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    Predefinito Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

    TUTTO È RESTATO IMPUNITO
    Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana
    12 dicembre 2009


    ANTIPER
    Critica rivoluzionaria dell'esistente
    Teoria e prassi per il non ancora esistente






    http://www.antiper.org/approfondimen...zzafontana.pdf

  2. #2
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    Predefinito Rif: Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

    Non per cantarcela o suonarcela ma noi queste cose le dicevamo già anni fa.

    Bell'articolo comunque, ben scritto e ben strutturato.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana


    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels



    Strage Piazza Fontana . La tesi della "doppia bomba" sostenuta da Paolo Cuchiarelli fa aprire un nuovo fascicolo di inchiesta

    Un procedimento scaturito dalla richiesta del legale dei famigliari delle vittime, Federico Sinicato, e anche da un rapporto dei carabinieri che prende in esame quanto scritto da Paolo Cucchiarelli nel suo libro "Il segreto di Piazza Fontana". A quarant'anni di distanza, in Procura di Milano esiste un altro fascicolo - relativo a fatti non costituenti notizie di reato e contro ignoti - per cercare i colpevoli della strage che il 12 dicembre del '69 provocò 17 morti e oltre 80 feriti. Un procedimento scaturito dalla richiesta del legale dei familiari delle vittime, Federico Sinicato, e anche da un rapporto dei carabinieri che prende in esame quanto scritto da Paolo Cucchiarelli, giornalista dell'Ansa, nel suo libro dal titolo Il segreto di Piazza Fontana. Nella richiesta di riapertura delle indagini, fra l'altro, si fa riferimento al ritrovamento dell'agenda di Giovanni Ventura che dà conto degli appuntamenti con Carlo Digilio (il cosiddetto "armiere" di Ordine Nuovo ed agente italiano dei servizi segreti militari USA di stanza nella base FTASE di Verona, morto negli anni scorsi) e che rivaluterebbe la testimonianza resa nei vari processi dall'ex neofascista, il quale aveva parlato del casolare di Paese (Treviso) come luogo di detenzione e preparazione dell'esplosivo. Dall'agenda emerge l'interesse di Ventura, assolto in via definitiva in relazione alla strage milanese, per la località veneta. Altro punto su cui svolgere indagini, per il legale, è l'eventuale presenza dell'esplosivo Vitezit nella Banca nazionale dell'agricoltura. Lo stesso esplosivo - scrive il giornalista Cucchiarelli, secondo il quale in piazza Fontana esplosero due bombe: una dimostrativa di matrice anarchica, l'altra, quella mortale, messa dai fascisti - che si trovò sulla Vespa del ne-fascista Silvio Ferrari, morto a Brescia il 19 maggio del '74, nei giorni antecedenti la strage di Piazza della Loggia (8 morti e un centinaio di feriti il 28 maggio di quell'anno).Proprio per la strage di Brescia è in corso in processo davanti alla Corte d'assise e, in gennaio, il generale Gianadelio Maletti, all'epoca dei fatti a capo dell'ufficio D del Sid, potrebbe venire a testimoniare, avvalendosi di un salvacondotto, dal Sudafrica, dove si trova dopo la sua condanna a due anni per favoreggiamento per la fuga dell'ex agente segreto Guido Giannettini.

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    Muntzer il Sopravvissuto

  4. #4
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    Predefinito Rif: Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Diffusione libraria "La Comune" lacomune-roma@libero.it






