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  1. #1
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    Predefinito Effetto serra, (aggiungo studi inesistenti quando Prodi era alla CE), fine del Med !

    Dopo aver trascorso dei giorni indimenticabili al Burj Al Arab di
    Dubai, siamo rientrati in "patria" per leggere sul Currierun delle
    notizie terrificanti sul futuro del Mediterraneo.

    E pensare che mi sono battuto alcuni anni senza riuscire a far
    luce su una parte delle ns tasse che andava alla ANP (circa 20
    milioni di euro mensili) senza alcun controllo della Commissione
    Europea: il Prodi ed i suoi appointed commissari se ne fregava-
    no di ben altri grossi problemi ...

    Per il gaudio del babbeame di SX e dei suoi pagliaccieschi capi-
    bastone ...

    Buon Anno da Berlino.

    Jackal,
    Oberbefehlshaber
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  2. #2
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    Predefinito

    Ma Berlusconi per 5 anni, mentre tu ti indignavi, che faceva? Dormiva? E nonostante ciò magari lo hai votato ancora? Sei stupefacente.....

  3. #3
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Curioso Visualizza Messaggio
    Ma Berlusconi per 5 anni, mentre tu ti indignavi, che faceva? Dormiva? E nonostante ciò magari lo hai votato ancora? Sei stupefacente.....
    tsk...ovviamente avrà strappato la sua nazionalità italica in favore di quella crucca...uno come lui non si mischia con il babbeame italico

    Poi mi spiegate che ha scritto...in una lingua comprensibile....notizie terrificanti sull'ambiente ce ne sono in continuazione: nel 2007, sostengono degli scienziati britannici, sarà il più caldo della storia (causa tutta la merda che l'uomo spara in atmosfera).

  4. #4
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    Predefinito Piantoneeeee, ma chi è sto curioso ?

    Citazione Originariamente Scritto da Curioso Visualizza Messaggio
    Ma Berlusconi per 5 anni, mentre tu ti indignavi, che faceva? Dormiva? E nonostante ciò magari lo hai votato ancora? Sei stupefacente.....
    E che c'entra il Berluska con il Mediterraneo ? Mica mare suo è !
    Io non ho votato il Berluska, ma il Tremaglia (dopo 30 anni che
    non mi presentavo alle "vostre" urne) e solo per ringraziamento.
    Questo è tutto.

    Jackal
    Oberbefehlshaber
    der 7.te Panzerarmée

  5. #5
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    Predefinito

    visto che non ha reso comprensibile il contenuto dell'intervento la notizia preoccupante è questa: http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...06/clima.shtml

    LONDRA - Il surriscaldamento globale potrebbe avere serie conseguenze per tutti, compresa l'economia italiana. Le allarmanti previsioni sono contenute in un rapporto della direzione ambiente dalla Commissione europea, riportato dal quotidiano britannico «Financial Times». A una simile fosca previsione era già giunta alcuni mesi fa una ricerca condotta dalla ricercatrice italiana, Claudia Tebaldi, e collaboratori del National Center for Atmospheric Research. E già nello scorso ottobre il rapporto del consigliere economico del primo ministro britannico Tony Blair paventava una bancarotta planetaria se non si lotterà contro i cambiamenti climatici investendo almeno l'uno per cento del prodotto interno lordo.

    FLUSSI - Verso il 2050 le nazioni del Nord Europa potrebbero avere benefici dall'aumento delle temperature, ma le regioni del Mediterraneo dovranno combattere con la mancanza di acqua e la diminuzione dei turisti. Secondo l'indagine, che sarà diffusa nelle prossime settimane, il mare del Nord diventerà più caldo e i flussi turistici dal nord verso il sud (circa 100 milioni di persone all'anno, pari a 100 miliardi di euro) rallenteranno «con drammatiche conseguenze per le economie di Spagna, Grecia e Italia».

    COSTI E DECESSI - Se la temperatura media annua dovesse alzarsi di 3 gradi centigradi entro il 2071, si verificheranno 87 mila decessi in più all'anno; se il rialzo sarà invece di 2,2 °C i decessi potranno arrivare a 36 mila. Secondo lo studio della Commissione, l'economia dell'Italia e degli altri Paesi del Mediterraneo verrebbe colpita a causa della «siccità, della ridotta fertilità del suolo, degli incendi e di altri fattori dovuti ai cambiamenti climatici». Nell'Europa settentrionale i raccolti aumenterebbero del 70%, mentre dell'Europa meridionale si ridurrebbero del 20% e il livello del mare potrebbe salire anche di un metro. Entro il 2020 il costo totale del surriscaldamento potrebbe arrivare a 4,4 miliardi di euro con un rialzo della temperatura di 2,2 °C rispetto agli anni Novanta; con un aumento di 3 °C i costi salirebbero a 5,9 miliardi, e fino 42,5 miliardi entro il 2080.

