulla loro storia, saluti:

    I "BERBERI": UNA LOTTA PER LA DEMOCRAZIA E I DIRITTI UMANI

    Nell'ottobre del 1994, in Algeria, 100.000 Berberi protestavano contro la violazione dei diritti umani e chiedevano il rilascio del cantante pop Lounes Matoub. L'artista, molto impegnato nel movimento per i diritti dei Berberi, era stato sequestrato il 25 settembre da estremisti musulmani del GIA (Gruppo Islamico Armato) che lo avevano immediatamente condannato a morte. Con uno sciopero generale che paralizzò la vita quotidiana nella Cabilia, la regione dove vive il maggior numero dei berberi, chiedevano l'immediato rilascio di Matoub.

    In effetti, il cantante fu liberato due settimane dopo. Matoub è sopravvissuto al suo sequestro, ma dal 1992 in poi innumerevoli Berberi sono state vittime di attentati terroristici. I sei milioni di Berberi, pur rappresentando soltanto il 20% della popolazione totale, sono il bersaglio preferito degli estremisti musulmani, perché sono una delle forze motrici del rinnovamento democratico cominciato negli anni ottanta.

    Oggi i principali esponenti dell'opposizione sono Berberi: Hocine Ait Ahmed, segretario generale del "Front des Forces Socialistes" (FFS), di tendenza socialdemocratica, così come Said Sadi, presidente del "Rassemblement pour la Culture et la Démocratie", si batte per un'Algeria democratica e laica, in cui non c'é posto per un movimento fondamentalista che si prefigge di realizzare una repubblica islamica. Molti Berberi sono attivi nel movimento democratico, perché temono che un'ulteriore islamizzazione dell'Algeria possa distruggere la loro cultura.

    1. Chi sono i Berberi?
    Prima dell'invasione araba i Berberi costituivano la popolazione indigena del Nordafrica. Oggi, invece, vivono soprattutto in Marocco ed Algeria. Il loro nome deriva dal greco "barbaroi", che significa "estranei". Loro stessi, invece, si definiscono "Masiri", cioè "uomini liberi". I più noti sono i Tuareg e i Cabili, che insieme costituiscono i due terzi della popolazione berbera dell'Algeria. I berberi hanno alle spalle una storia millenaria, e la loro dispersione su territori vastissimi ha favorito il formarsi di una lingua con grandi varietà dialettali. Una lingua che si distingue nettamente dall'arabo e che cerca di resistere all'assimilazione promossa dagli arabofoni, che negano l'esistenza stessa di una cultura berbera.

    2. Discriminati e perseguitati
    Per quasi tre decenni i Berberi della Cabilia (Algeria settentrionale) si opposero al colonialismo di Parigi, dopodiché nel 1830 l'Algeria fu ufficialmente dichiarata colonia francese. I Berberi cercarono di conservare le terre che venivano via via invase dai coloni, ma invano. Alla fine del 1800 la Francia cominciò a sottolineare le differenze che esistono fra Arabi e Berberi. Fedele al motto "divide et impera" favorì gli scontri fra i due popoli, privilegiando sistematicamente gli Arabi. I Berberi speravano che un'Algeria indipendente avrebbe finalmente riconosciuto i loro diritti culturali: questo spiega perché tanti sono stati attivi nel movimento indipendentista "Front de Libération Nationale" (FLN, Fronte di Liberazione Nazionale).

    Nel 1962 l'Algeria ottenne l'indipendenza, ma la cultura berbera non registrò progressi significativi. L'FLN, divenuto partito unico, optò per l'arabizzazione e dichiarò l'arabo lingua ufficiale. Perfino nella Cabilia le autorità si rifiutarono di riconoscere il berbero come lingua ufficiale. Le canzoni, le pubblicazioni e i film in tamazight (la lingua berbera, ndt), così come le trasmissioni radiofoniche e televisive, furono proibite. Quando nel marzo del 1980 venne proibita la conferenza di uno scrittore sulla letteratura berbera, migliaia di cabili scesero in piazza per protestare contro la limitazione della libertà di opinione. Centinaia di manifestanti vennero arrestati e rinchiusi in prigione: alcuni ci restarono ben tre anni.

    L'onnipotente FLN non aveva la minima intenzione di riconoscere il carattere pluriculturale dell'Algeria. Gli sforzi dei Berberi per conservare la loro cultura venivano quindi ostacolati: i militanti del movimento culturale venivano intimiditi con interrogatori ed arresti arbitrari, gli artisti venivano trattenuti in cella d'isolamento, gli studenti venivano esclusi dalle lezioni e agli attivisti venivano negati i passaporti in modo che non potessero espatriare. Nel giugno del 1985, quindi, alcuni cabili fondarono la "Lega per i diritti umani". Dopo neanche due settimane il consiglio direttivo di questa Lega venne arrestato con motivazioni pretestuose. Nel dicembre dello stesso anno 1985 23 dei 40 fondatori vennero condannati per "minaccia alla sicurezza dello stato" a pene detentive da sei mesi a tre anni. Secondo alcune testimonianze, in certi casi la polizia era ricorsa alla tortura.