    CONSIGLIATO



    Autore: Cucchiarelli Paolo

    Editore: Ponte alle Grazie

    Strage di Piazza Fontana

    Pagine: 448 Prezzo: € 19,80


    12 dicembre 1969, il nostro venerdì nero. In un Paese che dopo il fascismo e la guerra civile si credeva innocente, quattro esplosioni lacerano il pomeriggio invernale, una a Milano e tre a Roma. Per la più grave, alla Banca nazionale dell'agricoltura di piazza Fontana a Milano, moriranno in diciassette. I feriti sono in tutto centocinque. Comincia la strategia della tensione, comincia la stagione dei sotterfugi e delle manipolazioni, della corruzione e dei soprusi: la stagione che dura ancora oggi. Leggete, leggete questo libro. La sua serietà, la sua passione per la verità - in un Paese in cui questi sono pregi rari - ha portato l'autore a indagare per dieci anni e a penetrare la cortina di acciaio di un segreto coltivato da tutte le parti politiche. Il segreto indicibile delle doppie bombe, piazzate dagli anarchici e raddoppiate dai fascisti; il segreto delle altre due bombe scomparse e dell'esplosivo utilizzato in quel giorno fatidico; quel che sapeva la DC, quel che sapeva il PCI, quel che sapevano gli USA e la NATO. Un segreto che non salva nessuno. E che spiega anche la tragica morte di Pinelli, Calabresi, Feltrinelli. Dopo troppe assoluzioni, dopo che con l'ultima sentenza i parenti delle vittime sono stati condannati a risarcire le spese processuali, il nostro Pasticciaccio finalmente si sbroglia, in un libro che riserva tanti colpi di scena quante sono le sue pagine.

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    Muntzer il Sopravvissuto

  5. #5
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    Predefinito Rif: Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

    12 dicembre Milano Braidense

    La prima di "Piazza Fontana, il giorno dell'innocenza perduta" di Daniele Biacchessi




    Viva la Comune

  6. #6
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    Predefinito Rif: Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

    Una strage lunga 40 anni



    Militant aderisce e promuove l’appello per la costruzione di una giornata di mobilitazione nazionale in occasione del quarantennale della strage di Piazza Fontana.

    NOI NON DIMENTICHIAMO

    NOI NON PERDONIAMO

    leggi l’appello su
    12 Dicembre

    Viva la Comune

  7. #7
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    Predefinito Rif: Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

    Ali Ağca, i suoi segreti per due milioni di euro

    di Antonella Beccaria


    Torna in libertà l’uomo che ha provato ad uccidere Giovanni Paolo II. Nello snack dei suoi misteri le due ragazzine rapite e svanite attorno al Vaticano

    Sembra un periodo intenso, quello che ci si appresta a vivere a ridosso del quarantesimo anniversario di Piazza Fontana. Mentre la procura di Milano sta aprendo un nuovo fascicolo contro ignoti per i fatti del 12 dicembre 1969 grazie al ritrovamento di un’agenda di Giovanni Ventura, il neofascista trevisano che negli anni di piombo fu l’utile spalla (e forse qualcosa di più) dell’avvocato ordinovista Franco Freda, altre vicende legate ai misteri italiani si affacciano.

    È infatti notizia di questi giorni una prossima scarcerazione eccellente. Quella di Mehmet Ali Ağca che – si apprende da fonti d’agenzia – tornerà (o dovrebbe tornare) libero il prossimo 18 gennaio. Probabilmente risulta superfluo ricordare che l’uomo, di origine turca, sparò il 13 maggio 1981 a Giovanni Paolo II e che per questo ha scontato un lungo periodo di detenzione prima di ottenere la grazia nel 2000 dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Ma il tempo passa e il terrorista, che oggi è alla soglia dei 52 anni, ha la possibilità di rifarsi una vita. Occorre pensare al futuro, deve aver pensato quando, dal carcere di Ankara, ha chiesto 2 milioni di euro per concedere l’esclusiva della prima intervista da uomo libero. E per tornare a vivere in Italia, dove forse avrà modo (sempre «per mercede?») di aggiungere fumo alle parole – raramente riscontrate da fatti – pronunciate in quasi tre decenni.

    Vediamo dunque chi è e cosa ha detto Ağca in tutto questo arco di tempo per capire chi nei prossimi mesi camminerà forse in mezzo a noi. Condannato all’ergastolo (ma poi la pena verrà via via decurtata fino all’estinzione e all’estradizione in Turchia) per il tentato omicidio del pontefice dopo aver già ucciso in patria, il «lupo grigio» (soprannome derivato dall’organizzazione terroristica a cui apparteneva) si pone velocemente al centro di un complotto internazionale. Di certo il panorama che descrive è suggestivo: difeso d’ufficio dall’avvocato Marina Magistrelli, due volte senatrice per il centro-sinistra nel 2001 e nel 2006, secondo il racconto che il turco fa dei fatti, di mezzo ci sarebbero i servizi segreti bulgari (snocciola il nome del committente dell’omicidio, il militare Zilo Vassilev, di stanza nella capitale italiana) e complici mai confermati che avrebbero dovuti attivarsi nel caso di fallimento di Ağca. Fino ad addentrarsi in alcune delle vicende più impenetrabili della storia recente.