    DIFESA - Un piano di difesa delle coste e delle spiagge potrebbe però nel lungo periodo ridurre i costi a 2,2 miliardi l'anno. Ma le acque oceaniche diventeranno più acide con gravi conseguenze sulla pesca: i pesci migreranno verso Nord e l'Europa sarà sempre più a rischio alluvioni. La Commissione vorrebbe includere anche metano e ossido di azoto tra i gas serra: riducendo la loro produzione il surriscaldamento dovrebbe rallentare. Lo scorso anno uno studio del governo belga ha riscontrato che una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 15-30% tra il 1990 e il 2020 non avrebbe un impatto complessivo sull'occupazione, grazie ai nuovi posti che dovrebbero essere creati nei settori dell'alta tecnologia come quelli dell'energia rinnovabile. «La riduzione delle emissioni globali nel 2050 a un livello che sia inferiore del 25% rispetto al 1990 - conclude lo studio - è realizzabile sia tecnicamente sia economicamente».


    06 gennaio 2007

  6. #6
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    Predefinito

    ricordiamo tutti il grandissimo contributo della politica berlusconiana alla cultura dell'ecologia.

  7. #7
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    Predefinito Piantoneeeee, ma chi è sto kronos ?

    Citazione Originariamente Scritto da Kronos Visualizza Messaggio
    tsk...ovviamente avrà strappato la sua nazionalità italica in favore di quella crucca...uno come lui non si mischia con il babbeame italico

    Poi mi spiegate che ha scritto...in una lingua comprensibile....notizie terrificanti sull'ambiente ce ne sono in continuazione: nel 2007, sostengono degli scienziati britannici, sarà il più caldo della storia (causa tutta la merda che l'uomo spara in atmosfera).
    Nein, nein, quì non abbiamo strappato mai i nostri tre passaporti,
    kapiert, egregio Mitglied del babbeame di SX ???

    La causa è che la CE non si è mai interessata a quanto succede.
    va nei suoi mari.

    Dlin, dlon: chi era capo della commissione ? Il Führer ?

    Nein, nein che se c'era quello non ne avremmo di questi problemi,
    kapiert ?

    Jackal
    Oberbefehlshaber
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  8. #8
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    Predefinito

    ma il Tremaglia (dopo 30 anni che
    non mi presentavo alle "vostre" urne) e solo per ringraziamento.
    hai votato tremaglia per ringraziarlo di aver fatto vincere prodi?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da O B H Visualizza Messaggio
    Nein, nein, quì non abbiamo strappato mai i nostri tre passaporti,
    kapiert, egregio Mitglied del babbeame di SX ???

    La causa è che la CE non si è mai interessata a quanto succede.
    va nei suoi mari.

    Dlin, dlon: chi era capo della commissione ? Il Führer ?

    Nein, nein che se c'era quello non ne avremmo di questi problemi,
    kapiert ?

    Jackal
    Oberbefehlshaber
    der 7.te Panzerarmée
    Vabbè, Er Kartofflen, non ci siamo...pazienza
    vuole entrar nel merito delle sue opinioni invece di blaterare in crucco? Dlin Dlon....che c'azzecca la commissione? se uno stato ha a cuore l'ambiente non attende la commissione europea (e far un discorso dx e sx lascia il tempo che trova)...espressione degli stati (in fin dei conti)...kapiert?

  10. #10
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da O B H Visualizza Messaggio
    Nein, nein, quì non abbiamo strappato mai i nostri tre passaporti,
    kapiert, egregio Mitglied del babbeame di SX ???

    La causa è che la CE non si è mai interessata a quanto succede.
    va nei suoi mari.

    Dlin, dlon: chi era capo della commissione ? Il Führer ?

    Nein, nein che se c'era quello non ne avremmo di questi problemi,
    kapiert ?

    Jackal
    Oberbefehlshaber
    der 7.te Panzerarmée
    O B H, buon anno !!

    Non si preoccupi di kronos, è il girotondino tuttofare che viene in omaggio insieme a repubblica.
    è uno di quelli che credeva in questa che segue, un'altra campagna di menzogne del Prodi-Nonisma-Commissione, diretta da Bruxelles.
    La famosa Leggenda del latte a rate...

