Incontro a Castel Gandolfo tra Benedetto XVI e il ribelle della teologia
Dopo Fellay, il Papa “apre” a Kung
Un incontro tra vecchi colleghi, professori di università, Joseph Ratzinger e Hans Kung, da giovani considerati teologi validi e progressisti, tra i massimi esperti del concilio Vaticano II che nel corso degli anni, però, si sono trovati su posizioni diverse, che via via si sono fatte anche molto lontane.
Giunti sulla soglia degli 80 anni si sono incontrati di nuovo per parlare di teologia, lasciando fuori della porta le questioni dottrinali pendenti e trovando parole comuni di apprezzamento, “accordo”, “plauso”. Benedetto XVI e il teologo svizzero si sono incontrati sabato scorso a Castel Gandolfo (ma la notizia è stata diffusa soltanto ieri, ndr) per un “colloquio” che si è svolto in un “clima amichevole”. Un’udienza concessa dal pontefice per parlare del futuro mentre il passato è rimasto fuori della porta: “Entrambe le parti erano d’accordo che non avesse senso entrare, nel quadro dell’incontro, in una disputa circa le questioni dottrinali persistenti tra Hans Kung e il Magistero della Chiesa Cattolica”. Un notevole passo in avanti per chi, come Kung aveva giudicato il 20 aprile scorso l’elezione di Benedetto XVI una “delusione gigantesca”, lasciando tuttavia la porta aperta: “aspettare” e “dare una chance” al nuovo pontefice aveva scritto. Un passo in avanti anche per chi, come l’allora prefetto della Dottrina della Fede Joseph Ratzinger, per anni non aveva riaperto quella porta chiusa dal Vaticano nel 1979, quando Kung fu privato del titolo di teologo cattolico per le sue idee considerate non in linea con la dottrina e troppo progressiste, a cominciare dalla messa in discussione della infallibilità del Papa e dalle tesi di morale sessuale.
Nonostante il passato comune, con il trascorrere degli anni, le posizioni tra i due si erano sempre più allontanate, tanto che a metà degli anni Novanta al teologo svizzero, che si aspettava una “riabilitazione dall’alto”, Ratzinger rispose in un libro: “Io rispetto il cammino personale che egli ha scelto di percorrere in ossequio alla sua coscienza; da parte sua, però, egli non dovrebbe pretendere il sigillo della Chiesa, bensì ammettere di essere giunto, proprio su questioni fondamentali, a decisioni del tutto personali”. Un clima che non si era rasserenato neanche dopo l’ultimo conclave. Ma dalla dichiarazione del portavoce vaticano, Joaquin Navarro Valls, questo passato non è emerso, anzi è stato spiegato che i contenuti del colloquio hanno interessato due tematiche sulle quali sta lavorando Kung negli ultimi anni: la questione del Weltethos (etica mondiale) e il dialogo della ragione delle scienze naturali con la ragione della fede cristiana.
Dal resoconto ufficiale dell’incontro, è emerso che Kung ha spiegato al Papa che il suo progetto di Weltethos non è “affatto una costruzione intellettuale astratta”, ma che piuttosto “si mettono in luce i valori morali” verso i quali “le grandi religioni del mondo convergono, nonostante tutte le differenze”. Valori che “possono essere percepibili quali criteri validi, attesa la ragionevolezza convincente di essi, dalla ragione secolare”. Il Papa teologo ha “apprezzato” lo “sforzo” di Kung di “contribuire ad un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell’umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell’incontro con la ragione secolare”.
Ratzinger ha trovato in questo una convergenza, sottolineando che “l'impegno per una rinnovata consapevolezza dei valori che sostengono la vita umana è pure un obiettivo importante del suo Pontificato”. Nel contempo il Papa ha riaffermato il “suo accordo” circa il tentativo di Kung di “ravvivare il dialogo tra fede e scienze naturali e di far valere, nei confronti del pensiero scientifico, la ragionevolezza e la necessità della Gottesfrage (la questione circa Dio)”. Da parte sua, Kung ha espresso il “suo plauso circa gli sforzi del Papa a favore del dialogo delle religioni e anche circa l’incontro con i differenti gruppi sociali del mondo moderno”. Anche se è prematuro parlare di una “riabilitazione dall’alto”, perché le questioni dottrinali oggi sono rimaste fuori dal colloquio, certo è che i due anziani teologi si sono riavvicinati e che hanno ripreso a percorrere un tratto di strada insieme, come quando erano giovani professori universitari in Baviera.


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