    Si veda il caso di Emanuela Orlandi, scomparsa il 22 giugno 1983 all’età di quindici anni senza che nessuno abbia mai più saputo nulla di preciso su di lei. Oggi, a questo proposito, si indaga sulle dichiarazioni di Sabrina Minardi, l’ex amante di Enrico “Renatino” De Pedis, il boss della banda della Magliana sepolto tra salme illustri nella basilica di Sant’Apollinare dopo essere stato ammazzato all’inizio del 1990. Se c’è qualcosa di vero in quello che dice la donna lo si saprà in futuro e rimane il fatto che, monsignor Marcinkus o meno, l’ipotesi più credibile rimane quella formulata dal giornalista Pino Nicotri, quando parla di un’arancia meccanica porporata che non c’entra con storiacce sovranazionali, ma che al più sarebbe stata usata dal blocco sovietico in termini ricattatori. Scopo? Danneggiare l’opera del Vaticano nel sostegno alla Solidarnosc polacca in funzione anti-comunista.

    Però, in relazione a questa vicenda e ad Ağca, si disse un po’ di tutto. Compreso un eventuale ruolo della Stasi, i servizi segreti della Repubblica democratica tedesca. Che, dopo aver ricevuto il nulla osta dai colleghi sovietici del Kgb, vollero usare la ragazzina – o dissero di volerlo fare – come merce di scambio per liberare il terrorista fingendosi ultranazionalisti turchi. Ovviamente a questo si collega l’altra scomparsa insoluta di quello stesso anno: la sparizione, una quarantina di giorni prima della Orlandi, di Mirella Gregori. Da mettere in relazione – sempre secondo il turco – a quella del giornalista sovietico Oleg G. Bitov, di cui non si ebbero più notizie dal 9 settembre 1983, quando si trovava in Italia per il festival del cinema di Venezia.

    Certo che questo Ağca li deve valere davvero i due milioni di euro che chiede. Come se non bastassero le vicende già raccontate, di lui si torna a parlare quando salta fuori il dossier Mitrokhin: la presenza dell’attentatore venuto dal sud-est sarebbe stata una conferma del ruolo dell’intelligence di Mosca nei presunti finanziamenti a comunisti italiani, tra cui Armando Cossutta. Per quale ragione? Allo stato attuale delle conoscenze, nessuna evidenza ci aiuta a fornire una risposta.

    Ecco dunque uno dei peggiori protagonisti della nostra storia. L’impressione, a quasi trent’anni di distanza dal suo ingresso sulla scena italiana, è che abbia giocato con la guerra fredda, con la sorte di due ragazzine dissolte nel nulla e con le loro famiglie, con ricatti internazionali su uno scacchiere che, dal punto di vista degli scontri asimmetrici delle spie, è molto più complesso di quanto non raccontino le cronache e i libri di storia. Il tutto per cosa? La risposta più ovvia è la salvaguardia personale (obiettivo peraltro ottenuto) senza però che sia mai stato aggiunto uno straccio di prova, un solo riscontro, a tanti racconti così arzigogolati. Oggi due milioni di euro potrebbero fare la differenza tra sei lustri di menzogne e un briciolo di verità?

    Antonella Beccaria è giornalista, scrittrice e blogger. Vive e lavora a Bologna. Appassionata di fotografia, politica, internet, cultura Creative Commons, letteratura horror ed Europa orientale (non necessariamente in quest'ordine...), scrive per il mensile "La Voce delle voci" e dal 2004 ha un blog: "Xaaraan" (Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria). Per Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - per la quale cura la collana "Senza finzione" - ha pubblicato "NoSCOpyright – Storie di malaffare nella società dell’informazione" (2004), "Permesso d’autore" (2005), "Bambini di Satana" (2006), "Uno bianca e trame nere" (2007), "Pentiti di niente" (2008) e "Attentato imminente" (2009). Per Socialmente Editore "Il programma di Licio Gelli" (2009).