    Caro “declino” non servi più, ora la parola giusta è “ripresa”
    LA LEGGENDA INIZIÒ CON IL CETO MEDIO CHE COMPRAVA IL LATTE A RATE, ADESSO TERMINA CON IL BICCHIERE (MEZZO) PIENISSIMO

    Il declino è finito: parole di Romano Prodi
    alla conferenza stampa di fine anno. O forse
    non era fine anno, e forse non era neppure
    Prodi, forse era il governatore Mario Draghi
    il 9 aprile scorso: “La ripresa senza dubbio
    è in corso, diversi segnali dicono che le
    cose vanno meglio, gli investimenti e le
    esportazioni crescono”. O forse non era Draghi,
    era il Tg3 del 12 aprile: “Segnali positivi
    per l’industria a febbraio: aumenta la produzione”.
    O forse era il Riformista otto giorni
    dopo: “Industria, volano gli ordini a febbraio,
    secondo l’Istat è la crescita congiunturale
    più consistente da dicembre 2000”. A meno
    che fosse il Corriere della Sera del 19 maggio:
    “Crescita più che consistente a marzo
    per il fatturato dell’industria italiana, in rialzo
    del 3,1 per cento rispetto al mese precedente
    e del 14,5 rispetto a un anno prima, l’Istat
    ha precisato che la variazione tendenziale
    è la più alta dal gennaio 2001”. Va in confusione
    la memoria. Persino a Valentino Parlato
    scappò questa uscita sul Manifesto del
    24 maggio: “Debbo confessare che Berlusconi
    non aveva tutti i torti quando affermava
    che l’Italia non sta tanto male”. Un tecnico
    alla Ilvo Diamanti forse l’avrebbe spiegata
    come fece il 6 giugno su Repubblica: “E’ probabile
    che la retorica del declino racconti un
    paese almeno in parte immaginario, visto
    che poi la diffusione di beni immobili e di
    consumi vistosi e costosi suggerisce una
    realtà diversa, dove i comportamenti tradiscono
    un benessere diffuso in ampi settori
    della società. (…) L’Italia: un paese liquido e
    medio che indulge nella retorica del declino
    e della pauperizzazione. Ma senza crederci
    davvero. Per inerzia o per artificio. O per tecnica
    politica: per accrescere il malessere dei
    cittadini contro la destra che stava al governo.
    Ieri”. Diamanti di saggezza, e dispiace
    che il sociologo, ospite frequente a Ballarò,
    non avesse fatto in tempo a definire il concetto
    già nella puntata che Giovanni Floris il
    25 aprile aveva titolato così: “Quale eredità
    lasciano Berlusconi e Tremonti dopo cinque
    anni? Quanto peserà sulle tasche degli italiani?
    Dove cercherà i soldi Romano Prodi?”.
    Quesiti che riportano ai giornali di ieri ma
    trovano risposta, per ora, solo sul dove Prodi
    abbia trovato i soldi: in una Finanziaria da
    40 miliardi. Pazienza se Giulio Tremonti sostiene
    da mesi che secondo i parametri europei
    ne bastavano 15: l’ex ministro dell’Economia
    in ogni caso non tira la ripresa per la
    giacchetta, il dibattito sa di tappo.
    Già il 12 aprile scorso il Corriere della Sera
    gli aveva attribuito la frase “Il rilancio?
    Merito nostro”, e questa era stata la sua replica:
    “Caro direttore, questa tesi può essere
    astuta politicamente, ma non è corretta logicamente.
    E dunque – per me – non è corretta
    neppure politicamente. Da anni sostengo infatti
    e sosterrò comunque anche nei prossimi
    anni, indipendentemente dai governi in
    carica, che i fattori e le forze in campo e dominanti
    sull’economia non derivano e non
    dipendono più – se non in parte marginale –
    dalle politiche nazionali. I fattori e le forze
    dominanti sull’economia sono essenzialmente
    sovranazionali e comunque extraeuropei:
    dai cambi tra le valute, decisivi per le esportazioni,
    ai saggi di interesse, decisivi per gli
    investimenti e i bilanci pubblici, al costo del
    petrolio, decisivo insieme per la produzione
    industriale e per il tenore di vita delle famiglie”.
    E messa così non fa una piega, anche
    se è vero che la ripresa non puoi inventarla
    epperò puoi frenarla.
    Forse si tratta di capire, tra i governi Berlusconi
    e Prodi, quale dei due abbia tagliato
    le tasse e quale abbia introdotto un po’ di
    flessibilità nel mondo del lavoro. Si tratta di
    capire quale parte politica, di converso, abbia
    cercato di dipingere un paese disperato e
    da addebitare appunto alla gestione governativa
    precedente. Quale, ossia, abbia parlato di
    “famiglie che comprano a rate anche il latte”
    (Ballarò, 22 febbraio 2005) o di “ bambine lasciate
    morire di stenti” (sempre Ballarò) e ciò
    senza contare i “due milioni di bambini poveri”
    dell’Eurispes del novembre 2004, dati poi