    3. Il governo strizza l'occhio ai fondamentalisti islamici
    Mentre i Berberi si battevano per il riconoscimento della loro cultura e per la democratizzazione dell'Algeria, la popolazione maggioritaria non desiderava tanto l'arabizzazione promossa dallo stato, quanto piuttosto la netta separazione fra stato e religione. Molti algerini non capivano perché dovesse spettare proprio al FLN il diritto di nominare la guida spirituale del paese. Negli anni Ottanta, i movimenti Berberi trovarono sempre più sostegno nella popolazione, rischiando così di compromettere il primato del FLN, delle forze armate e della potente élite corrotta, tanto è vero che i principali esponenti del movimento berbero furono arrestati a più riprese. Successivamente coloro che detenevano il potere decisero di indebolire il movimento democratico favorendo i musulmani. L'Algeria fu infatti il primo stato del Maghreb a riconoscere il partito dei fondamentalisti islamici. Nell'ottobre del 1989 venne riconosciuto legalmente il "Front Islamique du Salut"(FIS), mentre per i movimenti democratici era assai difficile acquistare un riconoscimento analogo. Il FIS poté organizzarsi sull'intero territorio algerino e pubblicare un giornale. Soltanto dopo il suo successo alle elezioni parlamentari nel dicembre del 1991, le autorità si resero conto di averlo sottovalutato.

    4. Terrore e controterrore
    L'annullamento del primo turno elettorale e la messa al bando del FIS scatenarono una spirale di violenza che pareva crescere a dismisura, e che ad oggi (1997) ha già fatto oltre 60.000 vittime. Inizialmente gli estremisti arabi del GIA ed altri gruppi terroristici ammazzavano soprattutto appartenenti alle forze dell'ordine, dipendenti statali e giudici. Successivamente cominciarono ad uccidere anche scrittori, professori, artisti, giornalisti, medici, insegnanti ed avvocati e perfino stranieri. Buona parte delle vittime non erano uomini di governo, ma semplici cittadini che si impegnavano per la democratizzazione del paese. Negli ultimi tempi, poi, si sono fatti sempre più frequenti gli assalti ai villaggi della Cabilia (Algeria settentrionale). Per questo gli abitanti hanno formato dei corpi di autodifesa. Dal canto loro, le forze dell'ordine reagiscono contro gli estremisti con durezza spietata. I presunti terroristi vengono fucilati, ed i simpatizzanti muoiono spesso in un bagno di sangue.

    Ormai in Algeria infuria la guerra civile. Dal 1992 in poi, sono morte oltre 60.000. Le prime vittime sono i civili, e in particolare coloro che si battono per la democratizzazione del paese. Né il governo ne l'opposizione armata vogliono una democrazia parlamentare che garantisca il pieno rispetto dei diritti umani. Ciò che ostacola maggiormente la democratizzazione è la rigidità del sistema politico, che preferisce un'amministrazione centralizzata e nega la pluralità etnica. Ma i Berberi non possono aspettarsi niente di buono neanche dalla teocrazia proposta dal FIS. I Berberi preferiscono uno stato laico, perché gran parte della loro cultura è inconciliabile con la vecchia tradizione musulmana.

    5. I Berberi garantiscono lo sviluppo della democrazia
    I due partiti d'opposizione più importanti, l'FFS e RCD, i cui presidenti sono d'origine cabiliana, vorrebbero indicare all'Algeria una terza via che rifiuta al tempo stesso la violenza del governo e quella degli estremisti. L'FFS cerca un largo consenso tra tutti i partiti dell'opposizione. Il 13 gennaio 1995, a Roma, dopo trattative con il FIS ed altri cinque partiti, l'FFS ha firmato una dichiarazione con la quale si rivolgeva al governo dichiarandosi disponibile per una composizione pacifica del conflitto.

    Il CD, dal canto suo, rifiuta di trattare con il FIS, perché lo ritiene responsabile dell'atmosfera di terrore e perché i Berberi non possono aspettarsi niente di buono dal fondamentalismo islamico. Da un lato RCD e FFS si vedono come partiti nazionali, che intendono difendere gli interessi della popolazione arabofona. Dall'altro lato non vogliono perdere gli elettori tradizionali della Cabilia e si battono per il riconoscimento della loro lingua e cultura. Ambedue i partiti possono mobilitare migliaia di Cabili, come hanno dimostrato le grandi manifestazioni per i diritti umani e per la conservazione della cultura berbera organizzate nel 1994. Finora c'è solo una piccola minoranza che chiede l'autonomia territoriale per i Berberi. Ma esiste anche un rischio: se il FIS dovesse iniziare a trasformare l'Algeria in uno stato teocratico, è scontata la radicalizzazione della reazione berbera.
    Bravo tigerman, con questo thread stai facendo passi da gigante verso l'etnonazionalismo...

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Re: confusione

    Originally posted by thematrix
    il problema è che in Saudi Arabia il wahabismo è l'orientamento della famiglia reale...ed è questo il vero rpoblema che bisognerebbe affrontare
    Il problema è che se lo sono scelti loro, è una confessione dell'Islam anche quella; noi l'unica cosa che possiamo fare è supportare il processo democratico anche perchè non abbiamo molta scelta; il problema maggiore attualmente non sono solo questi relativi all' integralismo, sono il fatto che si sono saldati a volte con ideologie totalitarie come il Nazionalsocialismo, vedi ad esempio l'odio totale verso Israele.
    Molte volte il radicalismo Islamico non riesce ad accettare altri luoghi che non siano sotto la dominazione dell'Islam.

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: La lotta per la democrazia nel mediterraneo

    Originally posted by Totila
    Bravo tigerman, con questo thread stai facendo passi da gigante verso l'etnonazionalismo...


    Totila se vuoi combattere l'invasione islamica che secondo me per il momento non esiste devi schierarti per la democrazia

 

 
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