    Viva la Comune

  8. #8
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    Predefinito Rif: Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

    Un commento a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana a Milano

    Quella sera a Milano era caldo… brigadiere apra un po' la finestra… (c'era del marcio a Milano)
    Verità & Ipocrisia a quarant'anni da Piazza Fontana


    Quella sera a Milano era caldo? brigadiere apra un po' la finestra? (c'era del marcio a Milano) | Global Project

    di Marco Rigamo

    La retorica celebrativa de "La Madre di tutte le Stragi" si nutre principalmente di cifre. Quarant'anni trascorsi, diciassette morti, ottantaquattro feriti, cinque istruttorie, dieci processi, cinquecentomila documenti archiviati, una sentenza tombale, nessun colpevole, a zero la verità giudiziaria. Per poi articolare meglio la sua enfasi nella amarezza ufficiale del presidente della Repubblica, causa il "peso che lo stato italiano porta su di sé", nel rituale incontro con i familiari delle vittime. Memoria civile, ferita ancora aperta, riflessione, interrogativi angosciosi, riconciliazione con il passato, ricomposizione storica, guardare avanti senza dimenticare o rimuovere: nessun luogo comune viene risparmiato tra un baciamano e un abbraccio. Però. Non è stato nessuno. Anche se ha un nome chi ha ordinato i timer alla ditta Elettrocontrolli di Bologna, chi ha acquistato la borsa in pelle alla Valigeria Duomo di Padova, chi l'ha riempita con cinque chili di esplosivo da cava, chi l'ha deposta sul pavimento della Banca dell'Agricoltura di Milano, chi ha indicato la pista anarchica, chi ha occultato quella neofascista, chi protegge in Giappone ancora oggi il confesso autore materiale. Hanno nomi e cognomi i neofascisti, i poliziotti, i giudici, gli uomini dei servizi segreti (che non erano "deviati", facevano solo il loro lavoro), i manovali e le comparse. Non è stato nessuno. Men che meno le Brigate Rosse, come ritiene un'alta percentuale di studenti oggetto di un recente sondaggio. Nessuno è responsabile della morte dell'anarchico Pino Pinelli, dopo tre giorni ininterrotti di interrogatorio "precipitato" dalla finestra del quarto piano della questura: geniale terza via tra lanciatosi e gettato, corroborata dal "malore attivo" (sentenza D'Ambrosio) che esclude sia il suicidio che l'omicidio. La diciottesima vittima. Solo per l'omicidio del commissario Calabresi è stata dopo venticinque anni decretata la condanna dei colpevoli. A proposito, on. Fini, visto che la faccenda è di una certa attualità: quali sono i sicuri riscontri alle parole del pentito Marino?

    Noi tutti, subito dopo quel venerdì nebbioso e tragico, sapevamo chi era stato e perché: l'autunno caldo era finito, il paese entrava nel freddo della strategia della tensione, nella messa sotto osservazione in ordine alle coordinate di internità al Patto Atlantico, nella dinamica di contrasto fattivo al "pericolo rosso", nell'ipotesi concreta della costruzione di svolte autoritarie. Altro che perdita dell'innocenza: piazza Fontana è stata solo una conferma per chi nel proprio orizzonte di riferimento aveva già IRA, Feddayin, Tupamaros, Vietcong e comunque una rottura rivoluzionaria da realizzarsi attraverso l'uso della forza. Altre conferme arriveranno dalle stragi successive (e solo un ingenuo può ritenere Fioravanti e Mambro responsabili di quella di Bologna) fino agli anni '90. E ancora CIA, Gladio, Rosa dei Venti, golpe Borghese, Loggia P2. Stragista è lo Stato: è stato detto e scritto subito. Ripetuto all'infinito. La controretorica può e deve perciò nutrirsi oggi di altre cifre. Quelle della disoccupazione, delle morti sul lavoro, del precariato, dei diritti negati, del razzismo, della xenofobia. Quelle della crisi planetaria che lascia impuniti i suoi responsabili. Quelle delle carceri che scoppiano e dei relativi morti e suicidi. Quelle del riscaldamento globale, dell'effetto serra, dello scioglimento dei ghiacciai, dell'innalzamento degli oceani. Quelle della fame, della mortalità e del conto dei paesi ricchi quotidianamente presentato sul tavolo di quelli poveri. I colpevoli sono sempre gli stessi, solo che quarant'anni fa si accontentavano di rubarci la libertà, oggi vogliono rubarci la vita. Noi che di quei giorni abbiamo un ricordo ancora vivo abbiamo fatto da tempo nostro l'aforisma zapatista per cui sempre "siamo quelli di ieri, ma siamo nuovi" e se oggi non siamo a Copenhagen con il corpo lo siamo almeno con il cuore. A "loro", se proprio vogliamo cedere alla nostalgia, ricordiamo i versi di un compagno di strada prematuramente scomparso: "verremo ancora alle vostre porte / e grideremo ancora più forte / per quanto voi vi crediate assolti / siete per sempre coinvolti".

