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Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito Torna a uscire qualche manga di qualità...

    Nel mare di immondizia manga commerciali di bassissima qualità da cui ormai siamo sommersi, ogni tanto brilla qualche pietra preziosa. Giusto ieri ho acquistato questo 'Kajimunugatai, Storie portate dal vento' di Susumu Higa.
    Lo sto leggendo ed è veramente un prodotto interessante. Se sapete fare a meno di fumetti con solo combattimenti o di melense storie d'amore (possibilmente omosessuali, come vuole la moda del momento, lontani sono i tempi in cui 'Kaze to ki no uta' era una particolarità...) allora ve lo consiglio.




    La guerra non e' mai la lotta ideale del bene contro il male, e l'isola d'Okinawa lo sa. Tra l'aprile ed il giugno del 1945, quasi 150.000 persone (un terzo dell'intera popolazione) fu spazzato via dall'invasione americana. Contemporaneamente l'esercito giapponese, inviato a difendere l'isola, di fatto compi' delitti inenarrabili verso i civili, per un unico motivo: Okinawa, allora come oggi, e' la vittima sacrificale data in pasto all'America per proteggere il Giappone. Susumu Higa, in questa raccolta di racconti a fumetti, narra la realta' di Okinawa in modo crudo e realistico, senza assumere posizioni o cercare interpretazioni politiche della storia. Il "nemico" a volte e' l'America, a volte il Giappone; quello che resta e' l'agghiacciante storia dei terribili drammi vissuti da centinaia di migliaia di civili, abbandonati a se stessi sotto la pioggia di bombe, l'ipocrisia dell'omerta', la rabbia verso i soprusi. Corredato da oltre trenta pagine che narrano gli episodi piu' cruenti di questa guerra, che troppi hanno voluto e vogliono ancora tenere nascosta, il volume presenta anche una collezione di fotografie del tempo presentata per la prima volta in Italia. Meritato vincitore del Premio del Ministero della Cultura per il miglior fumetto del 2003, "Kajimunugatai" e' un fumetto che vi attanagliera' alla sedia sino all'ultima pagina, che vi restera' nel cuore e che, sicuramente, cambiera qualcosa nella vostra vita...





    http://www.d-world.jp/dv/product_inf...roducts_id=142

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  2. #2
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    L'ho letto, davvero molto bello, forse a molti può dare nell'occhio il Char, ma questo è no di quei casi in cui bisogna andare oltre al Caracter design, non consigliato, consigliatissimo.

  3. #3
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    In Origine Postato da yota71
    L'ho letto, davvero molto bello, forse a molti può dare nell'occhio il Char, ma questo è no di quei casi in cui bisogna andare oltre al Caracter design, non consigliato, consigliatissimo.
    Sulle stesse tematiche consiglio il poetico 'Ali d'argento' di Ayumi Tachihara uscito alcuni anni fa.
    Veramente intenso e struggente.




    Cronaca di una morte annunciata

    «Il 15 agosto 1945 fummo tutti convocati nello studio per ascoltare una dìchiarazione capitale alla radio: l'imperatore in persona doveva parlare via etere all'intera nazione.
    Non dimenticherò mai la scena che vidi quel giorno, camminando per le strade.
    Sul tragitto da Soshigaya agli studi, a Kinuta, la gente sembra va già pronta per la cosiddetta Onorata Morte dei Cento Milioni.
    C'era un'atmosfera di tensione e di panico. Alcuni negozianti avevano tolto dal fodero le loro spade giapponesi e stavano fissandone la lama...
    Quando rifeci la stessa strada per tornare a casa dopo il proclama, la scena era completamente diversa. Nelle strade commerciali la gente era tornata allegramente al lavoro, come se si preparasse alla vigilia di una festa popolare... Se l'imperatore non avesse pronunciato il discorso nel quale ordinava ai giapponesi di cedere le armi - se in quel discorso avesse fatto appello alla cosiddetta Onorata Morta dei Cento Milioni - la gente di quella strada probabilmente avrebbe fatto quel che le si ordinava. Si sarebbe suicidata. E io probabilmente avrei fatto lo stesso. Per i giapponesi l'affermazione di sé è immorale, il sacrificio della persona è la scelta più sensata che si possa fare nella vita. Era vamo abituati a quell'insegnamento, e non potevamo pensare di metterlo in dubbio.»

    Il brano che avete appena letto è tratto dal libro L'ultimo samurai - quasi un'autobiografia di Akira Kurosawa. Il compianto regista non lesina critiche ai suoi connazionali (e a se stesso) per i comportamenti assunti durante la Seconda Guerra Mondiale. In poche frasi mette a nudo una mentalità incomprensibile per un occidentale, ma perfettamente condivisibile da un giapponese di quel periodo: quella del sacrificio estremo per il gruppo, la collettività, la nazione, senza dubbi o possibilita di ripensamento. E se per un semplice commerciante appariva "giusto" e "doveroso" uccidersi di fronte a una richiesta dell'imperatore, potete immaginare quanto fosse ancor piu "giusto" e "doveroso" per un militare dell' esercito imperiale sacrificarsi per il bene della patria...

    Nel fumetto che vi apprestate a leggere, Ayumi Tachihara racconta gli ultimi giorni di un pilota di caccia che ha deciso dì schiantarsi col proprio aereo contro le navi nemiche: un atto estremo condiviso da tutti i suoi compagni. Tachihara, che probabilmente di regia e di mentalità giapponese se ne intende quanto Kurosawa, mette in scena un dramma dal finale annunciato, eppure incredibilmente coinvolgente.
    Non commenta i fatti, lascia che siano i lettori a farIo, e realizza un film disegnato, interamente giocato sull'attesa della morte.
    I pensieri dei personaggi e le altalenanti emozioni, intense ma raramente espresse, hanno il sopravvento su tutto. Il taglio e quasi documentaristico (pratica che amava anche Kurosawa) e i personaggi risultano estremamente reali nel rappresentare gli uomini e le donne che vissero realmente il dramma della fine della Guerra, presi in un complesso meccanismo di doveri di cui non avevano piena coscienza.

    Rispetto all' intensità narrativa, il bellissimo disegno dell'autore - fotografico per quel che riguarda aerei e sfondi, più poetico ed etereo nella rappresentazione dei personaggi - passa in secondo piano.
    Gli occhi del lettore scorrono sui dialoghi e sui pensieri dei personaggi, perchè mentre la fine si avvicina, ogni parola si carica di significati, di importanza. Tachihara fornisce uno spaccato di un periodo e dì una mentalità che non esistono pìù, ma che hanno lasciato profondi solchi nella cultura e nelle abitudini di un popolo.
    Forse oggi nessun giapponese offrirebbe la propria vita, tuttavia la negazione di sé è ancora presente nella mentalità nipponica, e si manifesta in molti aspetti della quotidianità: dall'omologazione nel vestire ai lunghi orari dì lavoro, alle rigorose abitudini.
    Se il Giappone si presenta agli occidentali come un universo da esplorare e comprendere, la mentalità giapponese è ancora pìu misteriosa. Tra i pregi di ALI D'ARGENTO vi è anche quello dì avvicinarci a questo mistero e di iniziare a sollevare il velo che lo copre.


    http://www.nonsolomanga.it/manga4/alidargento.htm

 

 

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