    rivelatisi ridicoli. Occorrerebbe capire se la
    marcia funebre sia giusto cominciata nell’autunno
    2003, con quella lunga inchiesta del
    Corriere della Sera dedicata al tramonto del
    ceto medio e curata da Dario Di Vico. Andrebbe
    riletto il libro mastro dei narratori
    della “sindrome della quarta settimana”,
    quando cioè ti spiegavano che aziende e supermercati
    attorno al 20 del mese accusavano
    flessioni delle vendite perché la gente non
    aveva più soldi, stesso periodo in cui l’Ulivo
    commissionò alla Pan Advertising quello che
    rimarrà il manifesto più menagramo della
    storia politica italiana: “Arrivi a fine mese?”.
    La Cgil, nell’autunno 2005, giunse a scrivere
    che “molti pensionati oramai non arrivano
    nemmeno alla terza settimana”, mentre l’Eurispes
    tornava a spiegare che il paese era abitato
    da sette milioni e 588 mila poveri più altri
    otto milioni che rischiavano di diventarlo:
    un bacino di 15 milioni di disperati.
    E “la fase più critica del dopoguerra”?
    Naturalmente non era vero, e per saperlo
    bastava guardare i dati Istat che davano la
    povertà in costante regressione, o nondimeno
    bastava leggere quanto scrivevano professori
    ed economisti pure acclamati dalla sinistra
    alla maniera di Tito Boeri (acclamato
    anche lui a Ballarò) o come Andrea Brandolini,
    del centro studi della Banca d’Italia.
    Leggere per esempio questo: “Vi sono due
    fonti statistiche principali sui bilanci familiari:
    l’indagine dell’Istat sui consumi e quella
    della Banca d’Italia sui redditi e sulla ricchezza.
    In entrambe le indagini le misure aggregate
    di disuguaglianza e povertà non indicano
    alcuna tendenza al peggioramento…
    Anche l’analisi dei dati dell’indagine della
    Banca d’Italia sui bilanci familiari non segnala
    un aumento dell’incidenza della povertà,
    né un peggioramento della disuguaglianza
    dei redditi”. Fine. Per buona pace di
    Luca di Montezemolo, che nel dicembre 2004
    aveva tuonato contro “la fase più critica dal
    dopoguerra”, mentre settimanali anglosassoni
    come l’Economist scrivevano che “molti
    italiani stanno riducendo le proprie vacanze
    annuali o vi stanno addirittura rinunciando,
    altri stanno rinviando l’acquisto di una nuova
    auto o di un completo, i supermercati riferiscono
    che gli incassi di questi tempi crollano
    intorno alla quarta settimana del mese”.
    Non era vero. Cresceva semmai il numero di
    italiani che andava in vacanza, cresceva l’acquisto
    di auto soprattutto di grande cilindrata,
    la Jacuzzi nel 2002 aveva venduto ben 17
    mila vasche idromassaggio, l’acquisto di televisori
    al plasma nel 2003 si era quadruplicato;
    tutto così, e non c’era analisi sociologica
    (seria) che nella società italiana non notasse
    semmai una divaricazione: da una parte un
    ceto medio declassato, dall’altra uno che invece
    stava meglio; da un lato impiegati e piccoli
    commercianti e professori, dall’altro immobiliaristi
    e grossisti.
    Nel Natale 2005, descritto come recessivo,
    la decrescita degli acquisti è stata del 3 per
    cento, ma vista nel dettaglio riguardava un 10
    per cento per l’abbigliamento (attesa dei saldi)
    mentre aumentava la vendita non di pane
    e latte: ma di libri, dischi e giocattoli. Nel periodo
    di maggior offensiva del poverismo
    l’acquisto di caviale è calato dell’1 per cento,
    capirai, ma nessuno sui giornali evidenziò
    che le spese per il pranzo di Natale erano
    aumentate del 4 per cento. Il Natale appena
    passato, sotto il governo Prodi, sotto questo
    profilo è stato peggiore: consumi calati del 5
    per cento e l’80 per cento delle tredicesime
    bruciato in assicurazioni e bollette e rate di
    mutui, con il ponte di Ognissanti a registrare
    un 27 per cento di presenze in meno. Ma l’offensiva
    poverista è sparita. Il bicchiere è
    mezzo pieno. Nel 2006 c’è stato un aumento
    medio del reddito familiare del 2,5 per cento,
    con una crescita dei depositi bancari del
    35 per cento. Ora si può dirlo. Nel 2006 gli
    italiani hanno risparmiato di più che in qualsiasi
    altro paese d’Europa, e il rialzo del risparmio
    non solo è comune a tutte le fasce di
    reddito, ma risulta persino più alto per i redditi
    medio-bassi. La gente metteva i soldi in
    banca, cioè, ma non li aveva per comprare il
    latte alla quarta settimana.
    Filippo Facci
    Il Foglio
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

 

 
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