    Viva la Comune

  9. #9
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    Predefinito Rif: Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

    Piazza Fontana, quarant'anni dopo

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    Dopo la strage del 12 dicembre sarebbe dovuta partire una riforma della Costituzione repubblicana radicale. E il potere sarebbe rimasto ben saldo nelle mani di chi lo aveva fino allora gestito


    "Il sabato e la domenica passarono tra paura e sospetto. Il lunedì fu un'altra giornata difficile da dimenticare. La mattina i funerali delle vittime in piazza del Duomo, nera per la caligine, la nebbia, le anime doloranti, con centinaia di migliaia di persone appiccicate tra loro in un silenzio sovrumano, protette da decine di migliaia di operai delle fabbriche di Sesto San Giovanni, venuti in città a fare il servizio d'ordine. Era un altola' minaccioso per chi avesse avuto intenzioni eversive". Così Corrado Stajano racconta i funerali delle vittime della strage di Piazza Fontana.
    E intenzioni eversive ce ne furono tante e furono in tanti ad averle. Gli autori materiali, i fascisti. I loro protettori nelle forze dell'ordine e nei servizi segreti. I loro mandanti nelle oscurità delle logge e delle consorterie. I loro referenti nelle stanze della politica. L'Italia stava andando troppo a sinistra. Le lotte sociali che portarono a conquiste fondamentali stavano diffondendosi sempre di più. Lo Stato, per qualcuno, era in pericolo. Certamente era in pericolo la concezione dello Stato come rappresentante di una sola classe, quella ricca e borghese.

    Dopo la strage del 12 dicembre sarebbe dovuta partire una riforma della Costituzione repubblicana radicale. E il potere sarebbe rimasto ben saldo nelle mani di chi lo aveva fino allora gestito.Persino il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, era quasi convinto a dare il via alla svolta autoritaria, alla sospensione della costituzione. "C'è un'ondata di anarchia, spesso violenta, che ci assale da ogni lato. Manca una classe politica che la sappia fronteggiare. Ogni giorno lo Stato è costretto alla capitolazione. In queste condizioni mi sono chiesto più volte se non sarebbe toccato a me il compito di prendere qualche iniziativa per la salvezza della Repubblica". Queste parole le disse proprio Saragat, a Enrico Mattei. Ma quel lunedì mattina, quel 15 dicembre, quelle centinaia di migliaia di persone furenti e disperate e quelle tute blu venute da tutto il nord Italia fecero capire che non sarebbe passata alcuna svolta autoritaria. Che non sarebbero bastate le bombe per fermare i movimenti che portarono alle grandi conquiste sociali degli anni settanta.


    Ci sarebbe voluto di più: una loggia massonica ben organizzata con al suo interno personaggi influenti che avrebbero agito con pazienza e nell'ombra, la proprietà di televisioni e giornali per ammansire e distrarre l'opinione pubblica propinando falsi valori. E un'altra trentina di anni.

    PeaceReporter - Piazza Fontana, quarant'anni dopo

  10. #10
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    Predefinito Rif: Riflessioni a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana

    I QUARANT’ANNI DI PIAZZA FONTANA. PARLA IL NEOFASCISTA CHE NON PUÒ PIÙ ESSERE PROCESSATO MA CHE ALCUNI GIUDICI RITENGONO COLPEVOLE
    Freda, l’ideologia e la strage «Sono innocente, due sentenze parlano per me»
    I giudici? Ministri sacerdotali. Ordine Nuovo? Aria fritta


    Il 12 dicembre del 1969 una bomba esplose alla Bna di Milano facendo 17 morti e 84 feriti. E’ considerata la strage d’Italia

    NOTIZIE CORRELATE
    Il giudice e piazza Fontana «Nell’agenda di Freda i nuovi indizi sulla pista veneta»
    Maggi: «L’unica ipotesi rimane Valpreda Ventura? Antipatico ma innocente»
    La pista «americana» di uomini e armi che porta a Verona di Angiola Petronio
    Piazza Fontana come «quattordici anni di clausura processuale», co me «un predicato criminale da ag giungere al mio nom de plume, Luciano Lìcandro. Voilà: Luciano Lìcan dro di Piazza Fontana». E poi la ferrea in nocenza: «I giudici hanno già risposto sul la mia non responsabilità criminale». Parla Franco Freda, ritenuto con Gio vanni Ventura responsabile della strage di piazza Fontana, Milano, 17 morti e 84 feri ti, esattamente quarant’anni fa: 12 dicem bre 1969. Secondo l’ultima sentenza della Corte di Cassazione l’eccidio fu organizza to da «un gruppo eversivo costituito a Pa dova nell’alveo di Ordine Nuovo... capita nato da Freda Franco e Ventura Giovan ni». Un giudizio che non ha però avuto al cun effetto pratico. Nessuna condanna se non morale e storica, in quanto Freda e Ventura erano già stati assolti in via defini tiva da una precedente sentenza del 1987. Assolti per piazza Fontana ma condannati a 15 anni per altri 21 attentati, tutti nel 1969. E Freda condannato due volte pure per l’istigazione all’odio razziale.

    Sedicente apartitico, antidemocratico, nazimaoista, Freda è per l’ordine delle idee, per il cameratismo, per l’Aristocrazia con la A maiuscola a sottolineare il radica le rifiuto di tutto ciò che è uguaglianza. Pa role d’ordine: onore, gerachia, fedeltà. De*molitore del sistema borghese con la scia bola della sua casa editrice, Ar, che pubbli ca classici del pensiero antimoderno, da Spengler a Nietzsche a Evola. Insomma, non è facile parlare con Fre da. Se fai domande semplici ti massacra. Se le fai complesse, ringhia. Gli abbiamo scritto e lui ha massacrato e ringhiato co sì.

    Cos'è per lei Piazza Fontana? «Il mio predicato criminale. Farò una ri chiesta alle autorità per aggiungerlo al mio nom de plume, Luciano Lìcandro. Voi là: Luciano Lìcandro di Piazza Fontana. Le piace? Suona bene?».

    Sempre innocente? «A questa domanda hanno già rispo sto, autorevolmente, le corti di Catanzaro e Bari. Non si abbia l'insolenza di fingere che questa risposta che dichiara la mia non responsabilità criminale non sia stata data».

    Riconosce qualche altra accusa? «Sì, l'attentato che da oltre cinquant'an ni muovo alla visione del mondo della de mocrazia».

    «Se Freda dicesse la verità», dice il giu dice Stiz che per primo ha indagato su di lei. «L'unica verità è che sono stati lo ro: Freda e Ventura». Lo raccontano le sentenze. Cos'è per Freda un giudice, una sentenza? Cos'è la giustizia terrena? «Un giudice è un attaché dell'ordine giudiziario che si sente ministro sacerdo tale della giustizia. Se la politica è la conti nuazione della guerra con altri mezzi, la politica giudiziaria, con le sue sentenze, è anch'essa prosecuzione della guerra, gio cata attraverso la posologia delle sanzioni. Una sentenza è una battaglia. Giustizia è subordinazione dei peggiori ai pochissimi migliori: della massa dei peggiori ai po chissimi migliori. E' regime castale. E' sot tomissione ai 'belli-e-buoni'. Non è certo intrisa, la giustizia, di ipocrita bava senti mentale».

    Una strage di Stato. Servizi, copertu re, depistaggi, strategia della tensione. Cosa ne pensa? «Penso che riesca a darsi da solo la ri sposta circa l'imbecillità di questo assem blaggio di elementi, che può giustificarsi solo nel disordine di una rissa politica, cui non è di mio gusto partecipare. Chi ha for mulato simili ipotesi parla di verità, ma in realtà non la persegue, voglioso di coltiva re solo il proprio 'particulare' interesse. La sua è strategia di astensione dalla veri tà».

    Se qualcuno ha voluto la strategia del la tensione per creare un nuovo ordine di idee, un cameratismo antisovietico, ha fallito. Non crede? «In qualsiasi comportamento umano c'è tensione. Forse oggi non più, tant'è ve ro che si ricorre a sostanze psicotrope per eccitarla, oppure ai transessuali. Oggi la tattica è quella dell'entropia, della catato nia, dell'abbassamento, dell'estenuazione. Io fin dall'adolescenza mi sono riconosciu to in un sentimento e in una idea del mon do radicalmente ostile alla democrazia, ov vero all'egualitarismo, ossia al cristianesi mo, dunque alla modernità nel suo com plesso, alla decadenza che la connota. Vi vendo questa ostilità, ho colto in quei regi mi castrensi del secolo scorso, meglio no ti come fascismi, delle forze di reazione, delle insurrezioni contro la decadenza, germinate, tutta via, dal suolo della moderni tà».

    Che sistema ne è uscito secondo lei? «Di fronte al nuovo pae saggio che si disegna, di guerre razziali, di conflitti etnici, si continua a parlare di assetti sociali, di antago nismi ideologici, di istan ze distributive di ricchez za. Mentre osserviamo le convulsioni, l'agonia in cui si dibatte la nostra razza?».

    Chi è Franco Freda? «E’ un uomo che ha agito come ha il do vere di comportarsi un soldato politico, un miliziano, quando combatte dietro le linee nemiche. In questo caso, quelle della democrazia. La sua linea di condotta rima ne quella cantata da Bertold Brecht, ebreo comunista di rango. Nella mia parafrasi: 'Chi combatte per il sentimento e l'idea del mondo in cui si riconosce deve conti nuare la battaglia e interrompere la batta glia; dichiarare la verità e celare la verità; protendersi e ritirarsi; irrigidirsi e piegar si da giunco fino a che la corrente non sia passata. Chi combatte per il senso e l'idea del mondo in cui si riconosce ha tra tutte una sola divisa: nulla tralasciare per com pierli e realizzarli'. La mia vocazione è quella dell'uomo che abbia dignità e ri*spetto di sé».

    Ordine Nuovo: un movimento, un'idea, un'illusione o cosa? «Niente. Ma non il niente del nichili smo. Proprio niente, aria fritta».

    Carlo Maria Maggi (il dottore venezia no di Ordine Nuovo) dice: non c'erano contatti con i padovani, ci si detestava. E' vero? «L'aria fritta si può detestarla?».

    Maggi dice anche che secondo lui la pista più probabile è Valpreda. Come la vede? «Mi scusi, ma l'espressione aria fritta non esaurisce il tutto del niente?».

    Secondo l'agente Spiazzi invece, sareb bero stati gli americani. Tutti dicono la loro. Le viene da ridere? «Ci sarebbe da piangere quando i latrati e i guaiti della canaille raggiungono la lu na».

    Cos'è una strage di gente comune? «Si rivolge a me? Perché non ai dirigen ti del Pentagono, che hanno pianificato le stragi, l'altro ieri in Serbia, ieri in Iraq, og gi in Afganistan? Per non ricordare Hiro shima, Nagasaki, Dresda, la Palestina… Perché loro non sono testimoni di Evola, ma di Yahvè?…»

    Piazza Fontana le ha cambiato la vita? «Non confonda il fatto con la sua proie zione giudiziaria, processuale. Quest'ulti ma mi ha imposto quattordici anni di clau sura, che per me ha significato una guerra di posizione, un radicamento nella mia li nea di fronte».

    Sopporti l’ultima domanda borghese: chi è stato? «E lei sopporti questa massima di Shakespeare: 'I segreti si affidano al cuo re, non alla lingua'. E se per assurdo io avessi un segreto, lo affiderei alla sua gaz zetta cursoria?».

    Andrea Pasqualetto
    12 dicembre 2009

    Freda, l’ideologia e la strage «Sono innocente, due sentenze parlano per me» - Corriere del Veneto

 

 

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